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Rubrica di Emanuela Medi
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Cultura

Il carattere sacro  del vino,  si ritrova trasmesso anche nei tanti oggetti che in qualche modo sono venuti in contatto con esso e tra questi oggetti i calici, o, più in generale i paramenti sacri sono quelli che hanno avuto nel corso dei secoli, una benedizione speciale. Tra i calici più celebri ci sono quelli nei quali il vino, per dimostrare la  sua vera natura di sangue, ha incominciato a coagularsi o quelli che conservando le ostie, quasi a comprovare la presenza del sangue oltre che del corpo di Cristo, arrivano a sanguinare, come nei vari miracoli eucaristici, da quello di Lanciano avvenuto nell’anno 750, al celebre miracolo di Bolsena del 1263, in seguito al quale la festa del Corpus Domini fu estesa a tutta la Chiesa .E fu proprio per conservare quelle preziose reliquie di Bolsena che si costruì il celebre duomo di Orvieto dove ancora oggi si possono venerare.Due, sono tuttavia, gli oggetti che sono stati a contatto con il vino sul quale cristo in persona ha operato trasformandone la natura, e sui quali il NUOVO TESTAMENTO ci  informa in modo preciso. Il calice dell’Ultima cena e le anfore delle Nozze di Cana. Il calice nel quale si compie quotidianamente

La cantina è la camera da letto giù da basso.Silenziosa, profonda, oscura. Esposta a Nord. Né troppo bianca, né troppo umida. Senza odori di mela, di aceto o di legna verde. La cantina è un luogo di culto pieno di misteri. Il vino deve restare imperativamente  in contatto con il tappo, per evitare che questo si secchi, perda elasticità e si restringa. Se il tappo si restringe, l’aria vi passa e il vino si ossida. Le dilatazioni e le contrazioni affaticano irrimediabilmente il vino.  Le bottiglie giacciono distese come su un’ottomana, sistemate una di testa una di fondo.  Fanno pensare alle bellezze dormienti di Kawataba, la cui nuca sembra così facile da spezzare, o anche alla fanciulla sorpresa dormire con un seno all’aria.Nell’antica Roma esistevano due cantine. La cella vinaria posta, al piano terra, dove si conservava il vino nuovo in grandi otri di terracotta o botti di legno fino a quando veniva venduto o chiuso in anfore millesimate

Henri de MondevilleA partire dal Medioevo, il vino e con esso l’acquavite ha occupato un posto molto importante nella terapia sia medica che chirurgica. Nel XIII secolo il medico chirurgo Lanfranchi, milanese, fondatore della Scuola di Chirurgia di Parigi, assieme al suo discepolo Henri de Mondeville medico di Filippo IV. Il Bello, sostennero l’uso intensivo del vino nel trattamento esterno delle lesioni e delle ferite, specie di guerra. Questo metodo verrà adottato in modo ancora più intensivo nei secoli successivi con l’arrivo delle armi da fuoco. Il chirurgo francese Ambroise Parè autore del trattato ”Metodo di trattare le ferite da archibugio e da altri bastoni da fuoco” (1545) adottò vino cotto in luogo dell’olio bollente nel trattamento delle ferite da armi da guerra. Era convinzione che il vino oltre a preservare dalle infezioni, favorisse il processo di guarigione delle ferite e della loro cicatrizzazione. Il vino era anche considerato una sorta di “anestetico generale contro il dolore” non fosse altro che per  “ottundere”  la mente del paziente” durante le operazioni  chirurgiche.

 LE TERRE DELL'AGLIANICO   di  Giovanni CorboSi era svegliato grondando sudore. Quell’enorme letto occupato dal suo corpo malato, gli fece avvertire la solitudine.Dalla piccola finestra Giovanni scorgeva il sole che accennava la discesa sui colli del Sannio, ricoperti dal verde dei vigneti, e pensò che non mancava poi molto al ritorno di Anna.Una scarica di colpi di tosse lo prostrò nuovamente, squassandogli il petto. Quella maledetta polmonite. Quella maledetta guerra, quella maledetta Russia, le cui gelide temperature lo avevano inchiodato ad un letto. Quella maledetta ferita che lo aveva debilitato a tal punto che il suo corpo sofferente non opponeva più alcuna resistenza alla malattia.Il ritorno a casa non era stato accolto festosamente dalla famiglia.D’altronde una sola casa e quattordici persone tra padre e matrigna, fratelli, sorelle, sua moglie e i suoi figli. Poca terra da coltivare, il vigneto così delicato da portare innanzi con le poche piogge che cadevano su questa terra così aspra, ma che offriva quell’Aglianico dal gusto così profumato e forte che la sua gola riarsa riusciva ancora ad assaporare a pieno. E lui, ormai inidoneo a qualsiasi lavoro, buono solo a soffrire in un letto, con buona pace di tutta la famiglia.Anna comunicò a suo suocero

La nebbia dei brutti ricordi si è sollevata per lasciarmi quasi stordita di fronte a tanta bellezza. La storia con le sue strade, i commerci, le ville, gli affreschi mi sono  venuti incontro e mi hanno parlato dandomi l’illusione di essere li tra loro e partecipare alla loro vita. Nella magica luce del primo gennaio 2017, accompagnata dalle incantevoli statue di Igor Mitoraj. Pompei oggi, dopo gli splendidi restauri,  ha poco da invidiare a tutte le meraviglie archeologiche sparse nel mondo e sicuramente è l’unica completa testimonianza di come si svolgeva la vita dei Romani soprattutto tra il I e II secolo A.C quando era al massimo del suo fulgore.. fino al 79 D.C quando tutto piombò nell’oscurità e nel silenzio..Da Sommelier e curiosa del vino eccomi qui sulla Via dell’Abbondanza -principale arteria del commercio di Pompei- davanti al Thermopolio di Vetuzio Placido, importante” vineria” dell’epoca, costituita da bottega,retrobottega e casa attigua in corrispondenza con l’angolo nord-orientale dell’insula ottava. I proprietari probabilmente furono L. Vetutius Placitus,  e la sua compagna Ascula.Nomi che si trovano riportati  sui graffiti della casa e quello di Vetutius su anfore vinarie rinvenute all’interno.Il termo polio di Vetulius, uno dei più conservati e rappresentativi esercizi commerciali

“ Da dove potremmo iniziare se non dalle viti, per le quali la supremazia dell’Italia è incontestabile, tanto che solo con le sue vigne sembra aver vinto tutte le altre genti, persino quelle che producono profumi; e d’altronde  cosa si può preferire alla vista di una vigna fiorita?” (Plinio Il Vecchio)Il vino, dopo l’acqua, era la bevanda più utilizzata nel mondo romano antico. Rimedio contro gli affanni (Properzio) addirittura benefico fino alla ubriachezza quando si trattava di gravi preoccupazioni( Seneca), piacevole rimedio contro le malinconie (Orazio), complice nelle notti d’amore. Il vino non mancava nella vita dei romani e nella vita dei Pompeiani. Nei Thermopolia che si aprivano sulle strade della città, il vino era servito caldo, quando accompagnato da cibi già pronti, in quanto  serviti con facilità. Una manifestazione di ricchezza era il vino raffreddato nella neve, per non parlare del vino consolare a ricordo del nome di un console.. Vini che erano stati custoditi in speciali cantine  sotto il consolato di un antico console e degustati in particolari circostanze.Vino mielato e vino speziato per dare sapore al vino vecchio Falerno: si perché anche Plinio, come Columella, consigliavano di bere vino vecchio anche se dal sapore amaro diversamente da Marziale

Siamo sempre in clima di Vinitaly e precisamente nel padiglione Agrifood. Quante bontà! Ma siamo sicuri di conoscere l’origine, la storia di tanti nostri prodotti? Prendiamo il pesto: alla genovese, alla piemontese, anche di altre regioni. Ed è esatto chiamarlo: pesto alla genovese.? Intanto iniziamo dal basilico dal greco” basiliKon”, che vuol dire “re”, ossia erba del re. Fra le erbe aromatiche, il basilico è conosciuto da millenni, ma non come alimento, bensì come una pianta dai molteplici impieghi: veniva consigliato per combattere le flatulenze, l’aerofagia, gli spasmi intestinali, i dolori mestruali .Si pensa che l’India sia la patria di origine del basilico dove era simbolo dell’odio e era accusato di far nascere gli scorpioni. Poi l’impiego divenne decorativo e infine fu usato soprattutto in Sicilia, dato il particolare aroma. Si dice che in passato adornassero i balconi delle “ case dell’amore” per renderle riconoscibili e ancora oggi le “Graste” sono dei grandi vasi traboccanti di foglie di basilico. Non sappiamo come e perché il basilico dalla Sicilia migrasse verso la Liguria in particolare a Genova. Si pensa che furono i marinai liguri che sulla via del ritorno ne furono attratti per l’intendo profumo frammisto a aglio .Nei menù dei

2016Vinitaly festeggia i suoi primi 50 anni. La fiera, riconosciuta leva economica strategica per l’internazionalizzazione delle imprese vitivinicole italiane, entra nel Piano per la promozione straordinaria del made in Italy finanziata dal Ministero dello sviluppo economico quale fiera di riferimento per il comparto enologico.Dopo 22 anni il Concorso Enologico Internazionale, il più selettivo al mondo, diventa Premio Internazionale 5 Star Wine, da assegnare solo ai vini che raggiungono e superano i 90 centesimi nel giudizio espresso da commissioni composte da esperti internazionali specializzati per area geografica di provenienza dei vini. Nasce anche il Premio Wine Without Walls.2015Prima volta di Vinitaly International in Canada a gennaio e primo Corso di specializzazione sul vino italiano a Verona dal 16 al 20 marzo. Realizzato dall’International Vinitaly Academy - VIA, il corso dà l’accesso a due certificazioni in base alle competenze raggiunte: “Ambasciatore del vino italiano” ed “Esperto del vino italiano”. Gli “Italian Wine Expert” supporteranno come insegnanti l’attività di VIA nei loro Paesi.A Expo 2015 il padiglione VINO – A tase of Italy, il primo dedicato al vino nella storia dell’Esposizione universale, propone in un percorso culturale e degustativo 3.600 etichette, 150.000 bottiglie e circa 800.000 degustazioni e viene visitato da 2,1

Vino color del giorno,vino color della notte,vino con piedi di porporao sangue di topazio,vino,stellato figliodella terra,vino, lisciocome una spada d’oro,morbidocome un disordinato velluto,vino inchiocciolatoe sospeso,amoroso,marino,non sei mai presente in una sola coppa,in un canto, in un uomo,sei corale, gregario,e, quanto meno, scambievole.A volteti nutri di ricordimortali,sulla tua ondaandiamo di tomba in tomba,tagliapietre del sepolcro gelato,e piangiamolacrime passeggere,mail tuo belvestito di primaveraè diverso,il cuore monta ai rami,il vento muove il giorno, nulla rimanenella tua anima immobile.Il vinomuove la primavera,cresce come una pianta di allegria,cadono muri,rocce,si chiudono gli abissinasce il canto.Oh, tu, caraffa di vino, nel desertocon la bella che amo,disse il vecchio poeta.Che la brocca di vinoal bacio dell’amore aggiunga il suo bacioAmor mio, d’improvvisoil tuo fiancoè la curva colmadella coppa,il tuo petto è il grappolo,la luce dell’alcool la tua chioma,le uve i tuoi capezzoli,il tuo ombelico sigillo puroimpresso sul tuo ventre di anfora,e il tuo amore la cascatadi vino inestinguibile.la chiarità che cade sui miei sensi,lo splendore terrestre della vita.Ma non soltanto amore,bacio bruciantee cuore bruciato,tu sei, vino di vita,maamicizia degli esseri, trasparenza,coro di disciplina,abbondanza di fiori.Amo sulla tavola,quando si conversa,la luce di una bottigliadi intelligente vino.Lo bevano;ricordino in ognigoccia d’oroo coppa di topazioo cucchiaio di porporache l’autunno lavoròfino a

 "  Ancora non molto tempo fa, al Sud, il parto si faceva con l’olio. “ Tutti i provenzali della  mia età”, scrive il poeta e scrittore Marcel Scipion nella sua opera L’arbre du mensogne, “ sono venuti al mondo tra le mani unte delle levatrici di campagna”. Spesso inoltre, nelle regioni vinicole, a questa unzione con l’olio faceva seguito un bagno nel vino. Lubrificato il neonato , conveniva impregnarlo, fortificarlo, fargli prendere un bel  colorito rosso. Nato nell'olio e arrossato nel vino, in tal modo gli veniva assicurata una vita sempre vivace in ogni stagione.Ma questo bagno nel vino, nutriente per l’anima, appare anche in altre circostanze della vita, senza che vi sia affatto necessità di fare appello alle antiche virtù. Nelle pagine di Restif de la Bretonne, celebre autore settecentesco delle ”delizie dell’Amore”, ci si lava molto. Ci si lava sistematicamente. Prima o dopo il coito. Tutt'altra cosa rispetto a Sade. Si mette a bagno culo, fica, coscia, piede, si fanno abluzioni, si fa il bidet, con l’acqua fredda, con l’acqua tiepida, si lava il culo in un grande bacile per rassodarlo, si lava all'acqua di rose, si immerge poi nel latte, si asciuga ed ecco che membro e vulva sono