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Rubrica di Emanuela Medi
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dicembre 2017

  Il PrièBlanc Un vitigno che simboleggia due confini: quello con la Francia e quello altimetrico della viticoltura peninsulare. Eh sì, perché il valdostano PrièBlanc, figlio dei ripidissimi pendi alpini, è la prima uva nostrana adatta alla spumantizzazione mediante Metodo Classico. Facile comprendere il perché se si tiene conto che i suoi vigneti, con i loro 1000 e passa metri d’ altitudine, sono tra  i più alti di tutto il belpaese, e garantiscono, dunque, quel dinamismo acido-sapido che deve sempre caratterizzare uno spumante di qualità. Versione d’ eccellenza è il Blanc de Morgex et de la Salle  “CuveèDu Prince” Brut Nature della rinomata “Cave du Montblanc”. Vestito di un manto paglierino tenue attraversato da copioso perlage, in annata 2011 concede aromi di erbe alpine e fiori bianchi su fondo misuratamente fragrante. Colpisce il dinamismo dell’assaggio, tutto giocato in verticale sul filo della freschezza e di una bollicina perfetta. Il Cortese Acidità e sapidità a conferire verticalità, ma anche una spiccata propensione a sviluppare intriganti aromi terziari. Queste sono le prerogative dell’uva più nota dell’Alessandrino, dalla quale si ricavano oramai da decenni spumanti di eccezionale qualità. Il più fascinoso di tutti è sicuramente il “Brut d’ Antan” della storica Azienda “La Scolca”, omaggio della famiglia

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Lasciamo la storia e l’enologia e una volta tanto parliamo di fisica. Sicuramente alla base della formazione delle bollicine c’è una legge che stabilisce l’obbligo di un costante equilibrio tra le molecole di gas-anidride carbonica, presenti nel vino nella porzione di aria sotto il tappo della bottiglia e quelle disciolte nel liquido. Il risultato è che quando apriamo la bottiglia l’equilibrio si rompe, il gas, nel tentativo di ripristinare questo equilibrio, prende la via di fuga verso l’alto

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48 ore, poco più al grande STAPPO: non saranno meno di 90 milioni di bottiglie di spumante che saranno stappate per il brindisi di Capodanno E se l’Italia dello spumante gode ottima salute con un trend di crescita sul mercato mondiale grazie al Prosecco, ottima salute per il tappo di sughero. Si, perché gli Italiani amano il tappo naturale, più tradizionale ed ecosostenibile di quello sintetico. E poi dove lo mettiamo il fascino del gesto celebrativo di colui che stappa la bottiglia

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Torre a Cenaja immersa nel paesaggio toscano, tra Pisa e Livorno, è una tenuta che esprime al meglio il secolare equilibrio tra uomo e natura Qui tra orti e laghetti, casolari sparsi un po ovunque si sviluppano i 30 ettari di vigneti che grazie alla presenza dei Monti Pisani che proteggono dagli influssi del nord e la vicinanza alla costa, favoriscono la produzione di vini toscani dal carattere deciso. Fu il Conte Robert Pitti a dare il via alla produzione vinicola e l'antico stemma del casato si ritrova nell'eleganza della bottiglia e della capsula: tra i bianchi, un Vermentino , il Cenaja Vermentino dal caratteristico colore giallo paglierino e un inimitabile Passito, dal colore ambrato e dal profumo ricco di note di miele e mandorle. A questi si aggiunge l’ultimo nato in casa Torre a Cenaja, il supertuscan Per Non Dormire, omaggio all’altra celebre casata toscana che ha scritto la storia della Tenuta, i marchesi Bartolini Salimbeni. Oggi proprietà delle famiglie Terzi Coppini, Torre a Cenaja è una dinamica realtà che coniuga al meglio la sua storia millenaria e le sue tradizioni. Ed è proprio visitando le antiche cantine che è stata scoperta un'antichissima Croce Templare. L'Ordine Templare fu ben radicato nelle terre

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Il carattere sacro del vino, si ritrova trasmesso anche nei tanti oggetti che in qualche modo sono venuti in contatto con esso e tra questi oggetti i calici, o, più in generale i paramenti sacri sono quelli che hanno avuto nel corso dei secoli, una benedizione speciale Tra i calici più celebri ci sono quelli nei quali il vino, per dimostrare la sua vera natura di sangue, ha incominciato a coagularsi o quelli che conservando le ostie, quasi a comprovare la presenza del sangue oltre che del corpo di Cristo, arrivano a sanguinare, come nei vari miracoli eucaristici, da quello di Lanciano avvenuto nell’anno 750, al celebre miracolo di Bolsena del 1263, in seguito al quale la festa del Corpus Domini fu estesa a tutta la Chiesa. E fu proprio per conservare quelle preziose reliquie di Bolsena che si costruì il celebre duomo di Orvieto dove ancora oggi si possono venerare. Due, sono tuttavia, gli oggetti che sono stati a contatto con il vino sul quale Cristo in persona ha operato trasformandone la natura, e sui quali il NUOVO TESTAMENTO ci informa in modo preciso. Il calice dell’Ultima cena e le anfore delle Nozze di Cana. Il calice nel quale si

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“Dolce con dolce “ è la regola anche se uno è libero di degustare quello che vuole Personalmente vorrei consigliare seguendo la regola classica un bel Moscato bianco Docg con i panettoni, i pandoro con o senza canditi alla crema al cioccolato ed altri gusti che con queste classiche preparazioni è una garanzia di piacevolezza e qualità. Il Moscato Docg è un vino Piemontese forse unico al mondo,ottenuto con uve aromatiche da cui prende il nome. Il Moscato non è uno spumante (esiste infatti la versione spumante che viene denominato Asti). Il Moscato bianco ha un colore giallo paglierino, spuma leggera e soffice con un basso titolo alcoolimetrico di 5,5, con richiami di uva, miele, pescagialla, fiori di tiglio e arancio e quindi fragrante e fruttato. Viene prodotto con il Metodo Martinotti (Charmat) in autoclave. Non si presta all’invecchiamento poiché perderebbe le caratteristiche del vitigno, freschezza, aromaticità, immediatezza e dolcezza. E’ l’Aromatico più venduto nel mondo ed oggi per la nuova Frontiera si ha anche la versione secco da abbinare a quello dolce tradizionale. Dr. Ico Turra

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Poteva Hans Terzer, il mago dei vini bianchi, non produrre un vino dolce per la sua linea Sant Valentin? “A me piacciono i dolci - mi confessa Terzer al termine di una bellissima visita per vedere le sue uve di Gewuzstraminer collocate sotto il Castello di Sanct Valentin - specialmente quelli al sapore di albicocca e mele, in particolare adoro le mele fritte, il mio piatto preferito”. Nasce così, Comtess dal forte sentore di albicocca ma anche di frutta surmatura, cedro candito, miele, note speziate con una leggera traccia di fumè. Un profilo olfattivo ricchissimo cui si accompagna un colore giallo dorato quasi ambra. Ma è la mineralità, assente nei passiti, che costituisce il grande segreto di questo fresco e suadente vino dolce dalla lunga persistenza e dall’ancora più lungo invecchiamento e diciamolo pure dal corpo cremoso e morbido. Un dono di Natale perchè è proprio sotto Natale che si raccolgono queste uve lasciate a seccare all’aria e al sole sulla pianta, fino alla fine dell’anno. Emanuela Medi, giornalista

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Oltre a Banyuls e Maury da uve Grenache come è tradizione Oltralpe, con percentuali medie e medio-alte di cacao, non tradiscono mai il Recioto di Valpolicella, il Primitivo di Manduria dolce naturale o addirittura i liquorosi, come Jerez, Marsala, Vermut, Porto Tawny e Pineau Charentais. Nel caso invece di cioccolato bianco o al latte ci si orienterà su passiti di grande spessore, quali Tokaji Aszù, Recioto di Soave e Greco di Bianco. Con il “noir” assoluto e con gli extreme 90-99%, abbinamenti altrettanto estremi con acqueviti invecchiate dai profumi eterei, quali Rum, Brandy, Cognac e Armagnac, o magari anche Scotch Whisky, purché morbidi (vedi gli SherrywoodCask e simili) e non troppo torbati, perfetti anche per tartufi gelati e altre preparazioni sottozero. Grappe aromatiche, invece, da Moscato e Riesling, nel caso di praline con pistacchi, mandorle e simili. Panforte al cioccolato richiama un buon Vin Santo di Montepulciano. Per la Sacher Torte perfetto l’abbinamento con il Port IBV. Senza dimenticare, infine, l’opzione analcolica (ma non per questo meno inebriante) dell’abbinamento con le più nobili tipologie di caffé, quali Maragogype o Blue Mountain, o con particolari té come i Pu Er e gli affumicati Lapsang Souchong. Leggi la prima parte di vino e cioccolato Ilaria Martinelli sommelier

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GENNAIO: Egly Ouriet - Champagne "Viellissment Prolongè" La mia annata è cominciata con un bel gioiello oramai divenuto grande classico. 82 mesi di affinamento per un “Blanc d’ Assemblage” massiccio, terziario, torrefatto, ideale per ravvivare le giornate uggiose del primo mese dell'anno. FEBBRAIO: Fontodi - Flaccianello della Pieve 1983 Sono stato a Panzano in Chianti a inizio mese, insieme ai colleghi del quinto Master Bibenda. Memorabile l'incontro con Giovanni Manetti e con il suo Flaccianello della Pieve 1983, che, maturo ma ancora scalpitante, mi ha proposto aromi di foglie secche, tabacco e tappezzeria antica, adagiati su di una bella impalcatura sapida e cullati da un tannino ancora vispo. Chapeau! MARZO: Dal Forno - Amarone della Valpolicella "Monte Lodoletta" 2004 In un BibendaDay ricco di conferme e di sorprese, è avvenuto il mio primo incontro con il vino di Dal Forno. Ammetto di non amare la tracotanza alcolica di alcuni Amaroni, ma da subito il "Monte Lodoletta" mi è sembrato molto diverso. Naso ovviamente improntato sulla frutta sciroppata, ma ricco anche di suggestioni di menta, tabacco dolce, spezie orientali e cacao. Sorso caldo il giusto e semplicemente infinito in persistenza! APRILE: Albert Mann – Riesling Grand Cru Schlossberg 2013 Fiori bianchi a primavera, intessuti nel ventaglio idrocarburico diquesto

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Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG è uno tra i principali attori dell’universo Prosecco che sta trainando la crescita del vino italiano nel mondo Sostenibilità della vigna, del territorio e della cantina, e richiesta su mercato internazionale lo rendono uno dei prodotti top del panorama italiano. Parliamo di un nuovo record di bottiglie vendute nel 2017 (circa 93 milioni, con un +3% sull’anno precedente), ed un fatturato che sfiora i 519 milioni di euro (+6% rispetto all’anno precedente, con la Germania principale acquirente). La Grande Distribuzione Organizzata rimane comunque il suo primo canale di vendita. Una interessante alternativa alle solite bollicine proviene dalla Doc dei Colli Tortonesi. Parliamo del Cortese Frizzante di Cantine Volpi, una storia di successo che risale a prima del Prosecco quando nel 1974 Carlo Volpi e l’enologo Giuliano Noé decisero di sperimentare il procedimento di rifermentazione naturale del vino bianco utilizzando le Uve Cortese de Colli Tortonesi. Il Cortese Frizzante DOC è un vino dal profumo delicato e dal gusto fresco e piacevole tanto da avere conquistato il mercato internazionale con ben un milione di bottiglie vendute. Claudio Chiricolo

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