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Rubrica di Emanuela Medi

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    Essere vegani non vuol dire solamente seguire una dieta priva di qualsiasi derivato di origine animale (dalla carne e dal pesce ai derivati del latte, passando per le uova fino ad arrivare al miele), si tratta di uno stile di vita che si propone di non impiegare in alcun modo risorse provenienti dal mondo animale “Dunque il vino potrà essere inserito senza alcun problema in una dieta vegana” vi direte voi, ebbene non è così semplice: durante le fasi di vinificazione possono essere impiegati alcuni coadiuvanti tecnologici, ovvero sostanze particolari usate per favorire alcuni processi, ad esempio quello della chiarificazione. È proprio nei coadiuvanti che si nascondono insospettabili ingredienti di origine animale, quali l’albumina d’uovo, la caseina e i caseinati, la colla d’ossa, la colla di pesce, la gelatina. Anche se le sostanze in questione vengono rimosse dal vino una volta esaurita la loro funzione, il loro impiego è sufficiente per rendere  l’intera vinificazione “non vegana”. Logicamente anche il confezionamento e l’etichettatura devono essere cruelty free e non avvalersi di colle o coloranti di origine animale, ma  non è finita qui: persino gli stadi “primigeni” della produzione non devono avvalersi dello sfruttamento degli animali, quindi bando al letame per la concimazione

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    In Francia, nel Médoc Bordolese, non hanno molta fiducia in lui, però è quasi sempre “invitato” a far parte del blend. In Italia, invece lo si sta riscoprendo e a ragione. Quatto quatto si è infilato in qualche vino Doc e Igt, e qualcuno lo vinifica addirittura in purezza Si chiama Petit Verdot, ed è un’uva che sta dando buoni risultati lungola Penisola, in qualche caso straordinari Semiestinto, torna lentamente in auge Vitigno storico del Bordolese, coltivato solo nel Médoc, oggi lo si ritrova anche nella zona delle Graves. Matura tardivamente, ma, una volta vinificato, apporta al vino colore intenso, ricchezza di tannini e potenza aromatica. L’uva è coltivata in poche centinaia di ettari e figura ancora come componente minore nei cosiddetti Grandruclassé del Médoc. Vitigno difficile, nel Bordolese maturava bene solo una o due volte per decennio, e quindi era ormai in via d’abbandono, ma con il riscaldamento climatico degli ultimi anni è in corso un moderato ritorno al reimpianto. Certo, ha bisogno di molte cure e attenzioni:dovrebbe avere la testa al sole e i piedi all’umido, come dicono nel Bordolese. Struttura forte in tannini (da ammorbidire ovviamente con le botti piccole, le barrique), colore rosso profondo, bei profumi di mirtilli, violetta, caffè,

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    “Dolce con dolce “ è la regola anche se uno è libero di degustare quello che vuole Personalmente vorrei consigliare seguendo la regola classica un bel Moscato bianco Docg con i panettoni, i pandoro con o senza canditi alla crema al cioccolato ed altri gusti che con queste classiche preparazioni è una garanzia di piacevolezza e qualità. Il Moscato Docg è un vino Piemontese forse unico al mondo,ottenuto con uve aromatiche da cui prende il nome. Il Moscato non è uno spumante (esiste infatti la versione spumante che viene denominato Asti). Il Moscato bianco ha un colore giallo paglierino, spuma leggera e soffice con un basso titolo alcoolimetrico di 5,5, con richiami di uva, miele, pescagialla, fiori di tiglio e arancio e quindi fragrante e fruttato. Viene prodotto con il Metodo Martinotti (Charmat) in autoclave. Non si presta all’invecchiamento poiché perderebbe le caratteristiche del vitigno, freschezza, aromaticità, immediatezza e dolcezza. E’ l’Aromatico più venduto nel mondo ed oggi per la nuova Frontiera si ha anche la versione secco da abbinare a quello dolce tradizionale. Dr. Ico Turra

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    Poteva Hans Terzer, il mago dei vini bianchi, non produrre un vino dolce per la sua linea Sant Valentin? “A me piacciono i dolci - mi confessa Terzer al termine di una bellissima visita per vedere le sue uve di Gewuzstraminer collocate sotto il Castello di Sanct Valentin - specialmente quelli al sapore di albicocca e mele, in particolare adoro le mele fritte, il mio piatto preferito”. Nasce così, Comtess dal forte sentore di albicocca ma anche di frutta surmatura, cedro candito, miele, note speziate con una leggera traccia di fumè. Un profilo olfattivo ricchissimo cui si accompagna un colore giallo dorato quasi ambra. Ma è la mineralità, assente nei passiti, che costituisce il grande segreto di questo fresco e suadente vino dolce dalla lunga persistenza e dall’ancora più lungo invecchiamento e diciamolo pure dal corpo cremoso e morbido. Un dono di Natale perchè è proprio sotto Natale che si raccolgono queste uve lasciate a seccare all’aria e al sole sulla pianta, fino alla fine dell’anno. Emanuela Medi, giornalista

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     Colloquio e considerazioni con lo chef du cave, Luigi Bersini Grande longevità, incredibile freschezza, potente mineralità, corpo e struttura tali da regalare sensazioni uniche, lunghi, lunghissimi affinamenti sui lieviti prima della sboccatura (addirittura 100 mesi per il premiato Cru Perdu  millesimato 2004-) tali da garantire il loro consumo per molto tempo. Tutti i vini  prodotti da Castello Bonomi sono espressione del territorio, meglio- del Monte Orfano. Ne vanno fieri i Paladin proprietari -tra l’altro- di Castello Bonomi, ne va fiero lo chef de cave Luigi Bersini che ci ha guidato lungo il percorso della cantina e ha fatto l’expertise tecnico della degustazione, supportata per la parte gustativa  da Luciano Mallozzi l’Esperto bollicine di Bibenda.MONTE ORFANO: ma cosa ha di così  speciale  questa leggera altura tanto da essere considerata un unicum  nel panorama   geologico della Franciacorta.  Cinque milioni di anni fa  prende forma la Franciacorta- con i caratteristici suoli  morenici, ma Monte Orfano decide di prendere un'altra strada. Si disgrega  dando luogo a un conglomerato calcareo e non morenico. In questa zona quindi, i terreni hanno una diversa colorazione: tendente al rosso in superficie perché ossidati per effetto, nel tempo, dell’azione dell’acqua e del vento, per acquisire una colorazione biancastra man

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