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Rubrica di Emanuela Medi
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Territorio

Fenomeno in ascesa, l’enoturismo attira curiosi e amanti della buona tavola e del paesaggio, che in autunno in particolare è caratterizzato da colori caldi e variopinti, filari di grappoli e dal momento esaltante della vendemmia. In alcune regioni d’Italia l’autunno è davvero il momento più importante e affascinante dell’anno. Le DOC e DOCG nel nostro Paese sono più di 400, con confini precisi e ben definiti.

Il turismo del vino è una delle tendenze che si va affermando in questi ultimi anni sia in Italia sia in Europa. In Italia in particolare, Paese con molti vini giudicati tra i migliori del mondo, si coltivano uve in vigneti di rara bellezza e il mercato del turismo del vino sta crescendo rapidamente con almeno 14 milioni annuali di accessi enoturistici, tra escursioni e pernottamenti, e volumi che toccano i 2,5 miliardi di euro annuali considerando l’intera filiera enoturistica.

Non è più un settore di nicchia, il biologico sta crescendo in tutta Italia: in Trentino nel primo semestre del 2018 si è raggiunta la soglia del 1000 ettari, il 10% dell’intera superficie vitata provinciale. Un traguardo reso possibile dalla intraprendenza di molte aziende supportate dalle attività i consulenza tecnica e sperimentazione fornite dalla Fondazione Mach assieme al Centro di sperimentazione Laimburg.

Le Valli del Vino e del Racconto di  Mariagiovanna Basile, sono stati un percorso che si è sviluppato attraverso la descrizione di tre valli (Alto Vicentino, la Strada del Recioto e dei vini di Gambellara, la Strada del vino Lessini-Durello)  ognuna  con le sue caratteristiche territoriali, paesaggistiche e artistiche. Ma soprattutto ci ha condotto alla scoperta di luoghi inediti, non contaminati dal turismo di massa, affascinanti e per questo da scoprire..con rispetto.

L’itinerario si snoda lungo la bassa Valle del Chiampo, ai confini tra il territorio vicentino e quello veronese, dove terminano i Monti Lessini. Le colline scoscese disegnano un paesaggio straordinario, tappezzato da terreni friabili e fertili, formati da basalti e tufi terrosi di origine vulcanica, che regalano alla vite un patrimonio intenso di aromi e sapori.

Partire da un territorio bellissimo ma che non si conosce, tradurlo in una nuova realtà produttiva importante, valorizzare le caratteristiche ambientali, la biodiversità per creare un fenomeno anche commerciale unico al mondo, attraverso un vino di grande qualità. Diciamolo francamente ci vuole coraggio, intuizione, imprenditorialità e uomini che credono in un progetto.

Ci voleva la rivoluzione geologica dell’era Secondaria e Terziaria per formare quel piccolo gioiello di natura che è la Franciacorta di oggi. I depositi morenici che si sviluppano lungo l’anfiteatro sebino costituito da colline a cerchio in modo concentrico rispetto il lago d’Iseo, si sono formati almeno 5 milioni di anni fa, a seguito della discesa dei ghiacciai dando luogo appunto, alla matrice morenica dei suoli. Una doverosa e speriamo non noiosa spiegazione geologia perché è proprio questa matrice morenica che caratterizza le numerose rocce che affiorano costituite sia da calcari marnosi di colore dal grigio al bianco, sia delle arenarie grigie e compatte. Lo scioglimento dei ghiacciai ha completato l’opera con i caratteristici depositi alluvionali per raggiungere l’attuale stratificazione pedologia. Come in tutti i terroir italiani la loro caratterizzazione morfologica, pedologica e climatica conferisce l’imprinting dei vigneti e dei vini di cui sono espressione. Suoli importanti, ricchi di Sali minerali che conferiscono ai vini di Franciacorta grande mineralità, sapidità, corpo e struttura. Note fresche, di frutta, macchia mediterranea, balsamicità, la famosa crosta di pane più o meno accentuata, la leggera speziatura e tannicità data quest’ultima dalla presenza del Pinot Nero, non fanno che arricchire un corredo olfattivo e gustativo per