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Rubrica di Emanuela Medi
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Finalmente ci siamo! A giorni, precisamente l’8 di Aprile a Roma, verranno presentati i primi risultati del ” Progetto Italian Taste”. Il progetto firmato dalla Società Italiana delle Scienze Sensoriali ha visto la partecipazione di numerosissimi soci aderenti a centri di ricerca universitari e di aziende, in particolare alimentari: obiettivo realizzare un grande data base sulle preferenze alimentari e i gusti degli Italiani per creare i tanti profili dei consumatori e definire, non il gusto degli Italiani, ma i gusti degli Italiani. Un progetto ambizioso della durata di tre anni, e che ha al suo attivo già i primi 1310 test relativi al primo anno. Già loro ci diranno molto visto che sono stati esaminati le tendenze- amaro, dolce, acido e anche l’astringenza, per le bevande alcoliche, l’impatto psicologico, genetico, le attitudini, le preferenze. Anche il numero delle papille sono oggetto di un ampio studio di Sara Spinelli, Semiosensory della SISS: in pratica ”dimmi che bocca hai e ti dirò chi sei”. “Ci sono persone- dice l’esperta- che sono più sensibili ad un composto che si chiama PROP, che ha un sapore amaro. Alcuni non lo sentono proprio e non sentono alcun sapore ed è una cosa abbastanza comune. Altri 

L’uomo più vecchio del mondo è Yisrael Kristal, sopravvissuto all’orrore di Auschwitz Guinness of Records ha certificato i suoi 112 anni e 178 giorniUn’altra interessante ricerca sull’azione antiossidante del vino rosso è lo studio dell‘Unità di Gerontologia e Geriatria del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Firenze. Il lavoro parte dalla evidenza che la dieta mediterranea sia associata a una migliore aspettativa di vita e dimostra come il vino rosso abbia un effetto protettivo contro lo stress ossidativo. La ricerca ha preso in esame un gruppo di 26 ultracentenari di età compresa tra i 100-105 anni, di cui 17 erano donne e 7 uomini. La maggior parte di questi erano modesti bevitori di vino (meno di 500ml al giorno di vino rosso) pur tuttavia sono stati divisi in tre gruppi:-Soggetti che mantenevano l’abituale stile di vita negli ultimi tre anni-Soggetti modesti bevitori-Soggetti astemiI risultati dello studio hanno dimostrato che un deterioramento della dieta era causa di un impoverimento della capacità totale antiossidante ( TAC), del fattore di crescita insulinico (IGF-1) e del dehydroepiandrosterone-solfato. L’assunzione di vino rosso ha dimostrato di poter agire contro questo trend anche se questa protezione non è ancora statisticamente significativa.

Intervista con il Prof Giovanni de Gaetano dell’istituto Neurologico Mediterraneo NeuromedProf De Gaetano, Esiste la dieta mediterranea e cosa mette in comune la dieta di un piemontese con quella di un siciliano?Vorrei chiarire che con il termine dieta mediterranea si intende un modo di alimentarsi tipico delle aree del bacino del mediterraneo; Italia, Grecia, Spagna e alcune aree del Nord Africa. La caratteristica di questa alimentazione è quella di mangiare alcuni cibi più di altri, e di combinarli in un certo modo .La pasta è spesso condita con verdure e al posto del burro si preferisce l’olio di oliva. Non ultima è diffusa l’abitudine di accompagnare il pasto con uno o due bicchieri di vino in particolare rosso. Voglio far notare che recentemente è stata introdotta nella piramide alimentare la convivialità, elemento tipico e distintivo che hanno molte popolazioni mediterranee nella attitudine alla dieta mediterranea.e nei confronti del cibo. In questo aspetto come nella abitudine a preferire alcuni cibi, il piemontese non è molto differente dal siciliano . Molti nostri studi confermano questo: la adesione al modello mediterraneo che è sostanzialmente uguale in tutte le aree del paese.La crisi economica ha influito sula dieta mediterranea e ha ancora senso parlare

“ Anche lavorare fa male alla salute”. Graziano “Ieri si. Oggi no. Domani dipende da che punto guardi il mondo” Paolo “ Una tazza di the ai pasti.. si sposa bene con un salmi di capriolo, o un bello stufato..” FraccoEccoli alcuni dei commenti a caldo sulla ricerca inglese firmata Sally Davies. Certo la sterzata a tutto tondo sulle proprietà i del vino rosso  che non sarebbero salutari,lascia perplessi. La nota ricercatrice, niente meno è Chief  Medical Officier non contenta di aver distrutto  questo nobile prodotto della natura, precisa che il tanto sbandierato bicchiere di vino al giorno, è solo una vecchia convinzione priva di qualsiasi  validità scientifica. Il che suona come una bocciatura sonora ai tanti studi effettuati negli ultimi anni sul rapporto vino e salute.” A me piace un bicchiere di vino rosso”, ha detto in una intervista al programma televisivo” Good Morning Britain”, ma penso che si più opportuno bere una tazza di thé e riservare il vino alle occasioni speciali. Ogni anno- prosegue la Davies- muoiono di cancro 20 mila persone per il consumo eccessivo di alcool così come per obesità  e diabete”. In base ai suoi studi su un campione di 1000 donne non bevitrici, 106 hanno

“ Si alla ricerca,  in  questa battaglia siamo a fianco degli agricoltori”  Maurizio Martina, Ministro per le Politiche Agricole“ Caldo e parassiti, per le viti il futuro è nelle nuove tecnologie..” Angelo Gaja, viticoltore del  Barbaresco“ Cambiare la legislazione vigente significa fare sperimentazione in campo aperto..” Michele Morgante   direttore scientifico dell’Istituto Genomica Applicata di UdineAbbiamo scelto queste dichiarazioni di tre opinion leader perché riteniamo rappresentino le diverse sfaccettature di uno  stesso problema: come  rendere attuabile la ricerca genetica nel nostro paese per migliorare le performans delle viti italiane sottoposte all’assalto di malattie e cambiamenti di clima, “senza alterare – dice il Ministro Martina-le caratterizzazioni produttive del nostro sistema agroalimentare e  la biodiversità grande patrimonio della vitivinicoltura italiana”. Ricerche quindi, che siano sostenibili in quantità e qualità , che tengano conto  di un paese ad alta fragilità e diversificazione ambientale e anche  di una cultura molto legata alle tradizioni.  Allora? Partiamo anche qui da tre parole:TRANSEGENESI: Trasferimento di geni tra specie diverseCISGENESI:  trasferimento di geni dalla stessa specieGENOMA  EDITING: tecnica che permette di cambiare le basi del DNAMa quale è la situazione?Da  decenni i nostri formaggi sono fatti con piante Ogm coltivate all'estero e nessuno ha mai avuto nulla da dire. Per il vino si è scatenato

Sintesi Grazie ai progressi compiuti nelle ricerche genomiche, stanno emergendo rapidamente nuove tecniche per il miglioramento dei raccolti. Queste consentono di apportare cambiamenti precisi, mirati e prevedibili al genoma (pertanto si tratta di modifiche diverse rispetto a quelle, meno recenti, realizzate negli organismi geneticamente modificati, OGM). Le nuove tecniche rappresentano un potenziale significativo per l'intensificazione sostenibile dell'agricoltura e per la sicurezza alimentare, e vanno considerate come una tra le varie strategie disponibili in combinazione con quelle che sono definite "buone pratiche agronomiche". A differenza delle mutagenesi indotte da sostanze chimiche o da radiazioni, tradizionalmente utilizzate per migliorare le colture, le nuove tecniche di miglioramento genetico non comportano mutazioni multiple, ignote o impreviste del genoma. Nel caso di molte di queste nuove tecniche, la pianta che ne risulta non contiene geni estranei alla specie originaria e non sarebbe distinguibile dal prodotto generato utilizzando tecniche tradizionali di miglioramento genetico. Ciò induce a riesaminare cosa si intenda per modifica genetica e pone l'esigenza di aggiornare i quadri normativi vigenti. L'EASAC auspica quanto segue: • Lo sviluppo di politiche dell'Unione Europea (UE) a favore dell'innovazione agricola dovrebbe essere trasparente, proporzionato e pienamente coerente alle evidenze scientifiche • È il momento di risolvere le attuali ambiguità legislative. Chiediamo agli organismi di

C’è il vino ,la bottiglia e il tappo: una trinità (senza mancare di rispetto) inscindibile a complemento l’una dell’altra. Certo c’è l’etichetta, il nome dell’azienda, le uve, le date ecc, ma senza questi tre protagonisti a noi verrebbe a mancare.. appunto la” bottiglia di vino”. Tappi da sughero, parliamone: recenti studi indicano che i tappi fossero conosciuti già all'epoca romana, ma fu solo alla fine del 500 che il loro utilizzo fu riservato alla tappatura dei cocci che si usavano per contenere il vino. Alla Francia il merito di aver loro dato la destinazione finale: alla fine del 600 i tappi da sughero furono utilizzati per tappare le bottiglie di vino destinate allo Champagne. I tappi da sughero  hanno una maternità indiscutibile: la corteccia della Quercus Suber L., che si trova nel bacino del Mediterraneo, in particolare in Sardegna, nel sud della Spagna e della Francia, in Tunisia, a nord dell’Algeria e del Marocco e nell'area centrale del Portogallo. La quercia è lentissima nel fornire sughero: 30 anni il sughero “maschio” non adatto a produrre tappi intorno ai 40 la “ femmina” da cui si forma il vero sughero, che una volta staccato dalla pianta si riproduce a intervalli di 8-10

Diciamolo non è nuovissima, ma questa ricerca dell’Università di Siena si ripropone con tutta la sua vitalità e fascino in giorni dove i bicchieri- meglio le loro forme- sono i   grandi protagonisti. Lo studio finanziato in regime di conto terzi da Rocco Bormioli e figli, ha vinto numerosi premi tra cui il miglior poster tra quelli presentati al IV Convegno nazionale della Società italiana di Scienze Sensoriali.Non c’è niente da fare la migliore via attraverso cui il vino comunica con il degustatore è.. il bicchiere ma quale bicchiere, quello dettato dalla consuetudine, dalla moda, dal marketing? Ancora una volta la scienza ha messo lo zampino e si è detta” il binomio bicchiere-vino degustato può essere uno dei fattori che influenzano il profilo organolettico del vino in questione. In altri termini: la forma, la geometria del bicchiere può condizionare la percezione sensoriale del vino? Ci voleva una ricerca!Un panel di esperti ha effettuato delle sedute di degustazione in cui sono stati testati sei modelli di bicchiere impiegando due diverse tipologie di vino, un rosso strutturato e un rosato valutando l’evoluzione nel tempo del profili sensoriale dei vini mantenuti nei bicchieri.Le valutazioni sensoriali( quadro visivo, olfattivo/aromatico e gustativo) sono state condotte sul