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Rubrica di Emanuela Medi
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Salute

E' questo il titolo di una ricerca dell'Associazione Italiana per la ricerca sul Cancro (AIRC) che abbiamo scelto per spiegare come deve essere inteso il rapporto alcool-tumori.Non servono sforzi sovrumani per ridurre il rischio di ammalarsi di cancro.In alcuni casi basta un po’ di moderazione.Per esempio con le bevande alcoliche che, se consumate in eccesso, sono delle vere e proprie sostanze cancerogene. È lungo l’elenco dei tumori il cui rischio può aumentare se si eccede con il consumo di alcolici:·         tumore alla bocca·         tumore all'esofago·         tumore a laringe e faringe·         tumore allo stomaco·         tumore al fegato·         tumore alla cistifellea e alle vie biliari·         tumore al pancreas·         tumore al colon·         tumore al senoGli studi scientifici più rilevanti sulla relazione tra alcol e cancro sono stati passati in rassegna da un gruppo di ricercatori internazionali per conto dello IARC (International Agency for Research on Cancer), l’agenzia dell’Organizzazione mondiale della sanità che si occupa della promozione e del coordinamento delle ricerche internazionali sulle cause dei tumori nell’uomo. Lo studio ha analizzato gli effetti dell’alcol su 27 parti del corpo e ha concluso che le bevande alcoliche possono essere considerate a tutti gli effetti cancerogene.Secondo il gruppo bastano 50 grammi di alcol al giorno, equivalenti apoco più di tre

E’ vero non si dovrebbe fumare, ma per le accanite ogni tanto qualche notizia buona c’è anche per loro! E’ stato dimostrato che l’alimentazione ha un ruolo insostituibile nel ridurre lo stress ossidativo cellulare, noto fattore di rischio di molte malattie croniche. Nella continua e devastante battaglia tra gli antiossidanti (sostanze buone) e i radicali liberi (sostanze cattive prodotte dal nostro organismo) si può sviluppare, un processo ossidativo che induce danni a livello cellulare di molti organi, cuore, cervello, pancreas ecc. Alcuni alimenti sono in grado di promuovere la fisiologica attività antiossidante del’organismo: tra questi alimenti il vino, caffè, cioccolata, frutta, verdura e  frutta a guscio. Una conferma viene dai risultati dello studio E3N/ EPIC, che ha coinvolto 74.508 donne francesi, nate tra il 1925 e il 1950, le cui abitudini alimentari e stili di vita sono stati seguiti per circa 16 anni con questionari bi-triennali. Si è quindi studiata la correlazione tra la potenziale efficacia antiossidante della dieta e lo sviluppo di malattie croniche o la mortalità. Nella analisi finale è emersa la riduzione lineare della mortalità totale, parallela all’aumento dl consumo di vitamina C ed E, betacarotene e Polifenoli. Il rischio minore di malattie croniche e di morte

In genere vi è un effetto  lineare tra l’apporto di alcool e valori pressori sia che si tratti di un soggetto normoteso che iperteso, ma è anche dimostrato  che questa associazione è reversibile. Lo comprova uno studio effettuato su ottantamila persone tra uomini e donne, dove l’assunzione di tre drinks al giorno, rispetto i non bevitori, aveva comportato un aumento di pressione arteriosa sia sistolica che diastolica .Questa correlazione è stata peraltro evidenziata sia in bevitori serali che in bevitori compulsivi; in questi   ultimi l’assunzione di alcool mattutino potrebbe spiegare l’aumentato rischio di ictus mattutino che si verifica nelle prime ore della giornata. Stesse conclusioni se l’assunzione è di tipo lieve ma con una diversificazione uomo-donna. Il Physician’s Health Study e il Women’s Health Study( rispettivamente 13.455 uomini e 28.848 donne, senza malattia) evidenziano come negli uomini e nelle donne vi sia un aumentato rischio di ipertensione che si riduce-dato significativo- per le donne bevitrici, rispetto le astemie. Quindi, globalmente, solo una assunzione molto moderata può esercitare un effetto protettivo sui valori pressori e poiché  il consumo moderato si associa a una riduzione del rischio  cardiovascolare anche negli ipertesi, gli esperti suggeriscono una assunzione meno di 30 grammi per giorno

  Lo studio americano pubblicato appena prima di Natale on line  su American Journal EpidemiologyAbstract:Alcohol is a carcinogen suspected of increasing lung cancer risk. Therefore, we prospectively evaluated the relationship between alcohol consumption and lung carcinoma in 492,902 persons from the National Institutes of Health-AARP Diet and Health Study. We used Cox models to calculate hazard ratios and 95% confidence intervals, adjusting for tobacco smoking and other potential confounders. Between 1995/1996 and December 31, 2006, there were 10,227 incident cases of lung carcinoma, classified as adenocarcinoma (n = 4,036), squamous cell carcinoma (n = 1,998), small cell carcinoma (n = 1,524), undifferentiated carcinoma (n = 559), and other (n = 2,110). Compared with nondrinking, alcohol consumption was associated with a modest nonlinear reduction in total lung carcinoma risk at lower levels of consumption (for 0.5–<1 drink/day, HR = 0.89, 95% confidence interval: 0.82, 0.96) but a modest increase in risk in the highest category (for ≥7 drinks/day, HR = 1.11, 95% confidence interval: 1.00, 1.24). Regarding histological type, alcohol was associated with a nonlinear reduction in squamous cell carcinoma that became attenuated as consumption increased and a modest increase in adenocarcinoma among heavier drinkers. Cubic spline models confirmed these findings. Our data suggest that the relationship

Anche in piccolissime dosi l’alcool assunto in gravidanza può avere rischi per il nascituro. Lo dimostra l’ultimo studio scientifico italo-spagnolo sulla sindrome feto-alcolica, diretto dalla dott. ssa Simona Pichini dell’ISS e in pubblicazione su Clinical Chemistry and Laboratory Medicine. Lo studio condotto su 168 coppie mamma-neonato (dell’Hospital del mar di Barcellona) dimostra che quantità modeste di alcol consumate durante tutta la gravidanza sono rilevabili sia nel capello materno che nelle prime feci (meconio) neonatali. Pertanto anche bevendo poco ma spesso, il feto è esposto all’alcool materno. Di seguito le principali indicazioni dell'Istituto Superiore di Sanità:- consumare bevande alcoliche in gravidanza aumenta il rischio di danni alla salute del bambino- durante la gravidanza non esistono quantità di alcol che possano essere considerate sicure o prive di rischio per il feto- il consumo di qualunque bevanda alcolica in gravidanza nuoce al feto senza differenze di tipo o gradazione - l'alcool è una sostanza tossica in grado di passare la placenta e raggiungere il feto alle stesse concentrazioni di quelle della madre- il feto non ha la capacità di metabolizzare l’alcol che quindi nuoce direttamente alle cellule cerebrali e ai tessuti degli organi in formazione- l’alcol nuoce al feto soprattutto durante le prime settimane e nell’ultimo

 Si allontana il rischio di ricorrere alla pillola blu? Forse si ,almeno secondo una ricerca realizzata dalla Università di Harvard e pubblicata sula rivista dell’American Journal Clinical Nutrition.  Benedette ricerche, prendiamole per buone: gli alimenti ricchi di flavonoidi come i frutti di bosco, le ciliegie e il vino rosso associati allo sport aiutano a conservare la virilità per lungo tempo e  addirittura  a ridurre del 10% la disfunzione erettile. Percentuale che sale al 14% con un consumo elevato di frutta rossa. Aggiungendo sport praticato regolarmente, il rischio si abbassa del 21%. La dieta è raccomandata agli  “under 70” “ non solo per il beneficio sessuale- dice Eric Rimm dell’Università di Harvard- ma soprattutto per un migliore benessere generale psico-fisico”.

Certo il modo migliore per smaltire l’alcool prima di mettersi a guidare è non bere affatto! Ma molti sono i fai da te: bere grandi quantità di caffè , fidarsi del tempo trascorso dall'ultimo drink, assumere molta acqua, mangiare in abbondanza dopo i bicchieri di troppo, pensare che la donna è più a rischio.. Niente di tutto questo: intanto va sfatato il pregiudizio che genere, peso e altezza influiscano sui tempi sia di assimilazione del’alcool che di smaltimento dello stesso. Alcuni test effettuati dal Centro di Ricerche TRL( Transport  Research Laboratory ) inglese hanno dimostrato  la non influenza di queste variabili. In particolare un test effettuato su due donne che andavano a dormire con lo stesso grado alcoolemico, la mattina avevano differenti valori: una il doppio dell’altra! Una indagine effettuata da Direct Line , compagnia di assicurazione anglosassone, su 2mila soggetti ha rilevato che il 77 per cento di questi sostiene che la donna è più a rischio e che basta una nottata di buon sonno per essere a posto. Nulla di tutto ciò è vero! Ma in troppi vogliono dimenticare la mortalità e la disabilità degli incidenti stradali causati dall’alcool. Sempre TRL ha stimato che entro il 2020 i morti saranno circa 2 milioni e l’OMS indica negli

Etichette del vino: fa discutere l’indicazione delle calorieDopo gli alimenti ora anche le bevande alcoliche devono indicare le calorie sull’etichette. Dal 2016 questa informazione potrebbe diventare obbligatoria come raccomandato dalla Commissione UE su indicazione del Parlamento Europeo che invita a riportare sempre sulle etichette anche  i pericoli dell’alcol. Guerra fredda tra i produttori e i politici? Certamente i produttori italiani sono molto preoccupati in particolare chi produce vini ad alta gradazione alcolica: una bottiglia di Amarone della Valpolicella contiene 885 calorie, 134 calorie a bicchiere da 150ml, quasi un terzo del totale delle calorie che può ingerire una persona adulta dal peso di 70kg. Paghiamo lo scotto dei tanti paesi come l’America, il Regno Unito, Canada, Australia , la Francia dove le calorie sono un’ossessione? Certo  è giusto e doveroso informare il consumatore cosa c’è dentro un preparato industriale o un alimento  ma non tutti gli alimenti sono uguali.  Chi afferma questo dice che non si può paragonare una bottiglia di vino per il quale le correzioni di gusto non sono previste dai disciplinari a una fetta di torta e poi tante informazioni sono veramente utili? Infine etichette allarmistiche che riportano l’indicazione l’alcol fa male in gravidanza non spingono giù

Dieta mediterranea: Quanto è importante seguirla?Tutti d’accordo: la dieta mediterranea- che include il bicchiere di vino ai pasti assunto tutti i giorni- comporta una riduzione della mortalità per tutte le cause, una minore incidenza e mortalità per gli eventi cardio e cerebrovascolari, minor rischio di incorrere nel diabete di tipo2 e maggiore protezione per la demenza di tipo Alzheimer. Ma questi risultati come sono stati evidenziati, con quale metodologia? La meta-analisi che abbiamo scelto e che pubblichiamo risponde alla domanda: l’aderenza alla dieta mediterranea è significativa ? E di quanto?Autori:Sezione Regionale Toscana Società Italiana di Nutrizione Umana. Sofi F, Cesari F, Abbate R, Gensini GF, Casini A. Mediterranean diet and health status: a meta-analysis. BMJ 2008;Nel corso degli anni le numerose evidenze di fattori addizionali alla base della relazione esistente fra nutrizione e malattie croniche invalidanti hanno portato gli studiosi a ricercare il modello di alimentazione più idoneo al mantenimento di un buono stato di salute. E’ ben noto, infatti, che l’alimentazione è in grado di modificare sostanzialmente il profilo di rischio di un soggetto in prevenzione primaria e/o secondaria. Diversi modelli di dieta si sono imposti all’attenzione pubblica, ma quella che ha ottenuto più interesse è sicuramente la dieta