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Rubrica di Emanuela Medi
 

Il vino del ferroviere

Nel film Il ferroviere (1956) di Pietro Germi, il vino sembra costituire il filo rosso, ora allegro ora triste, di tutta la vicenda. Il macchinista Andrea (impersonato dallo stesso Germi), che ha l’abitudine di esclamare Uva! ogni volta che alza il bicchiere, viene accusato ingiustamente di avere bevuto troppo quando non riesce a fermare il suo treno che investe un suicida.

Non avendo ricevuto l’appoggio che si aspettava dal sindacato, se ne distacca, al contrario dei suoi amici, che si allontanano da lui.  Sono ormai un ricordo lontano le allegre serate all’osteria, i cori con gli amici, i ritornelli scherzosi: Ti sei fatta la permanente…, i brindisi al grido Uva.
Intanto si acuiscono i contrasti con la figlia, costretta a un matrimonio infelice e col figlio ribelle. Andrea tenta di dimenticare le avversità passando il suo tempo a bere sempre più solo. La sua vita rischia di prendere una deriva pericolosa.
D’improvviso grazie al suo figlio più piccolo, tutto sembra potersi aggiustare. Una sera Andrea fa il suo ingresso nella solita osteria dove si riuniscono tutti i suoi amici di un tempo, e viene accolto come se nulla fosse accaduto, fra rinnovati brindisi. Sembrano tornati i tempi belli. Andrea prende la chitarra e intona come una volta con gli amici lo stesso ritornello scherzoso: Ti sei fatta la permanente…
Siamo nell’imminenza di Natale, che diventa l’occasione di una giornata di riconciliazione: a casa di Andrea, ormai gravemente ammalato, si riuniscono i vecchi compagni, con gli immancabili fiaschi di vino. Anche i figli, con i quali aveva rotto i rapporti, vanno a trovarlo. Andrea invita la moglie a prendere i bicchieri più belli, mai utilizzati, ma non sa che quella è una festa d’addio: il suo addio agli amici, alla famiglia, alla vita.

Quando tutti vanno via e la moglie è in cucina, Andrea si stende sul letto e suona la chitarra. Ad un certo punto la lascia cadere…i suoi brindisi, insieme con la sua vita, sono finiti.

Giacomo Di Fiore, già docente Università di Napoli “L’Orientale”

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VINOSANO nasce nel 2014 come naturale proseguimento di VIVERE FRIZZANTE, edito Diabasis, un saggio di Emanuela Medi giornalista scientifica che ha voluto indagare sul rapporto ”vino e salute”. Dati, ricerche , interviste hanno messo in luce i tanti aspetti positivi per la salute, ma anche negativi della più antica bevanda della storia. Ma allora, come oggi, il bere positivo ha un significato più profondo: parla di noi. VIVERE FRIZZANTE come VINOSANO: un percorso nella trasversalità del vino

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