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Rubrica di Emanuela Medi
 

La vera storia della colomba di Pasqua

La colomba è un dolce squisito che si differenzia dal panettone per assenza di uva sultanina, al posto della quale viene inserita una piccola quantità di scorza di arancia candita e per un maggior quantitativo di burro, di uova, e per la presenza sulla superficie esterna della cosiddetta “ghiaccia” (cosparsa di zucchero, mandorle intere). A cottura ultimata presenta una “occhiatura” più piccola rispetto al panettone.

La Colomba è il dolce tipico delle festività pasquale perché è il simbolo della resurrezione, della primavera, e viene quasi sempre raffigurata con il ramoscello d’ulivo per rappresentare la pace ( è presente anche nella Bibbia per annunciare la fine del diluvio).

Come mai la colomba è presenta in tavola sotto forma di dolce?

Bisogna risalire a metà del VI SECOLO d.C. , quando i Longobardi, guidati dal re Alboino, dopo un lungo assedio, durato 3 anni, conquistarono Pavia che divenne loro capitale.

L’insediamento a Pavia avvenne nel giorno di Pasqua, e i cittadini più influenti fecero omaggio ad Alboino di doni preziosi, fra cui 12 bellissime ragazze e un dolce a forma di colomba, simbolo di pace identico ad una scultura esistente nella Basilica di San Michele. Alboino rimase colpito da questa iniziativa e promise che avrebbe sempre rispettato le colombe. Lo stupore aumentò quando, interrogando le fanciulle, tutte dissero di chiamarsi “Colomba”. A quel punto Alboino, per mantenere la promessa, rimandò le ragazzine alle loro famiglie.

A ricordo di questo episodio che aveva salvato l’onore delle ragazze pavesi e della città intera, si diffuse l’uso del dolce a forma di Colomba che, in un primo tempo fu consumato in Lombardia e poi via via fu apprezzato in tutta Italia. Oggi le varianti sono numerose, sia negli ingredienti che nella decorazione, essendo una testimonianza del buon gusto italiano e della professionalità dei nostri pasticcieri.

Tratto dal libro “La Storia di ciò che mangiamo” di Renzo Pelatti

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VINOSANO nasce nel 2014 come naturale proseguimento di VIVERE FRIZZANTE, edito Diabasis, un saggio di Emanuela Medi giornalista scientifica che ha voluto indagare sul rapporto ”vino e salute”. Dati, ricerche , interviste hanno messo in luce i tanti aspetti positivi per la salute, ma anche negativi della più antica bevanda della storia. Ma allora, come oggi, il bere positivo ha un significato più profondo: parla di noi. VIVERE FRIZZANTE come VINOSANO: un percorso nella trasversalità del vino