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Rubrica di Emanuela Medi
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C’è un piccolo pezzo d’Italia nel romanzo L’isola del tesoro dello scrittore scozzese Robert Louis Stevenson, letteralmente “un pezzo”, come vedremo. Stevenson (1850-1894) fu un irrequieto per tutta la sua breve vita non tanto per indole o capriccio, ma per ragioni di sopravvivenza. Infatti, egli, che soffriva di una patologia polmonare, era sempre lontano dalla sua fredda patria, alla ricerca di paesi dal clima temperato e di un ubi consistam fino a che si stabilì in un’isola dei mari del Sud, e precisamente a Upolu, isola dell’arcipelago di Samoa, dove visse per gli ultimi quattro anni della sua esistenza.

Millo gestiva le vite degli uomini da ere intere. Su questo pianeta aveva scelto una delle incarnazioni più elevate: il suo corpo flessibile e gradevole alla vista, veloce all'occorrenza , resistente e forte.. la forma migliore per vivere. Non che nel corso dei secoli non abbia conosciuto delle difficoltà: la più forte avvenne nel 1200 .. credendo che la sua congrega fosse collegata a forze avverse alla cultura dominante… furono massacrati a milioni.. la conseguenza fu che quando si sviluppò  la peste nera tramite i ratti… non c’erano più gatti per contenere lo sviluppo dei roditori.

Un altro famoso affresco ritrovato a Pompei, è sicuramente quello del triclinium -area adibita ai banchetti e a ricevere ritrovato nel 1825.  L’omaggio all’eroe virgiliano Enea, profugo e progenitore della stirpe romana (‘profugo alle lavinie itale sponde’) e posto ‘ab origine’ della civiltà latina, è il leitmotiv di un dipinto datato 45 – 79 d.C. L’affresco, ora al MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli), ritrae un episodio presente nell’ultimo libro dell’Eneide, il ferimento del condottiero teucro e protagonista dell’opera virgiliana. La scena, che potremmo dire di un antico presidio ambulatoriale, vede il medico Japix, genuflesso, intento con un bisturi a curare un taglio sulla coscia destra di Enea, mentre la madre Venere, impensierita, giunge in soccorso al figlio. La dea regge con la mano destra il velo sotto cui appare brillare un prezioso diadema, mentre sotto il braccio rassicurante del padre il piccolo Ascanio, futuro fondatore di Alba Longa, asciuga con un panno le sue lacrime di angosciosa preoccupazione. L’espressione dello sguardo dell’eroe che fissa,  riconoscente e fiducioso, la madre mentre gli porge un fascio di una provvidenziale erba medica, ci ricorda un altro affresco pompeiano dove pure vediamo utilizzare una pianta presumibilmente officinale. Guerrieri armati di tutto punto con elmo

Nel 1840 Edgar Allan Poe scrisse uno dei suoi racconti più interessanti e suggestivi, che non apparteneva, come quelli più noti, al genere del soprannaturale o del terrore, ma aveva per oggetto e scenario la realtà quotidiana di Londra. Un uomo seduto all’interno di un caffè nel centro di Londra aveva l’abitudine di osservare attentamente tutti quelli che passavano per strada, cercando di indovinarne dall’aspetto e dal comportamento non solo il mestiere ma anche i tratti del carattere. Era un procedimento che sarebbe stato ripreso poi da Conan Doyle: il suo eroe, Sherlock Holmes, si divertiva spesso a indovinare, o piuttosto a dedurre, la qualifica, la professione e la personalità di qualcuno servendosi esclusivamente di un'attenta e accurata osservazione.  Edgar Allan Poe In realtà Conan Doyle, il quale si era chiaramente ispirato, tra l’altro, per foggiare il suo detective, proprio a un personaggio di Poe, l’August Dupin della Lettera rubata e del Delitto della Rue Morgue, dichiarò che nel delineare la sua creatura aveva preso a modello Joseph Bell, un medico e docente universitario di Edimburgo del quale era stato anche per qualche tempo assistente. Il dottor Bell stupiva i suoi allievi quando riusciva a capire provenienza e professione di un paziente

È una ricetta poverella legata al ricordo di una storia d’amore appassionata svelata da un’espressione, un gesto, una frase raccolti anzi quasi spiati in una sera magica che eravamo andati a guardare i pescatori che rientravano. Ancora mi emoziona quando riaffiora. Ero ragazzina e Teresa, che vendeva il pesce in una botteguccia poco lontana dalla spiaggia di Cetara, mi  spiegava  inesperta di come a Livorno la sua mamma faceva il brodo di sassi. Teresa era sposata con uno di Cetara, ruvido irsuto abbronzato come un saraceno e pazzo pazzo di lei. Lei veniva dalla costa toscana, bionda delicata bella come la Venere del Botticelli. E non si capiva come c’era capitata sulla spiaggia di Cetara a scapuzziare le alici con le altre mogli e mamme e ragazzini, secondo un’abitudine antica che non s’usa più perché di alici, che n’era pieno il mare, non ce n’è più tante da occupare famiglie intere a lavorare pure la notte. Arrivavano le Cianciole e l’odore del pescato riempiva la spiaggia e tutto il paese fino a sotto la montagna. Grida e risate rimbalzavano dalla spiaggia ai vicoli, alle case in attesa, alle lampare, alla luna. “Puzzo di pesce” si schermiva Teresa civettuola tirando su

Per la genialità degli ingegneri idraulici del passato alcuni acquedotti dell’antica Roma ancora oggi servono la capitale. Da sempre la meraviglia dei viaggiatori  è espressione di emozioni  davanti alle tracce del passato: templi, piramidi, sculture ,città rupestri ,anfiteatri, necropoli  testimoni del passaggio di culture, riti ,abitudini, usanze e religioni. E noi curiosi di decifrare quello che il tempo ha celato studiamo la vita di chi ha costruito ciò che ora è “rovine”.  Tuttavia l’ammirazione per l’efficienza e la grandiosità degli acquedotti romani ci induce a rileggere anche i commenti dei loro contemporanei. Frontino nominatocurator aquarumall’epoca dell’imperatore Nerva  console nel 36 a.c.scriveva “ A tali costruzioni necessarie per così ingenti quantità d’acque oseresti paragonare le inutili piramidi d’Egitto oppure le altre opere dei Greci improduttive e tuttavia famose?”

ll 15 aprile 1967 moriva uno dei più grandi attori di Napoli, Totò, il quale, pur risiedendo a Roma per il suo lavoro nel mondo del cinema, alla sua città natale restò affezionato per tutta la vita. E da Napoli, al pari di Eduardo, trasse sempre ispirazione per i personaggi che interpretò, portando ai vertici della settima arte l’anima dell’ex capitale del Regno delle Due Sicilie.