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Rubrica di Emanuela Medi

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A cosa pensiamo alla vista di un piatto di pasta al pomodoro? Perchè davanti a una tazza di cioccolata ci sentiamo coccolati? Più che il gusto è la vista, meglio il colore di un cibo, il primo elemento che ci colpisce e che ha una forte influenza nella percezione del gusto. Nella tradizione cinese con i colori si classificano anche i sapori: rosso per l’amaro, giallo per il dolce, bianco per il piccante, nero per il salato, verde per l’acido. Nel Medioevo l’aggiunta di additivi colorati è fatta per esaltare il sapore di un cibo, necessità ribadita, nell’Ottocento, da Alessandro Dumas nel “Grande Dizionario di cucina”. Nella nostra tradizione culinaria molti alimenti rivelano anche un valore simbolico nel legame tra colore e cibo: BIANCO: indica luce e purezza. I cibi bianchi comunicano solennità, come nelle torte nuziali, ma anche la semplicità dei bambini che mangiano il latte con il riso. ROSSO: caldo ed eccitante, i cibi di questo colore sono considerati apportatori di energia, come carni, vini, fragole o pomodori maturi. Presente nelle divise degli addetti alla ristorazione, sembra che il colore rosso attiri l’attenzione del consumatore. VERDE: colore della natura e della vegetazione è anche il simbolo della rinascita, della forza e della speranza.

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Il Castello della Sala ha una storia molto tormentata e antica, costruito nel 1530 per volontà di Angelo Monaldeschi della Vipera, potente famiglia dell’Orvietano, giunta in Italia nel IX sec a seguito delle truppe di Carlomagno. Certo I Monaldeschi non furono una famiglia pacifica: si divisero in quattro clan sempre in lotta tra loro. Come in tutte le grandi, piccole famiglie c’è sempre qualcuno che vuole fare il “capo”: nella famiglia Monaldeschi fu Gentile Monaldeschi della Sala che non fu ne gentile ne signore. Visse al Castello per 10 anni, in perenne lite con il Papato, sufficientemente crudele e litigioso con i vicini: il Papa Paolo II per toglierselo di mezzo lo nominò comandante delle sue truppe in Romagna. Fortuna o disgrazia volle che Gentile morì in un combattimento e da allora Castello della Sala con tutte le proprietà, passarono allo Stato Pontificio, segnando un periodo di relativa pace. La storia fece il suo corso: con l’Unità d’Italia, furono espropriati i beni della Chiesa e il Castello passò a nuove mani, forse non fortunate perché appena potè lo Stato Italiano lo vendette a privati l’ultimo dei quali fu il Marchese Nicolò Antinori che lo acquistò nel 1940 per tre milioni

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FRANCIACORTA: quando c’è la squadraCi voleva la rivoluzione geologica dell’era Secondaria e Terziaria per formare quel piccolo gioiello di natura che è la Franciacorta di oggi.  I depositi morenici  che si sviluppano lungo l’anfiteatro sebino costituito da colline a cerchio in modo concentrico rispetto il lago d’Iseo,  si sono formati almeno 5 milioni di anni fa, a seguito della discesa dei ghiacciai  dando luogo appunto, alla matrice morenica dei suoli. Una doverosa e speriamo non noiosa spiegazione geologia perché è proprio  questa matrice morenica che caratterizza le numerose rocce che affiorano costituite sia da calcari marnosi di colore dal grigio al bianco, sia delle arenarie grigie e compatte. Lo scioglimento dei ghiacciai ha completato  l’opera con i caratteristici depositi alluvionali per raggiungere l’attuale stratificazione pedologia. Come in tutti i terroir italiani la loro caratterizzazione morfologica , pedologica e climatica conferisce l’imprinting dei vigneti e dei vini di cui sono espressione.Suoli importanti, ricchi di Sali minerali che conferiscono ai vini di Franciacorta grande mineralità, sapidità, corpo e struttura. Note fresche, di frutta,  macchia mediterranea, balsamicità, la famosa crosta di pane più o meno accentuata, la leggera speziatura e tannicità data quest’ultima dalla presenza del Pinot Nero, non fanno che arricchire un

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In un’era in cui la comunicazione impiega  un manciata di secondi per inviare e ricevere un sms, sembra quanto meno singolare parlare dei messaggi in bottiglia: eppure è di pochi giorni fa la notizia che è stata ritrovata sulla spiaggia di Skala Cefelonia, in Grecia una bottiglia contenente un messaggio scritto 23 anni ( il primo maggio del 1990 ) da una turista tedesca che era a bordo di una barca a vela nell’oceano. Grazie al  gioco delle correnti che si ripetono da anni, meglio centinaia di anni, queste bottiglie con il loro prezioso contenuto arrivano  sulle spiagge distanti chilometri e chilometri dai luoghi in cui vengono lasciate impiegando a volte un tempo infinito ! Storicamente il messaggio in bottiglia nasce come strumento scientifico: la prima bottiglia venne lanciata in mare nel 310 a.c. dal filosofo greco Teofrasto che voleva dimostrare che il Mar Mediterraneo non era altro che un bacino dell’oceano atlantico. Il sistema ha funzionato nel tempo tanto che fu utilizzato nel XIX secolo dal capo del Dipartimento di Cartografia e strumentazione della Marina degli Stati Uniti, Matthew Fontaine Maury (gennaio 1806-Febbraio 1873) che usò le bottiglie per studiare le correnti superficiali e tracciarne le oceaniche. E’ con

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A Bitonto (Bari) martedì 9 dicembre la presentazione di  Radici Wines, di Radici Restaurants e di Radici Pizzerias 2016: 109 i ristoranti, 91 le pizzerie e 72 i vini premiati recensitiEcco le Guide di Radici 2016, il vademecum dell'enogastronomia del SudParte la nuova stagione di Radici del Sud, l’evento che celebra e premia gli straordinari vini del sud Italia con nuovi progetti. Ad arricchire la serata le prelibatezze culinarie presentate dai grandi chef  e pizzaioli pugliesi abbinate alle migliori eccellenze enologicheCentonove i ristoranti, 91 le pizzerie e 72 i vini premiati recensiti. Sono questi i numeri protagonisti nelle tre guide 2016 di Radici, gli strumenti ideali per orientarsi tra i tanti ed eccellenti ristoranti e pizzerie della Puglia insieme alle sue eccellenze enologiche: Radici Wines, Radici Restaurants e Radici Pizzerias.Le guide saranno presentate mercoledì 9 dicembre alle ore 18.00 a Bitonto (Bari) presso il Convivium Sancti Nicolai in Piazza Cattedrale.Radici Wines, giunta alla sua VII edizione, offre il panorama dettagliato dell’affermata realtà del vino da vitigno autoctono del sud Italia attraverso foto e brevi racconti dei 72 vini vincitori di Radici del Sud 2015, il Salone del Vino Meridionale che negli anni ha saputo conquistare ammirazione e popolarità nel nostro paese

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San Luigi X  località Fonte ai Pippi , Scansano«Sono il testimone di una terra che al mondo ha molto da dare a cominciare dai grandi vini che è capace di regalare a chi la sa comprendere». Così si racconta Antimo Verrone, napoletano verace che in Toscana ha messo radici solidissime. Antimo viene dalla sartoria napoletana e dal mondo dell’alta moda italiana. La storia ha inizio con la sua conversione al messaggio potente del paesaggio collinare della Maremma che ha dato il Morellino di Scansano e il Bianco di Pitigliano. La terra che Antimo ama sono 30 ettari in località Fonte ai Pippi, sulle colline della Maremma che affacciano sul mare dell’arcipelago toscano. Terra di arenarie e scheletri sassosi, di campagne ricche ma un po’ dimenticate, nonostante il patrimonio secolare di vicende agricole e di mestieri. Antimo vuole recuperare la realtà di un tempo. E con il suo compagno, il regista Marco Filiberti, visionario, profondo e colto,  nel 2006 acquistano la tenuta San Luigi X. Marco è l’autore della riscoperta teatrale e cinematografica delle opere di Lord Byron, il poeta e drammaturgo britannico che tanto amava la bellezza e le rovine del nostro paese, custodi di un passato così glorioso.  Nel

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Casa Berucci-Massimi: La quarta generazione e l’arte agricola di Catone e Virgilio  Non è sicuramente l’unica famiglia nel vastissimo panorama vinicolo italiano, a vantare antiche origini ma certamente tra le poche, pochissime ad avere una discendenza che risale a Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore quindi depositaria dell’arte agricola di Catone e Virgilio. Le aziende si raccontano anche e soprattutto in una generazione che continua a produrre magnifiche bottiglie di cesanese. Ma iniziamo dalla storica Casa Massimi collocata nel rione Santa Lucia a Piglio, borgo medioevale importante polo turistico del Frusinate. Tra le mura bruciate più volte dalla guerra, appare una bellissima monofora di pietra, fa mostra di se l’antico montano (frantoio), i granai, l’orto, ”le carte di Francia” con la storia di Telemaco, la ricca collezione di testi e libri antichi: un vero e proprio archivio per le storie di tutti i giorni , la grande sala da pranzo  oltre alle famose stanze con parati del Settecento. Non c’è muro che non sia tappezzato di fotografie e ricordi, non c’è angolo in cui una sedia, un tavolo, una lampada non testimoniano i momenti, i gesti, le abitudini  delle tante persone che nei secoli hanno abitato e amato questo palazzo. Il bellissimo

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Ci fa piacere presentare una bella iniziativa culturale della enoteca Lucantoni di Roma : IL VINO A ROMA.L’iniziativa che speriamo si arricchisca di molti  altri momenti vuole essere un contributo alla conoscenza e alla cultura di questo bene prezioso che la natura ci ha regalato. Una iniziativa che vorremo fosse replicata in altre città per conoscere storia, luoghi di incontro, personaggi che hanno valorizzato l’arte del bere e del buon vino

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CARRA DI CASATICOSe fosse una donna non potrebbe essere amata di più, ma forse lo è! La terra argillosa di Casatico. Una terra che racchiude la memoria del luogo, le tradizioni, un vissuto contadino: la linfa dei vitigni Carra di Casatico. Catapultata a Casatico valle incastonata tra i colli di Parma, all’ombra dello struggente e bellissimo maniero di Torrechiara, ho scoperto un posto fermo nel tempo, altezzosamente incurante dell’arroganza dei soldi e del potere, geloso custode del luogo, lontano dal turismo enologico chiassoso. La storia ha inizio nel 1997 quando Fabio Carra- un bel pezzo d’uomo, motociclista e amministratore della locale sala da ballo del liscio- impianta il primo vigneto in un ettaro e mezzo per dare un futuro al figlio 19enne. Amore a prima vista tra i due! Bonfiglio ce la mette tutta: anni di passione, di lavoro discreto, ma attento, “ rispettoso” come dice lui del ciclo vitale di ciascuna pianta. Le viti sono disposte a guiot, ciclicamente viene effettuata la zappatura tra e sotto i filari, e per la concimazione e la difesa antiparassitaria si seguono i criteri della lotta guidata e integrata. Un equilibrio perfetto che ha dato vitigni tipici emiliani: Malvasia, Chardonnay tra i bianchi

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