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Rubrica di Emanuela Medi
 

Elena Walch, la qualità nel tempo

CASTEL RINGBERG – Le foto raccontano, fissano e tramandano nel tempo la nostra storia  e la storia di Elena Walch da me chiamata la “ Signora dei vini dell’Alto Adige”  l’ho voluta raccontare in modo diverso : attraverso le immagini scattate mentre insieme abbiamo visitato alcuni dei suoi gioielli: a partire da quello che lei definisce un” castellotto” (nella foto) ricevuto nel 1927 dai nonni  donato  loro dagli Asburgo.

Museo del vino, è recentemente tornato sotto la gestione di Elena che lo ha reso un gradevole bistrot in  cui è possibile degustare i vini e i prodotti locali ma punto di partenza per una visita ai vigneti della proprietà.. e se poi i turisti vogliono il tour completo li aspettano le cantine..insomma  produttrice e imprenditrice, brava Elena.

Eccolo! Il  gioiello della proprietà: una splendida vigna di 20 ettari a corpo unico, l’unica tra i produttori dell’Alto Adige che si estende su  una sola superficie, unica in un territorio dove la proprietà è molto frastagliata.
Superba ,abbraccia a semicerchio la collina che ha  un’altezza di 380 metri con vista sul Lago di  Caldaro, punteggiata da olivi e cipresssi: un paesaggio mediterraneo, reso ancora più solare dal fortunato microclima che coniuga  la salubrità delle uve  per via del vento pomeridiano (ORA) che spazza ogni marciume, alla freschezza dei venti che  provengono dal Nord.
Uva sana, piante forti “ in questa vigna – dice Elena  Walch – i vitigni di punta sono il Cabernet Sauvignon e il Sauvignon  e con il  termine vigna -continua-  si indica che i vini provengono solo da questa vigna e non da altre così  la dizione Castel  Ringeberg Cabernet Sauvignon Riserva .”

I FILARI: c’è molto da imparare nella gestione di questo vigneto a partire dal folto inerbimento che si sviluppa ogni due filari”.
Noi vogliamo preservare la biodiversità all’interno del vigneto-dice la produttrice- facciamo il sovescio in autunno, piantiamo le leguminose  e utilizziamo non altro che zolfo e catrame quando necessario.
Tutti questi 20 ettari sono trattati a livello biologico perché siamo noi i primi a coltivare  le piante nel modo più naturale possibile. Il risultato negli anni è  visibile: uva più sana. Certo il lavoro è quasi raddoppiato ma ne vale la pena.”

 

VIGNETO CONCIMATO: il letame non si butta! E’ un elemento che più naturale non potrebbe essere e come tale favorisce  la naturalità della vigna. Una foto che parla da se! Osservate la curva dei filari perfetti con l’irrigazione a goccia, l’inerbimento, il fogliame  ricco e rassicurante dal colore verde intenso, la pulizia della strada sterrata che separa il letame  collocato per essere utilizzato come concime.
Ordine, metodo, pulizia.. ”L’importante, dice Elena, non è più la quantità ma la qualità, perché la gente cerca le cose sane . Produciamo meno  ma produciamo meglio  basandoci su principi   semplici dedicando molta attenzione alla gestione del terreno e alla biodiversità.
Chi compra i nostri vini sa da dove provengono e conosce la nostra filiera :chi   cerca i nostri prodotti vuole i nostri vini e non quelli di un altro produttore. La nostra etichetta è semplice: produttore, tipo di vino, anno, gradazione.. il tutto in due lingue, basta”.

BOTTI ANTICHE: “ Una leggenda dice- racconta Elena Walch – che dalla più grande storica botte (non entrava nel telefonino!) se si beveva una bottiglia al giorno la persona arrivava appena a compiere 75 anni!”.
La sfilata di botti antiche su cui  sono scritti nel tempo i nomi della famiglia è spettacolare: purtroppo questa volta l’immagine è ben lontana dalla realtà!

Le cantine raccontano.. Non è  importante essere esperti enologi per conoscere il percorso .. del vino. Guardiamo queste botti perfettamente allineate recanti in etichetta l’anno, il vitigno, la tipologia delle uve impiegate: ordine, pulizia, semplicità degli ambienti”.

Siamo relativamente piccoli -dice Elena Walch- a confronto dei grandi consorzi: produciamo circa 550mila bottiglie, una buona media per l’Alto Adige, forti di una duplice fortuna: l’aver ereditato dai nonni e bisnonni gran parte delle proprietà e la seconda grande fortuna di poterla gestire di persona con una squadra  affezionata e molto preparata”

 

 

Botti in legno, botti in acciaio, le cantine sono tre l’ultima delle quali caratterizzata da luci rosa-violetto..la biodiversità anche in cantina! E i vini? Ricordiamoli per luogo dove sono coltivate i vitigni: Castel Ringberg con il Pinot Grigio, il Sauvignon, il Riesling, il Cabernet Sauvignon Riserva, Lagrein Riserva,Kalterersee  (Schiava) Chardonnay Riserva, tutti etichettati “ Castel Ringberg”.
A Kastelaz altra bellissima residenza con importanti vigneti da cui provengono il Pinot Bianco, il Merlot  Riserva, Gewurztraminer, etichettati”Kastelaz”.
Altra  chicca: Beyound the Clouds. Bianco Alto Adige DOC  cuvee delle migliori uve provenienti da vigneti pregiati. E i vini della miniera chiedo: ”Li abbiamo assaggiati e sono molto buoni- dice Elena Walch- nel rapporto con gli analoghi hanno una marcia in più in fatto di eleganza, finezza e freschezza”.
Una stravaganza portare i vini in una miniera collocata a quasi 2000 metri?” Non direi, un esperimento ben riuscito”.

ELENA WALCH: chiudiamo questo racconto fotografico con l’immagine di una donna serena, orgogliosa dei  vigneti e dei suoi vini conosciuti e apprezzati nel mondo, appagata da una bella famiglia le cui figlie Elena e Karoline, senza  grilli per la testa, seguono l’azienda. Una fiaba? Per fortuna esistono ma in questo caso parliamo si professionalità, lavoro  tanta saggezza.

Emanuela Medi  giornalista, sommelier

ELENA WALCH

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VINOSANO nasce nel 2014 come naturale proseguimento di VIVERE FRIZZANTE, edito Diabasis, un saggio di Emanuela Medi giornalista scientifica che ha voluto indagare sul rapporto ”vino e salute”. Dati, ricerche , interviste hanno messo in luce i tanti aspetti positivi per la salute, ma anche negativi della più antica bevanda della storia. Ma allora, come oggi, il bere positivo ha un significato più profondo: parla di noi. VIVERE FRIZZANTE come VINOSANO: un percorso nella trasversalità del vino