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Rubrica di Emanuela Medi

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settembre 2017

Un vino è sano solo se è "naturale"? Può un "vino naturale" essere buono quanto un vino cosiddetto "convenzionale"? Naturale, biologico, vegano, biodinamico: dopo anni di battaglie ogni categoria ha una sua precisa definizione, anche se la sua applicazione a differenti realtà vitivinicole produce risultati diversi a seconda della dinamica uomo-terra-cantina. Lo sanno bene Angiolino Maule, padre dei "vini naturali", e sua moglie Rosamaria dell'Azienda Agricola "La Biancara" a Sorio di Gambellara, nel vicentino. Angiolino, carismatico fondatore dell'Associazione VINNATUR, schivo seguace del geniale integralista steineriano Josko Gravner, afferma da sempre un unico principio: "zero chimica in vigna - zero chimica in cantina". Negli anni '90 l'azienda è portabandiera dei "vini etici" - come venivano chiamati agli esordi i vini naturali. Dal 2000 al 2007 segue le pratiche dell'agricoltura biodinamica ammorbidendo negli anni successivi alcuni estremismi della biodinamica nella gestione della vigna e nella produzione del vino. Un percorso aperto, quindi, confermato dalle parole del figlio Alessandro incontrato a "La Biancara". "I dettami di Steiner e le filosofie naturali - dice - non sono precetti dogmatici o religiosi, ma orientamenti che impongono una direzione precisa di naturalità in vigna attraverso il rifiuto della chimica, la tendenza ad eliminare l'uso di mezzi meccanici e

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Tornando da Roma mi fermo spesso in un locale sul lungomare di Gaeta: la Pizzeria del Porto, attratta soprattutto da un’atmosfera un po’ retrò, tipo Porto delle nebbie, che qui si respira. Ma mai avrei immaginato di farvi un incontro così interessante. Culturalmente interessante, intendo. Dunque un giorno proprio mentre entravo, udii una voce che diceva: “Mi raccomando, la solita Tiella di Enea”. Io, che quando sento un nome legato al mito, subito provo un’irresistibile curiosità, chiesi al mio vicino. "Di Enea? Lei intende proprio l’eroe Troiano?”. “Certo - mi rispose lui sorridendo - questa di Gaeta, non è una vera e propria pizza. E’ invece un antichissimo piatto, si, intendo proprio “piatto” nel senso del contenitore. Si chiama infatti Tiella perché è, come la Tiella (la padella napoletana) il più antico e diffuso contenitore del cibo, solo che qui a Gaeta il contenitore è scomparso, diventando parte integrante del suo contenuto, un piatto che si mangia. Infatti la Tiella può contenere di tutto: verdure, polpi, ricotta. Non come la pajlella spagnola però, che si serve appunto nella padella. Questa, invece si serve da sola, senza contenitore. Ricorda la profezia che guidò Enea in Italia”. “Certo - risposi - diceva che Enea avrebbe

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Vendemmia alle battute finali Ultimi grappoli di uva rossa, Croatina Barbera e Uva Rara vendemmiata in questi giorni sulle colline di San Colombano. Calo medio fra il 10-15% soprattutto per lo Chardonnay - spiega la Coldiretti di Milano, Lodi, e Monza Brianza - con tagli del 30% anche nella Franciacorta bresciana e dell’Oltrepo’pavese. Uva di grande qualità - dice Diego Bassi presidente del Consorzio Vini Doc San Colombano - con livelli mai visti. Il San Colombano è uno dei vini di eccellenza che contribuisce all’export italiano il cui valore ha raggiunto i 5 miliardi di export. Vino, Antonelli: “A Montefalco calo del 40%” Vendemmia non facile nella zona di Montefalco con un calo della produzione di almeno il 40%. Lo afferma Filippo Antonelli, titolare della storica azienda Antonelli San Marco di Montefalco (Perugia) che produce 50 mil bottiglie di Montefalco Sagrantino DOCG. "Ci aspettiamo - ammette - una qualità media dai primi assaggi in bicchiere, anche se siamo all’inizio della vendemmia. In realtà lo stress idrico di questa estate non è stata positiva perché ha bruciato troppo l’acidità. Stiamo valutando - dice ancora Antonelli - di chiedere lo stato di calamità”. Donnafugata presenta: Floramundi Cerasuolo di Vittoria Una ulteriore eccellenza del vino siciliano è stata

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Partire da un territorio bellissimo ma che non si conosce, tradurlo in una nuova realtà produttiva importante, valorizzare le caratteristiche ambientali, la biodiversità per creare un fenomeno anche commerciale unico al mondo, attraverso un vino di grande qualità. Diciamolo francamente ci vuole coraggio, intuizione, imprenditorialità e uomini che credono in un progetto. Un progetto su larga scala voluto dalla potente e ricca famiglia italo-americana, Mariani che nel 1978 aveva acquistato l’azienda Castello Banfi per creare appunto “qualità”. La scelta di colui che avrebbe potuto realizzare uve di qualità ricadde sul già famoso enologo Ezio Rivella che decide e sceglie come territorio di elezione, Montalcino. Ma cosa c’è dietro questa storia e perché scatta l’attenzione dei proprietari per una "nuova comunicazione” ce lo spiega Rudy Buratti attuale enologo, uomo di fiducia della famiglia Mariani: "Il territorio di Montalcino - dice - non è solo bellissimo da un punto di vista paesaggistico ma lo è anche per le tante variabili che lo compongono. Mantenere e valorizzare un territorio attraverso le sue differenze significa aumentarne le capacità produttive con uve di alta qualità. Un legame - continua Buratti - tra produzione, territorio e vitigno che si è sviluppato molto bene negli ultimi 30 anni e

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Il consumo di vino era proibito agli atleti che partecipavano alle Olimpiadi nell’Antica Grecia, una regola che dura da secoli ma, non per tutte le discipline sportive, secondo la disposizione contenuta nel regolamento internazionale antidoping del CIO. Senza entrare nel delicato e complesso meccanismo del metabolismo dell’alcol sulle prestazioni sportive e senza voler peccare di grossolana superficialità: perché gli atleti potrebbero essere tentati di consumare pur modeste quantità di bevande alcoliche per migliorare la prestazione sportiva? Una possibile spiegazione nasce dalla constatazione che gli effetti della somministrazione di bevande alcoliche inducono una riduzione della tensione nervosa e una sensazione di rilassamento. Questi effetti sul Sistema Nervoso Centrale possono risultare utili in alcune discipline come il tiro a segno, a volo, con l’arco, dove è molto alta la capacità di autocontrollo e devono essere limitati al massimo i movimenti involontari passivi del corpo, anche se impercettibili. Alcol si,ma solo se assunto in dosi molto modeste e sotto forma di soluzioni acquose diluite come vino e birra a bassa gradazione alcolica. D’altro canto, l’eccitazione successiva alla ingestione di etanolo, possono ridurre la velocità della risposta motoria, per cui è ragionevole sconsigliare l’uso di bevande alcoliche a tutti coloro che praticano sport di destrezza e attività

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E’ nel DNA degli americani: la ricerca, il motore dello sviluppo di questo grande paese. Perché non anche nel vino? Ne erano tanto convinti i fratelli Mariani, forti del valore del territorio Banfi e delle sue diversità, da iniziare già negli anni 80 un progetto di ricerca, meglio di selezione clonale. Il progetto affidato all’Università di Milano e al Prof Attilio Scienza, era incentrato sul Sangiovese, il vitigno italiano più diffuso e molto sensibile alle condizioni geo-climatiche. Da una prima analisi del vitigno risultarono presenti all’interno dell’azienda Banfi, 650 cloni di Sangiovese, dei 180 selezionati, in un vigneto-catalogo, ne furono censiti e successivamente impiantati 15 che rappresentano il meglio delle caratteristiche di questa grande uve. Non si era andati alla ricerca del “super-clone” ma di una molteplicità di cloni che insieme potessero esprimere il meglio questa ricchezza. Attraverso una ricerca integrata cantina - vigna si è visto che alcuni cloni rispondono bene in determinate aree viticole - come il Brunello Poggio alle Mura. Si è potuto così ottimizzare l’inserimento dei diversi vitigni nei paesaggi Banfi e definire le aree omogenee per prestazioni vegetative, produttive e qualitative in modo da esaltare la tipicità dei singoli vitigni nei principali micro-ambienti. La ricerca non si ferma

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KASTELAZ e CASTEL RINBERG i suoi gioielli: ne va fiera questa bella, elegante signora che abbiamo incontrato nella sede storica dell’azienda a Tramin (Bolzano). Leggermente abbronzata dopo una bella vacanza in Grecia con la famiglia. Si concede e ci concede due bellissime ore per parlare dei suoi gioielli e del futuro del’azienda. Ha un nome italianissimo Elena, nonostante che il padre, nel 1950, volendola iscrivere a Milano all’anagrafe con il nome di Helene non ha potuto farlo per via della nuova identità dell’Alto Adige, ma lo stampo è austriaco per via del trisavolo del marito Walch che dall’Austria sceglie, compra e inizia a vinificare proprio nelle sue “ Vigne”. I suoi gioielli: ne parliamo al plurale perché si identificano in due proprietà Castel Rinberg e Kastelaz famose anche con il nome VIGNA. "La gente - dice Elena Walch - vuole sapere cosa beve e cosa realmente rappresenta l’etichetta di una bottiglia. Con il termine "vigna”, derivazione della denominazione francese - noi indichiamo una denominazione di origine, dotata di un nome storico, delimitata, autorizzata a indicare con assoluta certezza che quel vino proviene da un terreno e solo quello. Per noi - prosegue la single vineyard - è importantissimo informare il consumatore che

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Pasta con condimento di solo formaggio: una consuetudine antichissima (ne abbiamo testimonianza dagli Etruschi) che aveva come protagonista indiscusso il cacio o formaggio stagionato, quasi certamente di capra o pecora, gratugiato, al quale, non raramente, erano aggiunte cannella, spezie e nell’Italia settentrionale anche burro. Un monopolio che venne infranto solo nel Settecento quando Vincenzo Corrado ne “Il Cuoco Galante” (1773) descrive Di Timballi di maccheroni al sugo di carne, con farcia di carne di vitello, uova, midolla di manzo e parmigiano. Ma sempre di cacio si era trattato sia per la pasta fresca che secca che per le lasagne , come ne testimonia il "Liber de coquina", il più antico e anonimo ricettario dell’era italiana, della corte di Napoli come in altri importanti ricettari del Trecento. Non cambia il condimento, tra il Quattrocento e l’inizio il Cinquecento quando il Maestro Martino da Como propone maccaroni siciliani, conditi con formaggio grattugiato, burro, spezie dolci da adattarsi anche per i vermicelli e lasagne che possono godere della presenza delle mandorle, secondo le regole del biancomangiare. Non erano da meno i Romani con i maccheroni ripieni di formaggio duro, zucchero e cannella. La presenza del RE formaggio era indiscutibile anche se qualcosa cambia con Vincenzo Agnoletti

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Premio Internazionale "Casato Prime Donne” Si svolgerà domenica 17 settembre a Montalcino il Premio Internazionale "Casato Prime Donne” ideato da Donatella Cinelli Colombini presidente delle "Donne del Vino". L’importante manifestazione vuole premiare coloro che si sono distinti in vari settori quali il giornalismo, la cultura, la civiltà e la fotografia. Prima Donna 2017 Federica Barocchini, biologa molecolare scopritrice del bruco mangia plastica. Premio Nazionale Galvanina al Giornalismo Premio Nazionale Galvanina al Giornalismo il 24 Settembre a Pesaro nell’ambito del 17.ma edizione del Festival della Cucina. “Gastronauta” per eccellenza, Davide Paolini, romagnolo per carattere, globetrotter per scelta, che con la sua “navicella” viaggia alla ricerca di ricette, ristoranti, territori della cucina non battuti dai più. Il premio gli viene conferito per aver considerato il cibo forma d’arte e di cultura del nostro Paese. Festival&book Quinta edizione per il festival&book, a Montecatini dedicato al Libro e alla Cultura Gastronomica. Dal 21 di Settembre nella bellissima cornice liberty delle Terme momenti di incontro di scrittori, chef che raccontano di cibo nelle proprie opere, saggi sull’alimentazione e l’agricoltura. La cantina Kaltern Ha sbancato con un pieno di punti la cantina Kaltern: 95 dati da Robert Parker, il critico giornalista di vino più famoso al mondo per il Pinot Bianco kunst.stuck 2014.

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Mai vista una vendemmia tanto anticipata: già dalla fine di luglio..Dalle Colline dell’Astigiano a quelle del Collio, per il Nord Italia la vendemmia non sarà disastrosa, dato che la siccità è stata calmierata dalle piogge dell’ultimo periodo.. Dunque buone prospettive per il Barolo, Barbaresco Alta Langhe e Dogliani. Non si può lamentare il Consorzio Barbera d’Asti e i vini del Monferrato. Annata di qualità per la Franciacorta DOCG nonostante il freddo sceso sui vigneti. Minori volumi per l’Oltrepò Pavese ma vini di ottima qualità. Certo qualcosa si è perso rispetto il 2016 ma i presidenti dei vari Consorzi sono d’accordo su alcuni punti: rossi più concentrati e strutturati, uva molto sana e di ottima qualità, pochissimi se non quasi assenti interventi fitosanitari per la assenza di attacchi patogeni. Ancora dal Nord, buone prospettive per il Prosecco DOC e DOCG e per il Soave. Mentre le cose non vanno bene in Emillia Romagna, una delle sei regioni che ha chiesto lo stato di calamità naturale per la siccità. Soffre anche il Chianti il cui calo di produzione potrebbe sfiorare il 30% in meno, ma c’è chi assicura avrà punte del 50%

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