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Rubrica di Emanuela Medi
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Interviste

Parlare con Renzo Cotarella attuale amministratore delegato della Marchesi Antinori, significa non solo ripercorrere la storia di un grande vino, il Cervaro, ma anche quella di una grande azienda e di un progetto che ha saputo interpretare e valorizzare, al meglio, il territorio in cui si è sviluppato. Simpatico, incisivo con una parlata senza fronzoli, Cotarella mi ha ripetuto più volte ”Questa è la vera storia del Cervaro”.

"In realtà ci è arrivato il mio rappresentante che ha saputo interpretare i gusti e le tendenze dei Paesi nordici, Svezia, Danimarca, Olanda, Norvegia. Nazioni a forte carattere ecologico dove la gente ama  la natura e il benessere salutistico e quindi prediligono quei prodotti, come i miei vini, che hanno le caratteristiche di essere vini naturali , territoriali e di annata quindi non convenzionali

San Luigi X  località Fonte ai Pippi , Scansano«Sono il testimone di una terra che al mondo ha molto da dare a cominciare dai grandi vini che è capace di regalare a chi la sa comprendere». Così si racconta Antimo Verrone, napoletano verace che in Toscana ha messo radici solidissime. Antimo viene dalla sartoria napoletana e dal mondo dell’alta moda italiana. La storia ha inizio con la sua conversione al messaggio potente del paesaggio collinare della Maremma che ha dato il Morellino di Scansano e il Bianco di Pitigliano. La terra che Antimo ama sono 30 ettari in località Fonte ai Pippi, sulle colline della Maremma che affacciano sul mare dell’arcipelago toscano. Terra di arenarie e scheletri sassosi, di campagne ricche ma un po’ dimenticate, nonostante il patrimonio secolare di vicende agricole e di mestieri. Antimo vuole recuperare la realtà di un tempo. E con il suo compagno, il regista Marco Filiberti, visionario, profondo e colto,  nel 2006 acquistano la tenuta San Luigi X. Marco è l’autore della riscoperta teatrale e cinematografica delle opere di Lord Byron, il poeta e drammaturgo britannico che tanto amava la bellezza e le rovine del nostro paese, custodi di un passato così glorioso.  Nel

Casa Berucci-Massimi: La quarta generazione e l’arte agricola di Catone e Virgilio  Non è sicuramente l’unica famiglia nel vastissimo panorama vinicolo italiano, a vantare antiche origini ma certamente tra le poche, pochissime ad avere una discendenza che risale a Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore quindi depositaria dell’arte agricola di Catone e Virgilio. Le aziende si raccontano anche e soprattutto in una generazione che continua a produrre magnifiche bottiglie di cesanese. Ma iniziamo dalla storica Casa Massimi collocata nel rione Santa Lucia a Piglio, borgo medioevale importante polo turistico del Frusinate. Tra le mura bruciate più volte dalla guerra, appare una bellissima monofora di pietra, fa mostra di se l’antico montano (frantoio), i granai, l’orto, ”le carte di Francia” con la storia di Telemaco, la ricca collezione di testi e libri antichi: un vero e proprio archivio per le storie di tutti i giorni , la grande sala da pranzo  oltre alle famose stanze con parati del Settecento. Non c’è muro che non sia tappezzato di fotografie e ricordi, non c’è angolo in cui una sedia, un tavolo, una lampada non testimoniano i momenti, i gesti, le abitudini  delle tante persone che nei secoli hanno abitato e amato questo palazzo. Il bellissimo

CARRA DI CASATICOSe fosse una donna non potrebbe essere amata di più, ma forse lo è! La terra argillosa di Casatico. Una terra che racchiude la memoria del luogo, le tradizioni, un vissuto contadino: la linfa dei vitigni Carra di Casatico. Catapultata a Casatico valle incastonata tra i colli di Parma, all’ombra dello struggente e bellissimo maniero di Torrechiara, ho scoperto un posto fermo nel tempo, altezzosamente incurante dell’arroganza dei soldi e del potere, geloso custode del luogo, lontano dal turismo enologico chiassoso. La storia ha inizio nel 1997 quando Fabio Carra- un bel pezzo d’uomo, motociclista e amministratore della locale sala da ballo del liscio- impianta il primo vigneto in un ettaro e mezzo per dare un futuro al figlio 19enne. Amore a prima vista tra i due! Bonfiglio ce la mette tutta: anni di passione, di lavoro discreto, ma attento, “ rispettoso” come dice lui del ciclo vitale di ciascuna pianta. Le viti sono disposte a guiot, ciclicamente viene effettuata la zappatura tra e sotto i filari, e per la concimazione e la difesa antiparassitaria si seguono i criteri della lotta guidata e integrata. Un equilibrio perfetto che ha dato vitigni tipici emiliani: Malvasia, Chardonnay tra i bianchi

Sul portale del Casale del Giglio c’è scritto NON SOLO VINO. Ho cliccato e ho scoperto l’importante progetto culturale che questa azienda sta seguendo in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio diretta dalla Dott.ssa Elena Calandra, con l’Università di Amsterdam, Dott.ssa Marijke Gnade i comuni di Aprilia ,Latina e Nettuno. Funzionario responsabile dell’area archeologica del Satricum è il Dott Francesco di Mario.Gli scavi hanno consentito l’individuazione della “ Via Sacra” che conduceva al Tempio della “ Mater Matuta” ed il ritrovamento di un calice in ceramica usato per il vino risalente al V secolo a.cI Francesi dicono” Chapeau”, più semplicemente noi diciamo ben venga tanto amore per la propria terra e lungimiranza degna compagna di chi produce vino con professionalità, generosità e appunto “ cultura”!La Storia:la storia degli scavi di SATRICUM inizia nel 1986 quando il francese Hector Graillot scopri sulla collina di Le Ferriere i resti di un tempio dedicato alla dea Mater Matuta. Questo tempio sorgeva nell’area dell’acropoli di Satricum le cui prime tracce di attività culturali risalgono tra l’VIII e il VII secolo a.C. e attestavano la presenza di una capanna di culto. Al suo posto nel 640-625 venne edificato un sacello su