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Rubrica di Emanuela Medi
 

Leonardo da Vinci, Il Genio che immaginò il futuro… anche nel vino

A 500 anni dalla scomparsa di Leonardo da Vinci, avvenuta in Francia ad Amboise il 2 maggio 1519, dopo anni di studio e di ammirazione, mi sono recato a Vinci, sua città natale, per onorare Il Genio.

In realtà nacque il 15 aprile 1452 ad Anchiano, a 3 km da Vinci, dove si trova la Casa e la campagna della sua giovinezza, che regalano ancora oggi la suggestione dell’origine del GenioLui è quello che provò a dotare l’uomo di ali, provando a volare sopra le colline di Firenze dal monte Ceceri.
Lui è quello
che incise la bellezza incantata della Gioconda, figura viva che interagisce con chi incontra, i suoi occhi.
Lui è stato
quello che ha fissato i moti dell’animo dei personaggi, la loro interiorità, nel Cenacolo, quando Gesù disse: “Uno di voi mi tradirà”.
Lui è quello
che disegnò la perfezione euclidea dell’uomo vitruviano, in equilibrio ed armonia con il mondo.
Lui disse
: “il sole non si move” 40 anni prima di Copernico; suggerì di usare “occhiali per vedere la Luna” 60 anni prima di Galileo; scrisse ”ogni grave attende al basso” 200 anni prima di Newton.
Lui è stato tutto: pittore, scultore, scenografo, scrittore, scienziato, inventore, anatomista. Un genio. Anzi, Il Genio.

A Vinci ho visitato il Museo Leonardiano, dove è allestita la mostra “Leonardo a Vinci. Alle origini del Genio”.Protagonista della mostra il celebre disegno “Paesaggio 8P” concesso in prestito per sei settimane dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze, già identificato quale veduta del Valdarno Inferiore e della Valdinievole.
Da questa prima opera conosciuta di Leonardo, su cui lui stesso riporta la data 5 agosto 1473, si dipana il percorso espositivo incentrato proprio sul Paesaggio quale palinsesto dell’intera opera del Vinciano. Nel disegno, con la varietà del segno, sono già ben presenti gli elementi tematici che Leonardo affronterà poi nel corso dei suoi studi: il profondo interesse verso la natura, la fascinazione per l’acqua, le ricerche in campo geologico e cartografico.
A fianco del disegno, preziosi documenti in prestito dall’Archivio di Stato di Firenze sono testimonianze fondamentali per ripercorrere i primi anni di vita di Leonardo a Vinci. Tra i documenti, di grande suggestione l’esposizione del registro notarile sul quale il nonno Antonio da Vinci annotò la nascita e il battesimo del nipote Leonardo.Allestita all’interno di una delle due sedi del Museo Leonardiano, il Castello dei Conti Guidi, la mostra si integra con parte della collezione di macchine e modelli della collezione museale relativi agli studi sull’acqua, di ingegneria idraulica e rappresentazione cartografica del Valdarno Inferiore. Il percorso si chiude con l’esposizione dei modelli dei solidi geometrici tratti da disegni che Leonardo realizzò per il trattato De Divina Proportione del matematico Luca Pacioli, pubblicato a Venezia nel 1509.

Altri due Musei – il “Museo Ideale Leonardo Da Vinci” e il “Museo Leonardo e il Rinascimento del Vino” fanno parte di un progetto culturale di più ampio respiro: “Leonardo Genio del Vino”, promosso e sostenuto dalla Leonardo da Vinci S.p.A. (Gruppo Caviro), impegnata a proseguire e diffondere gli studi del Genio rinascimentale nel campo della viticoltura.
Il “Museo Leonardo e il Rinascimento del Vino”analizza l’autentico rapporto con il mondo dell’agricoltura, il territorio, gli alimenti e il vino, dalla tradizione storica al Rinascimento. La figura di Leonardo viene approfondita attraverso una speciale mostra dal titolo “Leonardo Vive”, in corso per tutto il 2019. Nell’ambito di questa mostra è stata esposta una ciocca di capelli, che probabilmente potrebbe essere di Leonardo, denominata “Les Cheveux de Leonardo da Vinci”, rimasta fino ad oggi nel segreto di una collezione americana. Concordo con il direttore degli Uffizi Eike Schmidt, che ha detto che nessuno specialista ci crede e tra l’altro è estremamente improbabile che una ciocca di Leonardo possa essere ritrovata in una collezione privata americana, aggiungendo che la tradizione di collezionare ciocche di famosi personaggi risale al Romanticismo, al 1800, quindi fuori epoca per il Rinascimento. Di certo non abbiamo bisogno di questa “reliquia” del Genio per testimoniare la sua grandezza.

Tra le passioni di Leonardo, nato tra i vigneti toscani, c’era anche quella per il vino, tanto che il Genio del Rinascimento dedicò parte dei suoi minuziosi studi anche alla sua produzione, lasciandoci futuristiche indicazioni in ambito vitivinicolo.“Il vino, il divino licore dell’uva” scriveva Leonardo cinque secoli fa, conferendo all’uva un ruolo quasi spirituale e rivelando l’importanza che attribuiva al vino. Leonardo amava il vino perché frutto della natura, prodotto della terra, simbolo di perfetto connubio tra funzionalità e bellezza, che celebra in molti dei suoi scritti e disegni. Questo profondo legame con la natura lo accompagna nei suoi tanti viaggi, a partire da quello che lo porta a Milano dove realizza il sogno di coltivare una Vigna, grazie alla donazione di Ludovico il Moro,come ricompensa per il Cenacolo.Questa famosa vigna si trova in fondo all’attuale giardino della Casa degli Atellani, proprio di fronte al Cenacolo di Santa Maria delle Grazie; alcuni anni fa gli scavi hanno portato alla luce i camminamenti che regolavano i filari della vigna e grazie al materiale organico ritrovato, il professor Attilio Scienza, massimo esperto del  DNA della vite, è riuscito a risalire a quello del vitigno coltivato da Leonardo: la Malvasia di Candia Aromatica.
Sulla scorta di questi incredibili risultati in fondo al giardino di Casa Atellani è stata reimpiantata ed è rinata la Vigna di Leonardo da Vincienel settembre scorso è avvenuta la prima vendemmia, gli acini di Malvasia di Candia Aromatica raccolti e lasciati fermentare all’interno di antiche anfore, come si usava fare ai tempi di Leonardo, hanno prodotto le prime bottiglie del Vino di Leonardo, il Tasto Atellano.

Il rapporto autentico con il vino emerge anche dal suo soggiorno in Romagna, alla corte di Cesare Borgia: lo testimoniano i tanti schizzi prodotti, primo fra tutti il celebre disegno di un grappolo d’uva appeso, seguito a ruota dalla raffigurazione della prima barrique, sua intuizione per la vinificazione.Non è quindi così difficile immaginare il fatto che oltre ad amare il vino, lo producesse. Ne è la prova una lettera inviata nel 1515 al fattore dei possedimenti familiari di Fiesole, dove Leonardo si lamenta che le ultime quattro caraffe non rispondevano alle sue aspettative e dimostra la sua conoscenza enologica spiegando il problema dell’ossidazione e di come si debba proteggere il vino durante la fermentazione e dell’utilità dei travasi per evitare contaminazioni con la feccia che possono portare danno al vino.

La Leonardo da Vinci S.p.A. si è dedicata al recupero delle conoscenze del Genio in materia vitivinicola, attraverso il coinvolgimento di un gruppo di studiosi ed enologi come Alessandro Vezzosi, importante studioso di Leonardo Da Vinci, che dalla letteratura leonardiana ha dedotto il suo rapporto con la natura, l’agricoltura e il mondo del vino e Luca Maroni, noto analista sensoriale, che ha tradotto le indicazioni del Genio in un moderno metodo: “Il Metodo Leonardo”, a cui riferire le tecniche odierne.Il progetto della Leonardo da Vinci S.p.A. ha portato alla realizzazione di 5 collezioni di vino ispirate dal Genio: Villa Da Vinci, 1502 in Romagna, I Capolavori, Leonardo Da Vinci, Leonardo Geniale.

Nella Tenuta Villa da Vinci composta da circa 100 ettari, di cui 75 piantati a vigna, troviamo Sangiovese, Merlot e Syrah e fra i bianchi il Vermentino che danno origine alla linea Villa da Vinci, con quattro cru che riprendono il nome storico dei terreni posseduti dalla famiglia a Vinci: Sant’Ippolito, San Zio, Linarius e Streda. Con la collezione I Capolavori, le più rappresentative denominazioni enologiche italiane vengono abbinate alle opere d’arte di Leonardo. La selezione Leonardo da Vinci Vitruviano simbolo dell’armonia, dell’equilibrio, viene realizzata con i vini di Toscana e Romagna che riportano in etichetta proprio il disegno più famoso al mondo. Comunque è un Brunello l’icona delle collezioni di vini leonardeschi. Inoltre, per celebrare questo anniversario, le Cantine Leonardo da Vinci hanno realizzato una riserva storica unica, in tiratura limitata di soli 500 esemplari, ottenuta da uve Sangiovese, Merlot e Syrah, affinata per 12 mesi in barrique: Il Genio.

Nella scoperta di questa inedita sfaccettatura di Leonardo, che anche nel vino ricercava l’armonia nella complessità, vi è una delle sue qualità principali, l’essere senza tempo, universale e contemporaneo, colui che più di ogni altro ha saputo unire l’Arte e la Scienza. Le sue pioneristiche intuizioni di ieri, possono oggi vivere grazie alla moderna tecnologia: Il Genio che immaginò il futuro … anche nel vino.

Luigi Gorietti, sommelier

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VINOSANO nasce nel 2014 come naturale proseguimento di VIVERE FRIZZANTE, edito Diabasis, un saggio di Emanuela Medi giornalista scientifica che ha voluto indagare sul rapporto ”vino e salute”. Dati, ricerche , interviste hanno messo in luce i tanti aspetti positivi per la salute, ma anche negativi della più antica bevanda della storia. Ma allora, come oggi, il bere positivo ha un significato più profondo: parla di noi. VIVERE FRIZZANTE come VINOSANO: un percorso nella trasversalità del vino