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Rubrica di Emanuela Medi
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E’ giusto ogni tanto ricordare alcune evidenze in tema di salute pubblica e quella della dipendenza da alcool è una epidemia globale che investe tutto il pianeta e costituisce una emergenza sanitaria e sociale ma anche politica perché richiede sforzi comuni a molti paesi, per essere affrontata. Anche se noi abbiamo sempre parlato di consumo moderato identificando modalità e consumi, non possiamo non ricordare che esiste una differenza di genere ben documentata sugli effetti dell’abuso  e dipendenza di alcol tra uomini e donne. Differenza di genere non più così marcata per il cambiamento di usi e costumi del bere: primo tra tutti l’abbassamento di età del primo bicchiere e una sostanziale equivalenza tra ragazzi e ragazze nella fascia di età tra i 12-17 anni. Due studi epidemiologici effettuati negli anni 80 e 90 hanno dimostrato un incremento sorprendente nella popolazione femminile con una prevalenza raddoppiata di disturbi, in dieci anni. Gli studi di genere non sono molto numerosi ma rimandano al quesito principale” la donna è fisiologicamente e biologicamente più vulnerabile dell’uomo agli effetti del’alcool?”. La risposta sembra essere si. Le donne rispetto gli uomini vanno incontro a intossicazioni più gravi, come danni ai processi cognitivi e nelle prestazioni psicomotorie

Lo studio è stato pubblicato il 22 febbraio su European Journal of Clinical NutritionAncora una conferma sul rapporto alcol e diabete2. Molti studi osservazionali prospettici hanno dimostrato che il consumo di alcol a dosi moderate si associa a una significativa riduzione di sviluppare il diabete di tipo 2. Non è tuttavia chiaro se le singole bevande ( birra, vino, superalcolici ) posseggano, al  proposito, specifiche proprietà. Sembra comunque che le tre bevande esaminate abbiano una sostanziale equivalenza nel ridurre il diabete di tipo 2. Questo dato emerge con chiarezza da una metanalisi coordinata dal Consorzio CHANCES ( Consortium of health and Ageing Network of Cohorts in Europe and the United States ), che ha esaminato 10 studi condotti in Europa ( compresa l’Italia e Stati Uniti ) per un totale di 62.458 soggetti che hanno dichiarato un consumo regolare di una o più bevande alcoliche. In base ai dati delle 10 ricerche incluse nel CHANCES, è il vino ad aggiudicarsi la percentuale di preferenze, con il massimo rilevato nel gruppo di studio Moli-Sani. Nell’Olandese Zutphen Elderly Study si è concentrata la quota maggiore di chi opta per i superalcolici. Tra Svezia e Finlandia prevale la quota di persone che beve alcolici

Meglio del DNA è il sapere contadino.Saccharomyces cerevisiaeQuando si dice che una  supposizione o una scoperta è stata  scientificamente dimostrata  allora si ha raggiunto il TOP, la credibilità è al massimo , l’attendibilità  inattaccabile. A me onestamente fa sorridere che un sapere contadino  e non solo, abbia bisogno della ricerca scientifica per valutarne l’attendibilità.Ma andiamo per gradi. La notizia è che l’Università di Auckland (Nuova Zelanda) ha per la prima volta dimostrato scientificamente che i lieviti del suolo in cui cresce il vitigno contribuiscono al sapore finale più di quanto si pensasse e non solo dalle condizioni del suolo, dal tipo do clima e dalle condizioni agricole del viticoltore.  Sotto esame  il Saccharomyces cerevisiae , lievito coinvolto nel processo di fermentarne  di cui erano state individuate differenti varietà .Ma il punto da chiarire era come queste contribuissero all’aroma del vino prodotto. La ricerca  Neozelandese ha sequenziato il DNA  del lievito in questione per studiarne le differenze e   li hanno utilizzati per fermentare lo stesso vitigno di Sauvignon Blanc che era stato sterilizzato per escludere la presenza di microbi. Quindi hanno utilizzato le concentrazioni di 39 diversi composti chimici, importanti per il sapore finale, ed il Saccharomyces cerevisiae era usato come

Ottenute con una particolare tecnica microscopica, hanno permesso di studiare l'anatomia del gusto sulla lingua a livello cellulare. Rivelando dettagli finora sconosciuti.Microscopia a fluorescenza della lingua di un topo.|S. LEE, S. YUN, M. CHOIVedere il gusto può sembrare un ossimoro (o una forma di sinestesi). Eppure per la prima volta è stato possibile catturare immagini ultradettagliate delle cellule gustative distribuite sulla lingua (di un topo) al lavoro. Le foto "live" dell'intero processo sono state acquisite da un gruppo di bioingegneri della Australian National University.Nell'epitelio che ricopre la lingua umana, nei solchi che circondano le papille, esistono oltre 2 mila calici (o bottoni) gustativi, corpuscoli ovoidali specializzati nel gusto che possono distinguere almeno cinque sapori: dolce, salato, amaro, aspro e umami (anche se qualcuno sospetta vi sia un sesto gusto fondamentale). Ma la relazione tra queste strutture e i recettori in esse contenute rimaneva un mistero.ANALISI DETTAGLIATA. Con una tecnica chiamata microscopia intravitale multifotone, che consiste nell'illuminare con un laser infrarosso il tessuto da analizzare per evidenziarne le diverse strutture in fluorescenza, i ricercatori sono riusciti a individuare i singoli recettori all'interno di ciascun calice gustativo, e i vasi sanguigni situati fino a 240 micrometri (cioè millesimi di millimetri) sotto alla superficie

Assunzione eccessiva di alcool? Succede, complici le serate in compagnia di amici, il caldo che invita a qualche bicchiere in più. Sete, tanta sete la mattina dopo. E’ questo l’effetto più visibile e immediato della disidratazione che avviene quando si è bevuto molto. L’alcol infatti è un potente diuretico che porta a urinare più del normale con conseguente perdita di molti nutrienti essenziali come  vitamine e sali minerali. La disidratazione causata dall’alcool può anche aumentare l’acidità nello stomaco e nell’intestino, causare bruciori alla gola e alla bocca dello stomaco. Attenzione ai diabetici in quanto molto alcol può portare a produrre troppa insulina con conseguente calo di zucchero nel sangue. Bere si ma con moderazione facendo attenzione a mantenere il corpo sempre idratato con frequente assunzione di acqua che può aiutare a minimizzare l’effetto di alcool nel corpo.

STUDIO SUL GUSTO Ecco la fotografia del RAPPORTO dell’ITALIANO CON IL GUSTO, che emerge da una ricerca condotta da YouGov per Coca-ColaL’italiano può essere descritto in sei aggettivi: ·         ESPLORATIVO: Quando si pensa agli italiani e il loro rapporto con il cibo ci vengono in mente  piatti e momenti legati alla  tradizione, ma è emerso che ben il 41% degli italiani si definisce avventuroso quando si tratta di provare nuove esperienze di gusto.·         STAGIONALE: La voglia di sperimentare nuovi gusti cresce inoltre d’estate.·         DIVULGATORE: La voglia di esplorare nuove esperienze di gusto è anche dettata dal fatto di poter poi raccontare la propria esperienza ad amici e parenti (42%).·         FRUGALE: Purtroppo, però, alcuni (38%) sostengono di non avere abbastanza tempo per godersi nuove esperienze di gusto a causa di uno stile di vita frenetico.·         GODERECCIO: Ma quando tra un impegno e l’altro si riesce a partecipare a qualche evento, la cosa che l’italiano ricorda maggiormente è proprio quello che hanno mangiato e bevuto (30%).·         VISIVO: Dalla ricerca è emerso inoltre che il senso più apprezzato tra i cinque è la vista (75%visivi),  infatti i segnali visivi sono fondamentali perché aiutano ad impostare le aspettative che ancorano la successiva esperienza di degustazione.Sintesi