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Rubrica di Emanuela Medi
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Isola del Mediterraneo, la Sicilia, che non sfugge ad occhi esperti e appassionati per il fermento viticolo degli ultimi decenni; molte infatti le cantine locali e non, che dai primi anni Novanta, ponendo l’accento su terroir e zonazione, hanno investito sull’area dell’Etna, creando “un’isola nell’isola”. Denominazione tra le più antiche d’Italia, riconosciuta nel 1968, si estende a semicerchio, per 700 ettari attorno al vulcano, chiamato dagli etnei “a muntagna”. Patrimonio dell’Umanità Unesco dal 2013, l’Etna con le sue eruzioni produce “sciare” accumuli di lava alle pendici del vulcano che attraverso lunghi processi fisico-chimici danno vita a suoli sabbiosi coltivabili. Ogni colata lavica, avvenuta in epoche storiche diverse, determina una specifica composizione dei terreni: questa è l’impronta che rende unico il micro-territorio di questo vino. Le Contrade attualmente sono 133 ed è possibile menzionarle aggiuntivamente nel disciplinare e 140 le aziende distribuite da nord a sud entro i comuni di Randazzo, Castiglione di Sicilia, Linguaglossa, Riposto, l’antico porto commerciale del vino, Milo, Giarre, Trecastagni, Viagrande e Biancavilla, tra i più noti. Un modo l’area è a bordo del trenino della Ferrovia Circumetnea che percorrere la cosiddetta “Strada del vino dell’Etna” per 110 km con vista sul vulcano tra vitigni, alberi di pistacchio

Un vino che emoziona per la storia che custodisce: il Prefillossera di Palmento Costanzo, nuova etichetta della cantina in contrada Santo Spirito, Etna, racconta il vulcano nella sua complessità culturale e nella sua evoluzione come territorio vocato ad un’agricoltura eroica.  “Il progetto di questo nuovo vino- racconta Valeria Agosta, produttrice dei vini Palmento Costanzo- è nato grazie alla presenza all’interno dei nostri vigneti di numerose viti prefillossera. Si tratta di piante che oltrepassano il secolo d’età, franche di piede, che sono state capaci di resistere alla terribile invasione della fillossera che distrusse gran parte del patrimonio vitivinicolo siciliano tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Abbiamo voluto rendere loro omaggio come ambasciatrici della tradizione culturale enologica dell’Etna;  guardiane monumentali  con i loro tronchi nodosi, sono capaci  di raccontarci la versione del vulcano più profonda, da cui è nato il nostro Prefillossera”. Il vino -  Il Prefillossera 2016 nasce da una piccola produzione delle viti prefillossera; oggi è disponibile per gli amanti del vulcano in circa 1.700 mila bottiglie. La varietà è il Nerello Mascalese, il vitigno tipico dell’Etna. Al naso è profondo e ricco, con note di frutta rossa, sfumature di grafite e di polvere vulcanica, dal carattere balsamico. Al palato

Alcuni li hanno chiamati vini stupidi: Nerello Mascalese e Caricante. Non passa inosservato il Cariacante, vitigno autoctono etneo, protagonista di altissima qualità per una acidità da riesling della Mosella, dalle sensazioni di pesca gialla, albicocca e ananas quando interpreta il versante sud. Scattante, freschissimo e decisamente salato con note di cappero e zenzero, ma anche morbido quando si esprime sui terroir del Nord-Est.