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Rubrica di Emanuela Medi
 

I vigneti di Arianna Occhipinti, una delle più conosciute donne del vino

Parla per lei il territorio, meglio la sua Sicilia.
Vittoria, il vino, la vigna, i muretti a secco” – dice una delle più conosciute donne del vino Italiane, Arianna Occhipinti. “Questa è la mia terra, il sole che sorge dai Monti Iblei e si diffonde tra i filari di fossa di Lupo, la mia contrada, tingendo la sera di rosso le terre pettinate da un vento dolce che sa essere anche violento. Amo l’asprezza di questi luoghi sconosciuti a molti, dove si racchiude tutta la mediterraneità della Sicilia”. Arianna solare, determinata, sbrigativa, forte donna del Sud, ci piace la sua sincerità e anche la sicurezza di chi ha faticato per un progetto di vini di alta qualità e c’è riuscita.

Nel 2004 acquista un ettaro di terra, alle falde dei Monti Iblei, vicino Vittoria sede dell’omonima Cantina, ed impianta il primo vigneto. Oggi possiede 22 ettari in contrada Fossa di Lupo e Piraino. La coltivazione ad alberello 1 metro e 25 per 1 metro e 25 sono una particolarità di Vittoria, attorno a cui ci si può lavorare permettendo al vento di girarvi attorno togliendo l’umidità. Il suolo formato perlopiù da sabbie rosse di matrice calcarea, costituisce un forte caratteristica che si riscontrano nei vini tutti naturali, autentici, selvatici. “Quando ho piantati i vigneti – dice Arianna – ho scelto un porta innesti americano, la vite americana che si usa in Europa, impianto in campo la varietà da me scelta perché non ho fatto una selezione clonale ma massale. Non ho quindi un unico clone con la stessa forma di grappolo, acidità e colore ma  innesto in campo la varietà scelta da me in altri vigneti dopo una lunga ricerca”.

Arianna Occhipinti su cui certo molti isolani non volevano scommettere ama vini complessi, forti, strutturati, diversi di anno in anno e dove predomina l’eleganza e l’armonia. Vini naturali da lei fortemente voluti su cui c’è una pausa di riflessione. “Siamo stati troppo combattenti – dice – ora che abbiamo superato le molte insicurezze, dobbiamo essere più concilianti e rispettare le diverse posizioni. Noi produciamo vini che rispettano la natura con pochissimi solfiti aggiunti mai nella vinificazione, solo nella fase dell’imbottigliamento, per proteggere il vino dalla ossidazione. Utilizziamo lieviti indigeni al posto di quelli naturali. Fermentazione in vasche di acciaio da 30-50 ettolitri, temperatura non controllata  che viene raffreddata da acqua fredda fatta passare con delle piastre all’interno delle vasche, in caso ti aumento di temperatura”.

Vino straordinario il Frappato lavorato in biologico, fresco ed elegante, fruttato vinificato in purezza. Decisamente ampio e tannico, fa legno grande un anno e mezzo, prima di entrare in commercio. Quanto al Nero D’Avola in purezza qui c’è il rigore e l’armonia  si distingue il Siccagno (racina siccagna in dialetto uva bella concentrata) dalle belle sensazioni di frutta, spezie, cuoio, e minerale. Poi ancora Cerasuolo di Vittoria (blend di Frappato e NeroD’Avola), unico DOCG, sicuramente uno dei migliori della Sicilia per questo tipo di uve. Grotte Alte (Nero D’avola 50% e Frappato di Sicilia 50%), vino rosso secco dalle naso fruttato e speziato e, dalla lunga persistenza.

Finiamo questa brevissima carrellata con un passito, il Passo nero: vinificato in rosso, anche questo speziato con un ingresso in bocca dolce con note di cioccolato. Il finale è leggermente tannico e distillato.

 

Stefania Bortolotti Giornalista

Scritto da

VINOSANO nasce nel 2014 come naturale proseguimento di VIVERE FRIZZANTE, edito Diabasis, un saggio di Emanuela Medi giornalista scientifica che ha voluto indagare sul rapporto ”vino e salute”. Dati, ricerche , interviste hanno messo in luce i tanti aspetti positivi per la salute, ma anche negativi della più antica bevanda della storia. Ma allora, come oggi, il bere positivo ha un significato più profondo: parla di noi. VIVERE FRIZZANTE come VINOSANO: un percorso nella trasversalità del vino