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Rubrica di Emanuela Medi

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Capperi e poi ancora capperi. Si trovano dappertutto: spuntano tra le crepe delle mura, tra le rovine dei monumenti, lungo i muretti dei terrazzamenti, profumate, resistenti, tenaci. I capperi sono il simbolo della mediterraneità, frutto del sole, del calore, ingrediente onnipresente in tanti piatti siciliani e non solo. Coltivato o selvatico? Non mi addentro in questa diatriba ma sono sicura che non ci sia persona, turista o meno che da Salina o Stromboli non ritorni a casa carica di capperi. “Un lavoro cui si dedicano soprattutto le donne" - spiega Maurizia De Lorenzo - dalla lunga tradizione familiare che a Salina e precisamente a Pollara ha il suo quartiere generale mantenuto nel nome del figlio Roberto morto giovanissimo in un incidente stradale. Lo vogliamo ricordare anche noi di Vinosano nella struggente bellezza del sorriso della mamma Maurizia. "Coltivo 600 piantine che producono 30 quintali ma ne compro anche dagli altri produttori locali di Pollara, padre del cappero. Cento qualità di cappero nel mondo - dice Maurizia - ma quello di Pollara ha una particolarità, è coltivato: a dicembre viene potato tanto da lasciare il tronco e i rami più belli, a febbraio vengono tagliati e messi a dimora sul terreno riproducendo dal

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Si, una DOCG conquistata e meritata quella di Camillo Montori che in Fonte Cupa, bottiglia pluripremiata, ha saputo riscattare quel Montepulciano un poco troppo trasandato, senza una vera identità e anche per questo poco conosciuto dagli Italiani. Una intervista, con Camillo Montori che mi ha personalmente “marcato” tanta era la foga, la passione, la tenacia, la professionalità di chi ama il suo Abruzzo e da questa terra vuole trarne il meglio. E ci sono riusciti, parlo al plurale perché sono soprattutto i viticoltori della Val Vibrata, ad aver sdoganato il Montepulciano e a fargli dare una DOCG Colline Teramane simbolo di un vino che ha molto da dire. "Vino invecchiato almeno 2 anni in botti grandi, affinamento in bottiglia per almeno sei mesi e un futuro da lungo invecchiamento - dice Camillo Montori - con una premessa uva sana”. "L’Abruzzo è troppo grande per avere una sola DOC, si diceva negli anni 97-98, si devono creare delle sotto-zone e-continua il produttore - è quello che abbiamo fatto con la sottozona Colline Teramane. Rispetto il Montepulciano del Chietino, vino meno corposo, pronto e più bevibile, noi abbiamo fatto un operazione completamente diversa: basse rese da 140 a 100 quintali per ettaro, maggiore complessità

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KASTELAZ e CASTEL RINBERG i suoi gioielli: ne va fiera questa bella, elegante signora che abbiamo incontrato nella sede storica dell’azienda a Tramin (Bolzano). Leggermente abbronzata dopo una bella vacanza in Grecia con la famiglia. Si concede e ci concede due bellissime ore per parlare dei suoi gioielli e del futuro del’azienda. Ha un nome italianissimo Elena, nonostante che il padre, nel 1950, volendola iscrivere a Milano all’anagrafe con il nome di Helene non ha potuto farlo per via della nuova identità dell’Alto Adige, ma lo stampo è austriaco per via del trisavolo del marito Walch che dall’Austria sceglie, compra e inizia a vinificare proprio nelle sue “ Vigne”. I suoi gioielli: ne parliamo al plurale perché si identificano in due proprietà Castel Rinberg e Kastelaz famose anche con il nome VIGNA. "La gente - dice Elena Walch - vuole sapere cosa beve e cosa realmente rappresenta l’etichetta di una bottiglia. Con il termine "vigna”, derivazione della denominazione francese - noi indichiamo una denominazione di origine, dotata di un nome storico, delimitata, autorizzata a indicare con assoluta certezza che quel vino proviene da un terreno e solo quello. Per noi - prosegue la single vineyard - è importantissimo informare il consumatore che

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“La mia filosofia? Saper vivere con buonumore, entusiasta della vita, senza eccessi e inutili rinunce. E’ come una pianta di vite che non ha bisogno di essere troppo carica di uve, ne di soffrire d siccità, di stress idrico, ma deve crescere in modo equilibrato ”. Saggio certamente lo è, deciso pure e con idee ben chiare, parlare con Hans Terzer, uno dei dieci enologi più famosi del mondo , è un privilegio ma soprattutto è il modo più diretto per capire i grandi vini dell’Alto Adige, unici, indiscutibili nella qualità e soprattutto.. i suoi, pluripremiati. Dove si è formato? “Sono figlio di piccoli contadini e già a 10 anni lavoravo nella cantina del paese in cui sono nato. Dalla formazione in cantina e poi in vigna, alla presentazione dei vini e loro commercializzazione. Dopo la scuola agraria, posso dire che a 18 anni il mio percorso era già tracciato ,ho avuto l’incarico di dirigere la cantina di sperimentazione agraria di Limburg. Una grande possibilità di crescita. Con il servizio miliare a 21 anni sono stato chiamato a dirigere la cantina di Appiano. Una sfida che è iniziata con un cambiamento radicale. Io sono uno che osserva molto ma senza dimenticare quello che

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Certo di spalle nella fotografia, non si capisce che quei due erano la sottoscritta e Marcello Rosa. Siamo proprio noi a New York! lo sfondo non smentisce almeno il luogo: ma che ci faceva nel lontanissimo 1972 quell’ancora liceale, Emanuela Medi, l’appassionato e già noto Marcello Rosa, Virgilio Crocco, Eugenio Malgeri, giornalisti de “Il Messaggero” e pochissimi altri: un gruppetto partito da Roma in gita per la Grande Mela, chi per suonare (Marcello Rosa), chi per amore del Jazz (Virgilio e Eugenio) chi come me, per fare la turista. Poi, questa foto è ricomparsa tra le mani di Marcello rincontrandoci a Villa Celimontana a Roma… dopo 45 anni. La vita è fatta di momenti, incontri: come il nostro

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Parlare con Renzo Cotarella attuale amministratore delegato della Marchesi Antinori, significa non solo ripercorrere la storia di un grande vino, il Cervaro, ma anche quella di una grande azienda e di un progetto che ha saputo interpretare e valorizzare, al meglio, il territorio in cui si è sviluppato. Simpatico, incisivo con una parlata senza fronzoli, Cotarella mi ha ripetuto più volte ”Questa è la vera storia del Cervaro”. "Mi sono innamorato del luogo: un innamoramento disincantato, da fanciullo: era la primavera del 1979 avevo 26 anni, ero temerario, incosciente - come lo si è a quell’età - ma sentivo questa terra, l’Umbria dai grandi vini bianchi come lo è la Toscana dai grandi vini rossi. 170 ettari, mamma mia! Tanti, da valorizzare, per ottenere vini bianchi dotati di maggiore personalità rispetto a quelli che si producevano allora, nel’area dell’Orvietano classico, dove è situato Castello della Sala. Cambiare, valorizzare mantenendo l’identità di un territorio ricchissimo di calcare, di sedimenti vulcanici che avrebbero potuto regalare vini bianchi profondi e molto minerali. Quando venni nel '79 in questa azienda si produceva solo Orvieto, Grechetto e Trebbiano: tre varietà autoctone che ci davano una grande preoccupazione: la maderizzazione ovvero il rapido cambiamento di colore verso

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Alberto Carretti e sua moglie ClaudiaCome è arrivato a Copenaghen?" In realtà ci è arrivato il mio rappresentante che ha saputo interpretare i gusti e le tendenze dei Paesi nordici, Svezia, Danimarca, Olanda, Norvegia. Nazioni a forte carattere ecologico dove la gente ama  la natura e il benessere salutistico e quindi prediligono quei prodotti, come i miei vini, che hanno le caratteristiche di essere vini naturali , territoriali e di annata quindi non convenzionali. Ogni anno possono essere diversi perché rispecchiano le caratteristiche climatiche di quell’anno. Non hanno solfiti ne lieviti selezionati e rispecchiano fortemente il territorio, diversamente da quanto accade per molti vini molto lavorati dall’enologo tanto da renderli perfetti sul piano gustativo ma molto convenzionali e per nulla  territoriali." Lei come ha iniziato?"Nasco tecnico caseario specializzato in microbiologia casearia ma con l’animo da viticoltore. Capisco subito che il futuro dei miei vini è il territorio e mi metto a cercare quello di cui avevo sempre sentito parlare in giro per la vallata: la presenza di vitigni autoctoni tanti, ora scomparsi. Chiedo a quei pochi pochissimi vignaioli della vallata i quali mi confermano la presenza di almeno 20 vitigni. Io personalmente ho scoperto, meglio ritrovato la termarina rosa, vitigno autoctono antico, un

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