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Rubrica di Emanuela Medi

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Degustazioni

Ci piace sperimentare nuove vie di comunicare il vino: questa volta abbiamo optato per un’insolita versione grafica, con l’intento di esaltare convergenze e divergenze tra i quattro vini della linea “Sanct Valentin” di San Michele Appiano. Ma cosa accomuna i vini “Sanct Valentin”? Sicuramente il perfetto equilibrio tra potenza e finezza aromatica, risultato di un connubio ideale tra il “terroir” altoatesino ed una lavorazione mirata ad esaltare la ricchezza gustativa. E poi, la tanto discussa mineralità, connotato distintivo di tutti i vini migliori di questo territorio, frutto di luce, ventilazione e (probabilmente) dei suoli morenici. Tutto il resto varia, ed è per questo che, a nostro avviso, l’istogramma è la soluzione ideale. Una piccola legenda: Per “fruttato fresco” si intendono sentori che richiamano la frutta fresca ed acida come gli agrumi o la frutta nostrana non troppo matura Per “fruttato maturo” si intendono sensazioni di fruttata nostrana che tende alla confettura o di frutta esotica (mango, papaya, ananas, litchi ecc.) Per “floreale fresco” si intendono ricordi di fiori bianchi o gialli in piena fioritura. Per “floreale maturo” si intendono percezioni di fiori bottinati o di miele di millefiori Per “etereo” si intendono sentori evolutivi che ricordano prodotti “chimici” come, ad esempio, gli

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Certo scarrozzare per l’isola di Salina con Francesco Fenech a bordo del suo motorino roso fuoco, è inebriante quasi quanto gustare un sorso della sua Malvasia Passito DOC. Una passione radicata nella famiglia Fenech di lontane origini Maltese e fortemente radicata nelle isole Eolie di cui si perde memoria. Un personaggio certo, la cui mole si ingentilisce quando mi porta tra i filari e prende con grazie sorprendente gli acini di Corinto Nero e Malvasia quasi a gustare in anticipo, la perfetta composizione della Malvasia delle Lipari( Malvasia 95%- Corinto Nero5%). "Partiamo del terroir - dice - unico e molto composito quello che si estende tra Capo Faro e Pollara (ricordate il film “Il postino?” la spiaggia è li). Un territorio vulcanico che da nero-piroclastico, ricco di minerali ferrosi, diventa tufaceo-bianco, a Pollara, la zona più vocata di Salina. Malfa è a metà, dove risiedono la maggior parte dei miei vigneti, non più di sei ettari, variamente collocati e dove produco il Passito che ho tradotto e con successo nel biologico. La nostra - sottolinea Fenech è una viticoltura eroica per via della siccità - disastrosa quest’anno, per l’attento lavoro manuale sempre sotto un sole cocente, per l’impossibilità ad utilizzare macchinari per via

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Il Malbec è un vitigno complesso nella sua espressione gustativa come nella gestione in vigna, che ha dovuto attraversare l’oceano per trovare il proprio habitat naturale. A Bordeaux, dove è nato e dove rimangono appena 2 mila ettari a fronte dei 22mila coltivati nella sua patria odierna, non ha mai trovato la propria dimensione ideale, complici le frequenti gelate primaverili e l’eccessiva umidità. Meglio si è adattato, invece, alle alti valli Andine dell’Argentina, dove la ventilazione costante, l’intensa luminosità ed un clima più secco e regolare, favoriscono il suo corretto sviluppo. Questi elementi, nel corso di circa duecento anni di presenza nel paese, ne hanno decretato il successo, permettendogli di affermarsi quale vitigno nazionale. Il Malbec argentino è un vino corposo, fruttato scuro di prugne e di more, floreale in giovinezza e via via più terragno. Presenta tannini robusti ma bilanciati che arricchiscono una struttura importante supportata da un buon grado alcolico e bilanciata da una ricca componente fruttata. E’ un vino che, date le sue caratteristiche, risulta quasi sempre il linea con lo stile “Nuovo Mondo” e che ben si adegua al cosiddetto“gusto internazionale” quando ne viene esaltata la generosità attraverso l’affinamento in barrique. Tuttavia, le sue migliori versioni sono lungi

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In occasione della manifestazione “Cala Lenta”, una degustazione alla scoperta del principe dei vitigni abruzzesi. Una splendida cornice, quella del cinquecentesco palazzo Corvo di Ortona, oggi sede del Consorzio vini d'Abruzzo. Una batteria di 7 Montepulciano d'Abruzzo da differenti zone e differenti produttori, tutti figli di un millesimo, il 2007, il quale, pur non essendo tra i più blasonati, si è distinto per aver conferito ai vari vini spessore e qualità sufficienti per affrontare un lungo percorso evolutivo. “La Valentina” Azienda ubicata nel Pescarese, in un'area collinare intermedia tra il Gran Sasso e la costa Pescarese. In degustazione, il rosso "base", che da sempre si distingue per l'ottimo rapporto qualità-prezzo. Colore rubino particolarmente vivace. Naso che propone sentori di grafite, humus, inchiostro, rabarbaro, cacao e fungo. Sorso snello, scandito da tannini vellutati e da una graffiante mineralità ferrosa, che si accosta a ritorni fruttati in un finale molto preciso. “Buccicatino - Don Giovanni” Dalla zona di Vacri, nella parte dell'entroterra chietino che dalla Maiella digrada verso la costa. Colore sempre molto integro. Naso più marcatamente maturo, che propone sensazioni animali seguite da salsedine, eucalipto, marasche in confettura, fichi secchi e cioccolato. Gusto rotondamente fruttato, smorzato da una sapiditá ben nitida e da ritorni mentolati. Finale abbondantemente

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Veste un oro verdolino attraversato da perlage finissimo e compatto. Il quadro olfatto è articolato ed intrigantissimo : parte da note minerali, di calcare e di polvere pirica, e vira progressivamente su sensazioni di anice stellato, caramella alla menta, bergamotto, mirtillo rosso, polvere di cacao al latte e cannella. Sferzante è il sorso, la cui possente struttura è sorretta da un’ effervescenza verticale, che conduce uno sviluppo sfaccettato e perfettamente in equilibrio tra durezze e morbidezze sino ad un lungo finale giocato tra soffuse “dolcezze” di frutta matura e decisi ritorni salini. La “Riserva Vittorio Moretti” è un vero jolly culinario. Viene in mente, per forza di cosa, l’ abbinamento con la “Tagliata di Manzo e millefoglie di verdure al basilico” dello Chef Fabio Abbattista, allievo e successore di Gualtiero Marchesi ai fornelli de “L’ Albereta”, ristorante e relais di lusso ubicato nel cuore della Franciacorta. Altri possibili abbinamenti sono i funghi in genere, le carni in bianche salsate, i risotti mantecati e i formaggi molli. E perché no, anche un buon crudo di pesce, che con le bolle, quelle belle, sta sempre bene

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IV viaggio studio BEM – Territorio toscano e umbro.“ Ho un ricordo incancellabile del bordò che arrivava in barriques dalla Francia in casa di mio nonno Chigi all’inizio della prima guerra mondiale; quello stesso boquet lo ritrovai una decina di anni dopo bevendo a  Migliarino in casa Salviati un Cabernet che proveniva da una vigna di loro proprietà. Quando poi riuscii ad assaggiare un Margaux  del 1924 e risentii lo stesso gusto, mi ripromisi di fare un vino che aveva quella particolarità”.Da un documento scritto nell’estate del 1974 da Mario Incisa della Rocchetta, successivamete ritrovato dl figlio Nicolò.Certo non poteva esserci un vino più blasonato del Sassicaia: Incisa della Rocchetta, Antinori, Della Gherardesca, Salviati, Chigi, il meglio della nobiltà  Toscana e Piemontese. Un incrocio di matrimoni, parentele , incontri , amicizie importanti  e non solo italiane hanno segnato pezzi di storia del nostro Paese. E non si tratta solo di appartenenza, ma di tradizioni, valori, cultura, stili di vita, innovazione e imprenditoria, quest’ultima nel mondo del vino, tramandate da padre in figlio. In un’Italia sciatta che non cerca un riscatto culturale  ma che si accontenta della litigiosità di politici più alla ricerca di alleanze che di soluzioni economiche  e sociali,

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Un Cabernet con l’impronta di BolgheriHa nell’anima e nel corpo Bolgheri, la sua macchia mediterranea, l’humus, la salsedine,la balsamicità le  erbe aromatiche, come solo Bolgheri sa dare. Questo Mario Incisa lo aveva capito perfettamente come aveva capito che il suo rosso da lungo invecchiamento sarebbe diventato un vino con una sua identità diversa da Bordeaux,  Napa Valley o la Nuova Zelanda. Un vino unico, in cui si coniugano piacevolezza, mediterraneità e gusto internazionale. Come dice Armando Castagno grande intenditore di vini “ Se cercate in un vino potenza e struttura non avete capito come funziona un vino. Il vino è sottigliezza, eleganza e territorialità, perché è proprio la territorialità l’unico elemento che può dare unicità”.Sassicaia 2014, non ancora in commercio.Cabernet Sauvignon (85%)- Cabernet Franc (15%)- 13,5% di volumeAl naso: colpisce  la nota fruttata, ma è netta la sensazione di salmastro che fa da spartiacque tra il taglio bordolese che svanisce molto presto e la nota dei profumi mediterranei di Bolgheri. Humus,erbe aromatiche, macchia mediterranea, nota agrumata. E’ un vino dai sentori balsamici, ancora non sviluppate le note speziate perché è un vino giovane che ha bisogno di allungarsi..dategli tempo dice Daniela .. e noi lo sentiremo tra qualche anno quando,

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