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Rubrica di Emanuela Medi
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aprile 2017

Eccomi qui anche io a Vinitaly davanti al simbolo di questa 51ma edizione giunta con oggi al termine.Scarpe raso terra, borsa in dotazione per la stampa, scorta di acqua, mappa pronta ( ero sempre dalla parte sbagliata! ) e tanta tanta voglia di degustare,, curiosare, conoscere nuove realtà e conferme delle già visitate. E’ impossibile andare ovunque , seguire le centinaia di eventi. Rimane impressa la vitalità di questo mondo che non finisce di stupire per professionalità, imprenditorialità, ricca, ricchissima di progetti e di giovani tanti che hanno scoperto il vino e l’agroalimentare dalle mille sfaccettature e dalle mille opportunità anche economiche. Sarà banale ma non possiamo non ricordare i numeri del vino ( Fonte Coldiretti )FATTURATO             10,1 miliardi( +3%)ESPORTAZIONI        5,6 miliardi( +4%)PRODUZIONE     48  milioni di ettolitriQUALITA’   1 bottiglia su 3 è DOCL’edizione 50+1 si chiude con 128mila presenze da 142 nazioni Il fatturato del vino e degli spumanti nel nostro paese cresce del 3% e raggiunge nel 2016 il valore record di oltre 10,1 miliardi per effetto soprattutto delle esportazioni con il + 4%. In leggera crescita anche le vendite sul mercato nazionale pari a 4,5 miliardi per effetto, anche della grande distribuzione organizzata ( + 1% ) Primo cliente

Degustazione guidata da Rosa D'agostino, Master Sommelier Alma-AisVini complessi, eleganti, dalle note balsamiche ricche di erbe aromatiche: salvia, rosmarino… i sentori del Salento. Vini dal colore giallo paglierino brillante sia in versione Spumante Metodo Classico Brut ( JORCHE ) che in versione fermo ( CRE’ ). Vini che non possono che affascinare per la mineralità ( altro  elemento tipico del Salento ).  La crosta di pane e di burro fresco tipico del metodo classico dello JORCHE affascinano come i sentori di pesca, meglio pesca bianca.In MINUTOLO, vitigno autoctono raro il cui DNA è assolutamente puro, che solo la tenacia di Francesca Bruni poteva rivalutare, si evidenzia nel suo CRE’ Salento Bianco IGP. Vino complesso, quasi un mazzo di fiori primaverili. Vini banchi brillanti che nulla hanno da invidiare a quelli del Nord Italia.  Un vino che si sposa alla grande con i latticini, con le burrate accompagnate dal pomodoro.Ma li vedete i colori dei rosati? La natura e l’abilità del vignaiolo ha superato qualsiasi colore anche i più raffinati dei grandi artisti del colore. Parliamo di ESTROSA, IL MELOGRANO, ROSE’ e dei rispettivi vitigni PRIMITIVO; NERO DI TROIA; NEGROAMARO.Il PRIMITO ( ESTROSA  ) è quasi

Certo non sono passate inosservate “ Le donne del vino” a Vinitaly: la grinta, la professionalità, la ricerca del nuovo, ma soprattutto la passione del territorio e di quello che esprime, hanno lasciato il segno. E come lo hanno lasciato! Il programma ricco e vario si è sviluppato ancora prima dell’apertura ufficiale di Vinitaly con una degustazione di 12-14 vini di vitigni autoctoni rari, per 60 grandi esperti internazionali. Quattro le delegazioni protagoniste: Campania, Liguria, Sardegna, Toscana; tanti gli appuntamenti e le degustazioni offerte da altre regioni. Un quadro lusinghiero che molto deve alla Presidente Donatella Cinelli Colombini, un vulcano di idee e di forza vitale. Come ha detto in uno dei numerosi incontri ” le donne del vino stanno rivelando un profilo molto manageriale, visto che il 50% dei loro prodotti sono venduti all’estero, mentre il dato nazionale è del 24%. La media dei vini DOC e DOCG è del 69% segno di grande qualità, rispetto il 38% nazionale. Inoltre molte donne - osserva ancora la Presidente - hanno da tempo adottato i metodi del biologico e del biodinamico; segno questo di vedere il futuro della enologia del nostro paese  sempre più attento e rispettoso del  territorio.Infine  anche nella diversificazione produttiva -

Il carattere sacro  del vino,  si ritrova trasmesso anche nei tanti oggetti che in qualche modo sono venuti in contatto con esso e tra questi oggetti i calici, o, più in generale i paramenti sacri sono quelli che hanno avuto nel corso dei secoli, una benedizione speciale. Tra i calici più celebri ci sono quelli nei quali il vino, per dimostrare la  sua vera natura di sangue, ha incominciato a coagularsi o quelli che conservando le ostie, quasi a comprovare la presenza del sangue oltre che del corpo di Cristo, arrivano a sanguinare, come nei vari miracoli eucaristici, da quello di Lanciano avvenuto nell’anno 750, al celebre miracolo di Bolsena del 1263, in seguito al quale la festa del Corpus Domini fu estesa a tutta la Chiesa .E fu proprio per conservare quelle preziose reliquie di Bolsena che si costruì il celebre duomo di Orvieto dove ancora oggi si possono venerare.Due, sono tuttavia, gli oggetti che sono stati a contatto con il vino sul quale cristo in persona ha operato trasformandone la natura, e sui quali il NUOVO TESTAMENTO ci  informa in modo preciso. Il calice dell’Ultima cena e le anfore delle Nozze di Cana. Il calice nel quale si compie quotidianamente

Lo studio è stato pubblicato il 22 febbraio su European Journal of Clinical NutritionAncora una conferma sul rapporto alcol e diabete2. Molti studi osservazionali prospettici hanno dimostrato che il consumo di alcol a dosi moderate si associa a una significativa riduzione di sviluppare il diabete di tipo 2. Non è tuttavia chiaro se le singole bevande ( birra, vino, superalcolici ) posseggano, al  proposito, specifiche proprietà. Sembra comunque che le tre bevande esaminate abbiano una sostanziale equivalenza nel ridurre il diabete di tipo 2. Questo dato emerge con chiarezza da una metanalisi coordinata dal Consorzio CHANCES ( Consortium of health and Ageing Network of Cohorts in Europe and the United States ), che ha esaminato 10 studi condotti in Europa ( compresa l’Italia e Stati Uniti ) per un totale di 62.458 soggetti che hanno dichiarato un consumo regolare di una o più bevande alcoliche. In base ai dati delle 10 ricerche incluse nel CHANCES, è il vino ad aggiudicarsi la percentuale di preferenze, con il massimo rilevato nel gruppo di studio Moli-Sani. Nell’Olandese Zutphen Elderly Study si è concentrata la quota maggiore di chi opta per i superalcolici. Tra Svezia e Finlandia prevale la quota di persone che beve alcolici

Senza zuccheri, senza sale, senza grassi: che gusto c’è? C’è  e molto. Innanzitutto il nuovo stile di cucina.LA CUCINA DEL SENZA Nata nel 2011 dal critico enogastronomico Marcello Coronini  attento non solo al piacere delle pietanze ma anche alla salute. “ Sale, grassi e zuccheri - dice Coronini - sono di per se presenti naturalmente in tutti i prodotti della terra, siamo noi che li vogliamo aggiungere nelle preparazioni anche in dosi minime alterando  il loro sapore genuino. Molte malattie e lo sappiamo - osserva il critico gastronomico- dipendono dal troppo, in particolar molti tipi di tumore. Il senza  non è una nuova filosofia  è una tendenza sempre più attuale, in grado di sposare gusto e salute.” Autore già di un best-seller ” La Cucina del Senza ” (Grabaudo/Feltrinelli) Coronini  alla presentazione a Vinitaly, da Moncaro, della nona edizione di GUSTO IN SCENA ha annunciato il titolo del prossimo congresso che si terrà il 23-24 Aprile a Venezia alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista.” La cucina del senza e le erbe aromatiche è il tema in cui si cimenteranno chef e pasticceri. “Perché le erbe aromatiche?” chiedo a Coronini, mentre sorseggiamo il Madreperla, esclusivo vino Moncaro.” Vogliamo riproporre e

Dopo le mucche che producono più latte al suono della musica classica, ora è la volta delle viti. Rosso e bianco per vini più armonici? Ne è convinta Claudia Adami curatrice del progetto che è già praticato alla cantina Riva dei Frati. Arpe a vento e musicisti che suonano durante la vendemmia per poi effettuare la rifermentazione sempre a ritmo di musica alla frequenza di 432 hertz. Ovviamente non poteva mancare la Nona sinfonia di Beethoven !Le curiosità non sono mancate a Vinitaly: dagli assaggi emotivo-sensoriali proposti dal Consorzio Soave.Basta indossare cuffie e occhiali per un approccio al vino fatto di vista, gusto e olfatto. Ci si può immergere così in un grappolo che una volta raccolto, percorre le colline del territorio prima di diventare mosto e poi vino. Tra le novità più interessanti  una “ cantinetta smart ” che consente, tramite l’apposita app su smartphone, di portare alla giusta temperatura il vino da servire per cena. Non solo, la Cantinetta tiene monitorate le condizioni di conservazione delle bottiglie più preziose e di consigliare il proprietario sulla data di consumazione ottimale per ciascun vino.

La cantina è la camera da letto giù da basso.Silenziosa, profonda, oscura. Esposta a Nord. Né troppo bianca, né troppo umida. Senza odori di mela, di aceto o di legna verde. La cantina è un luogo di culto pieno di misteri. Il vino deve restare imperativamente  in contatto con il tappo, per evitare che questo si secchi, perda elasticità e si restringa. Se il tappo si restringe, l’aria vi passa e il vino si ossida. Le dilatazioni e le contrazioni affaticano irrimediabilmente il vino.  Le bottiglie giacciono distese come su un’ottomana, sistemate una di testa una di fondo.  Fanno pensare alle bellezze dormienti di Kawataba, la cui nuca sembra così facile da spezzare, o anche alla fanciulla sorpresa dormire con un seno all’aria.Nell’antica Roma esistevano due cantine. La cella vinaria posta, al piano terra, dove si conservava il vino nuovo in grandi otri di terracotta o botti di legno fino a quando veniva venduto o chiuso in anfore millesimate

Henri de MondevilleA partire dal Medioevo, il vino e con esso l’acquavite ha occupato un posto molto importante nella terapia sia medica che chirurgica. Nel XIII secolo il medico chirurgo Lanfranchi, milanese, fondatore della Scuola di Chirurgia di Parigi, assieme al suo discepolo Henri de Mondeville medico di Filippo IV. Il Bello, sostennero l’uso intensivo del vino nel trattamento esterno delle lesioni e delle ferite, specie di guerra. Questo metodo verrà adottato in modo ancora più intensivo nei secoli successivi con l’arrivo delle armi da fuoco. Il chirurgo francese Ambroise Parè autore del trattato ”Metodo di trattare le ferite da archibugio e da altri bastoni da fuoco” (1545) adottò vino cotto in luogo dell’olio bollente nel trattamento delle ferite da armi da guerra. Era convinzione che il vino oltre a preservare dalle infezioni, favorisse il processo di guarigione delle ferite e della loro cicatrizzazione. Il vino era anche considerato una sorta di “anestetico generale contro il dolore” non fosse altro che per  “ottundere”  la mente del paziente” durante le operazioni  chirurgiche.