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Rubrica di Emanuela Medi
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Cultura

Per la genialità degli ingegneri idraulici del passato alcuni acquedotti dell’antica Roma ancora oggi servono la capitale. Da sempre la meraviglia dei viaggiatori  è espressione di emozioni  davanti alle tracce del passato: templi, piramidi, sculture ,città rupestri ,anfiteatri, necropoli  testimoni del passaggio di culture, riti ,abitudini, usanze e religioni. E noi curiosi di decifrare quello che il tempo ha celato studiamo la vita di chi ha costruito ciò che ora è “rovine”.  Tuttavia l’ammirazione per l’efficienza e la grandiosità degli acquedotti romani ci induce a rileggere anche i commenti dei loro contemporanei. Frontino nominatocurator aquarumall’epoca dell’imperatore Nerva  console nel 36 a.c.scriveva “ A tali costruzioni necessarie per così ingenti quantità d’acque oseresti paragonare le inutili piramidi d’Egitto oppure le altre opere dei Greci improduttive e tuttavia famose?”

ll 15 aprile 1967 moriva uno dei più grandi attori di Napoli, Totò, il quale, pur risiedendo a Roma per il suo lavoro nel mondo del cinema, alla sua città natale restò affezionato per tutta la vita. E da Napoli, al pari di Eduardo, trasse sempre ispirazione per i personaggi che interpretò, portando ai vertici della settima arte l’anima dell’ex capitale del Regno delle Due Sicilie.

L’interesse per la raffigurazione di scene di vita quotidiana è rintracciabile già nei secoli precedenti il XVII, epoca in cui la pittura di genere si afferma diventando un genere artistico autonomo. Particolarmente incline a narrare i più tradizionali temi religiosi in chiave domestica, è Domenico Ghirlandaio. A questo pittore si deve un interessante documento sull'uso medicinale del vino nel Quattrocento. Si tratta di un episodio della vita del Battista affrescato sulla parete destra della cappella Tornabuoni nella Chiesa di Santa Maria Novella a Firenze. Qui, a Elisabetta pallida e emaciata ancora a letto per la fatica del parto, una fantesca reca su un vassoio un bicchiere e due bottiglie di acqua e di vino. Nonostante le convinzioni che il vino non poteva essere bevuto dalle donne, è veramente straordinario il caso di Elisabetta, puerpera attempata, cui si rendeva necessario il vino come medicamento insostituibile per convalescenti e nutrici. Il vino compare spesso nelle opere del Velasquez e, fra queste nel dipinto,” Ragazza e due popolani a tavola “ conservato a Budapest nello Szèpmuveszeti Museum. In questo quadro una giovane fanciulla serve del vino a un uomo anziano mentre, di fronte, un giovane dell’aspetto poco più che adolescente sembra protestare per essere rimasto escluso  dalla

Facendo un giro sui social network è facile notare come negli ultimo anni sia aumentato il numero di gruppi dedicati al knitting (o detto all’italiana “lavorare a maglia“), un hobby per alcuni anni passato di moda. Ma i club di knitting sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno che, insieme al diffondersi dei corsi di ceramica, lettering, incisione, acquerello, raku e molte altre attività, testimonia un ritorno al “fare”… con le mani.

Uno dei simboli più legati alla Pasqua è certamente quello delle campane. Se a Pasqua ancora oggi “si sciolgono le campane”, non è lontano il tempo in cui inviavamo ad amici e parenti biglietti di auguri illustrati quasi sempre da campane e campanelle, o, in cui, da bambini, scrivevamo la “letterina di Pasqua” ai nostri genitori, dove tra mandorli in fiore e agnellini, una campana, o più spesso due campane, alludevano al tempo pasquale.  E se, anche oggi, accanto alla dolce colomba ci può venire regalata una dolce campana,  campane virtuali ci giungono da ogni parte su computer e cellulari.

I giorni che precedono la Pasqua sono per i fedeli cristiani un periodo di preparazione e conversione e, in tale ambito, il digiuno è una delle pratiche di più antica tradizione. Ma quel è il senso che esso assume nelle altre due religioni monoteiste, Ebraismo e Islamismo? “Partiamo intanto dai sistemi religiosi non monoteistici delle società antiche e tradizionali, dove la pratica di digiunare è diffusa in due tipologie di riti. In quelli di lutto, come manifestazione di vicinanza al defunto che non si nutre più, di dolore per la perdita, di purificazione”, spiega Paolo Xella, storico delle religioni e specialista delle culture del Mediterraneo antico, dirigente di ricerca emerito dell'Istituto di scienze del patrimonio culturale (Ispc) del Cnr.

Pompei, nella casa detta di Terenzio Neo, secondo alcuni un facoltoso panettiere, si può vedere un celebre dipinto murale ritrovato nel 1868 e a lungo conosciuto erroneamente come ‘ritratto di Paquio Proculo’, a causa di un malinteso creato da un graffito elettorale tracciato all’esterno della casa. In realtà, secondo recenti studi, la vera identità da ascrivere alla coppia ritratta nell’affresco, che si trova oggi al Museo Archeologico di Napoli, non sarebbe quella del magistrato, ma quella del panettiere Terenzio Neo e di sua moglie.