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Rubrica di Emanuela Medi

     

    Su e giù per l’Italia: l’avanzata del metodo classico dei vitigni meno conosciuti

     

    Il PrièBlanc

    Un vitigno che simboleggia due confini: quello con la Francia e quello altimetrico della viticoltura peninsulare. Eh sì, perché il valdostano PrièBlanc, figlio dei ripidissimi pendi alpini, è la prima uva nostrana adatta alla spumantizzazione mediante Metodo Classico. Facile comprendere il perché se si tiene conto che i suoi vigneti, con i loro 1000 e passa metri d’ altitudine, sono tra  i più alti di tutto il belpaese, e garantiscono, dunque, quel dinamismo acido-sapido che deve sempre caratterizzare uno spumante di qualità. Versione d’ eccellenza è il Blanc de Morgex et de la Salle  “CuveèDu Prince” Brut Nature della rinomata “Cave du Montblanc”. Vestito di un manto paglierino tenue attraversato da copioso perlage, in annata 2011 concede aromi di erbe alpine e fiori bianchi su fondo misuratamente fragrante. Colpisce il dinamismo dell’assaggio, tutto giocato in verticale sul filo della freschezza e di una bollicina perfetta.

    Il Cortese

    Acidità e sapidità a conferire verticalità, ma anche una spiccata propensione a sviluppare intriganti aromi terziari. Queste sono le prerogative dell’uva più nota dell’Alessandrino, dalla quale si ricavano oramai da decenni spumanti di eccezionale qualità. Il più fascinoso di tutti è sicuramente il “Brut d’ Antan” della storica Azienda “La Scolca”, omaggio della famiglia Soldati al capostipite Mario, celeberrimo giornalista enogastronomico che per primo credette nel potenziale del Cortese e di tante altre uve nostrane. Nell’ultima versione in commercio, sfoggia tratti distintivi di pietra focaia e gomma pane a fare da contraltare a sensazioni più morbide di frutta esotica e crema pasticcera. Il sorso si rivela polposo, cremoso, ben sorretto da una carbonica finissima e da una persistente impronta salina.

    La Barbera

    Si è scrollata di dosso il fardello di un passato di vino da osteria dimostrando di saper dare vita a rossi complessi i e longevi, ora mostra anche di saper raccontare il fatto suo anche in versione spumante. Che sia coccolona o sferzante, fruttata o “sauvage”, la Barbera è sempre femminile nei suoi sviluppi curvilinei, e lo è a maggior ragione nel seducente “Belèn” di Ferdinando Principiano, metodo classico Extra Brut che la vede protagonista in purezza. Figlio di un regime agricolo più che sostenibile, questo spumante dal colore rosa cerasa concede sensazioni di confetto alle rose, peonia e gelatina di fragoline su fondo minerale fumè. All’ assaggio, la freschezza tipica del vitigno si lega ad un’effervescenza tagliente, dando vita ad una progressione tenace, briosa e suadente.

    Il Verdicchio

     Ubaldo Rosi lo aveva già capito che quest’ uva era ben adatta alla produzione di vini “vivaci”, ma per lungo tempo le sue intuizioni sono state trascurate. Sono tanti, difatti, i prodotti che dimostrano l’ affinità di questo vitigno con la rifermentazione. Tra tutti, spicca proprio il vino che porta il suo nome: il Verdicchio dei Castelli di Jesi Brut  “Ubaldo Rosi” dell’ azienda cuprese Colonnara. In annata 2010 sfoggia un ampio ed eccellente corredo varietale, composto da profumi che spaziano dal miele d’ acacia alle erbe mediche, passando per note di mandorlate tostata e culminando in un visibilio di refoli calcarei e salmastri. L’assaggio è voluminoso, e la bolla passa quasi in secondo piano rispetto alla polpa, che, seppur avvolgente, è perfettamente bilanciata dall’intenso impeto salmastro. Il finale è coerentemente pieno e persistente nei freschi ritorni balsamici.

    Il Grillo

    Se pensavate che solo climi rigidi come quelli del nostro Settentrione e di pochi specifici areali del Centro possono dare vita a grandi spumanti, vi sbagliate di grosso! Lo testimonia il Grillo M.C. “Terzavia” Extra Brut della famiglia De Bartoli, gioiello nato tra le assolate saline di Marsala. Di colore dorato intenso, sciorina profumi travolgenti di miele di zagare, dolcetti alle mandorle e frutta candita, cullati da una vibrante nota iodata che ritorna precisa all’assaggio, sostenuta da una bollicina sferzante ma inglobata in uno sviluppo cremoso, gustoso, solare e seducente anche nel suo lungo e sfaccettato finale.

    Raffaele Mosca, Sommelier

     

     

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    VINOSANO nasce nel 2014 come naturale proseguimento di VIVERE FRIZZANTE, edito Diabasis, un saggio di Emanuela Medi giornalista scientifica che ha voluto indagare sul rapporto ”vino e salute”. Dati, ricerche , interviste hanno messo in luce i tanti aspetti positivi per la salute, ma anche negativi della più antica bevanda della storia. Ma allora, come oggi, il bere positivo ha un significato più profondo: parla di noi. VIVERE FRIZZANTE come VINOSANO: un percorso nella trasversalità del vino

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