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Rubrica di Emanuela Medi

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    Quando è uscita la notizia questa ha fatto molto scalpore: solo recentemente alla pubblicazione dello studio su International Journal of Epidemiology  è stato possibile chiarire tutti gli elementi dello studio Molisani effettuato dai ricercatori dell’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico IRCCS Neuromed di Pozzilli in Molise,  su una popolazione di 18mila persone adulte reclutate nello studio Già da diversi anni  l’aumento dell’obesità e delle malattie metaboliche in tutti i paesi industrializzati era stato correlato all’abbandono della dieta mediterranea le cui evidenze scientifiche avevano indicato una accertata e sensibile riduzione del rischio di malattie cardiovascolari. Per la verità la crisi economica che ha investito tutti i paesi industrializzati ha portato anche a che  un largo numero di persone vulnerabili siano tate private di cibo sufficiente in qualità e quantità. Il modello mediterraneo apparentemente semplice perché costituito da alimenti prodotti nei paesi del Mediterraneo, ha messo in evidenza la difficoltà di poterlo seguire  per il costo complessivo di tutti i suoi componenti (pasta, carne, pesce, frutta e verdura): come dire il modello mediterraneo è fortemente condizionato dal livello socioeconomico delle persone. L’ultimo studio, come i precedenti, condotti dal Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione, diretto da Giovanni de Gaetano aggiunge un tassello in

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    Manca poco all’appuntamento più goloso dell’anno. Si profila un periodo di generosi pranzi , di aperitivi e brindisi con gli amici, di “cedimenti”. Parliamo allora della più facile e democratica alleata: l’acqua! L’azione detossinante dell’acqua aiuta a ripristinare il benessere del corpo: sono sufficienti “8 bicchieri” lungo il corso della giornata - come consigliano gli esperti - per beneficiare degli effetti positivi che l’assunzione giornaliera di un’adeguata quantità di acqua possono apportare al nostro fisico. Inoltre, il potere detossificante di questo elemento è in generale un prezioso strumento di prevenzione, poiché contribuisce all’eliminazione del carico tossico che si accumula in questo periodo che precede le festività. Tra i cosiddetti organi “emuntori”, che hanno il compito di eliminare gli elementi di scarto prodotti dal nostro organismo nel corso dei processi metabolici, sono in particolare due quelli maggiormente soggetti ad affaticamento e quindi più bisognosi di essere “depurati” da un adeguato apporto di liquidi: il fegato e i reni. Il primo, è l’organo che subisce più degli altri le conseguenze dei nostri eccessi alimentari. Infatti, quando il carico di tossine da smaltire aumenta di volume, il fegato si satura e rallenta la sua capacità di eliminarle. Anche i reni, svolgono un’importantissima funzione di smaltimento degli

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    In genere vi è un effetto lineare tra l’apporto di alcool e valori pressori sia che si tratti di un soggetto normoteso che iperteso, ma è anche dimostrato che questa associazione è reversibile Lo comprova uno studio effettuato su ottantamila persone tra uomini e donne, dove l’assunzione di tre drinks al giorno, rispetto i non bevitori, aveva comportato un aumento di pressione arteriosa sia sistolica che diastolica. Questa correlazione è stata peraltro evidenziata sia in bevitori serali che in bevitori compulsivi; in questi ultimi l’assunzione di alcool mattutino potrebbe spiegare l’aumentato rischio di ictus mattutino che si verifica nelle prime ore della giornata. Stesse conclusioni se l’assunzione è di tipo lieve ma con una diversificazione uomo-donna. Il Physician’s Health Study e il Women’s Health Study (rispettivamente 13.455 uomini e 28.848 donne, senza malattia) evidenziano come negli uomini e nelle donne vi sia un aumentato rischio di ipertensione che si riduce - dato significativo - per le donne bevitrici, rispetto le astemie. Quindi, globalmente, solo una assunzione molto moderata può esercitare un effetto protettivo sui valori pressori e poiché il consumo moderato si associa a una riduzione del rischio cardiovascolare anche negli ipertesi, gli esperti suggeriscono una assunzione meno di 30 grammi per giorno

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    Ha intuito per prima le potenzialità della vinoterapia nel mercato dell’anti-aging e oggi, a 23 anni dalla sua nascita, Caudalie raggiunge traguardi ambiziosi e registra dati sempre più crescenti. Dietro c’è una storia di persone, terra e beauté. Chateau Smith Haut Lafitte, vendemmia 1993. Mathilde e Bertrand Thomas, poco più che ventenni, tra le vigne del castello di famiglia, là dove si producono alcuni dei più grandi vini del bordelais, scoprono dall’incontro con il Prof.Vercauteren - illustre ricercatore della Facoltà di Farmacognosia di Montpellier - che gli scarti della vendemmia, semi, graspi etralci di vite contengono utili alleati nella lotta contro i radicali liberi. Una scoperta che non lascia indifferenti Mathilde e Bertrand che, con grande determinazione, al fianco del celebre ricercatore, cominciano studi e ricerche per la realizzazione di prodotti di beauté in grado di sfruttare le eccezionali qualità della vite, non a caso una delle piante naturalmente più forti e longeve. La sfida è riuscire ad estrarre e ad utilizzare i preziosi attivi e a mantenere la stessa efficacia che dimostrano in natura anche all’interno di formulazioni cosmetiche. L’obiettivo viene centrato nel 1995. Un primo brevetto - oggi sono ben quattro - per l’estrazione e la stabilizzazione dei principi attivi estratti

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    Il consumo di vino era proibito agli atleti che partecipavano alle Olimpiadi nell’Antica Grecia, una regola che dura da secoli ma, non per tutte le discipline sportive, secondo la disposizione contenuta nel regolamento internazionale antidoping del CIO. Senza entrare nel delicato e complesso meccanismo del metabolismo dell’alcol sulle prestazioni sportive e senza voler peccare di grossolana superficialità: perché gli atleti potrebbero essere tentati di consumare pur modeste quantità di bevande alcoliche per migliorare la prestazione sportiva? Una possibile spiegazione nasce dalla constatazione che gli effetti della somministrazione di bevande alcoliche inducono una riduzione della tensione nervosa e una sensazione di rilassamento. Questi effetti sul Sistema Nervoso Centrale possono risultare utili in alcune discipline come il tiro a segno, a volo, con l’arco, dove è molto alta la capacità di autocontrollo e devono essere limitati al massimo i movimenti involontari passivi del corpo, anche se impercettibili. Alcol si,ma solo se assunto in dosi molto modeste e sotto forma di soluzioni acquose diluite come vino e birra a bassa gradazione alcolica. D’altro canto, l’eccitazione successiva alla ingestione di etanolo, possono ridurre la velocità della risposta motoria, per cui è ragionevole sconsigliare l’uso di bevande alcoliche a tutti coloro che praticano sport di destrezza e attività

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    E’ vero non si dovrebbe fumare, ma per le accanite una buona notizia! E’ stato dimostrato che l’alimentazione ha un ruolo insostituibile nel ridurre lo stress ossidativo di molte malattie croniche, ovvero riduce i danni a livello cellulare di molti organi come il cuore, cervello, pancreas. Alcuni alimenti sono in grado di promuovere la naturale risposta antiossidante del nostro organismo, tra questi vino, cioccolata, frutta, verdura, frutta a guscio. Una conferma viene dallo studio E3N/ EPIC che ha coinvolto 74.508 donne francesi, nate tra il 1925 e il 1950, le cui abitudini alimentari e stili di vita erano stati seguiti per circa 16 anni con questionari triennali. Si è studiata la possibile correlazione tra la potenziale efficacia della dieta antiossidante e lo sviluppo di malattie croniche o mortalità. Nella analisi finale è emersa la lineare riduzione della mortalità totale parallela all’aumento del consumo di vitamine C ed E ovvero di betacarotene e polifenoli. Il rischio minore di malattie croniche e di morte è emerso, come atteso, tra le donne non fumatrici con alto consumo di the, cioccolato, vino, frutta, verdura e frutta a guscio. Il gruppo di fumatrici con scarso consumo di prodotti antiossidanti è risultato il più a rischio: + 130 di

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