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Rubrica di Emanuela Medi
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Che la conoscenza dell’olivo nei paesi mediterranei sia molto antica, non c’è alcun dubbio: nell’era “postdiluviana”, ancor prima cioè che, come racconta la Sacra scrittura Noè, sceso dall’arca e approdato in Armenia, scoprisse il vino, una colomba, ritornando nell’arca, portò nel becco un ramo di olivo mostrando che il diluvio era finito, le terre non erano più sommerse e l’albero di olivo verdeggiava fuori dalle acque.

Se a Re Artù è inequivocabilmente legato il ricordo della Tavola Rotonda, Tavola che tuttavia, con o senza il leggendario Graal, non era, per il Re e i suoi famosi cavalieri, una semplice tavola da pranzo, al ben più moderno Cardinale Mazzarino (1602-1661) è invece legata “l’invenzione” della tavola rotonda o ovale, che doveva specificamente servire proprio per il pranzo.

Ho trovato interessante l’articolo di Ciro Di Fiore, apparso di recente su questo sito, a proposito delle abitudini alimentari di Tex Willer. Tex è appassionato di un menu fisso, composto di «bistecca alta tre dita, patatine fritte e torta di mele): un’alimentazione sovrabbondante aveva un evidente ruolo compensatorio per chi usciva dalle privazioni del conflitto mondiale.( Tex appare per la prima volta nel 1948).

Quella che noi oggi chiamiamo “Settimana santa”, vale a dire il periodo che va dalla Domenica delle Palme alla Domenica di Pasqua, e che costituisce il tempo lungo dell’antica Pasqua, nasce soprattutto dal bisogno di rivivere, rappresentandoli come su una scena condivisa da tutto il popolo dei credenti, gli eventi che si succedettero dall’acclamazione che accolse Gesù al suo arrivo a Gerusalemme, alla sua resurrezione.