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Rubrica di Emanuela Medi
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Facendo un giro sui social network è facile notare come negli ultimo anni sia aumentato il numero di gruppi dedicati al knitting (o detto all’italiana “lavorare a maglia“), un hobby per alcuni anni passato di moda. Ma i club di knitting sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno che, insieme al diffondersi dei corsi di ceramica, lettering, incisione, acquerello, raku e molte altre attività, testimonia un ritorno al “fare”… con le mani.

Una delle feste oggi più celebrate è il compleanno. Festeggiano i bambini, festeggiano i giovani – i fatidici diciotto anni-, festeggiano gli adulti -anche se non sempre rivelano gli anni realmente compiuti-, festeggiano i vecchi sopra i novanta anni. Anzi, a quella età, ritorna l’antico piacere di rivelare i propri anni, fino a quando, raggiunti i cento, festeggiano proprio tutti con una grande candelina. Già, perché, come tutti sanno, il compleanno non è compleanno senza la torta con le candeline. E le candeline, una per ogni anno, bisogna spegnerle, possibilmente tutte insieme con un lungo soffio, pensando un desiderio senza però rivelarlo.  Se questo è il rito del compleanno a cui pochi, ormai, almeno nei paesi occidentali e in America si sottraggono, da quando esiste questo rito? Chi mai inventò la torta con le candeline? Una delle poche cose certe che la conoscenza del passato ci ha rivelato, è che solo pochissime persone potevano conoscere nei secoli scorsi la propria data di nascita (J. C. Schmitt, L’invenzione del compleanno, Roma-Bari, Laterza 2012). Potevano conoscerla e festeggiarla i faraoni dell’antico Egitto, o altri appartenenti a famiglie patrizie, gli imperatori romani o i nobili del medioevo, e spesso questa conoscenza era legata all’oroscopo della

Non sono mai scontate le  letture che ci propone Antonio Marziantonio attore  e “ voce” di importanti testi teatrali. E non è solo la lettura a coinvolgerci ma l’autore del testo, noto  meno noto che sia, Marziantonio lo sceglie perché ha sempre lasciato  quel qualcosa  ( pensiero, citazione, notazione) che non si persa..nel tempo. Oggi: William Butler Yeats https://youtu.be/q-5Wh1d_WUw Antonio MarziantonioFacebook: facebook.com/antoniomarziantonioofficialInstagram: instagram.com/antoniomarziantonio/

“ Ho un ricordo incancellabile del bordò che arrivava in barriques dalla Francia in casa di mio nonno Chigi all’inizio della prima guerra mondiale; quello stesso boquet lo ritrovai una decina di anni dopo bevendo a Migliarino in casa Salviati un Cabernet che proveniva da una vigna di loro proprietà. Quando poi riuscii ad assaggiare un Margaux del 1924 e risentii lo stesso gusto, mi ripromisi di fare un vino che aveva quella particolarità”. Da un documento scritto nell’estate del 1974 da Mario Incisa della Rocchetta, successivamete ritrovato dl figlio Nicolò. Certo non poteva esserci un vino più blasonato del Sassicaia: Incisa della Rocchetta, Antinori, Della Gherardesca, Salviati, Chigi, il meglio della nobiltà Toscana e Piemontese. Un incrocio di matrimoni, parentele , incontri , amicizie importanti e non solo italiane hanno segnato pezzi di storia del nostro Paese. E non si tratta solo di appartenenza, ma di tradizioni, valori, cultura, stili di vita, innovazione e imprenditoria, quest’ultima nel mondo del vino, tramandate da padre in figlio. In un’Italia sciatta che non cerca un riscatto culturale ma che si accontenta della litigiosità di politici più alla ricerca di alleanze che di soluzioni economiche e sociali, leggere la storia di questo grande vino, da

Una delle più celebri descrizioni pervenuteci dall’antichità sui Campi Flegrei, oltre quella virgiliana, è sicuramente quella attribuita allo scrittore Petronio (I sec. d. C.) -passato alla storia per il suo stile di vita come ‘elegantiae arbiter’- nel famoso Satyricon, considerato il più antico romanzo latino, ambientato in una città greca della Campania una “graeca urbs” assai probabilmente Pozzuoli o Cuma, giunto fino a noi incompleto. Petronio era nato nella antica Massalia (Marsiglia), nella Gallia Narbonense, la parte meridionale della Gallia, detta dai latini “nostra Provincia” (Provenza)

Se a Re Artù è inequivocabilmente legato il ricordo della Tavola Rotonda, Tavola che tuttavia, con o senza il leggendario Graal, non era, per il Re e i suoi famosi cavalieri, una semplice tavola da pranzo, al ben più moderno Cardinale Mazzarino (1602-1661) è invece legata “l’invenzione” della tavola rotonda o ovale, che doveva specificamente servire proprio per il pranzo. Per quanto diverse le due tavole, per quanto appartenenti a due paesi differenti la Britannia e la Francia, esse avevano di certo in comune, fosse per questioni di gloria o di cibo, il grande privilegio di scavalcare il problema che per secoli ha ossessionato tutte le società: la gerarchia sociale. E se il Re Artù, secondo una recente rilettura sarebbe da identificarsi con un sovrano “romano”, anche il cardinale Mazzarino, nato presso L’Aquila e di padre siciliano, era di certo italiano prima che le vicende della sua vita lo portassero in Francia. Dunque, che fosse o no un sacro ordinamento (ἱερός«sacro» e ἄρχω«essere a capo») quello della  gerarchia sembra toccare, anche solo per questo dettaglio, un immaginario che va bene al di là di un singolo paese o di un solo secolo. Persino ai nostri giorni la questione di chi debba “sedersi a capotavola” emerge puntualmente, sebbene ormai in maniera del tutto scherzosa,

Se nella città di Roma operavano veri e propri panifici di produzione industriale a Pompei esistevano, anche se su scala ridotta, numerosi forni perfettamente attrezzati. E con lo studio di queste antiche panetterie gestite da modesti lavoratori e con gli affreschi nelle case delle persone comuni che possiamo comprendere gli orizzonti nuovi che e storia dell’arte a lungo considerate scienze separate, possono aprire lavorando insieme.  Antico Pane ritrovato a Pompei Attraverso lo studio di oggetti di vita quotidiana appartenuti a uomini e donne comuni, l’archeologia ha contribuito a rendere la storia una disciplina molto più concreta e capace di farci comprendere davvero la vita degli antichi padri, permettendoci di ricostruire anche  microstorie di uomini e donne del passato. Poiché le scienze storiche sono volte ad indagare il tempo passato non solo attraverso lo studio di documenti scritti, atti ufficiali e fonti politico-militari, ma anche con tutto ciò che l’archeologia può ritrovare. Come sottolineato anche da Bandinelli, gli storici ed archeologi “non possono fare a meno gli uni dagli altri”. Grazie allo studio dei forni rinvenuti nella città vesuviana sappiamo come si svolgeva l’attività quotidiana dei panifici dell’epoca antica negli aspetti più minuziosi. Laddove normalmente l’opificio si divideva su due livelli, era guarnito di

La processione La ricetta Rosalia per il battesimo del picciriddu di Agatina la sorella, si era incaricata di preparare ogni cosa. Agatina aveva già tre masculi agitati come puledri da domare e quest’ultimo nato da allattare. Avevano deciso tutti di famiglia di fare il battesimo proprio nel giorno della processione di Santa Maria delle Grazie, lì all’Isola delle Femmine. Il parroco aveva acconsentito con difficoltà per via delle funzioni religiose di quei giorni. Ma poi si fece persuaso per l’insistenza di Rosalia, che poi pure mezzo parente era per parte di madre. A lei nessuno mai poteva negare niente. Ci sapeva fare. A tutti gli pareva portasse buono avere la benedizione della Madonnina il giorno della processione quando la portavano a braccio col manto prezioso e la corona. Questa Madonna proteggeva i pescatori. Dicevano gli anziani che la statua era stata trovata davanti alla porta della casa di uno di loro. E naturalmente ciascuno vantava che era stata proprio la casa dei suoi antenati. Con casette e barche sulla spiaggia tutti vivevano lì da sempre e tutti pescatori erano stati, fuori dello zio emigrato in America dove aveva orgogliosamente aperto un ristorante. Rosalia tutta casa accunzava con fantasie di reti