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Rubrica di Emanuela Medi

La storia della Cantina Ornella Bellia si sviluppa a partire dal 1951 attraverso tre generazioni, che hanno espresso la propria passione in un territorio vocato all’eccellenza e che hanno fatto della qualità la propria missione di vita.

L’Azienda è situata a Pramaggiore, nel cuore dell’area “Lison Pramaggiore”, che oggi fa parte della nuova Doc “Venezia”. Iniziando da 18 ettari condotti a mezzadria da Aurelio Bellia, la Cantina è stata poi guidata dal figlio Giovanni e ora dalla nipote Ornella, con oltre 33 ettari di proprietà uniti ad altrettanti ettari di selezionati e fidelizzati conferitori che puntualmente ricevono dagli agronomi ed enologi le corrette indicazioni sulle cure da apportare al vigneto e alle uve.

Il vitigno Tai bianco

Il vitigno denominato “Tai” è l’erede, in Veneto, del glorioso Tocai, che da sempre viene tradizionalmente allevato tutto il Nord Est d’Italia. Dopo che, dal 2007, non è stato più possibile utilizzare il nome storico, in Friuli, quest’uva ha assunto il nome “Friulano”, in Lombardia “Tuchì” e in Veneto, per l’appunto, “Tai”. La rivoluzione ha coinvolto anche il Tai rosso, vitigno totalmente diverso dal punto di vista ampelografico, parente del francese Grenache e del sardo Cannonau. La zona di produzione del Tai è situata prevalentemente nelle provincie di Padova (Colli Euganei), Treviso (Riviera del Piave) e Venezia, dove il vino assume il nome del territorio: Lison Pramaggiore. A volte però, come in questo tuttavia, i mali non vengono per nuocere.
Le nuove differenziate denominazioni, infatti, consentono di evidenziare maggiormente le tipicità assunte dal vitigno nelle diverse condizioni di allevamento.
In Veneto, ma anche in tutte le zone di produzione, si è quindi accentuato l’interesse verso questo vitigno dalla personalità così marcata, sia per l’aroma seducente che per una beva entusiasmante. Dal punto di vista organolettico, il Tai da un vino bianco elegante di colore giallo paglierino che, al naso, presenta aromi floreali, un ricordo di frutta a polpa bianca esoprattutto una delicata nota di mandorla amara, tipica della varietà. In bocca è deciso, sapido e di buon corpo. Compagno ideale per piatti di pesce, primi e secondi, è ottimo anche con i salumi.

Il vitigno Incrocio Manzoni 6.0.13 (Manzoni bianco)

La nascita del vitigno Manzoni Bianco, o Incrocio Manzoni 6.0.13, è frutto dell’interesse che si diffuse in Europa all’inizio del secolo scorso per il miglioramento genetico della vite, come possibile soluzione alle malattie (fillossera, oidio) che in quel periodo infestarono i vigneti di tutto il continente. In Italia, la sperimentazione fu iniziata nel 1924 dal professore veneto Luigi Manzoni, in accordo con l’illustre agronomo piemontese Giovanni Dalmasso, con l’obiettivo di ricercare una varietà a bacca bianca e una nera da affiancare a quelle tradizionali allora coltivate

Stefania Bortolotti, giornalista

 

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VINOSANO nasce nel 2014 come naturale proseguimento di VIVERE FRIZZANTE, edito Diabasis, un saggio di Emanuela Medi giornalista scientifica che ha voluto indagare sul rapporto ”vino e salute”. Dati, ricerche , interviste hanno messo in luce i tanti aspetti positivi per la salute, ma anche negativi della più antica bevanda della storia. Ma allora, come oggi, il bere positivo ha un significato più profondo: parla di noi. VIVERE FRIZZANTE come VINOSANO: un percorso nella trasversalità del vino