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Rubrica di Emanuela Medi
 

Curiosità: Cocktail, una parola strana

Come è nata la parola cocktail? Il termine è di origine anglosassone ed è composto da “cock” ( gallo) e “tail”(coda).Traducendo letteralmente si ha ”coda di gallo”, che non ha nessuna attinenza con una bevanda alcolica .L’origine della parola pare sia riferita ad un particolare fatto di costume dei secoli scorsi, quando erano di moda i combattimenti fra i galli in Spagna, Inghilterra, Francia del Nord. Queste” gare” crudeli avvenivano in taverne frequentate da forti bevitori e le penne del gallo perdente, diventavano un trofeo per l’avversario . La leggenda dice che il proprietario di un’ osteria, in seguito alla vittoria di uno dei suoi galli da combattimento, servì agli amici una miscela alcolica che , per l’occasione, prese il nome della parte più appariscente dell’animale. Da qui il termine cocktail o coda di gallo che, nella bevanda, derivava anche dai colori usati per la preparazione. Altre fonti indicano che la bevanda sia nata a New Orleans per opera del farmacista Antoine Amedee Peychaud, il quale versava i suoi rimedi- “elisir”- in uno speciale contenitore, chiamata “coquette”, la cui forma ricordava un portauovo.  Per semplificare le cose, i vari clienti quando desideravano questi elisir, chiedevano un “coquetier”, un dosatore simile a un bicchierino. Con il passare del tempo il nome si accorciò in cocktay e successivamente si arrivò al cocktail.
Ci sono altre leggende sulle origini di questa parola che, oggi ha assunto un altro significato: indica un’ora della giornata dedicata agli incontri amichevoli, alle occasioni di lavoro e di rappresentanza. Nel 1930 fu Tamara de Lempicka ,un’ icona dell’art Dèco ,di ritorno dall’America a introdurre a Parigi l’uso del cocktail con inizio  alle ore 17 e invitati liberi di organizzare la serata a piacimento.
I sommelier e i barman classificano i cocktail in varie categorie: “Pre-dinner”-“ Long-dinner”, quando contengono un grado alcolico diluito e sono bevande rinfrescanti e dissetanti in cui gioca un ruolo importante anche la parte estetica della guarnizione. Un long-drink di facile realizzazione è il “ Bellini”( creato nel 1948 all’Harris Bar di Venezia, da Giuseppe Cipriani e dedicato al pittore Giovanni Bellini). Si prepara unendo il Prosecco di Conegliano al succo di pesca bianca ottenuto pressando il frutto. Miscelare e versare con cautela per non sviluppare una schiuma eccessiva.

(Renzo Pellati “ La storia di ciò che mangiamo”- Daniela Piazza Editore)
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Emanuela Medi giornalista professionista, ha svolto la sua attività professionale in RAI presso le testate radiofoniche GR3 e GR1. Vice-Caporedattore della redazione tematica del GR1 “Le Scienze”- Direttore Livio Zanetti- ha curato la rubrica ”La Medicina”. Ha avuto numerosi incarichi come il coordinamento della prima Campagna Europea per la lotta ai tumori, affidatole dalla Commissione della Comunità Europea. Per il suo impegno nella divulgazione scientifica ha ottenuto numerosi riconoscimenti: Premio ASMI, Premio Ippocrate UNAMSI, premio prevenzione degli handicap della Presidenza della Repubblica. Nel 2014 ha scritto ”Vivere frizzante” edito Diabasis. Un saggio sul rapporto vino e salute. Nello steso anno ha creato il sito ”VINOSANO” con particolare attenzione agli aspetti scientifici e salutistici del vino. Nel 2016 ha conseguito il diploma di Sommelier presso la Fondazione Italiana Sommelier di Roma.. Attualmente segue il corso di Bibenda Executive Wine Master (BEM) della durata di due anni.