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Rubrica di Emanuela Medi
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Le Valli del Vino e del Racconto di  Mariagiovanna Basile, sono stati un percorso che si è sviluppato attraverso la descrizione di tre valli (Alto Vicentino, la Strada del Recioto e dei vini di Gambellara, la Strada del vino Lessini-Durello)  ognuna  con le sue caratteristiche territoriali, paesaggistiche e artistiche. Ma soprattutto ci ha condotto alla scoperta di luoghi inediti, non contaminati dal turismo di massa, affascinanti e per questo da scoprire..con rispetto. Immersa nelle suggestive vallate della Lessinia, la zona collinare si sviluppa nelle Valli dell’Agno e del Leogra, a cavallo tra le province di Verona e Vicenza. È attraversata dalla Via Visentina, una delle più antiche strade delle Prealpi Venete, che unisce il Tirolo e il Vicentino e che oggi, pur non essendo considerata una vera e propria meta turistica, regala un itinerario affascinante, percorribile solo a piedi o sul dorso di mulo, lungo il quale si possono ammirare le antiche tracce di un passato importante, forse ancora inedito. La silhouette dei rilievi tradisce la natura del terroir: vulcanica, forte, austera. Una natura profonda e inconfondibile che dà vita a un vino autoctono, il Lessini Durello. La tradizione vitivinicola della zona ha origini molto antiche: le prime testimonianze risalgono alla metà del ‘700, quando alcuni studiosi iniziarono

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L’itinerario si snoda lungo la bassa Valle del Chiampo, ai confini tra il territorio vicentino e quello veronese, dove terminano i Monti Lessini. Le colline scoscese disegnano un paesaggio straordinario, tappezzato da terreni friabili e fertili, formati da basalti e tufi terrosi di origine vulcanica, che regalano alla vite un patrimonio intenso di aromi e sapori. La coltivazione dei vitigni nella zona risale all’epoca di Etruschi e Atesini, divenendo sempre più intensa nel periodo dei Romani. Grazie alla presenza di minerali, qui crescono la Garganega, esclusiva del Veneto occidentale, e il Trebbiano del Soave che danno vita al Gambellara: un vino bianco, strutturato e multiforme. La Strada del Recioto prende il via in pianura, alle porte di Gambellara. Oltre ai vini pregiati, questo luogo conduce ad alcuni fra i più suggestivi edifici-simbolo della storia e della cultura del luogo. È il caso della Mason, monastero dei Cavalieri Templari, in origine mansio romana sull'antica Via Postumia, o del campanile romanico della Chiesa di San Giorgio che conserva importanti opere d’arte rinascimentali. A Gambellara si scorgono antiche corti e residenze nobiliari, come Palazzo Cera, oggi sede del Consorzio di Tutela e della Strada del Vino. Attorno alla Parrocchia di San Pietro sorge la Casa Vinicola Zonin, una delle più importanti aziende vinicole private d’Italia, meritevole di una

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“Emozione” è esattamente quello che ho provato visitando per la prima volta, l’Etna meglio il suo versante Nord. E l’occasione non poteva essere migliore del viaggio studio del 5° BEM organizzato dalla Fondazione Italiana Sommelier per conoscere i produttori che hanno fatto del Nerello Mascalese e del Caricante due giganti della enologia italiana e ora  anche internazionale.

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Ci voleva la rivoluzione geologica dell’era Secondaria e Terziaria per formare quel piccolo gioiello di natura che è la Franciacorta di oggi I depositi morenici  che si sviluppano lungo l’anfiteatro Sebino costituito da colline a cerchio in modo concentrico, rispetto il lago d’Iseo,  si sono formati almeno 5 milioni di anni fa, a seguito della discesa dei ghiacciai  dando luogo appunto, alla matrice morenica dei suoli. Una doverosa e speriamo non noiosa spiegazione geologia perché è proprio questa matrice morenica che caratterizza le numerose rocce  costituite sia da calcari marnosi di colore dal grigio al bianco, che delle arenarie grigie e compatte. Lo scioglimento dei ghiacciai ha completato l’opera con i caratteristici depositi alluvionali per raggiungere l’attuale stratificazione pedologia. Come in tutti i terroir italiani la loro caratterizzazione morfologica, pedologica e climatica conferisce l’imprinting dei vigneti e dei vini di cui sono espressione. Suoli importanti, ricchi di Sali minerali che conferiscono ai vini di Franciacorta grande mineralità, sapidità, corpo e struttura. Note fresche, di frutta, macchia mediterranea, balsamicità, la famosa crosta di pane più o meno accentuata, la leggera speziatura e tannicità data quest’ultima dalla presenza del Pinot Nero, non fanno che arricchire un corredo olfattivo e gustativo per sua natura complesso. Le tre

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Partire da un territorio bellissimo ma che non si conosce, tradurlo in una nuova realtà produttiva importante, valorizzare le caratteristiche ambientali, la biodiversità per creare un fenomeno anche commerciale unico al mondo, attraverso un vino di grande qualità. Diciamolo francamente ci vuole coraggio, intuizione, imprenditorialità e uomini che credono in un progetto. Un progetto su larga scala voluto dalla potente e ricca famiglia italo-americana, Mariani che nel 1978 aveva acquistato l’azienda Castello Banfi per creare appunto “qualità”. La scelta di colui che avrebbe potuto realizzare uve di qualità ricadde sul già famoso enologo Ezio Rivella che decide e sceglie come territorio di elezione, Montalcino. Ma cosa c’è dietro questa storia e perché scatta l’attenzione dei proprietari per una "nuova comunicazione” ce lo spiega Rudy Buratti attuale enologo, uomo di fiducia della famiglia Mariani: "Il territorio di Montalcino - dice - non è solo bellissimo da un punto di vista paesaggistico ma lo è anche per le tante variabili che lo compongono. Mantenere e valorizzare un territorio attraverso le sue differenze significa aumentarne le capacità produttive con uve di alta qualità. Un legame - continua Buratti - tra produzione, territorio e vitigno che si è sviluppato molto bene negli ultimi 30 anni e

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Ci voleva la rivoluzione geologica dell’era Secondaria e Terziaria per formare quel piccolo gioiello di natura che è la Franciacorta di oggi. I depositi morenici che si sviluppano lungo l’anfiteatro sebino costituito da colline a cerchio in modo concentrico rispetto il lago d’Iseo, si sono formati almeno 5 milioni di anni fa, a seguito della discesa dei ghiacciai dando luogo appunto, alla matrice morenica dei suoli. Una doverosa e speriamo non noiosa spiegazione geologia perché è proprio questa matrice morenica che caratterizza le numerose rocce che affiorano costituite sia da calcari marnosi di colore dal grigio al bianco, sia delle arenarie grigie e compatte. Lo scioglimento dei ghiacciai ha completato l’opera con i caratteristici depositi alluvionali per raggiungere l’attuale stratificazione pedologia. Come in tutti i terroir italiani la loro caratterizzazione morfologica, pedologica e climatica conferisce l’imprinting dei vigneti e dei vini di cui sono espressione. Suoli importanti, ricchi di Sali minerali che conferiscono ai vini di Franciacorta grande mineralità, sapidità, corpo e struttura. Note fresche, di frutta, macchia mediterranea, balsamicità, la famosa crosta di pane più o meno accentuata, la leggera speziatura e tannicità data quest’ultima dalla presenza del Pinot Nero, non fanno che arricchire un corredo olfattivo e gustativo per

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La storia del Sassicaia ha un attore principale: Mario Incisa della Rocchetta. Un luogo: la splendida tenuta di San Guido a Bolgheri, nella Maremma Livornese. Una data: 1942. Un vitigno: il cabernet e una passione: il vino.Già un vino che fosse grande, ci prova il Marchese, con il Pinot ma si convince, forte della sua passione per i vini francesi,  che è il Cabernet il vitigno giusto. Se la ridono sotto i baffi gli amici blasonati toscani con il loro Sangiovese e Trebbiano vinificati con doppia fermentazione. Ma dove se lo va a cercare il terreno adatto? A Castiglioncello nella tenuta di Bolgheri, un appezzamento a circa 350 metri di altezza, al riparo dal troppo salmastro, esposto a sud-est con un terreno simile alla zona di Graves nel Bordolese… Una ”minivigna” con mille viti meglio marze di cabernet, fortunosamente recuperate dalla vecchia vigna dei Salviati e innestate su legno bolgherese. L’attecchimento è perfetto. Era il 1942. Potatura bassissima ad alberello basso, produzione molto modesta, vinificazione  certo non da manuale, fermentazione in tini di legno aperti, invecchiato per 5-6 anni in barilotti di rovere, rifinito in bottiglie bordolesi. Insomma un “ vinaccio” dal gusto erbaceo e troppo tannico. “Una maccheronata” si diceva,

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FRANCIACORTA: quando c’è la squadraCi voleva la rivoluzione geologica dell’era Secondaria e Terziaria per formare quel piccolo gioiello di natura che è la Franciacorta di oggi.  I depositi morenici  che si sviluppano lungo l’anfiteatro sebino costituito da colline a cerchio in modo concentrico rispetto il lago d’Iseo,  si sono formati almeno 5 milioni di anni fa, a seguito della discesa dei ghiacciai  dando luogo appunto, alla matrice morenica dei suoli. Una doverosa e speriamo non noiosa spiegazione geologia perché è proprio  questa matrice morenica che caratterizza le numerose rocce che affiorano costituite sia da calcari marnosi di colore dal grigio al bianco, sia delle arenarie grigie e compatte. Lo scioglimento dei ghiacciai ha completato  l’opera con i caratteristici depositi alluvionali per raggiungere l’attuale stratificazione pedologia. Come in tutti i terroir italiani la loro caratterizzazione morfologica , pedologica e climatica conferisce l’imprinting dei vigneti e dei vini di cui sono espressione.Suoli importanti, ricchi di Sali minerali che conferiscono ai vini di Franciacorta grande mineralità, sapidità, corpo e struttura. Note fresche, di frutta,  macchia mediterranea, balsamicità, la famosa crosta di pane più o meno accentuata, la leggera speziatura e tannicità data quest’ultima dalla presenza del Pinot Nero, non fanno che arricchire un

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