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Rubrica di Emanuela Medi
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E’ l’iniziativa lanciata dai pastai italiani nella settimana che culmina con la giornata mondiale il 25 di ottobre (World Pasta day 2019) durante la quale gli amanti della pasta hanno potuto  sperimentare in 130 ristoranti i nuovi gusti e le tendenze. La pasta è un punto fermo della tavola degli italiani: lo dimostrano gli ultimi dati diffusi dai pastai italiani di Unione Italiana Food, che confermano che 9 italiani su 10 (88%) mangiano spaghetti&co. regolarmente, e che 1 su 3 (36%) la porta in tavola tutti i giorni Siamo primi davanti a Usa, Turchia, Brasile e Russia con il 58% della nostra produzione che  viene esportata all’estero. Cresce il suo successo anche a livello globale, al punto che, nel mondo, in 10 anni il consumo è quasi raddoppiato, passando da 9 a 15 milioni di tonnellate. “Siamo italiani e la nostra fama di ‘pastaioli’ ci precede. La cuciniamo, la adoriamo, la esportiamo e la facciamo in casa. Ogni raduno sociale che si rispetti è segnato da una bella spaghettata in compagnia. Ma quali sono le nuove tendenze come indicate  dagli appassionati di tutto il mondo invitati con l’hashtag #pasta a mettere post e video e indicare le preferenze?  Eccole: Classica: pasta al

Gli Arabi del deserto furono i primi ad essiccare la pasta per consentire una lunga conservazione. Confezionavano dei cilindretti di pasta forati per permettere una rapida essiccazione: ne parla un documento risalente al IX secolo scritto da Ibran’ al Mibradi, dove è descritto un piatto, l’attuale ”rista” ancora in uso tra le tribù berbere e beduine in Siria e Libano,  costituito da maccheroni cotti conditi in vario modo, soprattutto lenticchie.

Gli Arabi del deserto furono i primi ad essiccare la pasta per consentire una lunga conservazione. Confezionavano dei cilindretti di pasta forati per permettere una rapida essiccazione: ne parla un documento risalente al IX secolo scritto da Ibran’ al Mibradi, dove è descritto un piatto, l’attuale ”rista” ancora in uso tra le tribù berbere e beduine in Siria e Libano,  costituito da maccheroni cotti conditi in vario modo, soprattutto lenticchie.

Pasta con condimento di solo formaggio: una consuetudine antichissima (ne abbiamo testimonianza dagli Etruschi) che aveva come protagonista indiscusso il cacio o formaggio stagionato, quasi certamente di capra o pecora, gratugiato, al quale, non raramente, erano aggiunte cannella, spezie e nell’Italia settentrionale anche burro. Un monopolio che venne infranto solo nel Settecento quando Vincenzo Corrado ne “Il Cuoco Galante” (1773) descrive Di Timballi di maccheroni al sugo di carne, con farcia di carne di vitello, uova, midolla di manzo e parmigiano. Ma sempre di cacio si era trattato sia per la pasta fresca che secca che per le lasagne , come ne testimonia il "Liber de coquina", il più antico e anonimo ricettario dell’era italiana, della corte di Napoli come in altri importanti ricettari del Trecento. Non cambia il condimento, tra il Quattrocento e l’inizio il Cinquecento quando il Maestro Martino da Como propone maccaroni siciliani, conditi con formaggio grattugiato, burro, spezie dolci da adattarsi anche per i vermicelli e lasagne che possono godere della presenza delle mandorle, secondo le regole del biancomangiare. Non erano da meno i Romani con i maccheroni ripieni di formaggio duro, zucchero e cannella. La presenza del RE formaggio era indiscutibile anche se qualcosa cambia con Vincenzo Agnoletti