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Rubrica di Emanuela Medi

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    Ci sono stelle del cinema che diventano icone. Altre riescono addirittura a diventare un’Idea È il caso di Ave Ninchi (attrice marchigiana di nascita, triestina d’adozione e cittadina illustre della romana Cinecittà del periodo aureo) idea e ideale del nuovo gioco letterario di Ignazio Gori “Peccati di gola. Insolito tributo ad Ave Ninchi” uscito per i tipi della Ponte Sisto edizioni nel ventennale della morte dell’attrice, avvenuta il 10 novembre 1997. “Insolito” anche perché non siamo di fronte a una semplice biografia: si tratta di un testo impossibile da confinare in un genere preciso, formato da frammenti della vita quotidiana e dei sogni di un’aspirante attrice oversize (per la quale Ave è un’ispirazione nonché un modello insieme etico ed estetico) che vanno mescolandosi senza soluzione di continuità alla voce dell’autore. Ne risulta un affascinante collage di immagini mentali dove il vero, il verosimile e l’invenzione si scambiano i ruoli senza posa. D’altronde non avviene esattamente la stessa cosa quando si rievocano le storie dei miti del passato, recente o lontano che sia? A corredo del testo ci sono foto dell’attrice marchigiana, molte delle quali inedite, fornite dalla famiglia, e in particolar modo da Marina Ninchi (unica figlia di Ave), la quale ha voluto ricordare

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      Tra le prime riflessioni del Imperatore Romano Adriano (117-138 D.C) immaginato/ricostruito da Marguerite Yourcenar (scrittrice francese prima donna eletta alla Academie Francaise), trova spazio anche un argomento apparentemente triviale, quello del cibo, che va ad inserirsi organicamente nella lunga meditazione spirituale e filosofica dell’imperatore Due sono le polarità entro le quali l’imperatore fa scorrere il filo delle proprie riflessioni: “l’ostentazione di ascetismo”, praticata dalle scuole filosofiche la cui indicazione era l’astensione dalla carne , e quella “dell’eccesso sregolato” dei Romani, frequentatori di sfarzosi banchetti in cui la vorticosa successione di vivande non è che un pretesto per ostentare ricchezza e una artificiosa elaborazione che si vorrebbe – ma che non è – raffinatezza. Adriano prende le distanze da entrambi gli atteggiamenti con augusta ironia: come non ridere del cuoco Apicio (un vero “chef stellato” dell’antichità), che “va fiero della successione di portate, di quella serie di vivande piccanti o dolci, grevi o delicate che compongono l’armonia disposizione dei banchetti” senza rendersi conto che tali cibi “serviti così giornalmente alla rinfusa in mezzo a una profusione banale […] formano nel palato e nello stomaco di chi mangia una confusione detestabile”. L’imperatore, come spesso avviene, preferisce piuttosto fare “alla greca” perché “quel vino che

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    Partì bambina insieme al padre per starci pochi mesi. C’è rimasta fino ad oggi. La storia di Bruna Bianchi che a San Paolo del Brasile nel 1967 conobbe Giuseppe Ungaretti, è strettamente legata al vino. E attraverso il vino si è dipanata fino ad oggi. Raccontarla, partecipi con mio marito Marco della festa per la pubblicazione del libro "Lettere a Bruna”, non poteva che emozionarmi e soprattutto non poteva non essere raccontata! La famiglia è originaria delle Langhe e il padre della ragazza venne inviato dalle Cantine Bosca di Canelli, nel Monferrato, a espandere la produzione e la vendita del famoso vino metodo champenois italiano. E’ il tempo dell’epopea di coraggiosi italiani che portano il vino tricolore in tutto il mondo. Bruna, all’epoca impiegata ventiseienne, al termine di un incontro di Ungaretti con il pubblico (Ungaretti era stato professore nell’Università della metropoli brasiliana dal 1937 al ’42), gli porge un fascicoletto di sue poesie. Il poeta è famoso in tutto il mondo, è vedovo ed ha settantotto anni. Dal loro incontro nasce un amore folle, durato circa due anni, i cui protagonisti staranno insieme in Italia e in Brasile soltanto per pochi mesi. Per il resto del tempo, lontani, si scambieranno una

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    Giornalista, gira il mondo occupandosi di viaggi di cui ne parla in numerose testate come i Viaggi di Repubblica, Marco Polo, Viaggi di Gusto, ma prima di tutto viene il nostro Paese per il quale ha scritto moltissimo. Passione vera, curiosità, amore per i tanti tesori di un’ Italia ancora poco conosciuta, Isa Grassano si è caricata di questo forse ingrato compito di testimoniare un "Ci sono anche io: venite..” “Si ci sono anche io - dice la giornalista - e vi porto alla scoperta di quello che avete accanto e che forse non vedete. Ci sono tanti modi per viaggiare, personalmente sono contraria ai Google map, alle guide digitali, al navigatore che semplificano tutto portandovi direttamente sul posto che volete visitare. Io non ho senso dell’orientamento , amo perdermi, girare, chiedere, fermarmi a parlare con la gente : solo così si respira l’aria del luogo, si percepiscono gli umori, si conoscono piccole curiosità, storie inedite raccontate nei bar del paese ..E la memoria dove la mettiamo? Chiedo. Personalmente ho pochissima memoria ma per me è un fatto positivo perché ricordo solo le cose che mi hanno emozionato, il viaggio deve essere un’emozione e il ricordo emozionale è quello che mi

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    Il vino è dannoso per la salute? Da questa convinzione, purtroppo ancora non superata, è nata la convinzione di scrivere un saggio che sfatasse i tanti falsi miti sul vino. Non esiste altro prodotto della natura che - come il vino - sia presente sin dall’antichità nella nostra vita quotidiana. Da secoli a questa bevanda è associato il piacere della tavola, della convivialità, dell’amicizia. Non solo, il vino è diventato volano per la nostra economia in termini di nuovi posti di lavoro, di export. E’ ricerca, innovazione, sostenibilità. Il vino crea cultura se ben inserito in un progetto di valorizzazione ambientale e sociale perché ad esso sono legate tradizioni, imprenditorialità, storia, turismo, enogastronomia, ma sempre di qualità. Anche se innumerevoli sono i danni legati all’eccesso di alcool sia in termini di malattie che di anni di vita persi, per fortuna la ricerca si è “impossessata” del vino, il cui consumo moderato non produce rischi importanti, anzi è protettivo per molte patologie cronico-degenerative. VIVERE Frizzante vuole essere una risposta ragionata e documentata a quanti sostengono il contrario, e poichè il vino entra nel quotidiano "Vivere Frizzante” è allegria, cinema, letteratura, eros, curiosità, sacralità. Il vino, una presenza ingombrante ma anche discreta. A noi gestirla!

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    “Tutte le società, tutte le feste cominciano e finiscono in pappate, e prima che s'accomodin le teste voglion esser le pance accomodate”. Filippo Pananti Con questi versi di Pananti, Pellegrino Artusi apre il suo intramontabile libro di ricette “La scienza in cucina – l’arte di mangiar bene”. Le parole di Pellegrino Artusi nell’introduzione al suo celebre libro suonano come profezia veritiera e puntuale quando richiama i suoi denigratori e gli editori che avevano disdegnato la sua pubblicazione, a riflettere sul fatto che “con le tendenze del secolo al materialismo e ai godimenti della vita, verrà giorno, e non è lontano, che saranno maggiormente ricercati e letti gli scritti di questa specie; cioè di quelli che recano diletto alla mente e danno pascolo al corpo, a preferenza delle opere, molto più utili all'umanità, dei grandi scienziati. Cieco chi non lo vede!”. La sua attenzione, tutta concentrata sulla gastronomia, non abbracciò tuttavia anche l’arte dell’abbinamento del cibo al vino: i tempi non erano ancora maturi. Lo racconta bene Alberto Capatti, storico della cucina e membro del comitato scientifico di Casa Artusi, che indica una direzione per scoprire quale rapporto abbia avuto l’illustre personaggio con il vino e le bevande alcoliche. Si tratta dell’uso del vino

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    Incontro Carmela Pierri in un ristorante. Il nostro dialogo è tutto incentrato sulla gastronomia. Il sapore di questo o quel piatto, la sensazione che prevale in uno o nell’altro, la consistenza di alcuni e la temperatura di servizio di altri. Tempo dopo la ritrovo nello stesso ristorante e mi regala questo suo libro, arricchito da una meravigliosa dedica. Tuttavia ancora non so. Il libro si intitola “Mangia con gli occhi” (Ed. Aracne), ma non è la solita esercitazione stilistica per fashion gourmet. Il libro racconta la sofferenza di un’anima che si ritrova improvvisamente cieca ed isolata perché due importanti canali di comunicazione con il mondo si sono chiusi. La protagonista si ritrova a vivere un dramma silenzioso ed invadente: la scomparsa improvvisa delle percezioni olfattive, gustative e tattili. Il furto del piacere, lo definisce lei brillantemente: ageusia e anosmia. Una disabilità minore, sottolinea Carmela, ma non per questo meno destabilizzante. Non è facile immaginare come questo “furto” possa modificare le nostre relazioni sociali che quasi sempre ruotano intorno alle cene, alle degustazioni, alla condivisione di sapori e profumi. L’autrice ha messo una delicatezza infinita nel raccontare la sua privazione e l’immensa forza nel dirci come ha dovuto attraversarla e conviverci.

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    A Bitonto (Bari) martedì 9 dicembre la presentazione di  Radici Wines, di Radici Restaurants e di Radici Pizzerias 2016: 109 i ristoranti, 91 le pizzerie e 72 i vini premiati recensitiEcco le Guide di Radici 2016, il vademecum dell'enogastronomia del SudParte la nuova stagione di Radici del Sud, l’evento che celebra e premia gli straordinari vini del sud Italia con nuovi progetti. Ad arricchire la serata le prelibatezze culinarie presentate dai grandi chef  e pizzaioli pugliesi abbinate alle migliori eccellenze enologicheCentonove i ristoranti, 91 le pizzerie e 72 i vini premiati recensiti. Sono questi i numeri protagonisti nelle tre guide 2016 di Radici, gli strumenti ideali per orientarsi tra i tanti ed eccellenti ristoranti e pizzerie della Puglia insieme alle sue eccellenze enologiche: Radici Wines, Radici Restaurants e Radici Pizzerias.Le guide saranno presentate mercoledì 9 dicembre alle ore 18.00 a Bitonto (Bari) presso il Convivium Sancti Nicolai in Piazza Cattedrale.Radici Wines, giunta alla sua VII edizione, offre il panorama dettagliato dell’affermata realtà del vino da vitigno autoctono del sud Italia attraverso foto e brevi racconti dei 72 vini vincitori di Radici del Sud 2015, il Salone del Vino Meridionale che negli anni ha saputo conquistare ammirazione e popolarità nel nostro paese

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