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Rubrica di Emanuela Medi
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Bella certo lo è nonostante le non poche primavere, solare anche, vitale di più. Paola la signora che non voleva occuparsi di ristoranti nella vita ha fatto della gastronomia il suo punto di forza…volando “Mia mamma - racconta Paola proprietaria di Siciliainbocca notissimo ristorante romano, ma che di romano ha solo la collocazione - aveva preso in gestione un albergo a Taormina che si chiamava Villa Serena, attualmente è la residenza di Diego Della Valle. Poi con mio padre avevano deciso di costruire un albergo, in realtà una pensione . Un successo, ma che fatica! Lavoravano tutto il giorno e gran parte della notte. Io mi dicevo: fare questa vita, mai!". "La mia prima ribellione fu quando quattordicenne andai a Parigi a studiare alla Sorbona, una scelta molto in controcorrente con la mentalità siciliana di allora , ma nella capitale francese viveva mio fratello, un genio, a soli 27 anni dirigeva ben tre alberghi della catena Forte: il Plaza Athenéé, il George, e Trémoille. Anche qui stessa storia, lavoro, lavoro e solo lavoro.. Non che io non volessi lavorare ma non nel settore della ristorazione o altro. Arrivò il 68 , meglio cambiare aria e andai a Londra , galeotta perché incontrai

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Viticoltori dal 1856 la famiglia Germano non poteva essere collocata per destino ma anche per intelligenti acquisizioni, che a Serralunga d’Alba, nel cuore delle Langhe; la dove i vini danno il meglio di sè in struttura, eleganza, lunghezza, sentori e tannicità. Tutti diversi, dalla spiccata personalità ma soprattutto espressione delle differenti sfaccettature e composizione del suolo di cui ne sono espressione 10 ettari tutti vitati a Dolcetto, Nebbiolo e Barbera d’Alba con un saldo di Chardonnay e Pinot Nero. Tre vigne mozzafiato: Cerretta, Lazzaritto e Prapò collocate a circa 350 ml, esposte a Sud-Sud-Ovest su suolo calcareo (la più alta concentrazione delle Langhe), inondate dal sole per l’intero arco della giornata. Ordinate, pulite, mi vengono incontro i filari le cui uve sanissime sono state vendemmiate in anticipo per via dell’eccezionale caldo dell’estate 2017. Mi hanno incantato i colori e le forme di queste colline non per altro patrimonio UNESCO, mi ha deliziato il palato il cibo locale senza tartufo (troppo caro e ancora non maturo), mi ha avvolto la bocca lasciandola pulita - come dicono i sommelier - tutto quello che ho bevuto (ma quando la farò mai la dieta?). Insomma fino ad ora il viaggio studio più affascinante del II

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Un vino è sano solo se è "naturale"? Può un "vino naturale" essere buono quanto un vino cosiddetto "convenzionale"? Naturale, biologico, vegano, biodinamico: dopo anni di battaglie ogni categoria ha una sua precisa definizione, anche se la sua applicazione a differenti realtà vitivinicole produce risultati diversi a seconda della dinamica uomo-terra-cantina. Lo sanno bene Angiolino Maule, padre dei "vini naturali", e sua moglie Rosamaria dell'Azienda Agricola "La Biancara" a Sorio di Gambellara, nel vicentino. Angiolino, carismatico fondatore dell'Associazione VINNATUR, schivo seguace del geniale integralista steineriano Josko Gravner, afferma da sempre un unico principio: "zero chimica in vigna - zero chimica in cantina". Negli anni '90 l'azienda è portabandiera dei "vini etici" - come venivano chiamati agli esordi i vini naturali. Dal 2000 al 2007 segue le pratiche dell'agricoltura biodinamica ammorbidendo negli anni successivi alcuni estremismi della biodinamica nella gestione della vigna e nella produzione del vino. Un percorso aperto, quindi, confermato dalle parole del figlio Alessandro incontrato a "La Biancara". "I dettami di Steiner e le filosofie naturali - dice - non sono precetti dogmatici o religiosi, ma orientamenti che impongono una direzione precisa di naturalità in vigna attraverso il rifiuto della chimica, la tendenza ad eliminare l'uso di mezzi meccanici e

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Certo di spalle nella fotografia, non si capisce che quei due erano la sottoscritta e Marcello Rosa. Siamo proprio noi a New York! lo sfondo non smentisce almeno il luogo: ma che ci faceva nel lontanissimo 1972 quell’ancora liceale, Emanuela Medi, l’appassionato e già noto Marcello Rosa, Virgilio Crocco, Eugenio Malgeri, giornalisti de “Il Messaggero” e pochissimi altri: un gruppetto partito da Roma in gita per la Grande Mela, chi per suonare (Marcello Rosa), chi per amore del Jazz (Virgilio e Eugenio) chi come me, per fare la turista. Poi, questa foto è ricomparsa tra le mani di Marcello rincontrandoci a Villa Celimontana a Roma… dopo 45 anni. La vita è fatta di momenti, incontri: come il nostro

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Parlare con Renzo Cotarella attuale amministratore delegato della Marchesi Antinori, significa non solo ripercorrere la storia di un grande vino, il Cervaro, ma anche quella di una grande azienda e di un progetto che ha saputo interpretare e valorizzare, al meglio, il territorio in cui si è sviluppato. Simpatico, incisivo con una parlata senza fronzoli, Cotarella mi ha ripetuto più volte ”Questa è la vera storia del Cervaro”. "Mi sono innamorato del luogo: un innamoramento disincantato, da fanciullo: era la primavera del 1979 avevo 26 anni, ero temerario, incosciente - come lo si è a quell’età - ma sentivo questa terra, l’Umbria dai grandi vini bianchi come lo è la Toscana dai grandi vini rossi. 170 ettari, mamma mia! Tanti, da valorizzare, per ottenere vini bianchi dotati di maggiore personalità rispetto a quelli che si producevano allora, nel’area dell’Orvietano classico, dove è situato Castello della Sala. Cambiare, valorizzare mantenendo l’identità di un territorio ricchissimo di calcare, di sedimenti vulcanici che avrebbero potuto regalare vini bianchi profondi e molto minerali. Quando venni nel '79 in questa azienda si produceva solo Orvieto, Grechetto e Trebbiano: tre varietà autoctone che ci davano una grande preoccupazione: la maderizzazione ovvero il rapido cambiamento di colore verso

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Alberto Carretti e sua moglie ClaudiaCome è arrivato a Copenaghen?" In realtà ci è arrivato il mio rappresentante che ha saputo interpretare i gusti e le tendenze dei Paesi nordici, Svezia, Danimarca, Olanda, Norvegia. Nazioni a forte carattere ecologico dove la gente ama  la natura e il benessere salutistico e quindi prediligono quei prodotti, come i miei vini, che hanno le caratteristiche di essere vini naturali , territoriali e di annata quindi non convenzionali. Ogni anno possono essere diversi perché rispecchiano le caratteristiche climatiche di quell’anno. Non hanno solfiti ne lieviti selezionati e rispecchiano fortemente il territorio, diversamente da quanto accade per molti vini molto lavorati dall’enologo tanto da renderli perfetti sul piano gustativo ma molto convenzionali e per nulla  territoriali." Lei come ha iniziato?"Nasco tecnico caseario specializzato in microbiologia casearia ma con l’animo da viticoltore. Capisco subito che il futuro dei miei vini è il territorio e mi metto a cercare quello di cui avevo sempre sentito parlare in giro per la vallata: la presenza di vitigni autoctoni tanti, ora scomparsi. Chiedo a quei pochi pochissimi vignaioli della vallata i quali mi confermano la presenza di almeno 20 vitigni. Io personalmente ho scoperto, meglio ritrovato la termarina rosa, vitigno autoctono antico, un

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San Luigi X  località Fonte ai Pippi , Scansano«Sono il testimone di una terra che al mondo ha molto da dare a cominciare dai grandi vini che è capace di regalare a chi la sa comprendere». Così si racconta Antimo Verrone, napoletano verace che in Toscana ha messo radici solidissime. Antimo viene dalla sartoria napoletana e dal mondo dell’alta moda italiana. La storia ha inizio con la sua conversione al messaggio potente del paesaggio collinare della Maremma che ha dato il Morellino di Scansano e il Bianco di Pitigliano. La terra che Antimo ama sono 30 ettari in località Fonte ai Pippi, sulle colline della Maremma che affacciano sul mare dell’arcipelago toscano. Terra di arenarie e scheletri sassosi, di campagne ricche ma un po’ dimenticate, nonostante il patrimonio secolare di vicende agricole e di mestieri. Antimo vuole recuperare la realtà di un tempo. E con il suo compagno, il regista Marco Filiberti, visionario, profondo e colto,  nel 2006 acquistano la tenuta San Luigi X. Marco è l’autore della riscoperta teatrale e cinematografica delle opere di Lord Byron, il poeta e drammaturgo britannico che tanto amava la bellezza e le rovine del nostro paese, custodi di un passato così glorioso.  Nel

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Casa Berucci-Massimi: La quarta generazione e l’arte agricola di Catone e Virgilio  Non è sicuramente l’unica famiglia nel vastissimo panorama vinicolo italiano, a vantare antiche origini ma certamente tra le poche, pochissime ad avere una discendenza che risale a Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore quindi depositaria dell’arte agricola di Catone e Virgilio. Le aziende si raccontano anche e soprattutto in una generazione che continua a produrre magnifiche bottiglie di cesanese. Ma iniziamo dalla storica Casa Massimi collocata nel rione Santa Lucia a Piglio, borgo medioevale importante polo turistico del Frusinate. Tra le mura bruciate più volte dalla guerra, appare una bellissima monofora di pietra, fa mostra di se l’antico montano (frantoio), i granai, l’orto, ”le carte di Francia” con la storia di Telemaco, la ricca collezione di testi e libri antichi: un vero e proprio archivio per le storie di tutti i giorni , la grande sala da pranzo  oltre alle famose stanze con parati del Settecento. Non c’è muro che non sia tappezzato di fotografie e ricordi, non c’è angolo in cui una sedia, un tavolo, una lampada non testimoniano i momenti, i gesti, le abitudini  delle tante persone che nei secoli hanno abitato e amato questo palazzo. Il bellissimo

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