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Rubrica di Emanuela Medi
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“ Anche lavorare fa male alla salute”. Graziano “Ieri si. Oggi no. Domani dipende da che punto guardi il mondo” Paolo “ Una tazza di the ai pasti.. si sposa bene con un salmi di capriolo, o un bello stufato..” FraccoEccoli alcuni dei commenti a caldo sulla ricerca inglese firmata Sally Davies. Certo la sterzata a tutto tondo sulle proprietà i del vino rosso  che non sarebbero salutari,lascia perplessi. La nota ricercatrice, niente meno è Chief  Medical Officier non contenta di aver distrutto  questo nobile prodotto della natura, precisa che il tanto sbandierato bicchiere di vino al giorno, è solo una vecchia convinzione priva di qualsiasi  validità scientifica. Il che suona come una bocciatura sonora ai tanti studi effettuati negli ultimi anni sul rapporto vino e salute.” A me piace un bicchiere di vino rosso”, ha detto in una intervista al programma televisivo” Good Morning Britain”, ma penso che si più opportuno bere una tazza di thé e riservare il vino alle occasioni speciali. Ogni anno- prosegue la Davies- muoiono di cancro 20 mila persone per il consumo eccessivo di alcool così come per obesità  e diabete”. In base ai suoi studi su un campione di 1000 donne non bevitrici, 106 hanno

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“ Si alla ricerca,  in  questa battaglia siamo a fianco degli agricoltori”  Maurizio Martina, Ministro per le Politiche Agricole“ Caldo e parassiti, per le viti il futuro è nelle nuove tecnologie..” Angelo Gaja, viticoltore del  Barbaresco“ Cambiare la legislazione vigente significa fare sperimentazione in campo aperto..” Michele Morgante   direttore scientifico dell’Istituto Genomica Applicata di UdineAbbiamo scelto queste dichiarazioni di tre opinion leader perché riteniamo rappresentino le diverse sfaccettature di uno  stesso problema: come  rendere attuabile la ricerca genetica nel nostro paese per migliorare le performans delle viti italiane sottoposte all’assalto di malattie e cambiamenti di clima, “senza alterare – dice il Ministro Martina-le caratterizzazioni produttive del nostro sistema agroalimentare e  la biodiversità grande patrimonio della vitivinicoltura italiana”. Ricerche quindi, che siano sostenibili in quantità e qualità , che tengano conto  di un paese ad alta fragilità e diversificazione ambientale e anche  di una cultura molto legata alle tradizioni.  Allora? Partiamo anche qui da tre parole:TRANSEGENESI: Trasferimento di geni tra specie diverseCISGENESI:  trasferimento di geni dalla stessa specieGENOMA  EDITING: tecnica che permette di cambiare le basi del DNAMa quale è la situazione?Da  decenni i nostri formaggi sono fatti con piante Ogm coltivate all'estero e nessuno ha mai avuto nulla da dire. Per il vino si è scatenato

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Sintesi Grazie ai progressi compiuti nelle ricerche genomiche, stanno emergendo rapidamente nuove tecniche per il miglioramento dei raccolti. Queste consentono di apportare cambiamenti precisi, mirati e prevedibili al genoma (pertanto si tratta di modifiche diverse rispetto a quelle, meno recenti, realizzate negli organismi geneticamente modificati, OGM). Le nuove tecniche rappresentano un potenziale significativo per l'intensificazione sostenibile dell'agricoltura e per la sicurezza alimentare, e vanno considerate come una tra le varie strategie disponibili in combinazione con quelle che sono definite "buone pratiche agronomiche". A differenza delle mutagenesi indotte da sostanze chimiche o da radiazioni, tradizionalmente utilizzate per migliorare le colture, le nuove tecniche di miglioramento genetico non comportano mutazioni multiple, ignote o impreviste del genoma. Nel caso di molte di queste nuove tecniche, la pianta che ne risulta non contiene geni estranei alla specie originaria e non sarebbe distinguibile dal prodotto generato utilizzando tecniche tradizionali di miglioramento genetico. Ciò induce a riesaminare cosa si intenda per modifica genetica e pone l'esigenza di aggiornare i quadri normativi vigenti. L'EASAC auspica quanto segue: • Lo sviluppo di politiche dell'Unione Europea (UE) a favore dell'innovazione agricola dovrebbe essere trasparente, proporzionato e pienamente coerente alle evidenze scientifiche • È il momento di risolvere le attuali ambiguità legislative. Chiediamo agli organismi di

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C’è il vino ,la bottiglia e il tappo: una trinità (senza mancare di rispetto) inscindibile a complemento l’una dell’altra. Certo c’è l’etichetta, il nome dell’azienda, le uve, le date ecc, ma senza questi tre protagonisti a noi verrebbe a mancare.. appunto la” bottiglia di vino”. Tappi da sughero, parliamone: recenti studi indicano che i tappi fossero conosciuti già all'epoca romana, ma fu solo alla fine del 500 che il loro utilizzo fu riservato alla tappatura dei cocci che si usavano per contenere il vino. Alla Francia il merito di aver loro dato la destinazione finale: alla fine del 600 i tappi da sughero furono utilizzati per tappare le bottiglie di vino destinate allo Champagne. I tappi da sughero  hanno una maternità indiscutibile: la corteccia della Quercus Suber L., che si trova nel bacino del Mediterraneo, in particolare in Sardegna, nel sud della Spagna e della Francia, in Tunisia, a nord dell’Algeria e del Marocco e nell'area centrale del Portogallo. La quercia è lentissima nel fornire sughero: 30 anni il sughero “maschio” non adatto a produrre tappi intorno ai 40 la “ femmina” da cui si forma il vero sughero, che una volta staccato dalla pianta si riproduce a intervalli di 8-10

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Diciamolo non è nuovissima, ma questa ricerca dell’Università di Siena si ripropone con tutta la sua vitalità e fascino in giorni dove i bicchieri- meglio le loro forme- sono i   grandi protagonisti. Lo studio finanziato in regime di conto terzi da Rocco Bormioli e figli, ha vinto numerosi premi tra cui il miglior poster tra quelli presentati al IV Convegno nazionale della Società italiana di Scienze Sensoriali.Non c’è niente da fare la migliore via attraverso cui il vino comunica con il degustatore è.. il bicchiere ma quale bicchiere, quello dettato dalla consuetudine, dalla moda, dal marketing? Ancora una volta la scienza ha messo lo zampino e si è detta” il binomio bicchiere-vino degustato può essere uno dei fattori che influenzano il profilo organolettico del vino in questione. In altri termini: la forma, la geometria del bicchiere può condizionare la percezione sensoriale del vino? Ci voleva una ricerca!Un panel di esperti ha effettuato delle sedute di degustazione in cui sono stati testati sei modelli di bicchiere impiegando due diverse tipologie di vino, un rosso strutturato e un rosato valutando l’evoluzione nel tempo del profili sensoriale dei vini mantenuti nei bicchieri.Le valutazioni sensoriali( quadro visivo, olfattivo/aromatico e gustativo) sono state condotte sul

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E’ arrivato a quota 1000 test, il progetto di ricerca “Italian Taste” della Società Italiana di Scienze Sensoriali allo scopo di studiare le preferenze alimentari degli italiani . Il progetto , che vede il coinvolgimento di 22 tra le principali università e centri di ricerca soci della SISS ha come obiettivo la realizzazione di una banca dati che permetterà di studiare il nesso tra sensibilità, gradimento e abitudini degli italiani. La ricerca che ha avuto il sostegno della Louis Bonduelle Foundation, avrà la durata di 3 anni e coinvolgerà 3000 soggetti  dei quali verranno raccolte informazioni relative ai comportamenti ,alle preferenze alimentari, gusti, tratti psicologici e informazioni genetiche.Non c’è dubbio che la cultura alimentare di un paese determini la gran parte delle scelte e delle preferenze dei cibi e infatti l’esposizione durante la vita e soprattutto durante l’infanzia ad alimenti diversi  crea profonde differenze di gusto. Da qualche anno però la ricerca scientifica ha messo in evidenza come caratteri ereditari siano capaci di condizionare una diversa sensibilità ai gusti  e che queste sono associate a differenti comportamenti alimentari. In altre parole la sensibilità genera preferenze e questo nel campo alimentare è molto importante per la qualità nutrizionale e salutistica della

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 Nel 1856 fu chiesto a un giovane chimico francese, Louis Pasteur, di trovare un modo per evitare l’inacidimento di grandi quantità di vino, cosa che generalmente avveniva durante la fermentazione del mosto. Il problema era delicato, quintali di vino venivano buttati ogni anno senza che nessuno fosse in grado di scoprirne la causa. E questa volta non c’era l’esperienza dei contadini turchi o di  chissà chi altri a consigliare il da farsi! Tutto ciò che si sapeva era che per trasformare il mosto in vino bisognava aggiungere nelle botti un particolare lievito. Eppure, senza apparente motivo, alcune botti davano il vino buono e altre dell’orribile aceto. Perché?Pasteur, che era un chimico, a differenza della maggior parte dei medici dell’epoca, aveva una certa familiarità con il metodo sperimentale. Si mise quindi a studiare quel lievito da scienziato, con microscopio e provette. Scoprì così con sua grande sorpresa che si trattava di una sostanza animata: in altre parole il lievito era composto da “ animaletti” che” digerivano” il mosto e lo trasformavano in vino. Non solo: nel vino buono gli animaletti avevano forma rotondeggiante, mentre in quello andato a male erano più allungati. Pasteur fece due più due e concluse che quegli

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La rivoluzione impressa nell’agricoltura dagli aeromobili a pilotaggio remoto è appena iniziata  e in molti si domandano quale sarà il loro futuro visto l’arrivo dei super sensori posizionati su macchine agricole. Ma andiamo per ordine: le tecnologie satellitari – su cui si basa gran parte del lavoro effettuato dai droni -  in viticoltura sono state utilizzate per le prime analisi di vigoria attraverso le foto satellitari. Un metodo di rilevamento decisamente costoso e una definizione non molto precisa delle fotografie che erano giustificate solo se fatte su grandi aree. Tanto è vero che le prime mappature furono fatte a livello di territorio. Fu la Franciacorta a sviluppare nel 2000 un progetto per fornire elementi sulla maturazione  delle uve e secondariamente a valutare la possibilità di sviluppare sistemi di gestione a dosaggio variabile per il vigneto. Lo sviluppo tecnologico a seguire consentì di abbassare i costi delle foto satellitari con la conseguenza che a utilizzarle furono non sono solo le grandi realtà ma anche la singola azienda. Lo sdoganamento però della viticoltura e della agricoltura di precisione si è avuto con il rilevamento a distanza  ravvicinata, possibile  sia con mezzi di terra ( quad o simili) sia già ora con i

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Sempre più sfaccettato il mondo del vino tanto da confondere il pubblico meno smaliziato e allora proviamoci almeno a rendere più chiari alcuni concetti. BIOLOGICO: il concetto di BIO è ormai di uso quotidiano perché il consumatore è molto più attento rispetto il passato a ciò che mangia e che beve. A partire dalla vendemmia del 2012, i produttori possono indicare in etichetta “vino biologico” qualora, oltre al regolamento CE n 834/2007 che riguardava le pratiche della agricoltura biologica nella vigna, in cantina si svolgono le indicazioni contenute nel regolamento CE n. 203/2012 che vieta l’utilizzo di alcune sostanze e pratiche come la desolforizzazione, la dealcolizzazione, la concentrazione per raffreddamento, l’elettrodialisi ecc. Inoltre non possono assolutamente essere usate sostanze chimiche ma solo quelle di origine animale, vegetale o minerale come la gomma arabica, la colla di pesce, l’albumina, la bentonite, la perlite..Inoltre sono da rispettare limiti per la quantità di solforosa totale nei vini biologici secchi ad un massimo di 100mg/l e nei vini rossi e biologici bianchi secchi ad un massimo di 150 mg/l. Per poter dire BIO è necessario essere certificati da un ente preposto come AIAB, ICEA, ECOCERT Italia, CCPB, CODEX, BIOAGRICERT e altriORGANICO: una semplice traslazione del

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