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Rubrica di Emanuela Medi
 

I grandi vini del Lazio con Alessandro Brizi, delegato ONAV – Roma

Non poteva esserci cornice più adatta di Villa Gregoriana a Tivoli per conoscere e apprezzare le eccellenze del Lazio e non poteva esserci un “flauto” più magico e appassionato di Alessandro Brizi al meglio delle sue performance. Una degustazione  volutamente atipica dove storia, territorio, cultura, enologia , si sono intrecciati lungo un percorso descritto dai produttori accompagnati dalle note tecniche di Brizi, caporedattore della rivista ”L’Assaggiatore” e delegato Onav di Roma. E perché non dirlo  la serata dal cielo di velluto, le candele, lo scrosciare delle acque.. hanno fatto il resto..

Non volevo altro: una cronaca di quanto detto e degustato perché gli attori erano loro: i vini, i produttori, i territori del Lazio

Carpineti:  Kius Metodo Classico Brut 2015 (100% Bellone).

Cori  un paesino con non più di 10mila anime e  una viticoltura tra le più antiche del  Lazio.. “ Marco Carpineti– dice Claudio Verzuolo che ha rappresentato l’azienda- ha dovuto reinventarsi, tirare fuori qualcosa che non era legato a una tradizione e che vedeva il vino di Cori relegato a un consumo interno. Marco è stato un innovatore perché con la sua idea  “ dalla storia di antiche terre” ha voluto rappresentare non solo un territorio che è quello di Cori ma la storia del territorio di Cori: quindi innovazione con uno sguardo al passato. Ecco il Bellone, vitigno autoctono ridisegnato per questi due bellissimi spumanti il Kius brut e il Kius extra brut, quello che proponiamo è il Kius brut un millesimato 2015  con permanenza di 24 mesi sui lieviti”

BRIZI:” ma perché andare a cercare  un vitigno internazionale quando abbiamo a pochi km da casa uno spumante metodo classico che costa di meno e da punti agli spumanti più ricercati. Colore giallo dorato, e frutta nostrana, mela , pera:  è il territorio che vince sul metodo, questo è il bello di Kius. Si sente l’uva locale perché questa si è adattata al territorio. Aspettiamoci in bocca una bella acidità senza la quale non si può fare un buon spumante. Corpo, struttura, tessitura, e anche una rusticità genuina. Bella bevibilità che indica che non è un metodo classico buttato li ma è il territorio di Cori,la ricerca di un’altra via la via dei vini del Lazio, tutti croccanti. Proviamo a fare dei vini che abbiano una bella piacevolezza e bevibilità come in questo Bellone in purezza, con una ottima corrispondenza naso bocca accompagnata da morbidezza, rotondità e struttura”

Frascati Superiore Primo Riserva 2016 (Malvasia del Lazio 70%, Greco 20% e Bombino 10%)

Azienda Nerumalia  di proprietà della famiglia Fusco: si potrebbero dire mole cose se non la volontà e la passione per i vini. “L’idea di fare riserva- dice Luigi Fusco– (facciamo tre mila bottiglie l’anno e una produzione totale dell’azienda che non supera le 25 mila bottiglie-) ci viene da diversi fattori:  la scelta particolare delle uve, l’utilizzo del Grechetto che fornisce struttura alla malvasia e del Bombino che conferisce una bella acidità. Questo vino entrato ora in commercio dopo un affinamento di 15 mesi, è espressione di un terreno moto vulcanico interessante per la mineralità. Senza addentrarci nelle spiegazioni tecniche di Alessandro Brizi: la mineralità (nome di derivazione inglese)  è caratteristica dei terreni vulcanici, in generale, di recente formazione geologica, caratterizzati da forti presenze nutritive che- nel vino bianco fermo- conferiscono al naso sensazioni iodate  di ostrica e di acque salmastre.  Un Frascati– dice ancora  Fusco-, legato  ai sentori mediterranei come limone, pera, mela, melone bianco  Vino quindi solare antico   prediletto dai papi – Papa Paolo III lo volle come vino del Vaticano e coltivato in zone  con falde acquifere importanti tanto che nel disciplinare non è previsto l’innaffiamento”

Sergio Mottura: Poggio della Costa 2017 (Grechetto 100%)

Se fosse stato in Francia- esordisce Alessandro– questo vino sarebbe un gran CRU perché è l’unico ad essere prodotto con una particolare tecnica, in quel circondario di Civitella d’Agliano  territorio unico situato nella zona settentrionale della provincia di Viterbo chiamata” AltaTuscia” . Questa per formazione geologica , in gran parte tufacea (Civitella è collocata su una rupe di tufo) , è sempre stata da molti snobbata”. Siamo al confine con la provincia di Terni, terre del Grechetto  che  comprende anche l’Orvietano per fermarsi a Todi” . Grechetto , Greco, Grecanico una pletora di vitigni-  e ci fa ancora storia il  delegato ONAV- parte da lontano ancora prima della commercializzazione del vini da parte dei greci e  dei romani quindi ii-iV secolo A.C per arrivare fino al 1250 epoca delle sfortunate guerre crociate. Tanti gli incroci per cui è difficile trovare la sua genesi: certo- sostiene ancora Brizi- ogni zona rivendica l’autenticità.. il campanilismo italiano che non finisce mai” Non dimentichiamo questa parte del Lazio ricca di  risorse naturali, tra la valle del Tevere e i calanchi argillosi dal colore grigio-biancastro che nulla hanno a che vedere con il rosso della terra di Cori. Un paesaggio quasi irreale, lunare  forse più Toscano che Laziale ma incredibilmente suggestivo.

Con Sergio Mottura assaggiamo questo Grechetto  nella consapevolezza di trovare rispetto al Bellone, uno stile più nordico, essenziale dove- dice Mottura- le acidità sono più marcate , i toni salmastri si mescolano al  floreale dell’acacia e del biancospino e dove non manca il fruttato della susina. In bocca grande fruibilità. E’ un vino complesso, ricco improntato sulla freschezza con un grande carica di piacevolezza e di equilibrio dell’insieme.. Certo- dice Sergio Mottura- dal 2017 non si può attendere un  vino strabiliante ma il Grechetto c’è” E siamo  pienamente d’accordo !

Tenuta di Fiorano- Fiorano Bianco 2016- (Grechetto 50% – Viognier 50%)

Nobile tenuta non c’è che dire ,  da secoli dei Boncompagni Ludovisi– sull’Appia Antica, diciamolo, nel cuore che più cuore non si può  della storia romana!

Ancora un  Frascati – dice Alessandro Jacopo Boncompagni Ludovisi– prodotto da in una azienda che da generazioni ha fatto di questa un modello di agricoltura a tutto tondo. Antesignani del biologico- produciamo erba medica, grano, pascolo, con rotazione delle coltivazioni e dei terreni , sotto la guida di Biondi Santi prima  e di Veronelli dopo . Abbiamo iniziato a produrre vino con la presenza insostituibile (50 anni) del nostro enologo cantiniere Lorenzo Costantini. Botti di slavonia  e un minimo di sei mesi in bottiglia- “  “ E’ un vino- commenta Brizi – che non disdegna una certa piacevolezza internazionale ma è intimamente territoriale dalle note terrigne tipiche dalla zona da cui proviene.. Bella complessità olfattiva, facile da bere, in bocca è cesellato nella morbidezza e nella sinergia acido-sapida che regge una buona struttura di fondo” Fresco, fruttato, con una bella sapidità incontra il nostro gusto per una beva pronta  a tutto pasto e non solo…

Paolo e Noemi D’Amico – Calanchi di Vaiano 2016 (Chardonnay 100%)

Eccolo lo Chardonnay nostrano che da punti  ai più reclamizzati Borgononi. E qui Brizi si scatena:” ma perché andare in Borgogna o comprare a costi non certo per tutti , Chardonnay quando in casa nostra ne produciamo di fantastici a prezzi decisamente abbordabili. E qui non manca di verità quando indica nel  romano un consumatore frettoloso, disattento, poco informato, la cui discriminante di acquisto è il  prezzo  meglio se alto come indice di qualità: peccato!. Ma torniamo ai Calanchi di Vaiano,  formazioni antiche, complesse, argillose eccezionali per le uve bianche, meno per le rosse. Basse rese, potature ma soprattutto composizione del terreno: calcare anche nei calanchi! Ne più ne meno come in Borgogna fortuna dello Chardonnay , ma noi abbiamo -e rincara la dose- un valore aggiunto: difficili le gelate primaverili che possono devastare le uve bianche dei nostri cugini francesi. Questo vuol dire costanza qualitativa, ogni anno presupposto per fare vini di qualità che non hanno bisogno dei grandi numeri. Ogni prodotto deve avere un progetto: chi lo vuole vendere al supermercato, chi in ristoranti al top e enoteche esclusive”.

“Non’è certo il Bellone- dice Brizi- ma anche qui il territorio prevale sulla componente varietale, Sentiamo l’ananas mediato dalla presenza di erbe aromatiche: timo , ma anche nespole, pesche certo non frutta tropicale. Sono note sottili di territorialità.  In bocca buona tensione acido-sapida,  bell’equilibrio per un vino che sta andando verso una piacevole rotondità” Evviva questo Chardonnay laziale.

Dovrebbe essere chiaro a molti che Cesanese e Frascati potrebbero essere i simboli della viticoltura laziale  Due denominazioni strategiche per questa regione. Prosecco e Amarone non hanno fatto la fortuna del Veneto?

Ci fermiamo qui : dopo il Frascati, Grechetto, Bellone , lo Chardonnay di Paolo e Noemi  D’Amico,  le eccellenze del Lazio continuano a farsi raccontare e presto sul Cesanese.

Emanuela Medi, giornalista – sommelier

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VINOSANO nasce nel 2014 come naturale proseguimento di VIVERE FRIZZANTE, edito Diabasis, un saggio di Emanuela Medi giornalista scientifica che ha voluto indagare sul rapporto ”vino e salute”. Dati, ricerche , interviste hanno messo in luce i tanti aspetti positivi per la salute, ma anche negativi della più antica bevanda della storia. Ma allora, come oggi, il bere positivo ha un significato più profondo: parla di noi. VIVERE FRIZZANTE come VINOSANO: un percorso nella trasversalità del vino

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