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Rubrica di Emanuela Medi

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    E’ indubbio che il vino ha avuto un carattere sacro per lunghissimo tempo, non solo nel mondo ebraico cristiano, ma anche in tutti i contesti mediterranei. Una natura sacra, simbologia del cristianesimo, soprattutto in virtù delle parole pronunciate da Cristo nell’Ultima Cena, dove il vino raggiunge la più alta sacralità nel rapporto con il sangue del Cristo. Grazie a questa sacralità basata sul simbolismo vino/sangue che il regno di Dio viene ampiamente ricordato e rappresentato in migliaia di immagini, ricami, incisioni, pitture, miniature, codici e poi ancora tessuti tovaglie, tralci, calici in tutte le forme e espressioni d’arte. Simbolo del sangue di Cristo “ L’ultima cena” di Leonardo da Vinci, nell’ex refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano. Oltre ai significati allegorici e spirituali, il vino assume talora valore decisamente più prosaico come nei ritratti immaginari del milanese Giuseppe Arcimboldo che li ricostruisce dipingendo e aggregando elementi come frutta e ortaggi e tra questi l’uva . Dal vino immaginario passiamo a quello più realistico nelle tante nature morte come nel chiassoso e vivace” Banchetto nuziale contadino” di Pieter Bruegel il Vecchio (Vienna) e nel “ il mangiatore di fagioli” di Annibale Carracci che ispirò i “Mangiatori di patate” di Van

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    La prima manifestazione che coniuga il nettare degli dei all’Arte II EdizioneDomenica 21 maggio 2017Casino dell'Aurora Pallavicini Via Ventiquattro Maggio, 43, 00187 RomaOrario al pubblico: 15:00 – 20:30Ingresso: € 25,00Un’occasione unica per degustare il meglio della nostra produzione vinicola italiana esplorando i segreti di alcune opere inedite dell’arte antica. La straordinaria cornice del Casino dell’Aurora Pallavicini aprirà i suoi spazi in via esclusiva a CT Consulting Events per ospitare la seconda edizione dell’originale format VINO E ARTE CHE PASSIONE, dove oltre 50 aziende offriranno in degustazione il meglio delle loro produzioni e annate. L’elenco è vario e diversificato, comprendente quest’anno ben 15 regioni italiane: Abruzzo (La Valentina, Zaccagnini); Alto Adige (Tiefenbrunner); Friuli Venezia Giulia (Borgo Conventi, Nonino, Perusini); Lazio (Falesco, Paolo e Noemia D’Amico, Principe Pallavicini, Tenuta di Fiorano); Lombardia (Cantine Biondelli, Le Marchesine, Travaglino); Marche (Conte Leopardi); Molise (Di Majo Norante); Piemonte (Castello di Gabiano, La Scolca, Pio Cesare, Tenute Sella); Puglia (Rivera); Sardegna (Argiolas); Sicilia (Baglio di Pianetto, Barone di Serramarrocco, Marchesi di Sangiuliano, Murgo); Toscana (Boscarelli, Castellare, Castello Del Terriccio, Col D’orcia, Tenuta Fertuna, Frescobaldi, Mazzei, Petrolo, Ruffino, Tenuta San Guido); Trentino (Bossi Fedrigotti, Letrari, Tenuta San Leonardo, Trentodoc); Umbria (Antinori); Veneto (Bertani, Col Saliz, Conte Emo

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    Nella tradizione di autoritratti degli artisti del Cinquecento, non poteva mancare un piccolo dipinto in cui Caravaggio ritrasse se stesso nei panneggi di un Bacco giovane. Il dipinto del Caravaggio si rifaceva ad alcuni  elementi iconografici di artisti che vedevano in  Bacco il  nume tutelare della loro categoria. In particolare costoro erano convinti che con il vino potesse essere raggiunto un particolare stato di “furore creativo”. L’incarnato bluastro dell’autoritratto è stato associato dal Longhi ad un episodio di un soggiorno del Caravaggio nel’Ospedale della Consolazione per un calcio ricevuto da un cavallo, ma per alcuni autori il colorito era dovuto all’abitudine di molti pittori dell’epoca, di dipingere alla lice lunare perché maggiormente ispiratrice del “ furore lunatico”. Il quadro si ‘e sempre prestato a numerose interpretazioni per la sofferenza degli  occhi , e il suo provocante sorriso. Per molti critici l’opera rappresenta uno dei cinque sensi: il gusto o  il ”poeta elegiaco”. Per altri, il Bacco di Caravaggio altro non è che la lussuria, o  il Bacchino malato, o lo stesso Cristo risorto che esce dalla tomba. Forse la più convincente delle interpretazioni è l’immagine dell’artista nello stato di melanconia. Il dipinto venne datato nel 1593. Giunse in possesso del cardinale

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    L’interesse per la raffigurazione di scene di vita quotidiana è rintracciabile già nei secoli precedenti il XVII, epoca in cui la pittura di genere si afferma diventando un genere artistico autonomo. Particolarmente incline a narrare i più tradizionali temi religiosi in chiave domestica, è Domenico Ghirlandaio. A questo pittore si deve un interessante documento sull’uso medicinale del vino nel Quattrocento. Si tratta di un episodio della vita del Battista affrescato sulla parete destra della cappella Tornabuoni nella Chiesa di Santa Maria Novella a Firenze. Qui, a Elisabetta pallida e emaciata ancora a letto per la fatica del parto, una fantesca reca su un vassoio un bicchiere e due bottiglie di acqua e di vino. Nonostante le convinzioni che il vino non poteva essere bevuto dalle donne, è veramente straordinario il caso di Elisabetta, puerpera attempata, cui si rendeva necessario il vino come medicamento insostituibile per convalescenti e nutrici.  Il vino compare spesso nelle opere del Velasquez e, fra queste nel dipinto,” Ragazza e due popolani a tavola “ conservato a Budapest nello Szèpmuveszeti Museum. In questo quadro una giovane fanciulla serve del vino a un uomo anziano mentre, di fronte, un giovane dell’aspetto poco più che adolescente sembra protestare per

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    Pittore della corte di Cosimo III de’ Medici, Bartolomeo Bimbi dalla personalità affascinante e singolare, si inserisce nella tradizione toscana che coniugava la descrizione visiva di piante e animali con l’elaborazione artistica delle stesse. Così nella natura morta ”Uve” tutti i grappoli mostrano gli acini dalle forme e colori diversi cui erano associati il nome delle qualità con un evidente richiamo alla catalogazione delle stesse. Una composizione questa che nasceva dal proposito di richiamare la benevolenza celeste sul casato mediceo testimoniata, in questa natura morta, dalla produttività del granducato. Ovviamente all’uva era collegato il vino che in quell’epoca particolarmente in toscana, era un prodotto di tutto riguardo, oltre che oggetto delle attenzioni granducali. Infatti nel 1716 Cosimo III promulgava il primo disciplinare sul vino che mirava a delimitare la zona del Chianti. A questo periodo risalgono le pale da pane che ornavano le pareti della sala consiliare dell’accademia della Crusca a coloro  che militarono nella prestigiosa istituzione. L’Accademia della crusca aveva come compito principale lo studio e il raffinamento della lingua fiorentina in modo da renderla il più possibile eguale alle lingue classiche. Il nome della istituzione derivava  dall’idea che bisognava epurare la lingua da possibili contaminazioni come la farina dalla crusca! Ed è attraverso il simbolismo

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