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Rubrica di Emanuela Medi
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“Il cambiamento economico internazionale, l’aumento della sensibilità dei consumatori verso i problemi ambientali e di sicurezza alimentare, le nuove mode dei consumatori, il cambio climatico e la pandemia di coronavirus con un mondo completamente diverso da prima impongono al vino italiano un cambio di rotta” Non ha dubbi Luigi Moio, Vice Presidente OIV (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino), Ordinario di enologia presso il Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli, intervenuto a un webinar  organizzato da Helmuth Kocher per presentare l’edizione 2020 di Merano Wine-Festival.  Un lucido quanto appassionato quadro dell’attuale viticoltura italiana che “è destinata a perdere qualità e mercati se non mette a punto nuove strategie per un futuro di una nuova crescita ed affermazione a livello internazionale anche alla luce delle straordinarie ed esclusive potenzialità offerte dal comparto vitivinicolo del nostro bel paese”.   “Un primo aspetto da considerare,-dice Luigi Moio- è il cambiamento climatico, ma fortunatamente su questo punto abbiamo un vantaggio naturale. I nostri vitigni storici sono quasi tutti tardivi, ossia caratterizzati da un ciclo vegetativo lungo, per cui non soffrono molto per un eventuale aumento della temperatura media annuale, anzi alcuni di loro potrebbero addirittura avere dei vantaggi con un miglioramento notevole del potenziale

È la vera novità nel mondo del vino: le vendite online  si confermano il principale canale di acquisto (assieme alla GDO) e non solo per la” sosta forzata” ma anche per la capacità di essersi messe in campo con proposte interessanti per l'ampia scelta di tipologia di vini , velocità  di delivering e attenzione al rapporto qualità / prezzo. A Marco Magnocavallo, ad di TANNICO, il principale canale online, abbiamo rivolto alcune domande [caption id="attachment_15134" align="alignleft" width="231"] Il logo di Tannico[/caption] Vendita online, un vero exploit soprattutto per Tannico che ha segnato un'importante crescita, in quale percentuale  in riferimento all’ultimo periodo. Solo nelle ultime tre settimane di marzo, Tannico ha riscontrato un aumento 100% dei volumi, del 10% della frequenza d’acquisto e del 5% delle quantità di bottiglie per ordine effettuato. Come si è ripartita la crescita  per regioni e per tipologia di vini Per quanto riguarda le tipologie di bottiglie acquistate – che in generale registrano una diminuzione del 10% del prezzo medio per bottiglia – abbiamo riscontrato una diminuzione nel consumo di spumanti e Champagne (-30%) e delle denominazioni Super Premium (Barolo -70%, Brunello -70%, Champagne -50%, Bolgheri -25%). Crescono invece gli acquisti delle denominazioni con prezzi più moderati (Sicilia bianco +100%, Venezia

“THE BEST” nel panorama spumantistico italiano, a Giampiero Comolli -intervistato prima dell’inizio di Spumantitalia -manifestazione  che si è svolta a Pescara il 25-28 febbraio- non manca freddezza e lucidità  nel capovolgere lo statico e autoreferenziale sistema di valutazione del mondo del vino italiano compresi ovviamente gli spumanti non senza la convinzione di un partita da giocare  all’estero“ Meno quantità e volumi- dice- e più valore aggiunto ” Già ma cosa vuol dire? “Certamente è significativo per la spumantistica italiana- dice Comolli- aver raggiunto in quantità  i dati registrati ma non basta ,a meno che non si tracci un percorso mirato che consenta di raggiungere quel valore aggiunto in notorietà, conoscenza e rispetto nel mondo come  hanno fatto alcuni grandi vini italiani vedi Barolo, Amarone, Sassicaia, Bolgheri. Questi ultimi hanno abilmente sfruttato la notorietà del marchio territoriale “ toscana”, l’effetto trascinamento del  Chiantishire e raggiunto uno stratosferico livello di qualità entrando in pianta stabile tra i 50-100 vini del mondo. Una referenzialità che viene dall’estero”. Perché, chiedo quella italiana non è autorevole?  “La globalizzazione e la esportazione, quando è significativa, necessità di giudizi autorevoli da parte della domanda. L’offerta è meno importante, come oggi sono le guide dei vini. Sono state fondamentali

L’Alto Adige sbaraglia  e si accaparra i miglior Pinot Nero decretati dalla giuria del Concorso  all’edizione n.19 che se pur rimandata causa il Coronavirus al 2021, non ha comunque scoraggiato  gli assaggiatori a passare in rassegna gli 81 Pinot Nero arrivato da 10 diversi territori lungo la penisola. E sbaraglia il “LUDWIG” 2017 di Elena Walch con 90,3 punti che conquista il gradino più alto: una lunga storia  la sua che si accompagna a quella del Pinot Nero in Alto Adige “ L’alto Adige- dice Elena Walch è una zona particolarmente vocata per questo vitigno per le condizioni climatiche  ideali: ambiente fresco, altitudini quasi di montagna (si coltiva anche oltre i 700 msl,  con forti escursioni termiche). Tutto questo sottolinea la produttrice, conferisce al Pinot Nero altoatesino grande freschezza che troviamo nel bicchiere. La sua brillantezza non è superficiale ma rivela una notevole profondità  cui si accompagnano  i profumi, (caratteristica questa di tutti  i vini altoatesini che beneficiano del particolare microclima ) Il Pinot Nero- sottolinea ancora Elena Walch, veramente ha impresso al nostro territorio una marcia in più  tanto da differenziarlo sia dal cugino francese di cui ne riprende l’eleganza e la raffinatezza, ma in particolare da altri Pinot Nero

Che il Covid 19 abbia fortemente penalizzato molte aziende vitivinicole e non solo,  in affanno per carenza di liquidità è un fenomeno purtroppo in costante  e pericolosa crescita: il factoring si presenta  tra gli strumenti più interessanti e vantaggiosi per le aziende che vi fanno ricorso in particolare per quelle già in situazione di crisi. Domanda banale ma doverosa, che cosa è il factoring: in pratica un contratto con il quale un’impresa cede a una società specializzata i propri crediti attuali e/o futuri, in cambio di rapida liquidità con  l’amministrazione e gestione del credito ceduto , l’incasso e l’anticipazione dei crediti prima della scadenza.    Tra le prime società ad operare con il sistema di factoring troviamo GENERALFINANC S.P.A,  nata nel 1982 di cui è Amministratore Delegato Massimo Gianolli, che anticipando i tempi , mette a punto” questa forma di finanziamento complementare- dice-  al credito bancario che si realizza mediante  l’anticipazione dei rediti( legge sul factoring  n.52/91), cui  si affianca la gestione degli stessi. L’operazione – sottolinea l’AD-consente all’impresa di avere liquidità immediata  e quindi di ottenere la smobilitazione del circolante , e delle riduzioni in tempi brevi delle insolvenze.” GENERAFINANCE che nel tempo si è evoluta e ramificata in molteplici

Evviva il Lambrusco che spariglia le carte facendo lo sgambetto al troppo paludato mondo del vino, con una comunicazione innovativa, allegra, forte del consenso dei millennials che amano i bar figo  al top delle preferenze: loro a decretare  gusti e le tendenze dove il vecchio è senza ritorno e il nuovo rosso, piacevole, frizzante, moderatamente alcolico, da bersi anche freddo se la batte con il Prosecco che ha capito, merito di Sandro Bottega, che il” prosecchino” era acqua passata.. Ne parliamo con Alessandro Ceci delle Cantine Ceci, unico maschio di una famiglia tenace declinata al femminile che in fatto di idee, innovazione, etichette firmate da illustri designer, bottiglie rosse, bianche.. non solo, non fa sconti a nessuno.  Chiedo un’intervista, mi risponde un torrente di vivacità intellettuale, tenacia, ottimismo, intraprendenza, domande e risposte, dice tutto lui! E’ un grande e felice interprete del territorio, di quello sconfinato e variegato mondo del Lambrusco che produce 400 milioni di bottiglie, il meno blasonato ma più conosciuto vino del mondo che piace e come! Ottant’anni di storia del vino italiano, protagonista Otello Ceci, oste della bassa parmense che nel 1938 nella sua trattoria dove si mangiava la migliore trippa della provincia e dove era di

Rigore, analisi, razionalità, curiosità,  metodo e ferrea metodologia, sperimentazione: tutto questo e molto altro ancora è scienza. Tutto questo è Michelangelo Mammoliti , chef- scienziato ,due stelle Michelin, la seconda arrivata a dicembre 2019: figura di riferimento nel panorama internazionale dell’alta ristorazione. Non lo conosco personalmente ma vedendo in alcuni filmati le sue mani che compongono fiori, affumicano  asparagi, tagliano un pollo, mi sono detta: questa è arte ed è genialità perché solo chi apprezza e valorizza fiori, prodotti vegetali, la stagionalità di un orto  che foraggia la sua cucina, ha una marcia in più , nel suo caso, faticosamente costruita con ore di lavoro, attenzione, ricerca .E chissà  cosa è scattato in lui per innamorarsi della neurogastronomia questa scienza ideata da Gordon Shepherd neurobiologo dello Yale Medical School  il primo ad aver messo in relazione i ricordi, meglio la memoria con la percezione del cibo. Quella relazione che Michelangelo realizza in molte delle sue preparazione  in ricordo, e lo dice lui in questa intervista, del legame solidissimo con la  famiglia e di quello che si cucinava in casa ,oggi sulla tavola della Mandernassa. Giovanissimo, classe 1985, ha alle spalle esperienze con Gualtiero Marchesi, prima all’Albereta, il ristorante di Erbusco

“Il cambiamento economico internazionale, l’aumento della sensibilità dei consumatori verso i problemi ambientali e di sicurezza alimentare, le nuove mode dei consumatori, il cambio climatico e la pandemia di coronavirus con un mondo completamente diverso da prima impongono al vino italiano un cambio di rotta” Non ha dubbi Luigi Moio, Vice Presidente OIV (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino), Ordinario di enologia presso il Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli, intervenuto a un webinar  organizzato da Helmuth Kocher per presentare l’edizione 2020 di Merano Wine-Festival.  Un lucido quanto appassionato quadro dell’attuale viticoltura italiana che “è destinata a perdere qualità e mercati se non mette a punto nuove strategie per un futuro di una nuova crescita ed affermazione a livello internazionale anche alla luce delle straordinarie ed esclusive potenzialità offerte dal comparto vitivinicolo del nostro bel paese”.   “Un primo aspetto da considerare,-dice Luigi Moio- è il cambiamento climatico, ma fortunatamente su questo punto abbiamo un vantaggio naturale. I nostri vitigni storici sono quasi tutti tardivi, ossia caratterizzati da un ciclo vegetativo lungo, per cui non soffrono molto per un eventuale aumento della temperatura media annuale, anzi alcuni di loro potrebbero addirittura avere dei vantaggi con un miglioramento notevole del potenziale

A distanza di un anno dall’ultima edizione di Ciak Irpinia, evento che aveva radunato numerosi giornalisti e buyers internazionali nella cornice della Dogana dei Grani di Atripalda (AV), torniamo a parlare di questo territorio prolifico che, prima dello stop improvviso causato dal Covid-19, stava vivendo un boom senza precedenti. A breve presenteremo le nostre recensioni delle nuove annate di Irpinia Aglianico, Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Taurasi. La nostra intervista al presidente del Consorzio Vini d’Irpinia Stefano di Marzo. Qual è la situazione attuale? Pensate di ricorrere alla vendemmia verde e/o alla distillazione di emergenza? Il logo del Consorzio Tutela Vini d'Irpinia Il Consorzio interloquisce quotidianamente con referenti istituzionali come il Ministero dell'Agricoltura e la Regione Campania per stimolarli (tra non poche difficoltà) ad assumere misure concrete a difesa del comparto vitivinicolo. Allo stato attuale le risorse messe in campo sono assolutamente insufficienti, ma, viste le esigue disponibilità per la distillazione di emergenza, credo che l'unica misura adatta alle esigenze del nostro territorio sia la vendemmia verde, che, se attivata e sostenuta economicamente, potrà almeno garantire il reddito a cantine e piccoli vignaioli.  Com'è stata l'annata 2019 per i bianchi? Grazie a un’estate eccezionalmente secca, la 2019 ha dato vita, in media, a

“Siamo sicuramente in grado di assorbire il contraccolpo del lockdown che ci sta insegnando molte cose a partire da nuove modalità di vendita”  Non vede proprio nero Alessandro Vella Direttore Generale della Cantina Produttori Valdobbiadene, territorio vocato alla produzione del Prosecco Superiore DOCG, cui aderiscono 600 soci dalla lungimirante mentalità associativa (è stata fondata nel 1952 da 129 soci viticoltori), capacità produttiva (13 circa milioni di bottiglie nel 2019) che tra tecnologia, innovazione e sostenibilità ha speso negli ultimi 20 anni, ben 40 milioni di euro  “ In questi giorni con il Consorzio-dice Alessandro Vella- stiamo discutendo  cosa è più opportuno: vendemmia verde, rese più basse, valutazioni commerciali in termine di nuovi canali di  vendita a fronte di un possibile calo di consumi”. Parliamo di produzione chiedo, come è andato il 2019 per la vostra Cantina ”. E’ stato un raccolto scarso causa le condizioni climatiche con piogge e molto caldo in estate, per cui l’uva raccolta è stata di 122 mila quintali a fronte di un potenziale 160 mila   che potremo raggiungere con la vendemmia del 2020. Andremo quindi incontro a un possibile pareggio ma avendo lavorato bene con prodotti di qualità,  un export che ha premiato il Prosecco DOCG, investimenti