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Rubrica di Emanuela Medi
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A distanza di un anno dall’ultima edizione di Ciak Irpinia, evento che aveva radunato numerosi giornalisti e buyers internazionali nella cornice della Dogana dei Grani di Atripalda (AV), torniamo a parlare di questo territorio prolifico che, prima dello stop improvviso causato dal Covid-19, stava vivendo un boom senza precedenti. A breve presenteremo le nostre recensioni delle nuove annate di Irpinia Aglianico, Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Taurasi. La nostra intervista al presidente del Consorzio Vini d’Irpinia Stefano di Marzo. Qual è la situazione attuale? Pensate di ricorrere alla vendemmia verde e/o alla distillazione di emergenza? Il logo del Consorzio Tutela Vini d'Irpinia Il Consorzio interloquisce quotidianamente con referenti istituzionali come il Ministero dell'Agricoltura e la Regione Campania per stimolarli (tra non poche difficoltà) ad assumere misure concrete a difesa del comparto vitivinicolo. Allo stato attuale le risorse messe in campo sono assolutamente insufficienti, ma, viste le esigue disponibilità per la distillazione di emergenza, credo che l'unica misura adatta alle esigenze del nostro territorio sia la vendemmia verde, che, se attivata e sostenuta economicamente, potrà almeno garantire il reddito a cantine e piccoli vignaioli.  Com'è stata l'annata 2019 per i bianchi? Grazie a un’estate eccezionalmente secca, la 2019 ha dato vita, in media, a

“Siamo sicuramente in grado di assorbire il contraccolpo del lockdown che ci sta insegnando molte cose a partire da nuove modalità di vendita”  Non vede proprio nero Alessandro Vella Direttore Generale della Cantina Produttori Valdobbiadene, territorio vocato alla produzione del Prosecco Superiore DOCG, cui aderiscono 600 soci dalla lungimirante mentalità associativa (è stata fondata nel 1952 da 129 soci viticoltori), capacità produttiva (13 circa milioni di bottiglie nel 2019) che tra tecnologia, innovazione e sostenibilità ha speso negli ultimi 20 anni, ben 40 milioni di euro  “ In questi giorni con il Consorzio-dice Alessandro Vella- stiamo discutendo  cosa è più opportuno: vendemmia verde, rese più basse, valutazioni commerciali in termine di nuovi canali di  vendita a fronte di un possibile calo di consumi”. Parliamo di produzione chiedo, come è andato il 2019 per la vostra Cantina ”. E’ stato un raccolto scarso causa le condizioni climatiche con piogge e molto caldo in estate, per cui l’uva raccolta è stata di 122 mila quintali a fronte di un potenziale 160 mila   che potremo raggiungere con la vendemmia del 2020. Andremo quindi incontro a un possibile pareggio ma avendo lavorato bene con prodotti di qualità,  un export che ha premiato il Prosecco DOCG, investimenti

E’ una bella storia, avvincente ,  che ancora pochi conoscono, con un finale felice e  tutto italiano! Leggo un articolo su Corriere della Sera  e non posso che rimanere stupita: ma come il tè nero del Verbano  conquista il Gold Award nella più importante competizione mondiale del tè nero  il “ 2019 International Black Tea Tasting Competition” riservata ai soli produttori. Leggo il nome di Marco Bertona Direttore dell’Associazione AssoTè Infusi cui corrisponde un cellulare e chiamo.” Sono Marco Bertona..” Un torrente di passione ,professionalità, curiosità, viaggi, conoscenze , ricerca  tanto da essere nominato Delegato Italiano presso il Gruppo Intergovernativo sul Tè della FAO. “ Il territorio del Verbano-dice- è la zona più vocata in Europa per la coltivazione del tè, complice un microclima che fa della sponda piemontese del Lago Maggiore la  preferita da vivaisti e floricoltori .Non è un caso che ville e casali si affacciano su questa parte del lago impreziositi da  fiori e  piante esotiche tra cui  quella del tè già conosciuta e coltivata nell’800 come pianta ornamentale.” Nasce tre anni fa nel parco nazionale della Val Grande il progetto assieme al vivaista Paolo Zacchera : vengono piantate 20.000 piantine di camellia  sinensis , l’unico arbusto da

“C’è gran voglia di produrre e lavorare ma sulle rese più basse la decisione finale la prenderemo a fine maggio al termine della fioritura: la maggior parte dei produttori (330) della Cantina San Michele Appiano, sono comunque propensi  ad adottare questa misura in linea con le difficoltà del momento. “ Parla Hans Terzer famoso winemaker alla guida di una delle più prestigiose cantine dell’Alto Adige.  Terzer mantiene lucidità mentale, pragmatismo , fermezza nel perseguire i suoi obiettivi,: non scadere in  qualità, territorialità, vini puliti, facilmente riconoscibili, piacevoli a bersi. “ Dobbiamo fare attenzione- dice- a non eccedere comunque sul discorso della rese perché questo potrebbe significare vini più alcolici, meno asciutti, stucchevoli, di color giallo carico che la gente del luogo non è abituata a bere per non parlare dell export. Inoltre- precisa il winemaker- la sfogliatura che inizia in questo momento è molto delicata perché abbiamo il pericolo delle gelate primaverili  come quella del 2017 che ha distrutto il 30/40 per cento della produzione Vini bianchi dunque di cui l’Alto Adige è orgogliosa, eccellenza italiana ben rappresentati dai due vini della cantina di San Michele Appiano il Pinot Bianco Schulthauser 2019 e il Sauvignon Lahn sempre 2019 presentati in una video

Andrea Sartori, Presidente Consorzio per la Tutela dei Vini della Valpolicella Con una produzione di 64 milioni di bottiglie- in pratica una per ogni italiano!  un giro d’affari valutato in 600 milioni di euro e un export al 75% coperto per il 62,4% dal solo Amarone, la denominazione della Valpolicella, tra le più grandi in Italia si trova ad affrontare un momento delicato se già si parla di una perdita pari al 20% del fatturato.  Quale è realisticamente la situazione in termini di giacenze, mercato interno e export R. la perdita di fatturato del 20%  non è realistica perché non abbiamo ancora dati recenti forniti dal nostro organismo di controllo Siquria. Quello che le posso dire relativo ai primi mesi del 2020 è che i dati di imbottigliamento di amarone , recioto e valpolicella sono per ora ancora stabili, ma il calo si registrerà più avanti nei prossimi mesi. Per quanto riguarda le giacenze non userei questo termine perché abbiamo si, una sovrapproduzione ma facilmente smaltibile nei prossimi anni. Quanto al mercato interno e all’export è evidente che vi sarà-come per molti-una riduzione dei consumi che per noi avrà un impatto sulle vendite del 20-40% Produzione sostenuta, superficie vitata aumentata, pensate a un

È la vera novità nel mondo del vino: le vendite online  si confermano il principale canale di acquisto (assieme alla GDO) e non solo per la” sosta forzata” ma anche per la capacità di essersi messe in campo con proposte interessanti per l'ampia scelta di tipologia di vini , velocità  di delivering e attenzione al rapporto qualità / prezzo. A Marco Magnocavallo, ad di TANNICO, il principale canale online, abbiamo rivolto alcune domande [caption id="attachment_15134" align="alignleft" width="231"] Il logo di Tannico[/caption] Vendita online, un vero exploit soprattutto per Tannico che ha segnato un'importante crescita, in quale percentuale  in riferimento all’ultimo periodo. Solo nelle ultime tre settimane di marzo, Tannico ha riscontrato un aumento 100% dei volumi, del 10% della frequenza d’acquisto e del 5% delle quantità di bottiglie per ordine effettuato. Come si è ripartita la crescita  per regioni e per tipologia di vini Per quanto riguarda le tipologie di bottiglie acquistate – che in generale registrano una diminuzione del 10% del prezzo medio per bottiglia – abbiamo riscontrato una diminuzione nel consumo di spumanti e Champagne (-30%) e delle denominazioni Super Premium (Barolo -70%, Brunello -70%, Champagne -50%, Bolgheri -25%). Crescono invece gli acquisti delle denominazioni con prezzi più moderati (Sicilia bianco +100%, Venezia

“Potrebbe essere un’occasione unica per conoscere l’Italia del vino - afferma Luigi Moio Vicepresidente OIV - bere una bottiglia piemontese, toscana, campana, siciliana, e così via di tutte le nostre belle regioni italiane,  in questi giorni di crisi , offre l’opportunità di fare un viaggio virtuale per sapere qualcosa di più del territorio da cui proviene quel vino,  le caratteristiche pedoclimatiche e geografiche, l’azienda, il lavoro in vigna e in cantina.  Tutti elementi - continua il professore - che si trovano in un vino tali da differenziarlo da un altro prodotto: questa è la nostra grande ricchezza, la biodiversità data dalla grande varietà dei vitigni autoctoni di cui il nostro paese è un unicum e dalla straordinaria variabilità pedoclimatica della nostra meravigliosa penisola. E poi se il vino, la cui storia è da sempre legata all’uomo, è convivialità, benessere fisico e psichico perché negarlo? ”Assolutamente, ma non c’è il rischio, stando molto più in casa, di andare oltre al tanto raccomandato consumo consapevole, chiedo”. Andiamo per ordine dice Luigi Moio: l’OMS (organizzazione mondiale  della Sanità) in accordo con altre organizzazioni internazionali indica in 2/3 bicchieri standard la dose giornaliera consigliata per l’uomo e 1/2 bicchieri standard per la donna. Per bicchiere

[caption id="attachment_14677" align="alignleft" width="431"] Il territorio del Vermentino[/caption] “Come in astrofisica  dove si scoprono nuovi pianeti, così nel mondo del vino il  nuovo pianeta è il Vermentino”. Non scherza poi tanto Massimo Ruggero direttore di Siddùra- azienda con sede a Luogosanto in Gallura- in fortissima ascesa con una produzione di oltre 220.000 bottiglie tra Vermentino e Cannonau e lanciatissima sui mercati internazionali, forte anche di un riconoscimento di assoluto prestigio: Bèru Vermentino barricato nel 2019 ha conquistato, con un punteggio di 97/100,  la medaglia di platino al Decanter Word Wine Awards, concorso di prestigio mondiale. Raggiunto per telefono sull’attuale crisi vitivinicola, dice: “Dobbiamo essere ottimisti per vincere questa non facile battaglia anche per rafforzare l’immagine e la qualità del  nostro Vermentino in un crescendo di interesse che molti produttori, e non da ora, stanno dimostrando. Ogni vino- sottolinea- è la spremitura delle uve che hanno fatto la terra. Il Vermentino, in ogni parte dell’Italia dove è prodotto, in particolare Liguria, Sardegna, Toscana, esprime la territorialità delle zone costiere  in cui si è sviluppato. Vitigno resistente, forte, dal lungo potenziale di invecchiamento, versatile, abbinabile a molti piatti anche internazionali: sono alcune delle qualità che fanno del Vermentino un prodotto riconosciuto e riconoscibile ,

“THE BEST” nel panorama spumantistico italiano, a Giampiero Comolli -intervistato prima dell’inizio di Spumantitalia -manifestazione  che si è svolta a Pescara il 25-28 febbraio- non manca freddezza e lucidità  nel capovolgere lo statico e autoreferenziale sistema di valutazione del mondo del vino italiano compresi ovviamente gli spumanti non senza la convinzione di un partita da giocare  all’estero“ Meno quantità e volumi- dice- e più valore aggiunto ” Già ma cosa vuol dire? “Certamente è significativo per la spumantistica italiana- dice Comolli- aver raggiunto in quantità  i dati registrati ma non basta ,a meno che non si tracci un percorso mirato che consenta di raggiungere quel valore aggiunto in notorietà, conoscenza e rispetto nel mondo come  hanno fatto alcuni grandi vini italiani vedi Barolo, Amarone, Sassicaia, Bolgheri. Questi ultimi hanno abilmente sfruttato la notorietà del marchio territoriale “ toscana”, l’effetto trascinamento del  Chiantishire e raggiunto uno stratosferico livello di qualità entrando in pianta stabile tra i 50-100 vini del mondo. Una referenzialità che viene dall’estero”. Perché, chiedo quella italiana non è autorevole?  “La globalizzazione e la esportazione, quando è significativa, necessità di giudizi autorevoli da parte della domanda. L’offerta è meno importante, come oggi sono le guide dei vini. Sono state fondamentali

Due anniversari nel nome di un alimento/condimento universale che lega popoli e culture tra loro differenti: il 60° anniversario della categoria merceologica”olio extra vergine dii oliva” e il 10° anno di attività del progetto culturale Olio Officina ideato da Luigi Caricato .Da giovedì 6 a sabato 8 febbraio, teatro dell’evento  il Palazzo delle Stelline a ingresso libero. LUIGI CARICATO PERCHE’ OLIO DEI POPOLI “L’olio non è più  un alimento etnico, meglio ancora mediterraneo, ma internazionale  visto che paesi come il Giappone, la Cina, l’India stanno iniziando a produrlo. In questo Festival  saranno in degustazione oli provenienti dal Giappone, ininmaginabile fino a pochi anni fa e qui vorrei sottolineare un paradosso: il nostro paese produce sempre di meno perché ritiene questa coltivazione non remunerativa , mentre altri paesi come appunto Cina, Giappone, India lo coltivano perché lo  ritengono fonte di reddito. Olio dei popoli come messaggio intercuturale ,veicolo commerciale, declinabile in tante versioni.  Sono particolarmente orgoglioso della collaborazione con l’’Istituto europeo del Design. Saranno infatti gli allievi dello IED di Milano a interpretare con video clip e enormi banner che scenderanno dall’alto sul chiostro il tema della nona edizione di OOF”  QUANTO NE PRODUCIAMO  “Poco: nel 2018, 175 mila tonnellate: ee occorrerebbero 1 milione per