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Rubrica di Emanuela Medi
 

 I cibi di ieri 

I cibi che avevano a disposizione gli antichi romani sono riportati da Marco Porzio Catone nel “De Agricoltura”, da Virgilio nelle “Georgiche”, da Orazio nelle “Satire”.

Le prime ricette furono raccolte da Marco Gavio Apicio, un celebre buongustaio, raffinato a tal punto da nutrire con fichi secchi e vino al miele le femmine dei maiali, per farle meglio ingrassare e ottenere così un tenero fegato. Il suo libro ”De re coquinaria” viene considerato come il padre di tutti i ricettari.. 

Gli antichi romani avevano un alimentazione molto varia a partire dai diversi  tipi di grani: orzo, miglio, grano, farro, con cui facevano pane e una specie di polenta, bollita in acqua e condita con sale, formaggio, olio d’oliva, uova. Come verdure utilizzavano: lattuga, cicoria, cipolla, aglio, rape, barbabietole, fave, lupini, piselli, fagioli, asparagi e carciofi. Non meno varia e abbondante la carne con una particolare attenzione per l’ allevavano  di polli, oche, anatre, colombi, pavoni, maiali, capre, cacciagione ,selvaggina, cinghiale.  I bovini, specie in età giovane, venivano risparmiati, per utilizzarli nel lavoro, nei sacrifici alle divinità, e nella produzione del latte sul cui utilizzo esistevano non pochi pregiudizi:i: veniva considerato malsano tanto da essere sostituito con il latte di capra e di asina.  

Sebbene molte testimonianze dicono che i salumi siano stati inventati intorno al 1500 a. C. , quando l’uomo si accorse che il sale e il fumo erano degli ottimi  conservanti, sempre loro gli antichi romani , avevano perfezionato la tecnica della conservazione ricorrendo alla stagionatura con l’uso delle spezie ed aromi come pepe, timo, aglio e ginepro.
L’aglio, il sale, l’olio d’oliva, il lardo, vino bianco trattato con miele e portato all’ebollizione, erano i condimenti più usati. Preziosa e universalmente utilizzata una salsa dal profumo non proprio gradevole il garum, ottenuto da pesci tagliati a pezzi, non eviscerati, messi a macerare nel sale per alcune settimane insieme a numerose spezie. 

Alimentazione varia quasi da dieta mediterranea cui non poteva mancare la frutta: mele, prugne, pere, fichi spesso accompagnati con il miele alimento base per i dolci unitamente alla frutta secca. Ovviamente gli antichi romani non hanno potuto gustare: pasta, riso, pomodori, peperoni, patate, cacao, caffè, carne di tacchino che sarebbero arrivati sulle mense molti secoli dopo. C’è da osservare che con la caduta della repubblica romana e l’inizio dell’impero  si diffusero i gusti stravaganti dei ricchi  tali da stimolare l’importazione di alimenti di lusso, come le ostriche della Britannia, le uova di pavone, uccelli rari, frutti dolci come i datteri, funghi e tartufi. 

E il vino? I Romani lo conoscevano bene come riportano numerose testimonianze scritte, anzi molti vitigni furono da loro impiantati in terre di conquista  iniziando, in quei luoghi, le prime forme di viticoltura. Certo  l’uso del bere era molto diverso: Il vino era sempre diluito con acqua fredda o addirittura calda, in proporzioni varie, secondo i gusti, con aggiunta di miele e spezie varie. 

Dal libro “La storia di ciò che mangiamo” di Renzo Pelati 

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VINOSANO nasce nel 2014 come naturale proseguimento di VIVERE FRIZZANTE, edito Diabasis, un saggio di Emanuela Medi giornalista scientifica che ha voluto indagare sul rapporto ”vino e salute”. Dati, ricerche , interviste hanno messo in luce i tanti aspetti positivi per la salute, ma anche negativi della più antica bevanda della storia. Ma allora, come oggi, il bere positivo ha un significato più profondo: parla di noi. VIVERE FRIZZANTE come VINOSANO: un percorso nella trasversalità del vino