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Rubrica di Emanuela Medi
 

La storia dell’olivo è la nostra storia: “Oliveti Aperti” in Liguria

Non vi è dubbio che la conoscenza delle olive nei paesi mediterranei inizia nell’era “postdiluviana”, ancor prima cioè che, come racconta la Sacra Scrittura, Noè sceso dall’arca e approdato in Armenia, scoprisse il vino, e ritornando nell’arca, vide una colomba, che portava nel becco un ramo di olivo a dimostrazione che il diluvio era finito, le terre non erano più sommerse e l’albero di olivo verdeggiava fuori dalle acque. Così l’arca si fermò sull’Ararat, il monte dell’Armenia.

Probabilmente, più che dell’olea europea, doveva trattarsi del più antico e ancora selvatico olivastro, che sappiamo già dal neolitico, e forse prima,  era tra le piante più diffuse a partire dall’Armenia e più in generale dall’Asia Minore all’Egitto, dalle piccole isole greche a Micene e alla Grecia tutta, compresa la Magna Grecia e Atene.

Anche Heinrich Schliemann (1822-1890), il famoso, tenace, primo archeologo che sulle tracce di Omero, portò alla luce resti dell’antica città di Troia e di Micene, ritrovò, nei suoi scavi, a vari livelli, noccioli di oliva.

Omero che ben conosceva l’ulivo: narrando la storia di Ulisse, ci racconta che il re di Itaca aveva costruito il suo mitico letto non solo col legno di ulivo, ma proprio sullo stesso tronco dell’albero di ulivo, costruendogli attorno , -quasi fosse il cuore della casa- tutte le altre stanze. E Penelope, quando Ulisse ritornò, dopo venti anni di assenza sotto le spoglie di un mendico straniero, per accertarsi che fosse davvero lui, lo interrogò proprio sul segreto del grande, inamovibile loro letto matrimoniale.

Era considerato così prezioso l’olivo dai greci, che Apollodoro (Bibliotheca l. III) ci racconta che nella mitica lotta per la supremazia sulla città più importante dell’Attica tra Poseidone, (che fece nascere il primo cavallo), e Atena (che fece invece scaturire dalla terra il primo ulivo), la vittoria toccò alla dea Atena  da cui il  nome alla città di Atene

Ad Atene, come in molti altri luoghi, l’olio di olivo non solo aveva usi in cucina o nell’illuminazione (anche le lampade usavano l’olio, naturalmente quello meno pregiato), ma serviva per i giochi- usato quotidianamente dagli atleti per ungere e massaggiare la pelle- come ci mostrano come tante immagini. Proprio costoro ad Atene, vincevano, nelle gare delle Panatenaiche, anfore colme di olio d’oliva.

Anche in Italia era diffuso l’olivo, e forse lo era ancor prima della colonizzazione greca, anche se Plinio (I secolo d. C.) nella sua Storia Naturale (l. XV) asseriva  che  l’olivo esisteva in un primo tempo  in Grecia e solo più tardi si diffuse in Italia, Spagna e Africa.

Columella, che visse nello stesso secolo, nel suo libro sull’agricoltura, ben descrive come si deve coltivare l’ulivo e quali caratteristiche deve avere il luogo dove l’ulivo prospera meglio (L’uliveto, XVII); ci dice anche i vari tipi di olio che si possono fare a seconda del momento in cui le olive si colgono: se sono acerbe o più o meno mature (L’arte dell’agricoltura, XII, 52, 7).
Il suo libro, fino al Settecento era considerato il testo fondamentale per l’agricoltura.

Grandi oliveti si trovavano nella Magna Grecia, ma anche nella Sabina e nella Liguria dove Sabato 15 e Domenica 16 Giugno si svolge un importante evento dal titolo “Oliveti Aperti”.  Pure gli etruschi conoscevano vari usi dell’olio e presto cominciarono anche a non importarlo più ma a produrlo e conservarlo in vasi di fattura propria.

E se la penisola salentina è sempre stata famosa per i suoi uliveti, anche presso Napoli, l’olio si coltivava e si consumava in abbondanza.Tra i ritrovamenti archeologici che destarono più interesse, un antico frantoio ritrovato negli scavi di Stabia nel 1780.

Antonio Di Fiore

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VINOSANO nasce nel 2014 come naturale proseguimento di VIVERE FRIZZANTE, edito Diabasis, un saggio di Emanuela Medi giornalista scientifica che ha voluto indagare sul rapporto ”vino e salute”. Dati, ricerche , interviste hanno messo in luce i tanti aspetti positivi per la salute, ma anche negativi della più antica bevanda della storia. Ma allora, come oggi, il bere positivo ha un significato più profondo: parla di noi. VIVERE FRIZZANTE come VINOSANO: un percorso nella trasversalità del vino