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Rubrica di Emanuela Medi
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Vinosano parla di voi

Iniziamo con una storia nel segno della qualità, tradizione e convivialità ricordando una tappa importante: il 22 Marzo 2017 quando al Vermouth di Torino  è stato riconosciuto il disciplinare di produzione entrando a buon diritto nell’universo dei prodotti ad Indicazione Geografica .. distinguendosi dalla più ampia categoria dei vermouth - con tutte le stellette del caso.” Da quel momento- dice il Presidente dell’Istituto, Roberto Bava, il Vermouth di Torino sarà l’unico prodotto alimentare a portare in bottiglia nei salotti, nei bar, nei caffè del mondo la denominazione della città. Appuntamento sabato 16 novembre con l’Istituto del Vermouth per un evento promosso dai 18 produttori che racconteranno segreti e tradizioni dello storico aperitivo torinese, ospiti dei Sommelier dell’AIS del Piemonte.. Tre secoli di storia: nasce alla fine del 1700 quando, in una bottega di liquori all’angolo tra Piazza della Fiera e Via della Palma, un giovane commesso inventò la ricetta di un vino moscato aromatizzato con china, erbe e spezie. La squisita bevanda da lui inventata era il “vermouth”, dal termine tedesco “wermuth”, che significa assenzio. I Torinesi si affezionarono così tanto al suo aroma speziato che le botteghe di Piazza della Fiera, oggi Piazza Castello, per oltre un secolo furono il luogo d’incontro

 “La qualità ha un prezzo”. Una massima che ci accompagna nelle piccole e grandi scelte di acquisto, anche in quella di una semplice bottiglia di vino.  Appassionati e intenditori hanno gioco facile quando si destreggiano tra scaffali con etichette di ogni tipo ma per i più, soprattutto se si tratta di fare un regalo o di brindare a un’occasione speciale, lasciarsi condizionare da un prezzo importante rappresenta un metodo ormai consolidato. Insomma, più il costo è alto e più si è sicuri di fare “bella figura”. E’ proprio così? Lasciando da parte “i grandi vini” che spesso raggiungono cifre da capogiro, destinati più a un investimento che a un piacere vero e proprio, oggi, in Italia, i viticoltori offrono etichette a prezzi decisamente contenuti, senza che a risentirne sia la qualità. Il riconoscimento “Bere Bene, qualità/prezzo”, settore della prestigiosa guida del Gambero Rosso,  vuole essere proprio un riconoscimento verso quei produttori che, seguendo le nuove tendenze del mercato, offrono autentiche eccellenze senza che il consumatore debba “investire un capitale”. Per il secondo anno consecutivo, tra i premiati che entreranno nella Guida 2020, ritroviamo il LUCUMONE di Fattoria Mantellassi, un vermentino in purezza, tipico della Maremma Toscana, che viene vinificato tramite una soffice pressatura. La

200 ettari a vigneto per 1.400.000 bottiglie in molti dei luoghi più interessanti della Toscana: Chianti Classico, in Maremma, a Montalcino, Montepulciano e nella  Tenuta Campo al Mare di Castagneto Carducci . Qui nasce , il nuovo Baia Al Vento Bolgheri Superiore DOC. un vino che  si propone sul mercato come cru della Tenuta Campo al Mare. 30 ettari vitati con terreni franco argillosi, ricchi di scheletro, eccezionalmente vocati alla produzione vitivinicola in stile bordolese e con ulteriori 5 ettari appena impiantati. [caption id="attachment_13075" align="alignleft" width="113"] Baia al Vento Bolgheri Superiore Doc[/caption] La DOC Bolgheri ha da poco compiuto i 25 anni, una denominazione  giovane, con ben due sudi di zonazione cui ha fatto seguito nel 2007 una precisa fotografia dell’areale. Bolgheri, oggi, rappresenta una delle zone vitivinicole più prestigiose al mondo. con una superficie di vigneto passata dai primi  250 ettari agli attuali 1.370 e dove hanno raggiunto successi internazionali i Cabernnet Sauvignon, i Merlot, Cabernet Franc, Petit Verdot, Syrah, Sangiovese, Vermentino, Viognier, Sauvignon Blanc. Qui Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute producono il Campo al Mare Bolgheri Rosso DOC, Campo al Mare Bolgheri Rosato DOC e Campo al Mare Bolgheri Vermentino DOC. A queste etichette si aggiunge il nuovo “Baia al Vento Bolgheri Superiore DOC”,

Casa, cantina e agriturismo: è triplice l’anima di Tenuta La Cà, 15 ettari coltivati a vite e olivo adagiati sulle colline moreniche di Calmasino di Bardolino, a pochi chilometri dalle sponde venete del lago di Garda. Qui Pietro e Aldo Giambenini hanno scelto di tornare, dopo gli studi lontani da casa, per trasformare la dimora e la terra dei genitori in una vera e propria impresa. Un’antica passione di famiglia è diventata così una missione: quella di produrre vini d’eccellenza, frutto di estro creativo e di un solido sapere. “Tenuta La Cà è sempre stata un sogno nel cassetto. Mi rendevo conto che nessuno ne stava mettendo a frutto il vero potenziale. Io ci ho riflettuto tanto poi ho deciso di dire la mia, di farla mia”, dice Pietro, una laurea in Relazioni pubbliche e comunicazione in tasca e un lavoro da strategic designer alle spalle. Se lui è il creativo e l’ideatore della nuova immagine aziendale, il fratello Aldo, che si è laureato in Economia e ha lavorato a Milano e a Londra, è la mente manageriale: “Dall’esperienza nei fondi d’investimento ho imparato dinamiche di gestione complesse. Negli anni Tenuta La Cà si è trasformata in un posto magnifico in

Non manca certo di intuizione, carattere, idee questa energica solare signora che ha confermato ancor una volta di essere lei la “Signora del vino”dell’Alto Adige. E proprio questa sua straordinaria intuizione che l’ha portata a credere in una miniera, la più alta d’Europa (2.000 metri) per un progetto che aveva tutta l’aria di un sogno strampalato. Maturare in un ex cava, alcune bottiglie delle sue prestigiose etichette ilblend” Beyond the Clouds”e l’autoctono “ Gewuerztraminer”della Vigna Kastelaz che si trova a Tramin/Termeno.

Dal greco AUTOS/stesso e CHTHON/ terra deriva il termine Autoctono: un nome che indica che quel vitigno è nato e si è sviluppato in un preciso luogo geografico adattandosi a quel terreno quasi a confondersi  con esso, anche se molte varietà hanno superato gli stretti confini regionali per essere interessanti anche in regioni diverse da quelli di nascita. Sull’autoctono il nostro paese gioca una partita importante e ormai vincente puntando sulla biodiversità del territorio- caratteristica geologica dell’Italia- in grado di produrre vini di eccellenza dalle infinite sfumature di odori e sensazioni gustative. Molti esperti stranieri come Jancis Robinson  presente a” Modena Champagne Exprience,”  tra le più importanti voci del mondo del vino indica nei vitigni autoctoni italiani, la vera novità  per il nostro paese in un panorama- anche mondiale- troppo affollato di Cabernet Sauvignon e Chardonnay  di cui molta gente si è stancata anche se alcuni blend rimangono imbattibili. 450 i tipi classificati non sono pochi, ma saranno certamente negli anni, molti di più a siglare climi diversi, lo studio di particelle territoriali, a intensificare la zonazione. Autoctono un volano economico per aziende grandi e piccole capaci di valorizzare i vini i,  creare posti di lavoro soprattutto per i giovani e a

Nel territorio intorno al superbo monte, che la gente del posto chiama “a Muntagna” si è sempre allevata la vite. Già 2000 anni fa nella sua “Naturalis historia” Plinio il Vecchio citava un vitigno a bacca rossa coltivato alle pendici del Vesuvio, il Piedirosso, detto anche Per’ e Palummo perché al momento della maturazione il rachide e il pedicello diventano rossi assomigliando alla zampetta del piccione.

Anno dopo anno, Chianti Classico Collection si conferma una delle rassegne più amate dai professionisti del settore. Protagonisti di questa edizione i Chianti Classico d' Annata del millesimo 2016, Le Riserve e Gran Selezioni del 2015, gli olii del raccolto 2018 e gli ultimi imbottigliamenti di Vin Santo del Chianti Classico.