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Rubrica di Emanuela Medi

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Enogastronomia

Viticoltori dal 1856 la famiglia Germano non poteva essere collocata per destino ma anche per intelligenti acquisizioni, che a Serralunga d’Alba, nel cuore delle Langhe; la dove i vini danno il meglio di sè in struttura, eleganza, lunghezza, sentori e tannicità. Tutti diversi, dalla spiccata personalità ma soprattutto espressione delle differenti sfaccettature e composizione del suolo di cui ne sono espressione 10 ettari tutti vitati a Dolcetto, Nebbiolo e Barbera d’Alba con un saldo di Chardonnay e Pinot Nero. Tre vigne mozzafiato: Cerretta, Lazzaritto e Prapò collocate a circa 350 ml, esposte a Sud-Sud-Ovest su suolo calcareo (la più alta concentrazione delle Langhe), inondate dal sole per l’intero arco della giornata. Ordinate, pulite, mi vengono incontro i filari le cui uve sanissime sono state vendemmiate in anticipo per via dell’eccezionale caldo dell’estate 2017. Mi hanno incantato i colori e le forme di queste colline non per altro patrimonio UNESCO, mi ha deliziato il palato il cibo locale senza tartufo (troppo caro e ancora non maturo), mi ha avvolto la bocca lasciandola pulita - come dicono i sommelier - tutto quello che ho bevuto (ma quando la farò mai la dieta?). Insomma fino ad ora il viaggio studio più affascinante del II

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Sabile, piccola cittadina collinare, è davvero fiera della propria secolare tradizione vinicola - avviata nel XIV secolo, stando ai documenti d'archivio - tanto da aver scelto come effigie per il proprio stemma un grappolo d'uva sormontato da due grandi foglie di vite e da ospitare da quasi vent'anni il "Wine Festival" più importante di tutta la zona. La cosa davvero straordinaria di questa comunità è però un'altra, ovvero la sua posizione. Non stiamo infatti parlando di un petit village della Linguadoca o di un borgo toscano: la piccola Sebile si trova in Lettonia e fino al 2008 la sua Vīna Kalns - in lèttone "Collina del vino" - si è fregiata del record di vigna più a Nord del mondo (attualmente detenuto dalla vigna Lerkekåsa, in Norvegia). Le latitudini baltiche sono estremamente inospitali per i vigneti, ma questo non ha fermato la passione dei produttori lèttoni, che non esitano ad affrontare le sfide del clima. Tra questi spicca la famiglia Abavas, la cui azienda produce vino davvero di ogni genere: considerando infatti che nei paesi del nord Europa difficilmente l'uva trova le giuste condizioni per crescere, i vini tradizionali derivano in realtà dalla fermentazione di bacche e frutta di vario genere, come

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Il forestiero che si trovasse a Napoli e, percorso metà del Rettifilo (i napoletani lo chiamano così, ma in realtà nella toponomastica cittadina la strada è intitolata a Re Umberto I) si dirigesse nella traversa di via Pietro Colletta, rimarrebbe stupito nel vedere nella piazzetta a pochi passi un perenne assembramento di persone. Lì, all’incrocio tra via Colletta e via Cesare Sersale, si trova una delle più rinomate pizzerie di Napoli, e sicuramente d’Europa, e sarei tentato di dire, se non temessi di esagerare, del mondo. La celeberrima “Antica Pizzeria da Michele”. In questo venerabile tempio del più famoso piatto partenopeo, formato da tre piccole sale adorne di solenni e spogli tavoli di bianco marmo di Carrara, vengono servite, quasi ci fosse un antico, sacro vincolo di mandato da rispettare, esclusivamente la pizza margherita o la pizza marinara. La ragione di questo vincolo, ribadita da alcuni versi di un avventore-poeta che campeggiano su una parete, risale al sacro culto degli antenati che disprezzando ogni innovazione non partenopea, si erano sempre rifiutati di servire altri tipi di pizza. Sia i versi del poeta, sia le foto degli antenati, ammoniscono i presenti che la vera pizza è la margherita o tutt’al più la

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E’ vero ci siamo un poco innamorati della Valceno e dei suoi prodotti, e allora quale posto migliore se non un ristorante per gustarli nella loro ricchezza di sapori e odori?  IL Ristorante “Le due spade” collocato nella parte più antica di Bardi - antichissimo borgo della Valceno - e precisamente nella Piazza del Grano  in ricordo degli antichi granai del Castello, ha un odore e un carattere inconfondibile: i porcini e il tartufo della zona e la parlata inglese, meglio gallese. Ce lo spiega Massimo Berzolla, proprietario del locale, cuoco autodidatta nato a New York  con lunghissimo soggiorno in Inghilterra e ora a Bardi. “ A partire della metà dell’Ottocento - dice-  inizia l’epopea della emigrazione, la Valceno non è da meno: in molti si trasferiscono in America e in Inghilterra, precisamente nel Galles. Io nasco a New York da madre la cui famiglia era emigrata nel Galles e da padre con genitori praticamente americani. Moltissimi dei figli, nipoti, pronipoti tornano a Bardi e non solo d’estate, costituendo una colonia in gran parte inglese e ovviamente parlano inglese, meglio gallese.”Il menu  cede il posto d’onore ai tartufi della zona bianchi e neri e ai porcini. I secondi non sono

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