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Rubrica di Emanuela Medi

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Il consumo di vino era proibito agli atleti che partecipavano alle Olimpiadi nell’Antica Grecia, una regola che dura da secoli ma, non per tutte le discipline sportive, secondo la disposizione contenuta nel regolamento internazionale antidoping del CIO. Senza entrare nel delicato e complesso meccanismo del metabolismo dell’alcol sulle prestazioni sportive e senza voler peccare di grossolana superficialità: perché gli atleti potrebbero essere tentati di consumare pur modeste quantità di bevande alcoliche per migliorare la prestazione sportiva? Una possibile spiegazione nasce dalla constatazione che gli effetti della somministrazione di bevande alcoliche inducono una riduzione della tensione nervosa e una sensazione di rilassamento. Questi effetti sul Sistema Nervoso Centrale possono risultare utili in alcune discipline come il tiro a segno, a volo, con l’arco, dove è molto alta la capacità di autocontrollo e devono essere limitati al massimo i movimenti involontari passivi del corpo, anche se impercettibili. Alcol si,ma solo se assunto in dosi molto modeste e sotto forma di soluzioni acquose diluite come vino e birra a bassa gradazione alcolica. D’altro canto, l’eccitazione successiva alla ingestione di etanolo, possono ridurre la velocità della risposta motoria, per cui è ragionevole sconsigliare l’uso di bevande alcoliche a tutti coloro che praticano sport di destrezza e attività

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Qualche bicchiere di troppo, succede complici le serate in compagnia di amici e il caldo che invita a bere. Sete, tanta sete la mattina dopo E’ questo l’effetto più visibile e immediato della disidratazione che avviene quando si è bevuto molto. L’alcool infatti è un potente diuretico che porta a urinare più del normale con conseguente perdita di molti nutrienti essenziali come vitamine e sali minerali. La disidratazione causata dall’alcool può anche aumentare l’acidità nello stomaco e nell’intestino, causare bruciori alla gola e alla bocca dello stomaco. Attenzione ai diabetici in quanto molto alcool può portare a produrre troppa insulina con conseguente calo di zuccheri nel sangue. Bere alcool ma non di giorno - raccomandano gli esperti - meglio la sera facendo attenzione a mantenere il corpo sempre idratato con assunzioni frequenti di acqua che può aiutare a minimizzare l’effetto di alcool nel corpo. Cosa bere allora? Meglio la birra a bassa gradazione alcolica, tipo le messicane. Dissetano di più rispetto le scure o al doppio malto. Lo stesso discorso vale per il vino: meglio evitare quello ad alta gradazione. Più elegante lo champagne che da un tocco di maggior effetto all’atmosfera. Se siete un poco a corti di soldi il prosecco è perfetto.

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Lo studio pubblicato su British Journal Nutrition. Ma chi sono questi flavonoidi tanto importanti da essere associati a una riduzione del rischio di mortalità cardiovascolare e per i tumori? Lo spiega bene uno studio il Nurse’s Health Study II, che ha monitorato con cadenza biennale 93.145 infermiere, di età compresa tra i 25 e 42 anni. Ma andiamo per ordine: protagonisti i flavonoidi, polifenoli vegetali contenuti in frutta, verdura e bevande di derivazione vegetale come il tè e il caffè, che hanno molte importanti funzioni. Infatti una alimentazione ricca di flavonoidi stabilizza una molecola, l’ossido nitrico, che funge da vasodilatatore naturale, riduce la dannosissima aggregazione piastrinica oltre che inattivare quel processo chiamato carcinogenesi ovvero morte cellulare. Bene molti studi hanno dimostrato che il consumo regolare di alimenti ricchi di flavonoidi è associato a una riduzione della mortalità per tumori, malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 o per tutte le cause. La conferma nel già citato studio Nurse’s Health Study II che valutando l’associazione tra la frequenza di consumo dei citati alimenti, ha dimostrato, nei 18 anni di monitoraggio quanto segue: Rispetto alle non consumatrici di tè e vino rosso, le infermiere che sceglievano queste bevande per più di una volta la settimana,

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I dati della Piramide di Curare Salute, analizzati dal Censis Stanchi di profili sulle abitudini alimentari degli Italiani? Probabilmente si, ma batti che ti ribatti alla fine qualcosa è stata cambiata dai consumatori in fatto di corretta alimentazione. I dati elaborati dal Censis su circa 27mila risposte al test della Piramide di “Curare la Salute”, giornale online a cura del Prof Michele Carruba, Direttore Centro Studi sull’obesità dell’università degli Studi di Milano, indica 5 profili: Le quarantenni sempre a dieta (proteica) 31,6%. Lavoratrici, in carriera, con buona attività fisica. Amano cibo e gli alcolici, fanno uso di proteine, ma sono carenti soprattutto di cereali. Le salutiste, 25%. Donne di educazione medio-elevata, spesso in perimenopausa. Sono molto attente alla protezione della salute, mangiano di tutto, si concedono qualche dolce ma sono carenti di verdure anche se ritengono di assumerne molta. Le sobrie 13,8%. Sono in buona parte laureate e hanno una concezione molto elitaria della salute. Poca carne, latte, uova e derivati. Molta frutta e verdura ma non nelle giuste quantità. E arriviamo agli uomini con due profilli: I maschi onnivori, 14%. Dai 30 anni in su, sono caratterizzati da attività salutistiche. Si concedono molte gratificazioni alimentari come porzioni abbondanti di pasta, pane e carni di tutti

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