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Rubrica di Emanuela Medi
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Dopo Moet&Chandon nel settore global travel, c’è lui Bottega, il colosso del Prosecco Made in Italy forte di un fatturato nel 2018, di 60 milioni di euro e 12 milioni di bottiglie vendute in 132 paesi dagli Stati Uniti all’Australia, dal Sud Africa al Nord Europa. “ Bollicine d’oro” non solo per quello che valgono sui mercati, nei corner dei più importanti aeroporti del mondo da New York a Dubai, sulle 60 linee aeree dove è possibile acquistare una bottiglia da 0,20ml, nei ristoranti e chi più ne ha ne mette, ma anche per la formula di un marketing che vestito d’oro, dalle etichette alle bottiglie, è stato in grado di surclassare, numerose altre prestigiose marche. [caption id="attachment_13835" align="alignleft" width="261"] Sandro Bottega[/caption] Più su un aereo che a casa sua in quel di Godega di Sant’Urbano ai piedi delle colline trevigiane, Sandro Bottega assieme ai fratelli Stefano e Barbara è alla guida di una azienda vitivinicola che possiede vigneti in Valpolicella e a Montalcino e produce non solo superbi spumanti ma anche vini, grappe, liquori, una vetreria, tre musei, e - a breve coltiverà proprie sugherete per produrre i propri tappi da sughero .. Forte di un export che assorbe l’86 %

Una marcia in più: è Massimo Gianolli.  A raccontare una personalità che non ha pregiudizi, schemi precostituiti, aperto alle opportunità e alle novità, lavoratore instancabile, la nostra intervista che oserei definire " intelligente". Uno stile di vita, un marchio, una brand Identity: la Collina dei Ciliegi La Collina dei Ciliegi non è un marchio che nel mondo del vino sarebbe riduttivo ma quello che rappresenta: uno stile di vita per le cose belle e semplici, vini importanti, qualità assoluta , rivalutazione di un territorio-la Valpantena , vitigni autoctoni di cui ne sono l'espressione, l'innovazione, l'ospitalità, la ricerca. I tanti valori che l'Italia rappresenta attraverso la cultura, i territori, le tradizioni. la Collina dei Ciliegi è Erbin la tenuta che da 50 anni è di proprietà della famiglia, un paradiso terrestre in cui accogliere amici e turisti. 53 ettari, di cui 24 a vigneto che diventeranno 32 nel 2020, 17 etichette suddivise in Classica, Emporium e Riserve, 350mila bottiglie prodotte con un fatturato di circa 2 milioni di euro e due squadre nel cuore: il Milan e il mio staff Dal Milan alla Cina

Non manca certo di intuizione, carattere, idee questa energica solare signora che ha confermato ancor una volta di essere lei la “Signora del vino”dell’Alto Adige. E proprio questa sua straordinaria intuizione che l’ha portata a credere in una miniera, la più alta d’Europa (2.000 metri) per un progetto che aveva tutta l’aria di un sogno strampalato. Maturare in un ex cava, alcune bottiglie delle sue prestigiose etichette ilblend” Beyond the Clouds”e l’autoctono “ Gewuerztraminer”della Vigna Kastelaz che si trova a Tramin/Termeno.

Nel 2019, anno del Dolcetto, l’Ovada DOCG, denominazione dell’alessandrino dedicata incentrata su quest’autoctono piemontese, compensa un calo del 15% della produzione per ettaro con una crescita della superficie vitata pari al 20% nell’ultimo biennio. Con la vendemmia alla porte, il presidente Italo Danielli fa il punto della situazione e afferma: E' stata un'annata impegnativa che ci ha tenuto con il fiato sospeso a causa dell'andamento climatico un po’ diverso dagli anni precedenti: il caldo precoce di fine marzo/primi di aprile ha fatto germogliare le viti in anticipo con il rischio, in caso di gelate tardive come quella dell'aprile 2017, di compromettere la stagione. Poi la primavera, abbastanza piovosa, ha scongiurato lo stress idrico per cui tutto è proseguito con regolarità. E siamo stati graziati dalla grandine che pochi giorni fa ha colpito alcune zone delle Langhe; ai colleghi esprimiamo tutta la nostra solidarietà". La raccolta partirà ufficialmente il 20 settembre, ma il consiglio dei dirigenti del consorzio è cercare di ritardarla per quanto possibile in modo tale da ottenere uve più fresche e scongiurare fermentazioni anomale. Quanto alla qualità, i produttori si dicono ottimisti, ma la valutazione complessiva sarà data solo a fine 2020, quando i vini di questo millesimo comincerannoad essere

Con la scelta di una produzione mono varietale, nella fattispecie il Verdicchio,  Donatella Sartarelli e Patrizio Chiacchierini hanno dato una precisa identità ai  loro   prodotti imperniati sulla freschezza e sulla giovialità  e alla loro azienda diventata , per molti,punto di riferimento della rinascita di questa parte delle Marche” I Castelli  di Jesi” a forte vocazione bianchista. Incontro interessante quello con Patrizio alla guida con i figli  Caterina e Tommaso dell’azienda fondata dal  suocero  Ferruccio apprezzato panettiere  prima , imprenditore dopo, che nel 1972 accetta una sfida e decide di investire nella terra , meglio nel Verdicchio per farne  da vino adatto solo a grandi quantità a un prodotto di qualità.. Una storia certamente coraggiosa ma che ben riflette la caparbietà e l’affidabilità del marchigiano. Da padre in figlia, siamo alla quarta generazione, la storia continua.. con Donatella moglie di Patrizio a formare una squadra, la famiglia unita nelle scelte e nei valori come il rispetto delle materie prime, la scelta di una agricoltura a basso impatto ambientale,  l’impegno anche politico (si intende non partitico) di Patrizio  all’interno del Consorzio .. non senza polemiche e scontri.. Partiamo da una piccola vittoria ottenuta anche quale membro del Comitato di gestione della Doc di

Per Helmut Kocher, patron del Merano WineFestival non ci sono dubbi -dice- ai grandi cambiamenti climatici - abbiamo la nostra risposta,  i vitigni autoctoni: una grande risorsa”. Inizia con questa convintissima affermazione la nostra chiacchierata ai margini della quarta edizione del convegno Wine&Siena- Capolavori del gusto, che si svolgerà il 25-26 gennaio nella celebra cittadina toscana.