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Rubrica di Emanuela Medi
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settembre 2019

A Bra dal 20 al 23 di settembre , la manifestazione internazionale più importante organizzata da Slow Food:protagonisti  i formaggi, ma con una marcia in più :si immagina  il futuro del cibo , della biodiversità, dell’ambiente, dell’uomo. C’è da perdere la testa tra i tanti eventi, appuntamenti culturali, showcooking, dove si parla e soprattutto si porta a conoscenza del pubblico i tanti perché e aspetti del formaggio: tatto, gusto, e olfatto , stagionatura e ora anche  e soprattutto il naturale. Come osserva Massimo Montanari, il più grande storico del cibo italiano, bisogna riconsegnare ogni prodotto alla propria storia e al proprio territorio :   al naturale cui Slow Food ha sempre dedicato grande attenzione. Quindi vini senza lieviti selezionati, pani a lievitazione naturale, ma anche formaggi senza fermenti selezionati, salumi privi di nitriti e nitrati preservando di ognuno la biodiversità invisibile fatta di batteri, enzimi, lieviti verso cui produttori sensibili mostrano interesse aprendo la strada a consumi equilibrati sani e sostenibili.  Tante le virtù dei formaggi a partire da quelli da erba: una risposta all’abbandono degli alpeggi di montagna con ricaduta sull’ambiente e sulla ricchezza dei pascoli. Ancora formaggi a latte crudo, formaggi che provengono da tutto il mondo e un 

Nel 2019, anno del Dolcetto, l’Ovada DOCG, denominazione dell’alessandrino dedicata incentrata su quest’autoctono piemontese, compensa un calo del 15% della produzione per ettaro con una crescita della superficie vitata pari al 20% nell’ultimo biennio. Con la vendemmia alla porte, il presidente Italo Danielli fa il punto della situazione e afferma: E' stata un'annata impegnativa che ci ha tenuto con il fiato sospeso a causa dell'andamento climatico un po’ diverso dagli anni precedenti: il caldo precoce di fine marzo/primi di aprile ha fatto germogliare le viti in anticipo con il rischio, in caso di gelate tardive come quella dell'aprile 2017, di compromettere la stagione. Poi la primavera, abbastanza piovosa, ha scongiurato lo stress idrico per cui tutto è proseguito con regolarità. E siamo stati graziati dalla grandine che pochi giorni fa ha colpito alcune zone delle Langhe; ai colleghi esprimiamo tutta la nostra solidarietà". La raccolta partirà ufficialmente il 20 settembre, ma il consiglio dei dirigenti del consorzio è cercare di ritardarla per quanto possibile in modo tale da ottenere uve più fresche e scongiurare fermentazioni anomale. Quanto alla qualità, i produttori si dicono ottimisti, ma la valutazione complessiva sarà data solo a fine 2020, quando i vini di questo millesimo comincerannoad essere

Il Carmenere, vitigno francese naturalizzato cileno, è scomparso dal Medoc oltre un secolo fa. Difficilissimo da portare a maturazione e sensibile a ogni genere di malattia, è stato progressivamente estirpato per fare spazio ai fratelli Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc - con cui condivide l'alto quantitativo di pirazine, molecole responsabili degli aromi vegetali - e al più docile Merlot. Al giorno d'oggi, ne rimangono solo 2,5 ettari in tutto il territorio bordolese, di cui circa uno e mezzo all'interno della proprietà di ChateauClercMilon, terzo e più piccolo dei tenimenti della famiglia Rothschild di Nathaniel.  Jean Emmanuel Danjoy e Frederic Faure, rispettivamente direttore e cellar master dello chateau, hanno voluto riscoprirlo e provare a vinificarlo in purezza, e sono riusciti ad ottenere l'appellationPauillac per il loro esperimento monovarietale. Così facendo, hanno concepito il primo Carmenere a denominazione controllata della storia di Francia. Ovviamente non si tratta di un'etichetta regolarmente commercializzata: "Per il momento è solo da una chicca da servire per stupire gli ospiti in visita all'azienda - afferma Faure - chissà, però, se in futuro non diventerà qualcos'altro. Mai dire mai." DEGUSTAZIONE Spillato direttamente dalla botte, il campione della 2018 del Carmenere di ClercMilon appare subito bizzarro al punto da essere quasi spiazzante. Vendemmiato

Amsterdam è considerata la capitale europea della cannabis ed è proprio lì, nel RedlightDistrict, che sono nati dei distillati a base di canapa. E così tra i mulini e i tulipani sono stati creati i superalcolici alla cannabis: un gin, una vodka ma anche un liquore.  Il Gin ha un tradizionale aroma di ginepro facilmente riconoscibile, con una leggera nota di vaniglia e di cardamomo piccante e il sapore persistente della Cannabis.Dal gusto piacevole e mistico non   contiene THC, che è il principio attivo che dà alla cannabis i suoi effetti psicotropi. Può essere degustato con acqua tonica e limone, ma è ottimo anche con qualsiasi altra bevanda o frutta, meglio se tropicale come passionfruit, mango e papaja. Ma il gin non è solo il liquore a cui è stata aggiunta la cannabis; sul mercato è presente anche la Vodka la cui particolarità è che durante la distillazione viene infusa anche la canapa. Anche questa vodka non contiene comunque THC e può essere degustata insieme ad un estratto di pesca o spremuta di limone con aggiunta di menta   Monica Assanta giornalista.

Il tipico piatto veneto, rivisitato in modo creativo, trionfare nell’iniziativa online di Italia in Miniatura che rivisita la cucina regionale. Alla vincitrice il tour dei parchi con tutta la famiglia, al pubblico un prezioso ricettario online, arricchito delle ricetta d’autore di 7 food-blogger  Il primo concorso culinario online lanciato dal parco tematico riminese, che si è concluso il 31 agosto, ha una ricetta vincitrice: il “Paté di fegato alla veneziana con polenta croccante” di Anita Rizza, di Marano Vicentino (VI). Un concorso di cucina lanciato da un parco tematico potrebbe far alzare qualche sopracciglio ai puristi del marketing: eppure il cibo in Italia è uno dei valori più tutelati dagli Italiani e più ricercati dai turisti stranieri. Insieme a arte, paesaggi e lifestyle è fattori per cui l’Italia è famosa e “invidiata” nel mondo. Per stimolare i partecipanti sono stati scomodati sette food-blogger da tutta Italia che, per dare il buon esempio, hanno regalato una loro ricetta d’autore a Italia in Miniatura, visibile sul sito https://ricetteinminiatura.italiainminiatura.com/ Il Voto A conclusione del concorso il sistema, alla presenza di un funzionario ministeriale estraeva la ricetta più votata da ciascuna regione rappresentata. Un notaio verificava lo svolgimento delle operazioni dei giurati, che dovevano, a quel punto, assegnare i

Sei una fan delle bollicine? Ecco un nuovo modo di gustare il prosecco. Dopo le saponette e le maschere ecco arrivare lo smalto. Un colore oro con un profumo intenso che richiama gli happy hour e le cene. Lo smalto al prosecco è un must da avere. Il suo tono ricorda un calice di bollicine anche per il profumo ed è un passepartout per ogni outfit. E’infatti appropriato per tutte le situazioni e stagioni. Il suo giallo paglierino, quasi dorato è perfetto dall’abbronzatura ancora non sfiorita ad una serata elegante e trendy. Lo smalto alle bollicine è un’invenzione per chi adora essere sempre alla moda. La cosa più curiosa infatti è che una volta indossato e fatto seccare potrete mettere le dita in bocca e gustarne la fragranza. Al palato infatti richiama proprio il prosecco ed  del tutto commestibile. Basta stenderlo sulle unghie e avvicinarlo al naso. Sin dalla prima passata è percettibile il  caratteristico profumo del prosecco Più strati si stendono, più sarà intensa la doratura, ma anche il profumo. Restiamo sempre dell’idea che il vino debba essere sorseggiato al bar, in un ristorante o a casa in un flute ma se proprio siete curiosi provate: il gusto è quasi identico

Che il settore agroalimentare sia una forte attrattiva occupazionale lo dicono i dati Coldiretti con 57.621 imprese cui fanno capo giovani sotto i 35 anni nel 2018, in aumento del 4,1% rispetto l’anno precedente. Dato importante quindi che non ha riscontro nel settore dell’alimentare in buona   salute visto che il suo fatturato costituisce l’8% del Pil nazionale ma che è in cerca di personale specializzato: mancano infatti oltre 43mila unità nei prossimi 5 anni. Una necessità importante se si considera che l’export in questo settore ha registrato un +3,1% nel 2018. Si fa sentire la FIPE( Federazione Pubblici Esercizi) che richiama il Governo a una maggiore attenzione alla ristorazione mortificata- dice il comunicato- da regole inique. “ Eppure come sottolinea il presidente ( Fipe) Lino Stoppani la ristorazione  con 300 mila imprese e un fatturato di 85 miliardi, da lavoro a 1 milione di persone. Introduzione dei voucher, come avvenuto in agricoltura, revisione dei buoni pasto: le priorità per la valorizzazione” di una eccellenza italiana”

La cantina Siddura è una realtà vitivinicola Gallurese che nasce nel 2008 su di un territorio che fin dagli anni '70 produceva vino di qualità. La Gallura si estende per il nord-est della Sardegna, nei comuni di Luogosanto e Tempio Pausania  dove sono state poste le basi dell’interpretazione enologica della cantina. Grazie ai suoi vigneti in sintonia con l’ambiente circostante; il territorio si presenta con una zona collinare e montuosa impervia, poco accessibile, molto rigogliosa dove per anni la produzione enologica, con vitigni tipici sardi, erano distribuiti localmente e poco valorizzati.  In queste zone montuose si trovano tutte le piante tipiche dell’isola come il cisto, il lentischio e l'Ilatro, nonché fitti boschi di querce e le  sughere che arricchiscono il paesaggio, cambiandolo rispetto all’idea standardizzata che un turista possa immaginare della Sardegna. Non è un luogo comune, questo lo dimostra la biodiversità presente e la bellezza naturalistica del paesaggio montuoso sempreverde e rigoglioso tanto che non è difficile perdersi: I boschi di sughere vengono utilizzate per la creazione di tappi da vino di alta fascia gli stessi che utilizza la cantina Siddura. La cantina prende il nome dalla località Siddura in cui si trova e da “Siddura” il nome della sella in dialetto

Tre giorni con i sapori e le eccellenze della tradizione italiana Tre e diciannove: sono i numeri del Festival della Cucina Italiana in programma a Pesaro dal 20 al 22 settembre. Tre sono le edizioni consecutive nella città di Gioachino Rossini, così come tre sono i giorni all’insegna dei buoni sapori. Diciannove sono le edizioni di questo evento che quest’anno si concentra su un ambiente maggiormente conviviale con oltre 300 posti a sedere attorno a grandi tavoli rotondi illuminati da centinaia di lucine nella centralissima piazza del Popolo, alla presenza di 25 cuochi dell’Accademia Nazionale Italcuochi, coordinati dallo chef Luca Angelini, presidente della sezione romagnola del sodalizio.  Saranno loro gli ambasciatori del gusto della tre giorni a Pesaro, in un portfolio di proposte per tutti i palati: il gran fritto dell’Adriatico, la polenta Taragnadella Lombardia proposta con i funghi Cardoncelli pugliesi, dalla Sicilia non mancano arancini e cannoli, così come dalla Romagna arrivano gli arrosticini fatti a mano e la speciale porchetta di allevamento locale, insaporita e cotta alla brace direttamente dai pastori; senza dimenticare il caffè d’autore, come quello verde, celebre per le sue proprietà antiaging, presentato da Lady Cafè.  Il Festival è coordinato da La Madia Travelfood - oggi inserita nel

Parte Prima - Non me lo aspettavo questo sangiovese così inedito e affascinante: vini territoriali  li definisce Giorgio Melandri “narratore del vino” e anima del  progetto” Stella dell’Appennino” : una  comunità di 11 produttori i cui vini sono espressione di questa parte inedita dell’Appennino Romagnolo che fa capo a, Modigliana punto di incontri di tre vallate  Ibòla, Acerreta e Tramazzo ognuna diversissima per terroir, altitudine, paesaggio e  microclima. Una produzione di 10mila bottiglie di grande qualità  e unica nel saper esprimere i caratteri delle tre vallate: vini agrumati e speziati della valle di Ibòla, vini balsamici dall’inconfondibile sentore di alloro della valle di Tramazzo, vini fruttati( melagrana) e terrosi della Acerreta , tutti legati da una nota comune di freschezza con un grado alcolico moderato e tannini certamente di carattere ma mai troppo abbondanti. Insomma una bocca in cui giocano nel finale, tannino , acidità e nota salmastra la vera inconfondibile caratteristica di Modigliana  . DEGUSTAZIONE     11 produttori: di ognuno di loro diamo un piccolo profilo tratto dal libro   “ Stella dell’Appennino” scritto da Giorgio Melandri cui segue una breve degustazione del vino di punta della loro  produzione. AGRINTESA: cooperativa con sede a Faenza che unisce 135 soci nel territorio dei comuni di