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Rubrica di Emanuela Medi
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Viticoltori dal 1856 la famiglia Germano non poteva essere collocata per destino ma anche per intelligenti acquisizioni, che a Serralunga d’Alba, nel cuore delle Langhe; la dove i vini danno il meglio di sè in struttura, eleganza, lunghezza, sentori e tannicità. Tutti diversi, dalla spiccata personalità ma soprattutto espressione delle differenti sfaccettature e composizione del suolo di cui ne sono espressione 10 ettari tutti vitati a Dolcetto, Nebbiolo e Barbera d’Alba con un saldo di Chardonnay e Pinot Nero. Tre vigne mozzafiato: Cerretta, Lazzaritto e Prapò collocate a circa 350 ml, esposte a Sud-Sud-Ovest su suolo calcareo (la più alta concentrazione delle Langhe), inondate dal sole per l’intero arco della giornata. Ordinate, pulite, mi vengono incontro i filari le cui uve sanissime sono state vendemmiate in anticipo per via dell’eccezionale caldo dell’estate 2017. Mi hanno incantato i colori e le forme di queste colline non per altro patrimonio UNESCO, mi ha deliziato il palato il cibo locale senza tartufo (troppo caro e ancora non maturo), mi ha avvolto la bocca lasciandola pulita - come dicono i sommelier - tutto quello che ho bevuto (ma quando la farò mai la dieta?). Insomma fino ad ora il viaggio studio più affascinante del II

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Un vino è sano solo se è "naturale"? Può un "vino naturale" essere buono quanto un vino cosiddetto "convenzionale"? Naturale, biologico, vegano, biodinamico: dopo anni di battaglie ogni categoria ha una sua precisa definizione, anche se la sua applicazione a differenti realtà vitivinicole produce risultati diversi a seconda della dinamica uomo-terra-cantina.

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Certo di spalle nella fotografia, non si capisce che quei due erano la sottoscritta e Marcello Rosa. Siamo proprio noi a New York! lo sfondo non smentisce almeno il luogo: ma che ci faceva nel lontanissimo 1972 quell’ancora liceale, Emanuela Medi, l’appassionato e già noto Marcello Rosa, Virgilio Crocco, Eugenio Malgeri, giornalisti de “Il Messaggero” e pochissimi altri: un gruppetto partito da Roma in gita per la Grande Mela, chi per suonare (Marcello Rosa), chi per amore del Jazz (Virgilio e Eugenio) chi come me, per fare la turista. Poi, questa foto è ricomparsa tra le mani di Marcello rincontrandoci a Villa Celimontana a Roma… dopo 45 anni. La vita è fatta di momenti, incontri: come il nostro

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Parlare con Renzo Cotarella attuale amministratore delegato della Marchesi Antinori, significa non solo ripercorrere la storia di un grande vino, il Cervaro, ma anche quella di una grande azienda e di un progetto che ha saputo interpretare e valorizzare, al meglio, il territorio in cui si è sviluppato. Simpatico, incisivo con una parlata senza fronzoli, Cotarella mi ha ripetuto più volte ”Questa è la vera storia del Cervaro”. "Mi sono innamorato del luogo: un innamoramento disincantato, da fanciullo: era la primavera del 1979 avevo 26 anni, ero temerario, incosciente - come lo si è a quell’età - ma sentivo questa terra, l’Umbria dai grandi vini bianchi come lo è la Toscana dai grandi vini rossi. 170 ettari, mamma mia! Tanti, da valorizzare, per ottenere vini bianchi dotati di maggiore personalità rispetto a quelli che si producevano allora, nel’area dell’Orvietano classico, dove è situato Castello della Sala. Cambiare, valorizzare mantenendo l’identità di un territorio ricchissimo di calcare, di sedimenti vulcanici che avrebbero potuto regalare vini bianchi profondi e molto minerali. Quando venni nel '79 in questa azienda si produceva solo Orvieto, Grechetto e Trebbiano: tre varietà autoctone che ci davano una grande preoccupazione: la maderizzazione ovvero il rapido cambiamento di colore verso

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Alberto Carretti e sua moglie Claudia     Come è arrivato a Copenaghen?   "In realtà ci è arrivato il mio rappresentante che ha saputo interpretare i gusti e le tendenze dei Paesi nordici, Svezia, Danimarca, Olanda, Norvegia. Nazioni a forte carattere ecologico dove la gente ama  la natura e il benessere salutistico e quindi prediligono quei prodotti, come i miei vini, che hanno le caratteristiche di essere vini naturali , territoriali e di annata quindi non convenzionali. Ogni anno possono essere diversi perché rispecchiano le caratteristiche climatiche di quell’anno. Non hanno solfiti ne lieviti selezionati e rispecchiano fortemente il territorio, diversamente da quanto accade per molti vini molto lavorati dall’enologo tanto da renderli perfetti sul piano gustativo ma molto convenzionali e per nulla  territoriali."  Lei come ha iniziato? "Nasco tecnico caseario specializzato in microbiologia casearia ma con l’animo da viticoltore. Capisco subito che il futuro dei miei vini è il territorio e mi metto a cercare quello di cui avevo sempre sentito parlare in giro per la vallata: la presenza di vitigni autoctoni tanti, ora scomparsi. Chiedo a quei pochi pochissimi vignaioli della vallata i quali mi confermano la presenza di almeno 20 vitigni. Io personalmente ho scoperto, meglio ritrovato la termarina rosa, vitigno autoctono antico, un sinonimo

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San Luigi X  località Fonte ai Pippi , Scansano«Sono il testimone di una terra che al mondo ha molto da dare a cominciare dai grandi vini che è capace di regalare a chi la sa comprendere». Così si racconta Antimo Verrone, napoletano verace che in Toscana ha messo radici solidissime. Antimo viene dalla sartoria napoletana e dal mondo dell’alta moda italiana. La storia ha inizio con la sua conversione al messaggio potente del paesaggio collinare della Maremma che ha dato il Morellino di Scansano e il Bianco di Pitigliano. La terra che Antimo ama sono 30 ettari in località Fonte ai Pippi, sulle colline della Maremma che affacciano sul mare dell’arcipelago toscano. Terra di arenarie e scheletri sassosi, di campagne ricche ma un po’ dimenticate, nonostante il patrimonio secolare di vicende agricole e di mestieri. Antimo vuole recuperare la realtà di un tempo. E con il suo compagno, il regista Marco Filiberti, visionario, profondo e colto,  nel 2006 acquistano la tenuta San Luigi X. Marco è l’autore della riscoperta teatrale e cinematografica delle opere di Lord Byron, il poeta e drammaturgo britannico che tanto amava la bellezza e le rovine del nostro paese, custodi di un passato così glorioso.  Nel

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Casa Berucci-Massimi: La quarta generazione e l’arte agricola di Catone e Virgilio  Non è sicuramente l’unica famiglia nel vastissimo panorama vinicolo italiano, a vantare antiche origini ma certamente tra le poche, pochissime ad avere una discendenza che risale a Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore quindi depositaria dell’arte agricola di Catone e Virgilio. Le aziende si raccontano anche e soprattutto in una generazione che continua a produrre magnifiche bottiglie di cesanese. Ma iniziamo dalla storica Casa Massimi collocata nel rione Santa Lucia a Piglio, borgo medioevale importante polo turistico del Frusinate. Tra le mura bruciate più volte dalla guerra, appare una bellissima monofora di pietra, fa mostra di se l’antico montano (frantoio), i granai, l’orto, ”le carte di Francia” con la storia di Telemaco, la ricca collezione di testi e libri antichi: un vero e proprio archivio per le storie di tutti i giorni , la grande sala da pranzo  oltre alle famose stanze con parati del Settecento. Non c’è muro che non sia tappezzato di fotografie e ricordi, non c’è angolo in cui una sedia, un tavolo, una lampada non testimoniano i momenti, i gesti, le abitudini  delle tante persone che nei secoli hanno abitato e amato questo palazzo. Il bellissimo

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