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Rubrica di Emanuela Medi

marzo 2018

Non c’è Pasqua senza le uova , ma perché questa tradizione?  L’uovo è un simbolo di vita e rinascita nella maggior parte delle religioni, attributo che ha in virtù della sua forma rotondeggiante, senza inizio e senza fine. Nel Cristianesimo questa simbologia si arricchisce di significati legati a Cristo, che vince la morte e ricomincia una nuova vita. Per celebrare la Resurrezione infatti i primi cristiani erano soliti distribuire tra i fedeli un cestino di uova benedette dopo il pranzo pasquale. Non stupisce ritrovare le uova all'interno di un altro alimento che viene preparato per l’occasione: i pani della Pasqua.

Sbaglierebbe chi, guardando le infinite rappresentazioni della Tavola dell’Ultima cena, potrebbe sperare di ritrovarvi precise informazioni storiche. Innanzitutto perché quella mensa, se da un lato raffigura una cena rituale della Pasqua ebraica (Pesach), quale Cristo e gli apostoli stavano realmente celebrando, dall'altro la sua rappresentazione iconografica nasce, viceversa, come momento fondativo dei riti pasquali cristiani e soprattutto del sacramento dell’Eucarestia. E questo secondo significato è stato nei secoli di gran lunga prevalente.

Biricoccolo, giuggiola, azzerolo, corniolo, ciliegia cuccarina, pomariello… se questi nomi non vi dicono nulla è perché non avete (ancora) visitato l’Orto dei frutti dimenticati! Questo gioiello nascosto si trova in una zona della Romagna chiamata Valmarecchia, e più precisamente nel piccolo borgo di Pennabilli dove, negli anni 80,il maestro Tonino Guerra (poeta, sceneggiatore, scrittore e grande nome del nostro panorama culturale) decise di stabilirsi, finendo per lasciarvi impressa indelebilmente la propria l’impronta. Pennabilli è infatti il fulcro del museo diffuso ‘I luoghi dell’anima’ che comprende sette diversi musei sparsi nella zona, ideati proprio da Tonino Guerra con l’obiettivo di animare la fantasia del visitatore.

Il consumo prevalente di cereali raffinati è uno dei comportamenti alimentari non ottimali più diffusi, come evidenziano le più recenti linee guida nutrizionali (2015–2020 Dietary Guidelines for Americans).  Nel processo di raffinazione dei cereali, infatti, si perdono non solo la fibra, ma anche tutti i preziosi nutrienti e fitocomposti dei quali sono ricchi la crusca e il germe, le parti del chicco che non vengono utilizzate per la produzione delle farine più diffuse nel mondo occidentale.

Per gli appassionati degli appuntamenti gastronomici la primavera è un periodo da non perdere soprattutto per gustare gli asparagi selvatici. Certo l’Istria non è proprio dietro casa ma per chi abita in quelle zone non può perdere il meglio della cucina istriana a base di asparagi che è possibile gustare  nei tanti ristoranti e trattorie di Imago, Cittanova, Verteneglio, e Buie, deliziosi  paesi che per l’occasione non faranno mancare le frittate di asparagi, le zuppe, risotti e paste fatte in casa, abbinamenti di asparagi con carne e pesce, fino ai dessert dal gusto leggermente amarognolo che contraddistingue l’asparago selvatico. Ma quanti asparagi ci sono? In realtà esistono più di 200 varietà di questi elegantissimi steli verdi che si distinguono in base al colore della cima (turrione), all’aspetto e al sapore: esistono quelli bianchi dal sapore più delicato, quelli violetti dal gusto più fruttato e quelli verdi dal sapore più intenso. Gli asparagi selvatici sono verdi, hanno uno stelo più sottile e un sapore più amarognolo, penetrante e per questo più gustoso. E’ vero sono formati al 90% di acqua ma sono ricchi di provitamina A( ricordiamo indispensabile per proteggere le pelle, combattere i radicali liberi, i capelli e le mucose) di vitamina del gruppo B