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Rubrica di Emanuela Medi
 

L’azienda Banfi: quando la scienza incontra il grande vino

E’ nel DNA degli americani: la ricerca, il motore dello sviluppo di questo grande paese. Perché non anche nel vino? Ne erano tanto convinti i fratelli Mariani, forti del valore del territorio Banfi e delle sue diversità, da iniziare già negli anni 80 un progetto di ricerca, meglio di selezione clonale.

Il progetto affidato all’Università di Milano e al Prof Attilio Scienza, era incentrato sul Sangiovese, il vitigno italiano più diffuso e molto sensibile alle condizioni geo-climatiche. Da una prima analisi del vitigno risultarono presenti all’interno dell’azienda Banfi, 650 cloni di Sangiovese, dei 180 selezionati, in un vigneto-catalogo, ne furono censiti e successivamente impiantati 15 che rappresentano il meglio delle caratteristiche di questa grande uve. Non si era andati alla ricerca del “super-clone” ma di una molteplicità di cloni che insieme potessero esprimere il meglio questa ricchezza.

Attraverso una ricerca integrata cantina – vigna si è visto che alcuni cloni rispondono bene in determinate aree viticole – come il Brunello Poggio alle Mura. Si è potuto così ottimizzare l’inserimento dei diversi vitigni nei paesaggi Banfi e definire le aree omogenee per prestazioni vegetative, produttive e qualitative in modo da esaltare la tipicità dei singoli vitigni nei principali micro-ambienti.

La ricerca non si ferma perché il nuovo filone prevede una riduzione degli agrochimici a tutela dell’ambiente e della salute dei consumatori. Lo studio guidato dalla Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige in sinergia con l’università di Udine e i vivai di Rauscedo hanno impiantato, a inizio 2017, nuovi genotipi ottenuti da incroci varietali, detti anche eco-sostenibili – che hanno manifestato elevate capacita contro le malattie funginee.

La ricerca continua in un campo sperimentale dove, come ci dice l’agronomo Gianni SavelliStiamo sperimentano varietà internazionali non autorizzate in Toscana – ma lo sono da noi – come il Palau vino della Catalogna, l’Altoatesino Lagrein, il Georgiano Aleessandroui per vedere come si adattano al nostro ambiente. Abbiamo bisogno – confessa Savelli – di nuove varietà a causa del clima caratterizzato da precipitazioni concentrate in alcuni periodi e certamente più caldo per via dell’aumento di un grado e mezzo della temperatura del mare”.

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VINOSANO nasce nel 2014 come naturale proseguimento di VIVERE FRIZZANTE, edito Diabasis, un saggio di Emanuela Medi giornalista scientifica che ha voluto indagare sul rapporto ”vino e salute”. Dati, ricerche , interviste hanno messo in luce i tanti aspetti positivi per la salute, ma anche negativi della più antica bevanda della storia. Ma allora, come oggi, il bere positivo ha un significato più profondo: parla di noi. VIVERE FRIZZANTE come VINOSANO: un percorso nella trasversalità del vino