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Rubrica di Emanuela Medi
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L’aumento di utilizzo di  psicofarmaci  in questo periodo è stato rilevato da molti psicologi e psichiatri cui hanno fatto ricorso le molte persone con numerosi problemi a partire dal forte stress e dall’ansia. Definire gli psicofarmaci è importante per spiegare l’interazione tra alcol e  questo tipo di medicinale :sono un gruppo eterogeneo , in grado di curare o di alleviare disturbi psichici di diversa natura attraverso una complessa azione su specifiche sostanze chimiche presenti nel nostro cervello Da un punto di vista dietetico non esistono particolari cibi da seguire durante una terapia con psicofarmaci, se non quella di evitare l’assunzione di alcolici.” Le benzodiazepine (farmaci che curano i disturbi d’ansia)- dice il Prof Alberto Siracusano  Direttore della Scuola di Specializzazione in Psichiatria dell’ Università di Roma Tor Vergata– possono provocare nella persona profonda sonnolenza e momenti di ipotensione( pressione molto bassa) anche gravi. E’ chiaro che la gravità di queste situazioni dipende dalla dose del farmaco assunta.  Per alcuni farmaci antidepressivi- continua il professore-  è necessario evitare quei cibi e bevande che contengono una sostanza chiamata tiramina perché dannosa in associazione con l’alcool” Ansia e depressione sono stati che predispongono alla assunzione di alcol dal momento che l’etanolo allevia i momenti di sofferenza

Un’emergenza come quella che stiamo vivendo abbraccia tutti gli aspetti della vita. La pandemia da COVID-19 ha naturalmente portato a considerare prima di tutto le questioni direttamente legate al virus, ma ora è il momento di studiare con attenzione anche le ricadute che la paura, il cambiamento delle abitudini e lo sconvolgimento sociale ed economico stanno avendo sulla salute e sul benessere complessivo delle persone. Il Progetto Moli-sani, che dal 2005 sta studiando circa 25.000 cittadini del Molise, rappresenta il laboratorio ideale per una ricerca su vasta scala in questo campo. Ecco perché oggi inizia un’ampia ricerca che punta a indagare come l’emergenza abbia influenzato la vita delle persone, e le conseguenze mediche e sociali che dovremo aspettarci nel futuro. “È un’operazione – spiega Licia Iacoviello, Direttore del Dipartimento di epidemiologia e prevenzione di Neuromed e Ordinario di salute pubblica all’Università dell’Insubria -  condotta interamente a distanza, sia attraverso colloqui telefonici che per mezzo di smartphone. Abbiamo sviluppato un questionario ben articolato, anche se rapido da compilare, che indagherà su due fronti: da un lato cercheremo quali fattori, quali patologie preesistenti e quali terapie seguite possano aver influenzato il decorso dell’infezione in chi ne è stato colpito. Dall’altro puntiamo a disegnare

Per favore non paliamo di assembramenti ma capiterà con il caldo di bere un bicchiere di vino, la sera, in piacevole compagnia: due,tre..ben distanziati! Sete, tanta sete la mattina dopo. E’ questo l’effetto più visibile e immediato della disidratazione che avviene quando si è bevuto molto. L’alcool infatti è un potente diuretico che porta a urinare più del normale con conseguente perdita di molti nutrienti essenziali come vitamine e sali minerali. La disidratazione causata dall’alcool può anche aumentare l’acidità nello stomaco e nell’intestino, causare bruciori alla gola e alla bocca dello stomaco.Attenzione ai diabetici in quanto molto alcool può portare a produrre troppa insulina con conseguente calo di zuccheri nel sangue. Bere alcool ma non di giorno – raccomandano gli esperti – meglio la sera facendo attenzione a mantenere il corpo sempre idratato con assunzioni frequenti di acqua che può aiutare a minimizzare l’effetto di alcool nel corpo.E le temperature? Vini bianchi:ne troppo caldi ne ghiacciati. La regola per i vini giovani e secchi la temperatura di servizio varia dai 6 agli 8 gradi C salendo a 10-12 per quelli prodotti con metodo Charmat.I vini rossi vanno serviti più caldi dei bianchi che hanno maggiore acidità e ovviamente meno

Secondo i dati del Rapporto Italia 2020 dell'Eurispes, il 6,7% dei connazionali si dichiara vegetariano e il 2,2% vegano, per un totale dell'8,9% della popolazione, in aumento rispetto al 2019 (7,1%) e al 2018 (7,3%). In molti casi, questa scelta si inserisce in un più ampio quadro di attenzione alla salute e al benessere, in altri al rispetto per gli animali e l'ambiente. “Nella Dieta mediterranea, universalmente riconosciuta come modello di alimentazione sana ed equilibrata, la carne è consumata meno di tre volte la settimana e le porzioni non superano i 150 grammi”, dice  Giacco dell’Istituto Scienze dell’Alimentazione ( Isa) CNR. “Le linee guida per una nutrizione corretta per la popolazione generale raccomandano di non superare le  quantità  di tre porzioni la settimana: i risultati di numerosi studi mostrano che con l'aumento del consumo di carne rossa, ma anche di pollame, cresce il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, diabete e tumori, che sale ulteriormente se si considerano le carni rosse processate (insaccati). Va sottolineato, però, che i dati sul rischio di malattie cronico-degenerative legate al consumo di carne deriva soprattutto da studi condotti negli Stati Uniti e nei Paesi nord europei, dove la popolazione assume carne quotidianamente e in quantità elevata,

Rischia di acuirsi con l’epidemia da coronavirus la miopia, complice la quarantena  che ha fatto lievitare il numero di ore trascorse davanti ai monitor dovuta, anche per l’avvento della didattica a distanza. Prediligere il computer allo smartphone, lubrificare regolarmente gli occhi con le lacrime artificiali ma soprattutto fermarsi ogni 20 minuti davanti a uno schermo e distogliere lo sguardo per almeno 30 secondi e, non appena termina la quarantena, passare più tempo possibile all’aria aperta, tra le 2 e 3 ore verso le 12.  Sono alcuni dei consigli che Matteo Piovella, Presidente della SOI – Società Oftalmologica Italiana, raccomanda per contrastare l’insorgere della miopia nei bambini ,il difetto viisivo più diffuso al mondo  che interessa nei paesi occidentali una persona su quattro e in Asia quasi il 100% dei ragazzi. Il momento più delicato è quello tra gli 8 e i 13 anni, l’età dove normalmente la miopia . Del resto, è ormai un dato di fatto che i nostri occhi rispondono a migliaia di stimoli digitali, e recenti studi hanno dimostrato che la maggior parte delle persone trascorre in media 8-10 ore (con picchi fino a 15 ore) guardando schermi a distanza ravvicinata. Ma è nell’età dell’evoluzione che si possono attuare importanti strategie per prevenire questo disturbo.  «I bambini che

Il 70% degli operatori sanitari prevalentemente donne, sta avendo, causa il coronavirus  un impatto significativo sulla vita sociale e familiare, oltre che professionale. E’ quanto emerge dalla prima indagine, condotta  dall’associazione Women for Oncology Italy effettuata su 600 professionisti della sanità italiana, di cui la maggior parte donne( circa il 75%).Si tratta di medici specialisti( 63%), infermieri( 21%) che svolgono il proprio lavoro principalmente nel reparto di oncologia( 59%). Nelle maggior parte dei casi l’intervistato dichiara di non vivere da solo. Il 30% dei professionisti della sanità ha scelto di vivere lontano dai familiari per evitare il rischio di trasmissione domestica. Dall’inizio della pandemia in Italia sono stati contagiati quasi 17.0001 professionisti sanitari.  144 i medici  i deceduti ,L’83% degli operatori rispondenti alla survey è consapevole del rischio e dichiara infatti di sentirsi maggiormente esposto alla possibilità di contrarre il virus rispetto alla popolazione generale a causa della propria professione. Il timore del contagio però è rivolto soprattutto ai propri familiari: il 72,4% degli intervistati reputa di poter esporre a questo rischio anche i propri partner, figli e genitori. Questo  si è tradotto, per quasi un terzo dei rispondenti, nella difficile decisione di cambiare alloggio trasferendosi lontano dalla famiglia; a questi

Nell’arco di 8 giorni (dal 31 marzo al 7 aprile), l’incidenza dei casi Covid-19 in Lombardia è passata dallo 0,43% allo 0,52%, oltre il doppio di quella media calcolata su tutta Italia (che è lo 0,22%, in crescita rispetto allo 0,17% al 31 marzo). Inoltre sempre in Lombardia oltre 1 caso su 10 di casi Covid-19 riguarda operatori sanitari. In Piemonte l’incidenza di casi Covid-19 si attesta a 0,31%, nella Regione Lazio è dello 0,07%. Sono alcuni risultati del secondo Istant Report Covid-19, una iniziativa dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari – ALTEMS dell’Università Cattolica di confronto sistematico dell’andamento della diffusione del Sars-COV-2 a livello nazionale e in 5 Regioni italiane, che rappresentano il 48,9% della popolazione e che al 31 marzo vedono tra i loro abitanti il 70% dei positivi al nuovo Coronavirus rispetto al totale dei positivi sul territorio nazionale. Secondo l’Instant Report (pubblicato integralmente sul sito dell’Alta Scuola dell’Università Cattolica https://altems.unicatt.it/) il contagio da Sars-COV-2 ha riguardato più intensamente gli operatori sanitari in Regione Lombardia (12,2% dei contagiati), meno quelli delle altre Regioni (intorno al 5% in Veneto e in Emilia Romagna; 3% nel Lazio; 1% in Piemonte). L’Instant Report evidenzia che stanno emergendo tre modelli di risposta: gestione prevalentemente ospedaliera,

E’ possibile valutare la presenza di anticorpi tali da essere considerati immuni al virus e per quanto tempo funziona l’immunità? Sono tra le tante domande rivolte agli scienziati  cui solo la ricerca potrà rispondere e intanto nei principali ospedali italiani le sperimentazioni sono in atto. Segnaliamo l’attività dell’Ospedale Burlo Garofalo di Trieste: Stefano Dorbolò, direttore generale dell’Irccs Materno Infantile “Burlo Garofolo” spiega anche con queste finalità l’avvio da parte dell’Istituto di progetto di monitoraggio di tutto il personale per scoprire nei singoli dipendenti la presenza sia del virus un Covid 19, sia degli eventuali anticorpi al virus stesso, portato avanti grazie alla donazione da parte della Eurospital di Trieste di tutto il materiale necessario, come, ad esempio, i tamponi.  A entrare nel dettaglio  è il prof. Paolo Gasparini, direttore del dipartimento di Diagnostica Avanzata: « La popolazione dell’Irccs è sufficientemente ampia e varia da garantire risultati attendibili e significativi rispetto a varie tipologie di possibile esposizione al virus. Infatti, si va dal personale sanitario (frontline e non), a quello dei laboratori e a quello amministrativo». In particolare, saranno valutati la presenza del virus mediante tampone nasofaringeo e successiva analisi molecolare specifica per Covid19 e la presenza di anticorpi totali contro il

Sono le ore di lavoro e gli anni di servizio le principali cause di stress e malattia dei cuochi. E’ il risultato di una ricerca effettuata su 170 cuochi, promossa dalla Federazione Italiana Cuochi e realizzata dal CNR-Irib di Cosenza,  pubblicata su Froniers public Health . Ma fare lo chef è veramente cosi stressante? E soprattutto qual è il rapporto tra stress psicologico e la presenza di malattie professionali nell'intera popolazione di chef? “Il lavoro dello chef è uno di quelli più esposto a rischi per la salute dovuto allo stress, ma mai nessuno ha fornito una valutazione scientifica quantitativa dei rischi e delle sue caratteristiche”, spiega Antonio Cerasa, ricercatore presso Cnr-Irib e coordinatore della ricerca. “Il nostro studio ha definito per la prima volta, in maniera quantitativa, il legame tra stress, lavoro e salute nella categoria dei cuochi italiani, utilizzando il materiale messo a disposizione dalla Fic. Infatti, per realizzare questa ricerca epidemiologica, è stata messa a punto un’app dove tutti gli iscritti alla Federazione, potevano collegarsi e, compilando dei moduli demografici e dei test psicologici, partecipare all’indagine scientifica”.  Lo stress in cucina è effettivamente altissimo, causato da tensioni e pressioni psicologiche dovute principalmente alla mole di lavoro, alle numerose