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Rubrica di Emanuela Medi
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Una recente ricerca coreana ha esaminato la correlazione tra il consumo di alcool e la presenza nel cervello della beta-amiloide, una proteina che sembra avere un effetto tossico sui neuroni cerebrali e che potrebbe essere coinvolta nello sviluppo delle demenze e della malattia di Alzheimer.  Lo studio in questione fa parte di un progetto molto più ampio, finalizzato a identificare i determinanti di comparsa e di progressione del declino cognitivo. La popolazione oggetto di questo specifico studio era costituita da circa 400 soggetti, con un’età media di 71 anni, privi di segni di demenza al momento dell’indagine.  Gli autori, impiegando una combinazione di tecniche di imaging piuttosto raffinata (PET+MRI), hanno rilevato una significativa presenza cerebrale della beta-amiloide nel 35% dei soggetti che dichiaravano di non avere mai consumato alcolici e nel 19% di quelli che avevano invece dichiarato di consumare alcool moderatamente (da 1 a 13 drink settimanali): una differenza rilevante, e statisticamente significativa. Tale differenza risultava invece minore, e non più significativa sul piano statistico, confrontando gli astemi con i consumatori di più di 14 drink settimanali; è probabile che in  questo gruppo fossero presenti anche consumatori eccessivi, che potrebbero aver influenzato negativamente il risultato finale del confronto. “Nonostante sul reale ruolo della

Se nel contesto religioso la valenza simbolica  delle ceneri è evidente, meno lo è l'interesse crescente che la cenere suscita nella comunità scientifica per i suoi numerosi utilizzi applicativi potenziali: ceneri prodotte dalle centrali a carbone sono, per esempio, utilizzate per la realizzazione di polimeri sintetici impiegati in settori che spaziano dall'edilizia ai beni culturali, fino alle tecnologie ambientali. Anche in ambito agronomico le ceneri ottenute da biomasse, opportunamente trattate, possono rivelarsi un'importante risorsa: Uno studio è stato condotto nell'ambito di un progetto di sviluppo regionale che ha coinvolto l'Istituto per la bioeconomia (Cnr-Ibe). “In Italia e in molti altri Paesi d'Europa c'è un forte interesse per la valorizzazione agronomica delle ceneri, in considerazione dell'importanza strategica che le biomasse - da bosco, colture o agricole - rivestono come potenziale risorsa energetica”, spiega Carla Nati del Cnr-Ibe. “Oggi sono considerate un rifiuto e condotte in discarica, rappresentando un problema e un costo non indifferenti. Invece il loro spandimento in campo consentirebbe di restituire al suolo importanti elementi minerali sottratti dalle pratiche colturali. Le ceneri possono agire da concime, apportando elementi nutritivi utili all'accrescimento delle piante, come potassio, fosforo, magnesio, calcio e riducendo l'utilizzo di concimi artificiali. Ma possono fare anche da correttivo,

Le foreste coprono il 31% delle terre emerse e garantiscono la vita sul pianeta, producendo oltre il 40% dell’ossigeno atmosferico. Sono habitat per l’80% della biodiversità terrestre, in cui abitano milioni di specie in gran parte ignote alla scienza, compresi virus, batteri, funghi e molti altri organismi, anche parassiti, che vivono in equilibrio con l’ambiente e le specie con le quali si sono evoluti.  Le foreste forniscono un’infinità di servizi alla vita sul pianeta, fra cui non ultimo la protezione della nostra salute. Agiscono, infatti, come un vero e proprio antivirus ma   come denuncia nel suo ultimo report il WWF , i cambiamenti di uso del suolo e la distruzione di habitat naturali come le foreste sono infatti responsabili dell’insorgenza di almeno la metà delle zoonosi emergenti, ovvero nuove patologie trasmesse dagli animali all’uomo.  La distruzione delle foreste espone infatti l’uomo a forme di contatto con nuovi microbi tramite le specie selvatiche che li ospitano.  Il cambiamento di uso del territorio come le strade di accesso alla foresta, l’espansione di territori di caccia e la raccolta di carne di animali selvatici (bushmeat), oppure lo sviluppo di villaggi in territori prima selvaggi, hanno portato la popolazione umana a un contatto più stretto con nuovi virus, che

Dott. Fabio Miletto Granozio, primo ricercatore Istituto Superconduttori, Materiali innovativi e Dispositivi (Cnr-Spin) del Consiglio Nazionale delle Ricerche Introduzione La diffusione del Covid-19 nel mondo ha indotto l’undici marzo scorso l’Organizzazione Mondiale per la Sanità a dichiarare lo stato di pandemia. Di tale pandemia l’Italia è in questi giorni il paese più colpito. Il superamento della Cina in termini di numero ufficiale di decessi appare imminente. Altri paesi, soprattutto in occidente, sembrano avviati sulla stessa strada. L’analisi dati che mostreremo, pur abbastanza elementare, permetterà di mettere in luce molte straordinarie somiglianze ed alcune importanti differenze nelle curve di diffusione dei contagi nei vari paesi. Partiamo dall’analisi della situazione italiana. La figura 1 mostra la curva dei contagi complessivi. Il grafico è in scala logaritmica. Su questa scala, com’è noto, un esponenziale viene graficato come una retta. La curva ha mostrato fino al 1° marzo un andamento ben interpolato da una crescita esponenziale con tempo di raddoppio di circa 2 giorni (curva rossa). Si tratta di un ritmo insostenibile, che avrebbe portato in soli 20 giorni il numero dei contagiati a moltiplicarsi di un fattore 1000. A partire dal primo marzo, tuttavia, la crescita, pur restando esponenziale, è passata ad un tempo di raddoppio

L’uso efficiente della risorsa idrica è alla base della produzione vitivinicola di qualità.  Con il progetto ACQUAVITIS finanziato dalla Comunità Europea attraverso il programma interregionale Italia Solvenia , un team di ricercatori ed esperti  studierà lo stato e le possibili strategie di miglioramento dell’irrigazione dei vigneti a partire da tre aree vocate alla produzione vinicola ma con contesti geomorfologici e climatici diversi: il Carso, l’area isontina del Collio e la Valle del Vipacco in Slovenia. “Uno degli obiettivi della ricerca - spiega Barbara Stenni, professoressa di Geochimica e coordinatrice del team dell’Università Ca’ Foscari Venezia  - è la valutazione dello stato idrico dei vigneti e la stima della quantità d'acqua accessibile alle viti. Analizzeremo la composizione  a livello molecolare dell’acqua estratta dalla linfa dalle viti e da altre matrici ambientali per valutare l’origine dell’acqua assorbita dalle piante e stimare la profondità a cui attingono le radici” . “L'acqua subisce molteplici processi fisici durante tutte le fasi del ciclo idrologico - spiega Mauro Masiol, ricercatore di Geochimica e membro del team che si occuperà delle analisi – Questi processi portano al frazionamento delle molecole dell’acqua che saranno utilizzati come traccianti per ricostruirne l'origine e per identificare le aree di ricarica di bacini idrografici,

Bacche di goji, semi di chia (Salvia hispanica), cranberry, fave di cacao, bacche Inca, more di gelso bianco, bacche di aronia, bacche di maqui, alchecehngi, pitaya. Sono questi i “superfrutti” e “supersemi” oggi più noti e consumati. Spesso a dispetto del costo. In questo articolo Renato Bruni del Dipartimento di Scienze dell’Alimentazione e del Farmaco spiega che cos’è, o che cosa dovrebbe essere un “superfrutto e quale il suo potenziale nutritivo nell’alimentazione .” Il primo superfrutto» dice Bruni «è stato proprio il pomodoro, ingrediente fondamentale delle “Tomato Pills”, molto in voga negli Stati Uniti nella prima metà dell’Ottocento. Fu un successo clamoroso. Non solo: in anni appena precedenti un medico molto quotato, tale John de Sequeyra, arrivò a sostenere che, consumando pomodori, si poteva anche non morire mai. Teniamo conto che il pomodoro ebbe anche un testimonial d’eccezione, come il presidente Thomas Jefferson». Dalle affermazioni spesso empiriche alla reale efficacia è importante la gradualità delle sperimentazioni e anche per il pomodoro oggi sappiamo che, il consumo regolare di pomodori, specie se cotti (e soprattutto se conditi con olio extravergine di oliva), si associa ad una riduzione del rischio di tumore alla prostata per un 55enne di circa il 2% nell’arco di vent’anni.

In pubblicazione  sul Journal of Medical Virology, uno studio condotto sul genoma  di SARS-Cov-2 che,attraverso una stima dell’origine e della dinamica delle fasi iniziali dell’epidemia, suggerisce  nuove ipotesi sulla trasmissibilità e l’evoluzione del virus. I risultati dello studio, firmato da Università degli Studi di Milano sono già stati inviati dalla rivista alla Organizzazione Mondiale della Sanità. E’ stato appena accettato per la pubblicazione sul Journal of Medical Virology, ed è già disponibile in versione pre-print su Medrxiv un lavoro dell’equipe di  Gianguglielmo Zehender, Alessia Lai e Massimo Galli del Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche (DIBIC) Luigi Sacco dell’Università di Milano e CRC EPISOMI (epidemiologia e sorveglianza molecolare delle infezioni).  Lo studio è stato condotto nel laboratorio della Clinica delle Malattie Infettive del DIBIC, presso l’Ospedale Sacco di Milano (ASST Fatebenefratelli Sacco di Milano) e si tratta di un’indagine   epidemiologico molecolare, svolta cioè sulle variazioni del genoma virale e quindi sulla filogenesi del virus stesso e non sul numero dei casi osservati.  Il nuovo studio si è basato sull’analisi di 52 genomi virali completi di SARS-Cov-2 depositati in banche dati al 30 gennaio 2020 ed ha consentito la datazione dell’origine e la ricostruzione della diffusione dell’infezione nei primi mesi dell’epidemia in Cina, attraverso

Scintillanti, preziose, cariche di emotività e di significato i diamanti sono le pietre più amate, apprezzate , desiderate..anche se non per sempre.. -diciamolo , del mondo. Ora  uno studio ne ha rivelato preziose e fondamentali informazioni sui cambiamenti climatici e sul legame tra mondo inorganico e organico. Oltre 100 chilometri di profondità e una temperatura di 600 gradi centigradi, in queste condizioni estreme, nei fluidi all’interno della Terra, esistono specie di carbonio organico, scoperte sulla superficie di diamanti contenuti nelle rocce delle Alpi.  A rivelarlo lo studio “Diamond growth from organic compounds in hydrous fluids deep within the Earth”, pubblicato sulla rivista Nature Communications e condotto da Maria Luce Frezzotti, geologa del dipartimento di Scienze dell’ambiente e della Terra dell’Università di Milano-Bicocca, recentemente premiata con la Medaglia per le Scienze Fisiche e Naturali, assegnata dall’Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL. La ricerca dimostra che esistono molecole di carbonio organico nei fluidi rilasciati in profondità all’interno della Terra che possono innescare la formazione di diamanti e forse diventare elementi costitutivi per la vita .La formazione di questi minerali è generalmente attribuita a reazioni chimiche a partire da composti inorganici, come l'anidride carbonica o il metano. Analizzando i diamanti, invece, i ricercatori si sono accorti che questi preservavano delle specie organiche, in particolare gli acidi

Uno studio italiano condotto su ventitremila persone, pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology, mostra come consumare regolarmente questa spezia comporti una riduzione del rischio di mortalità cardiaca del 40 % e di quella per cause cerebrovascolari di oltre il 60% Il peperoncino piccante è un ospite molto frequente sulle tavole degli Italiani, e nel corso dei secoli sono stati in tanti a decantarne virtù terapeutiche di vario tipo. Ora una ricerca condotta dal Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli, in collaborazione con il Dipartimento di Oncologia e Medicina Molecolare dell’Istituto Superiore di Sanità, dell’Università dell’Insubria di Varese e del Cardiocentro Mediterranea di Napoli, pubblicata sul Journal of the American College of Cardiology (JACC), mostra come le persone abituate a consumarlo regolarmente abbiano un rischio di mortalità per ogni causa  ridotto del 23% rispetto a chi non lo gradisce. Lo studio ha preso in esame 22.811 cittadini del Molise partecipanti allo studio Moli-sani. Seguendo il loro stato di salute per un periodo medio di circa 8 anni, e confrontandolo con le loro abitudini alimentari, i ricercatori Neuromed hanno potuto dimostrare come nelle persone che consumano regolarmente peperoncino (4 volte a settimana o più)  il rischio di morire

Stappare una bottiglia di vino e tornare indietro nel tempo, è possibile grazie ad un esperimento scientifico unico al mondo condotto all'isola d'Elba realizzato dall'Azienda Agricola Arrighi dell'isola d'Elba in collaborazione con il Professor Attilio Scienza, Ordinario di Viticoltura dell’Università degli Studi di Milano e Angela Zinnai e Francesca Venturi del corso di Viticoltura ed Enologia dell'Università di Pisa. Le 40 bottiglie di vino  sono state prodotte secondo una tecnica utilizzata nell’isola di Chio ai tempi dell’antica Grecia e che prevede di immergere i grappoli integri in mare aperto. Dopo circa 2500 anni questo metodo è stato riproposto all’Elba utilizzando l’ansonica, un'uva bianca coltivata sull’isola, con caratteristiche simili a quelle di due antiche uve dell’Egeo, il Rhoditis ed il Sideritis, e caratterizzata da una polpa croccante e una buccia resistente che ne ha permesso la permanenza in mare. Le uve sono state immerse in mare per 5 giorni a circa 10 metri di profondità, all’interno di particolari nasse di vimini. Questo processo ha consentito di eliminare parte della pruina superficiale, cioè il velo ceroso che riveste gli acini, mentre il sale marino per “osmosi” è parzialmente penetrato all’interno. Nella vinificazione delle uve sono state impiegate anfore di terracotta ottenendo, dopo un anno