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Rubrica di Emanuela Medi
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Vinosano parla di voi

Uno spettacolo di natura poco antropizzata: alberi ad alto fusto, querce, lecci, cespugli dal ricco fogliame, e poi fiori,  papaveri, ginestre, margherite di campo..un mondo ci viene incontro nel percorrere la strada provinciale 118  Anagni -Paliano dopo l’uscita ad Anagni ( dall’ Autostrada Roma-Napoli) per arrivare in pochi minuti a Casale della Ioria azienda agricola storica del Cesanese del Piglio, di proprietà della famiglia Perinelli dal 1921. Oltrepassato un cartello ( per la verità poco visibile), percorsa una stradina giustamente di campagna, la seconda sorpresa:  al completo( quasi ,manca la figlia Silvia) ci viene incontro la bella famiglia Perinelli:   Marina con  il marito Paolo e i due figli  Alessandro e  Federico a saldare lo stretto legame tra il territorio e la dedizione  ,la passione per vitigni autoctoni di gran pregio come il Cesanese. Ma il primo gioiello che giustamente e con orgoglio viene presentato è un albero , un leccino gigantesco di rispettabile età, oltre 250 anni, che con la sua enorme chioma ombreggia il piazzale davanti il casale giustamente  ripreso come  logo  dell’azienda. I vigneti collocati in splendide posizioni con esposizione a mezzogiorno, sono situati nell’alta Ciociaria nei comuni di Anagni, Acuto e Paliano a 450 mt s.l.m. su

Le buone notizie sono sempre da segnalate in un momento particolarmente difficile nel mondo del vino..Torrevento, azienda vinicola pugliese di fascia premium,  segna un + 8 % nel primo semestre di quest’anno, confermandosi una delle realtà più significative del panorama vitivinicolo italiano. Torrevento, che nel 2019 ha generato un fatturato di circa 13 milioni di euro, di cui l’80% all’ export, è presente in oltre 30 Paesi. La qualità ed affidabilità riconosciuta dai clienti e l’ingresso in PROSIT lo scorso anno, ha consentito all’azienda pugliese di rafforzare ulteriormente la sua posizione sui mercati internazionali, portandola ad incrementare la quota export del 17%,  Francesco Liantonio, Presidente di Torrevento, nonché Consigliere di AmministrazIone  di PROSIT S.p.A., di cui Torrevento fa parte, ha dichiarato: “Siamo orgogliosi di questo risultato, raggiunto in condizioni di estrema difficoltà produttiva e logistica a causa del lock-down ma nell’assoluto rispetto delle norme di sicurezza, in quanto conferma Torrevento tra le più importanti cantine di Puglia, regione vocata alla qualità e con grandi potenzialità. Il nostro ingresso in PROSIT ci aiuta ad allargare la distribuzione in tutti i canali nei diversi paesi in modo da far conoscere le nostre produzioni di alta qualità ad un pubblico sempre più numeroso in tutti

Se i vini rosati da qualche anno segnano l’estate, potremo dire da anni le regine sono loro: le birre. Certo la cantina emiliana Ceci non si è fatta sfuggire l’occasione e porta sul mercato due novità: “Birra Di Parma Flower Edition” e “Bruno e le rose”  ad accompagnare una  meritata spensieratezza e allegria. “Birra di Parma Flower edition” come racconta il nome stesso, è un’edizione limitata dedicata alla natura e ai suoi colori. . Blanche Ale ad alta fermentazione non filtrata e non pastorizzata, all’aspetto si presenta dorata con schiuma bianca compatta e perlage fine; all’olfatto spicca la scorza d’arancia in primo piano, a cui seguono crosta di pane e cera d’api sul finale; al palato è fresca e dissetante con un iniziale sentore di scorza d’arancia seguìto da miele e malto a cui si aggiungono note di coriandolo per arrivare al finale piacevolmente fresco di zenzero e luppolo. La bottiglia  si fa notare per la raffinatezza del design pulito ed essenziale a cui fa da contrasto il tripudio di colori del brand stampato sul nero del vetro. Nel bicchiere è un sorso di freschezza e colore. L’altra novità firmata Cantine Ceci è il rosé “Bruno e le rose”. Dopo il successo del lambrusco dedicato ad

Certo, la Maremma selvaggia cantata dal Carducci non esiste più, ma in  questo che è ancora un luogo incontaminato si è imposto  un turismo internazionale  specie nord europeo che lo ha eletto tra i luoghi più felici  per trascorrervi una vacanza. Che la Maremma sia grande lo stabiliscono i confini che vanno dalle pendici dell’Amiata al mare, da Pitigliano all’Argentario, dalle  colline fino alla pianura regno dei butteri. Che la Maremma sia sempre più blasonata e non solo per censo dai Frescobaldi  ai veneti Zonin  e più recentemente i Mazzei di cui Francesco Mazzei è presidente del Consorzio  attivissimo sul fronte della denominazione  e delle modifiche al disciplinare. Non sarà solo il Sangiovese utilizzato   un tempo al 40%, il vitigno a bacca rossa il principale attore dei nuovi uvaggi ,ora con il nuovo disciplinare i produttori potranno utilizzare le varietà  Sangiovese, Cabernet Sauvingon, Merlot , Cabernet Franc, Syrah, Ciliegiolo da sole o congiuntamente,per un minimo del 60% . La Doc Maremma prevede la tipologia Riserva considerata chiave di volta per il rilancio della viticoltura maremmana . La Doc Maremma prevede la tipologia Riserva considerata chiave di volta per il rilancio della viticoltura e per il bianco l’introduzione del Viognier nell’uvaggio

Ma chi  ha sempre sostenuto che i vini rosè della Provenza sono il must? Si rimescolano le carte: NUDO, Il vino rosato nato da uve cannonau della cantina Siddùra di Luogosanto è stato l’unico rosé sardo ad aver conquistato la medaglia di diamante al concorso “International Wines Guide Competition di Monaco”.  Si tratta della più importante e ambita platea specializzata che seleziona e premia i migliori vini rosati sul mercato. Un riconoscimento importante e prestigioso per la cantina sarda, che è stato assegnato da una commissione di esperti che hanno selezionato, tra i tantissimi vini in concorso, le ambite medaglie di diamante. Un premio attribuito solo a due tra i vini italiani in concorso, che hanno sfidato la grande tradizione del rosé francese. “È la prima volta che un vino sardo taglia questo importante traguardo con la conquista di un premio, la medaglia di diamante, di grandissimo livello – sottolinea Massimo Ruggero, amministratore delegato di Siddura .La qualità di Nudo- dice ancor Massimo Ruggero- si coglie da una diversa espressione della qualità di vinificazione  che nasce da uve cannonau e la nostra realtà dimostra che si possono ottenere dei grandi vini da un grande vitigno autoctono come il Cannonau e in una

Uno spettacolo di natura poco antropizzata: alberi ad alto fusto, querce, lecci, cespugli dal ricco fogliame, e poi fiori,  papaveri, ginestre, margherite di campo..un mondo ci viene incontro nel percorrere la strada provinciale 118  Anagni -Paliano dopo l’uscita ad Anagni ( dall’ Autostrada Roma-Napoli) per arrivare in pochi minuti a Casale della Ioria azienda agricola storica del Cesanese del Piglio, di proprietà della famiglia Perinelli dal 1921. Oltrepassato un cartello ( per la verità poco visibile), percorsa una stradina giustamente di campagna, la seconda sorpresa:  al completo( quasi ,manca la figlia Silvia) ci viene incontro la bella famiglia Perinelli:   Marina con  il marito Paolo e i due figli  Alessandro e  Federico a saldare lo stretto legame tra il territorio e la dedizione  ,la passione per vitigni autoctoni di gran pregio come il Cesanese. Ma il primo gioiello che giustamente e con orgoglio viene presentato è un albero , un leccino gigantesco di rispettabile età, oltre 250 anni, che con la sua enorme chioma ombreggia il piazzale davanti il casale giustamente  ripreso come  logo  dell’azienda. I vigneti collocati in splendide posizioni con esposizione a mezzogiorno, sono situati nell’alta Ciociaria nei comuni di Anagni, Acuto e Paliano a 450 mt s.l.m. su

E’ una DOC Friuli Colli Friulani lo Schioppettino MARTAGONA 2017 premiato con  il “ Berliner Gold” al 23°  Berliner Wine Trophy, grande concorso vinicolo mondiale .In passato a rischio estinzione, lo Schioppettino rappresenta uno dei vitigni a bacca rossa autoctoni più interessanti del Friuli.  Siamo fra i Colli Orientali del Friuli, dove il microclima favorisce una lenta e graduale maturazione delle uve e produce anche sorprendenti vini rossi: una combinazione ideale per l’autoctono vitigno noto in passato anche come Ribolla Nera, che fra i colli di Monviert trova terreno fertile.Il termine “Schioppettino” prenderebbe origine, secondo alcuni, dal crepitio in bottiglia del vino che, un tempo imbottigliato giovane, completava la fermentazione malolattica in bottiglia, diventando quindi leggermente frizzante. Per altri si riferirebbe al fatto che i chicchi della sua uva, molto carnosi e croccanti, sembrano scoppiettare in bocca. Come ha ben descritto in un precedente articolo Ilaria Martinelli, Master Sommelier,  l’Azienda Monviert, in dialetto “monte aperto” per l’ampia visuale che regala la posizione sui Colli Orientali, si trova a Cividale nel Friuli a pochi km da Udine. Istituita da Franco Zorzettig nel 1950 con il nome di Ronchi San Giuseppe (perché prossima alla chiesetta di San Giuseppe, un tempo punto di ristoro per

Con i suoi 2000 km di costa La Sardegna è caratterizzata dalla presenza di vigneti secolari sparsi fra un entroterra montuoso e migliaia di nuraghi; come la mondo la “Bacu Biladesti” a Urzulei (NU) uno degli esemplari più longevi al mondo, un ceppo di Vitis Sylvestris dalla circonferenza di 134 cm costituita da tralci intrecciati con tronchi di ontano e corbezzoli che secondo il Dipartimento di Ricerca della Regione Sarda possiede almeno 1000 anni. Nell’estremo lembo Nord-Orientale della Sardegna si estende la Gallura, regione storica costantemente battuta dai venti dal terreno granitico; il Vermentino qui libera carattere e personalità e viene utilizzato dal 1996 nella DOCG Vermentino di Gallura per almeno il 95%. La sua presenza sull’isola occupa una superficie di 4.300 ha circa e insieme al Cannonau rappresenta l’espressione più tipica della produzione enologica regionale. Con una superficie di circa 7500 ha, il Cannonau rappresenta il 30% della superficie vitata sarda e trova la sua terra d’elezione ad Ogliastra. La DOC Cannonau ne prevede l’impiego per almeno l’85% (min. 90% per la tipologia "Classico") e si articola nelle tre sottozone: Jerzu, Oliena e Capo Ferrato; in uvaggio con il Bovale sardo e la Monica, partecipa alla Doc Mandrolisai. All’estremo Sud, perlopiù su terreni

Storico vino della tenuta, Poggio alle Gazze dell’Ornellaia 2018 ha appena terminato il suo anno di affinamento in bottiglia ed è pronto a conquistare i palati più esigenti. Composto in prevalenza da Sauvignon Blanc con una punta di Vermentino e Viognier, questo bianco firmato Ornellaia interpreta lo stile dell’azienda con eleganza e disinvoltura. “Poggio alle Gazze dell’Ornellaia 2018 vanta una struttura sontuosa e un giallo paglierino luminoso” commenta l’enologa di tenuta Olga Fusari: “Questa annata, iniziata con piogge ma terminata col sole, è stata caratterizzata da una vendemmia prolungata e leggermente tardiva, che ritroviamo nelle note di frutta esotica, a fianco a quelle tipiche di pesca a polpa bianca e di una vaniglia delicata. L’ingresso in bocca è ampio, morbido ed il vino mostra grande ricchezza e spiccata sapidità, per un finale fresco e di bella persistenza”. Dopo un’annata calda come la 2017, la 2018 con i suoi mesi invernali freddi e le piogge consistenti a primavera, è arrivata come un balsamo rinvigorente. Da luglio la magia del microclima mediterraneo è entrata in azione e ha regalato giorni soleggiati e asciutti. A ruota sono arrivate le fresche notti settembrine che hanno permesso alle viti di recuperare e preservare aromi

Non vuole essere solo un gioco di parole se la Cantina Ilatium  ha chiamato Forziello  un rosso IGT 2013 che  oltre a dare  emozioni e sensazioni piacevolmente  fruttate unisce un corpo e una profondità figlio della tradizione dell’Amarone. La Cantina Ilatium di Mezzane di Sotto possiede 44 ettari vitati di proprietà in provincia di Verona, suddivisi nei comuni di Mezzane, Illasi, Grezzana in Valpolicella allargata e San Pietro in Cariano nel territorio della Valpolicella classica .Il Forziello rosso IGT Fatto con tre dei vitigni autoctoni della Valpolicella quali Corvina, Casetta e Croatina divisi per le stesse percentuali, vendemmiati a mano e prodotti dai vigneti coltivati a guyot su un terreno calcareo-argilloso a Mezzane di Sotto e nella Valle d’Illasi a circa 250-350 metri sul livello del mare. Vendemmiato tra fine settembre e i primi di ottobre, le uve vengono fatte “appassire” nel fruttaio come si usa per il fratello maggiore l’Amarone al fine di ammorbidire i tannini, il periodo però è più breve di circa 40-50 giorni. L’affinamento viene fatto in botti di legno da 225-500 lt di quercia francese e americana di terzo passaggio per circa 12/15 mesi, seguono 9 mesi di affinamento in bottiglia. Forziello rosso IGT 2013 in degustazione