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Rubrica di Emanuela Medi
 

Cantine Volpi e la valorizzazione del territorio dei Colli Tortonesi

Dalla vendita del vino al bicchiere all’attuale produzione di 4 milioni di bottiglie, ne ha fatta di strada la famiglia Volpi da quando nel 1914 compra nel centro di Tortona una vecchia osteria il ”Cappel verde” e fortuna volle, in questo caso, che la vicinanza – durante la prima guerra mondiale – di una caserma, fece volare gli incassi! Quattro generazioni hanno creato quella che è riconosciuta come l’azienda di riferimento dei Colli Tortonesi, appunto le Cantine Volpi.

Incontro a Vinitaly, Carlo Volpi, attuale rappresentante della famiglia per intervistarlo e degustare la sua ultima eccellenza il Timorasso 2016” Cascina Zerba di Volpedo”, medaglia d’oro al Frankfurt International Trophy. Piemontese doc, cortese, misurato nelle parole, ricorda Tortona negli anni 30 territorio di grande produzione di vini rossi, la Barbera in particolare, centro della vendita per Milano e Genova.

Momento importante per la famiglia Volpi chiedo?

Fu in quel periodo- dice Carlo Volpi- che i nonni allargarono   gli appezzamenti già avuti in eredità  con diverse acquisizioni e fecero il grande salto:  da imbottigliatori e venditori a produttori. La  cascina la Zerba di Volpedo (cittadina in cui nacque Giuseppe Pellizza  famoso pittore che immortalò su dipinto il famoso Quarto Stato) fu da me comprata nel 2003 per diventare un’azienda agricola interamente biologica.  Ritrovo un antico vitigno di Barbera che volevo espiantare ma che recupero con ottimi risultati  su parere dell’enologo Giuliano Noè. Già allora con la Barbera di Volpedo- anni 63-64, avevo vinto diverse medaglie d’oro . Una Barbera la nostra che si differenzia nettamente da quella di Asti, Monferrato e Alba per morbidezza e notevole freschezza”

Parliamo del Timorasso, vitigno autoctono, dimenticato e  riscoperto grazie anche al lavoro di Walter Massa.

Certamente, dobbiamo molto a Walter Massa che ha rivalutato questo antico vitigno facendone un’icona dei Colli Tortonesi. Al momento non abbiamo condiviso il progetto ”Bevi Derthona” che vuole raccogliere tutti  i produttori sotto un unico ombrello , ma preferiamo ancora la nostra denominazione. Certamente il Timorasso è figlio del suo territorio e in quanto tale deve essere espresso e riconosciuto anche in una futura DOCG che prevede Timorasso dei Colli Tortonesi in purezza. Il Timorasso è un’uva molto particolare che richiede grande attenzione in vigna. Noi abbiamo dovuto attivare delle centraline lungo i vigneti per monitorare le condizioni climatiche e metereologiche in modo da intervenire quando il vigneto lo richiede. Ricordo che il territorio dei Colli Tortonesi è molto ampio e diversificato tra zona e zona con alta  presenza di tufo e argilla , da abbondanti produzioni di vino rosso molto piacevole

E il Timorasso 2016”Cascina LA Zerba”

Rese molto basse, 50-60 quintali di vino per ettaro, pressatura soffice, maturazione a freddo per 12-24 ore a seconda della qualità delle uve, macerazione a freddo parziale a 10-12 gradi per impedire l’inizio della fermentazione  , poi finita la separazione bucce- mosto, successiva fermentazione con lieviti autoctoni a temperatura controllata, barrique di rovere francese dove viene lasciato fino al completamento della fermentazione. Chiarificazione e procedure standard per arrivare in bottiglia con le sue caratteristiche di colore giallo paglierino, fruttato di pesca bianca (tipico frutto delle nostre zone) acacia, albicocca, miele, spezie, zenzero. Certamente molto fresco con buona dose di sapidità e persistenza. Piacevole il sorso lungo, se vogliamo ancora giovane  con una nota erbacea destinata a perdersi nel tempo. Bocca pulita. Carlo Volpi raccomanda di non berlo troppo freddo per non disperdere gli aromi. A 8-9 gradi – dice – è perfetto!

Emanuela Medi, sommelier

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VINOSANO nasce nel 2014 come naturale proseguimento di VIVERE FRIZZANTE, edito Diabasis, un saggio di Emanuela Medi giornalista scientifica che ha voluto indagare sul rapporto ”vino e salute”. Dati, ricerche , interviste hanno messo in luce i tanti aspetti positivi per la salute, ma anche negativi della più antica bevanda della storia. Ma allora, come oggi, il bere positivo ha un significato più profondo: parla di noi. VIVERE FRIZZANTE come VINOSANO: un percorso nella trasversalità del vino