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Rubrica di Emanuela Medi
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I mesi estivi si sa sono i più caldi dell’anno e a, volte, la canicola non concede tregua. Cosa bere dunque quando al termine della giornata si incontrano amici o familiari per un happy hour o per una cena in terrazza ma la temperatura non consente di sorseggiare vini rossi o bianchi fermi? Le bollicine possano essere senza dubbio un’ottima alternativa ma non tutti le gradiscono. Una scelta differente può essere quella dei vini aromatizzati sia a livello olfattivo che gustativo. Il loro uso risale all’epoca degli antichi Greci e degli antichi Romani, che sembra facessero fermentare con acqua di mare o piante aromatiche il vino in grosse anfore allo scopo di conferirgli un sapore particolare. Oggi la produzione consiste nel fare fermentare un vino base in botti di rovere, aggiungendo zuccheri e piante o erbe aromatiche Successivamente si aggiunge alcool purissimo, che legandosi con gli zuccheri esalta l’essenza degli aromi.. Il processo dura almeno 15 giorni al termine del quale si otterrà un vino dal sapore intenso e gradazione alcolica superiore ai 16°.I vini nazionali più famosi sono il Vermouth, il Barolo chinato e il Retsina greco. Il primo deriva il suo nome dal tedesco Wermut, col quale viene

Bella è proprio bella la Toscana tutta, ma  quel pezzo in cui è inserito il territorio Orcia, Patrimonio dell’Unesco – primo territorio rurale  premiato con questo riconoscimento dal 2004, non è un caso che sia diventato tra i paesaggi più famosi in tutto i mondo. Raccontarlo non basta, è importante viverlo per farlo diventare un’esperienza  unica ..che lascia il segno , e in positivo ..   La bellezza del paesaggio caratterizza tutto il territorio di produzione del vino Orcia che varia da quello lunare delle Crete Senesi alle dolci colline con file di cipressi, castelli, abbazie, poderi e borghi medievali della Val d’Orcia. Un territorio di artigianato artistico e di eccellenze alimentari: vino DOC Orcia, olio extravergine, tartufi bianchi, salumi, zafferano, allevamenti bradi di maiali medioevali “Cinta senese”, di buoi chianini - il “gigante bianco” amato anche dagli antichi romani, pecore per la produzione di cacio pecorino. I campi di cereali dominano il panorama alternandosi con pascoli, piante di ulivo secolari e vigne. Oggi i 12 comuni dell’Orcia sono fra le destinazioni turistiche più esclusive anche grazie alla presenza di centri termali d’eccellenza. Il vino Orcia DOC   La denominazione Orcia è nata il 14 febbraio 2000 e comprende le varietà Orcia ottenuto da uve rosse con almeno il 60% di Sangiovese e Orcia “Sangiovese”

Dopo la comprensione del valore  del portainnesti di vite americana , la filossera che aveva praticamente distrutto a metà ottocento  gran parte della viticoltura europea,, ora ritorna e in grande stile . Ricordiamo come il problema allora fu superato innestando le varietà autoctone europee su vite americana, tollerante agli attacchi di questo afide. Si pensava debellata e invece come riporta in un ampio articolo Tommaso Cinquemani su AgroNotizie “in numerose regioni  si segnalano casi di attacchi di fillossera sulle foglie di vite con la formazione di galle che indeboliscono le piante e hanno ripercussioni, anche pesanti, sulla produttività e sulla qualità delle uve.” Fu necessario ai tempi della pandemia da fillossera  rinnovare tutte le vigne con portainnesti di vite americana, resistente alle punture dell’insetto.  Cosa sta succedendo in molte regioni italiane? "Ultimamente  si sono moltiplicate le segnalazioni di agricoltori che lamentano attacchi più o meno severi all'apparato fogliare delle viti con la formazione di galle e lo sviluppo di diverse generazioni di fillossera che interessano la chioma delle viti", spiega  Patrizia Sacchetti, professoressa di Entomologia presso l'Università di Firenze, che dal 2017 lavora su questo argomento anche dietro richiesta del Servizio fitosanitario della Regione Toscana.( Fonte Agronotizie)"La nostra ricerca è volta prima di tutto a comprendere perché la

Ben venga la ricerca e nel caso gli studi dell’Università di Teramo che a firma del Prof Francesco Calzarano  titolare del Corso di Laurea in Viticoltura ed enologia ha trovato una soluzione interessante per il mal d’esca, malattia che interessa un gran numero di viti su tutto il territorio nazionale. Foglie striate e carie bianche (un fungo che rende poroso e fragile il legno) hanno come conseguenza la minore produzione vinificabile e  la minore durata della pianta nel tempo con innegabili danni economici E’ proprio dal maggiore contenuto di calcio nelle foglie di viti malate asintomatiche rispetto le sane   che è partita l’osservazione del titolare Prof Calzarano per mettere a punto una miscela di fertilizzanti fogliari contenente calcio, magnesio ed estratti algali, questi ultimi utilizzati per immettere tutti gli elementi all’interno delle foglie."I risultati delle prime applicazioni effettuate in Abruzzo e in Emilia Romagna sono stati particolarmente incoraggianti". E’ quanto ha detto a AgroNotizie il Prof Calzarano. "In tutte le prove sperimentali le viti trattate con la miscela durante la stagione vegetativa, dalla fase tralcio 10 centimetri alla pre-chiusura grappolo, diminuivano significativamente la manifestazione dei sintomi sulla chioma  che, apparivano completamente sane  in grado di produrre  grappoli in quantità e qualità comparabili a quelli delle viti sane". E’ interessante

Fonte foto: Ansa Tutti d’accordo: un grande vino si fa in vigna , ma per determinarne  il valore , come si fa? Insomma chi misura la qualità di un vigneto? Ci ha pensato l’agronomo friulano Giovanni Bigot che, dopo anni di studi ed osservazioni, ha messo a punto e brevettato un metodo di valutazione, scientifico e assolutamente innovativo, del potenziale qualitativo di un vigneto, prendendo in considerazione i fattori viticoli che hanno influenza diretta sulla qualità del vino: produzione, chioma, rapporto tra foglie e produzione, sanità delle uve, tipo di grappolo, stress idrico, vigore, biodiversità e microrganismi, età del vigneto .L'obiettivo principale dell’Indice Bigot è dare ai viticoltori  un metodo oggettivo per la valutazione sintetica del potenziale qualitativo di un vigneto, prendendo in considerazione appunto i 9 parametri agronomici più importanti e singolarmente riconosciuti a livello internazionale come fattori di qualità. I parametri utilizzati  L'originalità dell’Indice Bigot sta proprio nel tipo di parametri considerati e nella loro combinazione:  sono stati presi in considerazioni gli aspetti legati alla qualità delle uve, alla produttività della singola pianta, alla sanità dei grappoli e agli aspetti ambientali in cui la pianta e i grappoli si sono sviluppati e hanno interagito e che influiscono direttamente sulla qualità del

Cambia il disciplinare della Doc Maremma non solo per quanto riguarda  gli uvaggi  delle tipologie Rosso e Bianco Doc Maremma  ma anche viene inserita la menzione Riserva per entrambe le tipologie. Inoltre, primo caso in Toscana per vini Dop, “Il percorso per l’approvazione ministeriale di questa modifica è quasi giunto al termine –  ha detto Franceso Mazzei  presidente del Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana– e ora bisognerà aspettare che decorrano i tempi tecnici dalla pubblicazione della modifica in Gazzetta Ufficiale. È stato un percorso lungo e delicato, ma grazie alla determinazione del Consorzio e alla sinergia delle istituzioni siamo riusciti ad arrivare a questo traguardo che apre nuove interessanti prospettive“. Il Direttore del Consorzio, Luca Pollini spiega che “le modifiche più rilevanti del disciplinare di produzione della Doc Maremma Toscana contenute nella proposta da noi presentata ormai quasi 4 anni fa riguardano, innanzitutto, la nuova formulazione della base ampelografica” .In particolare, per la produzione della tipologia Rosso per la quale potranno essere utilizzate – da sole o congiuntamente e per un minimo del 60% – Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Cabernet franc, Merlot, Syrah e Ciliegiolo. Mentre per la produzione del Bianco Doc Maremma Toscana, accanto a Vermentino e Trebbiano toscano, sarà

L’azienda vitivinicola “Casa Setaro” è situata sulle pendici del Vesuvio, nel territorio del comune di Trecase, all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio. Costituita nel 2005, Casa Setaro è guidata da Massimo e Maria Rosaria Setaro ed è da sempre impegnata nella valorizzazione dei vitigni autoctoni della Campania, coniugando antiche tradizioni e moderne innovazioni.