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Rubrica di Emanuela Medi

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    Curiosità

    Nell’epoca della plastica, torna in auge uno dei materiali più antichi mai realizzati dall’uomo: il vetro. Esso è associato a valori come l’ecologia e la sicurezza per la salute. Probabilmente, anche per questo motivo, il vino in Italia, soprattutto se di un certo tipo, è sinonimo di vetro: conservarlo in altri materiali non è considerato un bene secondo il 41% degli Italiani. È quanto emerge da una ricerca ad opera del Censis realizzata per conto di Assovetro. Ben il 65% degli Italiani preferisce il vetro quando si tratta di sicurezza per il cibo, il 72% per le bevande, mentre il 51% ritiene che sia più sicuro per evitare contaminazioni negli alimenti. Secondo recenti stime, entro il 2018 il vetro raggiungerà il parametro del 75% di riciclo, un aspetto che lo rende uno dei materiali maggiormente sostenibili attualmente in circolazione. Tutto ciò sta contribuendo fortemente all’incremento della produzione di vetro in Italia,+1,8% tra gennaio ed ottobre 2017 rispetto allo stesso periodo nel 2016. Claudio Chiricolo

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    Vinitaly, Museo Nazionale del Risorgimento di Torino, Londra, Cheese a Bra, Grecia, Bari, tante le tappe, tanti i momenti di successo per l’Istituto del Vermouth di Torino che dal Gennaio prossimo aumenterà il proprio numero di associati. Decisioni importanti saranno prese nel 2018 per la crescita della rinata denominazione “di Torino” a cominciare dal sistema di certificazione e controllo. Tanti i nuovi brand ed aziende in procinto di unirsi all’istituto per arricchire ulteriormente la sua immagine sul mercato Italiano ed Internazionale.

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    Si ride e si scherza con l’agronomo Giovanni Morelli, particolarmente “ispirato” secondo l’addetta alle Pubbliche Relazioni di Banfi, Lorella Carresi, quando su una Jeep facciamo il giro un poco spericolato, della tenuta Banfi. 20 Luglio 2017, ore 10, sotto un sole impietoso che non inganna anzi esalta la bellezza di queste colline dai tanti colori: verdi (le zone vitate), gialle oro (i raccolti) e grigie delle terre in lavorazione. Certo con una produzione di oltre 10 milioni di bottiglie, una estensione di vigne che copre un’area di 800 ettari e una proprietà di 2800 ettari a corpo unico, la più importante in Italia, non potevo immaginare che la terra del Brunello di Montalcino producesse anche susine essiccate da far invidia alle note prugne californiane. Diversificare la produzione: una strategia ormai comune a molte importanti aziende vitivinicole, cui non poteva sottrarsi Banfi: parliamone, come di una curiosità

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    Non è vero che il cappello bianco a cilindro dei cuochi sia una caratteristica dei giorni nostri, è vero invece che sin dall’epoca dei Greci e Romani veniva dato un copricapo arricchito di rami d’alloro a chi sapeva preparare cibi e bevande. Sembra che un cappello bianco leggermente più piatto di quello indossato oggi, sia stato usato per la prima volta nel XVIII secolo dal cuoco Charles Maurice principe di Talleyrand. L’aspetto attuale è dovuto al famoso chef Antonin Careme, il quale inserì un cartoncino per renderlo più alto e rigido. Il caratteristico cappello da cuoco ha in realtà ha forma cilindrica per motivi igienici. Infatti il maggiore spazio sopra i capelli consente una maggiore circolazione di aria dato che la cucina è densa di vapori che possono provocare prurito. Il colore bianco è invece dovuto alla pulizia: un diverso colore potrebbe nascondere sporcizie di vario genere. I pasticcieri in genere hanno un cappello più basso, schiacciato come un berretto in quanto il laboratorio di pasticceria ha meno vapori di quello normale.Renzo Pellati “ la storia di ciò che mangiamo” edz Daniela Piazza Editore

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    Come è nata la parola cocktail? Il termine è di origine anglosassone ed è composto da “cock” ( gallo) e “tail”(coda).Traducendo letteralmente si ha ”coda di gallo”, che non ha nessuna attinenza con una bevanda alcolica .L’origine della parola pare sia riferita ad un particolare fatto di costume dei secoli scorsi, quando erano di moda i combattimenti fra i galli in Spagna, Inghilterra, Francia del Nord. Queste” gare” crudeli avvenivano in taverne frequentate da forti bevitori e le penne del gallo perdente, diventavano un trofeo per l’avversario . La leggenda dice che il proprietario di un’ osteria, in seguito alla vittoria di uno dei suoi galli da combattimento, servì agli amici una miscela alcolica che , per l’occasione, prese il nome della parte più appariscente dell’animale. Da qui il termine cocktail o coda di gallo che, nella bevanda, derivava anche dai colori usati per la preparazione. Altre fonti indicano che la bevanda sia nata a New Orleans per opera del farmacista Antoine Amedee Peychaud, il quale versava i suoi rimedi- “elisir”- in uno speciale contenitore, chiamata “coquette”, la cui forma ricordava un portauovo.  Per semplificare le cose, i vari clienti quando desideravano questi elisir, chiedevano un “coquetier”, un dosatore simile a un bicchierino. Con il

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    Dopo le mucche che producono più latte al suono della musica classica, ora è la volta delle viti. Rosso e bianco per vini più armonici? Ne è convinta Claudia Adami curatrice del progetto che è già praticato alla cantina Riva dei Frati. Arpe a vento e musicisti che suonano durante la vendemmia per poi effettuare la rifermentazione sempre a ritmo di musica alla frequenza di 432 hertz. Ovviamente non poteva mancare la Nona sinfonia di Beethoven !Le curiosità non sono mancate a Vinitaly: dagli assaggi emotivo-sensoriali proposti dal Consorzio Soave.Basta indossare cuffie e occhiali per un approccio al vino fatto di vista, gusto e olfatto. Ci si può immergere così in un grappolo che una volta raccolto, percorre le colline del territorio prima di diventare mosto e poi vino. Tra le novità più interessanti  una “ cantinetta smart ” che consente, tramite l’apposita app su smartphone, di portare alla giusta temperatura il vino da servire per cena. Non solo, la Cantinetta tiene monitorate le condizioni di conservazione delle bottiglie più preziose e di consigliare il proprietario sulla data di consumazione ottimale per ciascun vino.

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    In un’era in cui la comunicazione impiega  un manciata di secondi per inviare e ricevere un sms, sembra quanto meno singolare parlare dei messaggi in bottiglia: eppure è di pochi giorni fa la notizia che è stata ritrovata sulla spiaggia di Skala Cefelonia, in Grecia una bottiglia contenente un messaggio scritto 23 anni ( il primo maggio del 1990 ) da una turista tedesca che era a bordo di una barca a vela nell’oceano. Grazie al  gioco delle correnti che si ripetono da anni, meglio centinaia di anni, queste bottiglie con il loro prezioso contenuto arrivano  sulle spiagge distanti chilometri e chilometri dai luoghi in cui vengono lasciate impiegando a volte un tempo infinito ! Storicamente il messaggio in bottiglia nasce come strumento scientifico: la prima bottiglia venne lanciata in mare nel 310 a.c. dal filosofo greco Teofrasto che voleva dimostrare che il Mar Mediterraneo non era altro che un bacino dell’oceano atlantico. Il sistema ha funzionato nel tempo tanto che fu utilizzato nel XIX secolo dal capo del Dipartimento di Cartografia e strumentazione della Marina degli Stati Uniti, Matthew Fontaine Maury (gennaio 1806-Febbraio 1873) che usò le bottiglie per studiare le correnti superficiali e tracciarne le oceaniche. E’ con

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    Se non ci fossero state le mele probabilmente non sarebbe esistito il sidro e da questo il Calvados. La natura compensa sempre: dove non cresce la vite crescono le piante di mele dal cui succo-sidro, già conosciuto ai tempi di Carlo Magno, per distillazione si ottiene il Calvados, una bevanda alcolica il cui nome ha una storia curiosa. Si narra che nel 1588 un galeone spagnolo dell’Invincibile Armata di Filippo II, diretto verso l’Inghilterra, si schiantò, per una terribile bufera, sulle coste della Normandia. Il galeone si chiamava “ El Calvador” da cui prese nome il tratto di costa dove avvenne la tragedia. Il Calvados dal colore ambrato e dai riflessi dorati, non ha nulla da invidiare agli analoghi di altri paesi: è invecchiato anche fino a 15 anni in botti di rovere(  utilizzate in precedenza per invecchiare il cognac o altri distillati), in modo che possa svilupparsi il caratteristico odore( bouquet) e il colore desiderato. Nella Francia del Nord esistono ben 11 denominazioni di origine controllata( definite ”appelation”) di Calvados, la più prestigiosa delle quali, è “ Pays d’auge) in Normandia. In questa regione la consuetudine vuole che il Calvados venga servito a metà pranzo per provocare nello stomaco

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