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Rubrica di Emanuela Medi
 

Alto Adige, un piccolo territorio dai grandi vini

L’Alto Adige è una delle zone vinicole più piccole d’Italia, ma grazie alla sua ubicazione geografica, a cavallo tra la zona alpina e quella mediterranea, fra la cultura italiana e quella tedesca, è una delle zone di produzione più ricche di sfaccettature. In questa provincia, infatti, la viticoltura spazia dai vigneti a clima fresco collocati ai piedi delle catene alpine imbiancate di neve a Nord, fino agli appezzamenti inondati dal sole e circondati da ulivi e cipressi al Sud.

5.000 viticoltori si dividono 5.400 ettari di superficie vitata, distribuita nelle zone climatiche più disparate, su terreni diversi e a quote che variano dai 200 ai 1.000 metri d’altitudine. E da questa molteplicità nascono vini eccellenti, come testimoniano le guide enologiche più prestigiose. Il Gambero Rosso, ad esempio, da parecchi anni dà ai vini altoatesini, fra tutti quelli italiani, il numero più alto di “Tre Bicchieri” in rapporto alla superficie coltivata.

LA STORIA E LA CULTURA ENOICA

Diversi reperti archeologici di cesoie da vite e mestoli da botte del V secolo a.C., dimostrano che l’Alto Adige è una delle zone vinicole più antiche d’Europa. Grazie alla via “Claudia Augusta” aperta già dagli antichi Romani, generazioni di pellegrini e mercanti portarono in Alto Adige nuove conoscenze e nuove barbatelle di vite, e a partire dall’VIII secolo d.C., vari monasteri bavaresi acquistarono tenute vinicole in questo territorio, climaticamente assai più idoneo a coltivare la vite. Anche la monarchia austroungarica favorì in questa terra la diffusione della viticoltura, e introdusse nuovi vitigni come il Riesling o il Pinot. Dal 1980, la produzione vinicola dell’Alto Adige ha imboccato decisamente la strada della qualità, tanto che oggi quasi tutta la superficie vitata è protetta dal disciplinare DOC.

L’IDEA DEL TERROIR

Il concetto di terroir abbraccia non solo tutti i fattori geografici, geologici e climatici di un territorio, ma anche il modo in cui l’uomo ne ha plasmato nei secoli le caratteristiche. I terroir dell’Alto Adige sono variegati e molteplici come i suoi paesaggi: brulli pendii nella Val Venosta, colline soleggiate nella Bassa Atesina, e vigneti immersi nel paesaggio alpino in Val d’Isarco. In un raggio di poco più di 90 chilometri, ci s’imbatte in caratteristiche climatiche diverse che danno vita a vini altrettanto diversi. I vignaioli altoatesini hanno fatto tesoro di questa varietà, e sanno come valorizzare al meglio l’unicità di ogni appezzamento, esaltandola col vino più adatto. È così che nascono vini inimitabili, di grande spessore e carattere, che portano scolpita la propria provenienza nella loro peculiarità organolettica.

LA TOPOGRAFIA E IL CLIMA

300 giornate di sole all’anno e un clima continentale temperato, fanno dell’Alto Adige non solo una delle mete di villeggiatura più amate d’Europa, ma anche un territorio ideale per la viticoltura. La catena alpina che si staglia a Nord scherma efficacemente questa terra dai venti freddi settentrionali, mentre verso Sud l’orografia del territorio si apre, accogliendo gli influssi benefici del Benaco e del Mediterraneo. Le forti escursioni termiche fra il giorno e la notte, una temperatura media di 18 gradi durante il periodo vegetativo, e le precipitazioni piuttosto frequenti, sono gli ingredienti ideali per vendemmiare uve di qualità.

LA GEOLOGIA E I TERRENI

Le caratteristiche geologiche delle aree viticole altoatesine cambiano spesso da una tenuta all’altra, anche a distanze minime. Si va dal porfido vulcanico (Valle dell’Adige, Bolzano, Caldaro) alla roccia metamorfica di quarzo, scisto e mica (Val d’Isarco e Val Venosta), dal terreno calcareo o dolomitico (Bassa Atesina) alle marne (Cortaccia). È in questa varietà di terreni che i vini altoatesini trovano condizioni ideali di crescita. Una parte dei vigneti si estende su conoidi detritici e alluvionali, altri su pendii e terrazzamenti, ciascuno con caratteristiche diverse. Oggi, grazie alle ricerche sistematiche condotte sulle varie tipologie pedologiche, i vignaioli altoatesini sanno molto bene quali vitigni crescono meglio su quali terreni.

I VITIGNI COLTIVATI

Grazie ai terroir così eterogenei, in Alto Adige si coltivano circa 20 vitigni diversi, che danno origine a una pluralità di vini davvero unica per un territorio così circoscritto. Più del 60% dei vigneti sono coltivati a uve bianche, e la percentuale è in continuo aumento. Fra le varietà più diffuse spiccano il Pinot grigio, il Gewürztraminer, lo Chardonnay e il Pinot bianco, che da sole rappresentano il 70% di tutti i vini bianchi prodotti. Ma un ruolo rilevante è svolto anche da vitigni come Sauvignon, Müller- Thurgau, Sylvaner, Kerner, Riesling e Veltliner. Fra i rossi, oltre alle due varietà autoctone Schiava e Lagrein, anche gli altri vitigni classici – come il Pinot nero, il Merlot, il Cabernet Sauvignon e Franc – si sono ambientati ormai da più di un secolo in Alto Adige, dove hanno trovato condizioni ambientali ottimali. Le uve rosse ricoprono poco meno del 40% della superficie vitata della provincia di Bolzano.

LA VITICOLTURA

È nel vigneto che nasce la qualità del vino, e lo sanno bene i vignaioli altoatesini, che da anni puntano su una riduzione severa delle rese per migliorare la qualità delle uve, scegliendo meticolosamente quale vitigno piantare in quale vigneto, poiché ogni varietà ha il suo “habitat” preferito dove esprime il meglio di sé in fatto di aroma, gusto e personalità. Ecco perché in Alto Adige si preferiscono metodi di coltivazione a basso impatto ambientale. La viticoltura naturale, ad esempio, rafforza le difese fisiologiche del vigneto, proteggendo l’entomofauna e favorendone la diffusione.

LA VINIFICAZIONE

Una volta vendemmiate le uve, il compito del cantiniere è di preservarne intatta la qualità, migliorandola ulteriormente. Le cantine altoatesine puntano da tempo sul connubio vincente fra le tecnologie innovative da un lato, e l’esperienza e l’intuizione umana dall’altro. Una delle peculiarità più note e apprezzate dei vini altoatesini è il loro gusto decisamente fruttato, con note di sambuco nel Sauvignon, aromi di rosa nel Gewürztraminer, o sentori di frutti di bosco nel Lagrein. Oltre a questi vini varietali, caratterizzati da uno spiccato carattere fruttato, in Alto Adige si producono vini di grande pregio, più corposi e concentrati, idonei anche all’invecchiamento. Oggigiorno, i vini altoatesini d’eccellenza sono quasi tutti affinati in piccoli fusti di rovere francese (barrique), ma si sta riscoprendo anche l’invecchiamento in grandi botti di legno. E le quotazioni di prim’ordine che i vini di questa terra riportano da anni nelle guide più rinomate, dimostrano che anche questa scelta è pienamente azzeccata.

L’ORGANIZZAZIONE E LA DISTRIBUZIONE

La produzione vitivinicola dell’Alto Adige è una realtà microstrutturata e variegata, con quasi 5.000 aziende che occupano circa 10.000 addetti. Nella vinificazione e distribuzione operano sostanzialmente tre tipi d’aziende: le cantine sociali dei produttori, le tenute vinicole e i vignaioli indipendenti. Le tre associazioni che le rappresentano si sono riunite nel Consorzio Vini Alto Adige, e collaborano a stretto contatto fra loro.

LA CLASSIFICAZIONE DOC

Com’è noto, DOC è l’acronimo che in Italia indica la Denominazione d’Origine Controllata. Tutti i vini provenienti da una zona tutelata dal marchio DOC sono soggetti a controlli severi di qualità, e devono soddisfare requisiti precisi di resa massima per ettaro, gradazione alcolica minima, acidità, grado zuccherino, residuo secco e altri parametri. In Alto Adige è tutelato dal disciplinare DOC più del 98% di tutta la superficie vitata, una percentuale di gran lunga superiore a ogni altra regione italiana.

Il marchio di riconoscimento di tutti i vini DOC altoatesini è il contrassegno Südtirol impresso sulla capsula, un segno distintivo che oltre a sottolineare un senso d’appartenenza al territorio condiviso da tutti i produttori, dà al consumatore la garanzia di un vino di qualità e provenienza affidabile, prodotto in vigneti controllati

 

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VINOSANO nasce nel 2014 come naturale proseguimento di VIVERE FRIZZANTE, edito Diabasis, un saggio di Emanuela Medi giornalista scientifica che ha voluto indagare sul rapporto ”vino e salute”. Dati, ricerche , interviste hanno messo in luce i tanti aspetti positivi per la salute, ma anche negativi della più antica bevanda della storia. Ma allora, come oggi, il bere positivo ha un significato più profondo: parla di noi. VIVERE FRIZZANTE come VINOSANO: un percorso nella trasversalità del vino