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Rubrica di Emanuela Medi

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    Ci voleva la rivoluzione geologica dell’era Secondaria e Terziaria per formare quel piccolo gioiello di natura che è la Franciacorta di oggi I depositi morenici  che si sviluppano lungo l’anfiteatro Sebino costituito da colline a cerchio in modo concentrico, rispetto il lago d’Iseo,  si sono formati almeno 5 milioni di anni fa, a seguito della discesa dei ghiacciai  dando luogo appunto, alla matrice morenica dei suoli. Una doverosa e speriamo non noiosa spiegazione geologia perché è proprio questa matrice morenica che caratterizza le numerose rocce  costituite sia da calcari marnosi di colore dal grigio al bianco, che delle arenarie grigie e compatte. Lo scioglimento dei ghiacciai ha completato l’opera con i caratteristici depositi alluvionali per raggiungere l’attuale stratificazione pedologia. Come in tutti i terroir italiani la loro caratterizzazione morfologica, pedologica e climatica conferisce l’imprinting dei vigneti e dei vini di cui sono espressione. Suoli importanti, ricchi di Sali minerali che conferiscono ai vini di Franciacorta grande mineralità, sapidità, corpo e struttura. Note fresche, di frutta, macchia mediterranea, balsamicità, la famosa crosta di pane più o meno accentuata, la leggera speziatura e tannicità data quest’ultima dalla presenza del Pinot Nero, non fanno che arricchire un corredo olfattivo e gustativo per sua natura complesso. Le tre

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    Partire da un territorio bellissimo ma che non si conosce, tradurlo in una nuova realtà produttiva importante, valorizzare le caratteristiche ambientali, la biodiversità per creare un fenomeno anche commerciale unico al mondo, attraverso un vino di grande qualità. Diciamolo francamente ci vuole coraggio, intuizione, imprenditorialità e uomini che credono in un progetto. Un progetto su larga scala voluto dalla potente e ricca famiglia italo-americana, Mariani che nel 1978 aveva acquistato l’azienda Castello Banfi per creare appunto “qualità”. La scelta di colui che avrebbe potuto realizzare uve di qualità ricadde sul già famoso enologo Ezio Rivella che decide e sceglie come territorio di elezione, Montalcino. Ma cosa c’è dietro questa storia e perché scatta l’attenzione dei proprietari per una "nuova comunicazione” ce lo spiega Rudy Buratti attuale enologo, uomo di fiducia della famiglia Mariani: "Il territorio di Montalcino - dice - non è solo bellissimo da un punto di vista paesaggistico ma lo è anche per le tante variabili che lo compongono. Mantenere e valorizzare un territorio attraverso le sue differenze significa aumentarne le capacità produttive con uve di alta qualità. Un legame - continua Buratti - tra produzione, territorio e vitigno che si è sviluppato molto bene negli ultimi 30 anni e

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    Non poteva essere che un grafico per leggere e interpretare quel rapporto imprescindibile tra altitudine e vigneto. Altitudine: parametro insostituibile su cui si basa la ricchezza dei terreni e la varietà dei vitigni che li ospitano. La produzione in Alto Adige si concentra su una piccola parte della superficie del territorio: al di sotto dei 1.000 metri di altitudine, lungo i fiumi di Adige e Isarco. Il grafico mostra graficamente la distribuzione dei vigneti e quali sono i vitigni più tipici di ciascuna fascia.

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    Ci voleva la rivoluzione geologica dell’era Secondaria e Terziaria per formare quel piccolo gioiello di natura che è la Franciacorta di oggi. I depositi morenici che si sviluppano lungo l’anfiteatro sebino costituito da colline a cerchio in modo concentrico rispetto il lago d’Iseo, si sono formati almeno 5 milioni di anni fa, a seguito della discesa dei ghiacciai dando luogo appunto, alla matrice morenica dei suoli. Una doverosa e speriamo non noiosa spiegazione geologia perché è proprio questa matrice morenica che caratterizza le numerose rocce che affiorano costituite sia da calcari marnosi di colore dal grigio al bianco, sia delle arenarie grigie e compatte. Lo scioglimento dei ghiacciai ha completato l’opera con i caratteristici depositi alluvionali per raggiungere l’attuale stratificazione pedologia. Come in tutti i terroir italiani la loro caratterizzazione morfologica, pedologica e climatica conferisce l’imprinting dei vigneti e dei vini di cui sono espressione. Suoli importanti, ricchi di Sali minerali che conferiscono ai vini di Franciacorta grande mineralità, sapidità, corpo e struttura. Note fresche, di frutta, macchia mediterranea, balsamicità, la famosa crosta di pane più o meno accentuata, la leggera speziatura e tannicità data quest’ultima dalla presenza del Pinot Nero, non fanno che arricchire un corredo olfattivo e gustativo per

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    La storia del Sassicaia ha un attore principale: Mario Incisa della Rocchetta. Un luogo: la splendida tenuta di San Guido a Bolgheri, nella Maremma Livornese. Una data: 1942. Un vitigno: il cabernet e una passione: il vino.Già un vino che fosse grande, ci prova il Marchese, con il Pinot ma si convince, forte della sua passione per i vini francesi,  che è il Cabernet il vitigno giusto. Se la ridono sotto i baffi gli amici blasonati toscani con il loro Sangiovese e Trebbiano vinificati con doppia fermentazione. Ma dove se lo va a cercare il terreno adatto? A Castiglioncello nella tenuta di Bolgheri, un appezzamento a circa 350 metri di altezza, al riparo dal troppo salmastro, esposto a sud-est con un terreno simile alla zona di Graves nel Bordolese… Una ”minivigna” con mille viti meglio marze di cabernet, fortunosamente recuperate dalla vecchia vigna dei Salviati e innestate su legno bolgherese. L’attecchimento è perfetto. Era il 1942. Potatura bassissima ad alberello basso, produzione molto modesta, vinificazione  certo non da manuale, fermentazione in tini di legno aperti, invecchiato per 5-6 anni in barilotti di rovere, rifinito in bottiglie bordolesi. Insomma un “ vinaccio” dal gusto erbaceo e troppo tannico. “Una maccheronata” si diceva,

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     “ Dalle Valli Alle Vette” : non poteva esserci titolo più accattivante per il banco di assaggi di 50 etichette che hanno rappresentato la produzione vitivinicola altoatesina di almeno 200 cantine dell’Alto Adige. L’evento si è tenuto all’hotel Westin Palace di Milano, organizzato dal Consorzio Vini Alto Adige in collaborazione con la delegazione AIS di MilanoAltitudine: una sorta di lente di ingrandimento per capire i vini di montagna  partendo da un dato storico visto che il nostro Paese era la culla della viticoltura di collina e di montagna tanto che i romani e prima ancora gli etruschi preferivano i declivi collinari che furono abbandonati con al dissoluzione delle proprietà monastiche e della nobiltà. Oggi i vini di montagna- dopo un lunghissimo periodo di abbandono, salvo gli eroici pochi imprenditori, sono tornati a reclamare e giustamente il loro grado elevato di nobiltà.  Complice il surriscaldamento del clima così che aree come il Trentino-Alto Adige possono trarre vantaggio da quote  con caratteristiche climatiche adatte alla coltivazione della vite. Parliamo di acidità elemento fondamentale per le uve base spumante che può essere compromesso dalle elevate temperature. Per conservarlo esistono due metodi: anticipare la vendemmia o piantare i vigneti in altitudine dove l’acidità è

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    FRANCIACORTA: quando c’è la squadraCi voleva la rivoluzione geologica dell’era Secondaria e Terziaria per formare quel piccolo gioiello di natura che è la Franciacorta di oggi.  I depositi morenici  che si sviluppano lungo l’anfiteatro sebino costituito da colline a cerchio in modo concentrico rispetto il lago d’Iseo,  si sono formati almeno 5 milioni di anni fa, a seguito della discesa dei ghiacciai  dando luogo appunto, alla matrice morenica dei suoli. Una doverosa e speriamo non noiosa spiegazione geologia perché è proprio  questa matrice morenica che caratterizza le numerose rocce che affiorano costituite sia da calcari marnosi di colore dal grigio al bianco, sia delle arenarie grigie e compatte. Lo scioglimento dei ghiacciai ha completato  l’opera con i caratteristici depositi alluvionali per raggiungere l’attuale stratificazione pedologia. Come in tutti i terroir italiani la loro caratterizzazione morfologica , pedologica e climatica conferisce l’imprinting dei vigneti e dei vini di cui sono espressione.Suoli importanti, ricchi di Sali minerali che conferiscono ai vini di Franciacorta grande mineralità, sapidità, corpo e struttura. Note fresche, di frutta,  macchia mediterranea, balsamicità, la famosa crosta di pane più o meno accentuata, la leggera speziatura e tannicità data quest’ultima dalla presenza del Pinot Nero, non fanno che arricchire un

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    Da una lezione di Alessandro Zanutta Preparatore di vini “ Definire che cosa è un suolo non’è facilissimo tante sono le sue componenti, ne elenco le più importanti: “ – dice Alessandro Zanutta 1)      Il suolo  è un’entità dinamica in continua evoluzione  anche nel corso dell’anno solare, non solo per le sue componenti geologiche (rocce) quanto per le numerose variabili chimiche, organiche, minerali  che si formano in relazione anche all’ambiente. Fare l’analisi chimico-fisica del suolo vuole dire fare una fotografia statica. E’ necessario invece attuare delle OSSERVAZIONI lungo tutto l’anno. 2)       Il suolo è il prodotto della trasformazione di sostanze organiche e minerali sulla superficie della terra. 3)       Studiare il suolo significa fare una analisi del terreno  e del territorio cui appartiene. 4)       Lo studio del suolo si realizza attraverso lo studio del suo profilo ( buca che si scava vicino le radici della pianta). 5)      Il profilo generalmente è costituito da diversi strati o orizzonti di colore e spessore variabili  costituiti da materiali minerali e/o organici , differenti proprietà chimiche, mineralogiche ecc diversi dalla ROCCIA MADRE che generalmente costituisce lo strato più profondo. 6)      L’alterazione chimica e fisica della ROCCIA MADRE produce una disgregazione della roccia in frammenti molto fini su cui si possono depositare e accumulare

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