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Rubrica di Emanuela Medi
 

Bevo Brunello per ricordare, non per dimenticare

Un’amica una volta mi ha chiesto “Cos’è per te il Brunello?” …cerco di risponderle con questo mio scritto “Bevo Brunello per ricordare, non per dimenticare”, usando le parole dell’enologo, o come si dice oggi, wine-maker Roberto Cipresso, che con i suoi famosi “viaggi” nel vino è alla ricerca della “quadratura del cerchio”, della perfetta armonia.

Sono sommelier per passione ormai da quasi 20 anni,per apprezzare meglio il nettare del Vino. La mia passione era nata già prima nelle mie peregrinazioni nell’amata Toscana, soprattutto nelle terre di Siena, passando per Pienza, Montepulciano (il Nobile), per approdare poi a Montalcino: il Brunello… Poi il corso per diventare sommelier, le varie degustazioni, i vari viaggi nel tempo… per ricordare sapori e profumi goduti in passato, per rivivere momenti felici, luoghi unici e rammentare persone care.

Mi tornano alla mente le madeleines descritte da Marcel Proust nel suo capolavoro “Alla ricerca del tempo perduto”, sono forse l’esempio più celebre di come un ricordo possa essere risvegliato da un particolare profumo. Tutto ciò è supportato anche dalla scienza, infatti il nostro olfatto è collegato sia al centro delle emozioni, sia all’area del cervello deputata alla conservazione della memoria emotiva, quella che tiene traccia degli aspetti emozionali legati alle esperienze sensoriali.

Mi ricordo ancora quando nel Natale del 2008, alla Compagnia dei Vinattieri di Siena, mi inebriai con un Brunello Lisini del 1993, un vino di 15 anni, mi sembra ancora di percepirne i sentori…Fantastica la cantina dove mi sono addentrato con la stessa emozione di quando si scende nella cripta di una Cattedrale…Secondo la classificazione delle annate redatta dal Consorzio del Brunello il 1993 è un’ottima annata a 4 stelle (il massimo è 5 stelle, quando l’annata è eccezionale).

Ogni anno a febbraio con la manifestazione “Benvenuto Brunelloil Consorzio presenta la nuova annata di Brunello, in uscita dopo 5 anni dall’anno della vendemmia (un anno in più per la Riserva), dopo almeno 2 anni di affinamento in botte di legno e almeno quattro mesi in bottiglia; inoltre vi è la proclamazione delle Stelle assegnate alla vendemmia di Brunello appena trascorsa, con posa della relativa piastrella celebrativa sulla parete del Municipio storico di Montalcino.

La DOC Brunello nasce nel 1966 (DOCG dal 1980) con 37 aziende ed appena 115 ettari vitati; oggi i soci iscritti al Consorzio sono quasi 260, i vigneti di Brunello si estendono per 2.100 ettari e la produzione è passata da 13.000 a circa 10 milioni di bottiglie, di cui circa il 70% va all’estero..

IL BRUNELLO

Messer Brunello è un vino visivamente limpido, brillante, di colore granato vivace. Ha un profumo intenso, persistente, ampio ed etereo. Si riconoscono sentori di sottobosco, legno aromatico, piccoli frutti, leggera vaniglia e confettura composita. Al gusto ha corpo elegante ed armonico, nerbo e razza, è asciutto con lunga persistenza aromatica. Per le sue caratteristiche, il Brunello sopporta lunghi invecchiamenti, migliorando nel tempo. Difficile dire quanti anni questo vino possa migliorare in bottiglia, dipende infatti dall’annata, si va da un minimo di 10 anni fino a 30, ma può essere conservato anche più a lungo,naturalmente nel modo giusto.In Biondi Santi è in voga la pratica della “ricolmatura” delle vecchie Riserve con vini della stessa annata e al Greppo sono conservate bottiglie addirittura della riserva dell’annata 1888, ricolmate e ritappate.

Quando torno dalla Toscana porto qualche bottiglia di Brunello, l’ultima volta del 2010, annata eccezionale a 5 stelle, insieme ai pici, funghi porcini secchi, salsicce di cinghiale, prosciutto di cinta senese, pecorino di Pienza… Poi invito gli amici e rivivo a casa i profumi e i sapori delle terre di Siena…dapprima gli antipasti con salumi e formaggi toscani, poi i pici ai funghi porcini… mi ricordano quelli che cucinava la mia mamma…

Per secondo, abbacchio (agnello) con patate al forno…il tutto abbinato al Brunello di Montalcino, di aziende vitivinicole diverse, ma della stessa annata, il 2010. Mi diverto a scoprire i caratteri varietali del vino ed i tratti del terroir, della vigna e dell’annata che caratterizzano la personalità del vino, come espressione di un’uva, di un luogo con le sue particolarità, ma anche e soprattutto dell’uomo.

Fattoria del Colle a Trequanda di Donatel

Il territorio di produzione del Brunello,mancando quasi del tutto zone pianeggianti, è adatto alla produzione di vino di qualità, anche se vi sono aree più vocate di altre, alla coltivazione della vite. La natura dei terreni, l’altitudine e le condizioni microclimatiche giocano infatti un ruolo determinante nella felice riuscita del vitigno Sangiovese, qui Sangiovese Grosso o Brunello, che proprio a Montalcino ha espresso le sue grandi potenzialità.  Infatti si hanno vini con caratteristiche di corpo, profumo e finezza diverse, pur mantenendo il denominatore comune di base che rende già di per sé inconfondibile il Brunello di Montalcino.

DEGUSTAZIONE..CON CENA

Abbiamo iniziato a pasteggiare abbinando un Brunello di Altesino del 2010, della zona Nord, più o meno 250-300 metri sul livello del mare, con la collina di Montosoli, che gode di particolari condizioni pedoclimatiche e che consente la produzione di vini profumati ed eleganti, di buona struttura, dove colpiscono le note floreali, anche se poi appare più ampio e composto, oltre alla frutta si avvertono sentori di smalto, spezie dolci; alla gustativa si sente l’influenza di elevazione del legno, con il tannino un po’ asciutto, che prospetta una buona evoluzione; ottimo l’abbinamento coi pici ai funghi porcini.

Abbiamo fatto subito il confronto con il Brunello Castelgiocondo di Frescobaldi,  della zona Ovest, con terreni ottimamente esposti verso la Maremma, con un’altezza di circa 400 metri sul livello del mare; all’olfattiva vi è un accenno alla confettura di ciliegia, all’affumicatura del legno; alla gustativa buona l’acidità, tannino più potente, ma ben amalgamato, vino persistente.

Con l’abbacchio al forno, ben aromatizzato, accostiamo il Brunello Lisini, sempre dell’annata 2010, della zona Sud, di Sant’Angelo in Colle, dove il calore dei raggi del sole inonda i vigneti trasmettendo all’uva una grande potenza; colore rubino, leggermente più imbrunito rispetto ai precedenti. Esprime profumi di maggiore profondità ed austerità, che suggeriscono la presenza di un vitigno antico, generalmente più avaro di colore e vivacità, ma ricco di sentori fragranti. Spicca una nota balsamica che ne caratterizza il profilo olfattivo, seguita da note di cuoio e tabacco. Grande freschezza al palato, struttura perentoria e solida.

Dulcis in fondo, abbiamo concluso con il padre del Brunello, nato intorno al 1870, il Biondi Santi del Greppo, che si trova lungo la strada che da Montalcino conduce a Castelnuovo dell’Abate, una zona dove la viticoltura ha lunghe tradizioni, in conseguenza delle condizioni pedoclimatiche. Qui siamo in uno dei luoghi più alti del territorio di produzione (500 m.slm), dove il microclima ventoso è l’ideale per tenere lontane le malattie della pianta, e le esposizioni di questi suoli favoriscono la produzione di vini fini ed eleganti, adatti al lungo invecchiamento..All’olfattiva è complesso, si intrecciano sentori di spezie, terra bagnata, un accenno di frutta di bosco, tabacco, nota di liquirizia, tipica della zona.  Palato morbido e setoso, ricco di mineralità. Piacevole progressione del tannino che culmina con un finale di straordinaria durata.

Si torna sui Brunelli precedenti, che si sono ancora più aperti, l’olfattiva è più spiccata, si scorgono le differenze afferenti alle particolari specificità.

E’ difficile scegliere il migliore, ognuno dice la sua, l’abbinamento con questo o quello, oppure da solo, ma l’importante è “bere per ricordare, non per dimenticare”…rivivere le emozioni: la prima volta che ho degustato il Brunello Biondi Santi al corso da sommelier… la strada sterrata, per qualche kilometro, per arrivare all’azienda Lisini e scoprire le donne e gli uomini che si dedicano al loro nettare diVino…la visita al Castello dei Banfi… ricevere in regalo il Pian delle Vigne di Antinori…la splendida esperienza alla Taverna dei Barbi… la notte dei desideri di S. Lorenzo con la mia Donnanella Fattoria del Colle di Donatella Cinelli Colombini,degustando il Brunello Casato Prime Donne…

Luigi Gorietti, sommelier

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VINOSANO nasce nel 2014 come naturale proseguimento di VIVERE FRIZZANTE, edito Diabasis, un saggio di Emanuela Medi giornalista scientifica che ha voluto indagare sul rapporto ”vino e salute”. Dati, ricerche , interviste hanno messo in luce i tanti aspetti positivi per la salute, ma anche negativi della più antica bevanda della storia. Ma allora, come oggi, il bere positivo ha un significato più profondo: parla di noi. VIVERE FRIZZANTE come VINOSANO: un percorso nella trasversalità del vino