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Rubrica di Emanuela Medi
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Meltina (sopra Bolzano) 1.200 metri, la cantina più alta d’Europa dove il mondo agricolo è ancora autentico fatto di pazienza, lavoro e passione. Una esperienza unica! L’incontro con Josef Reiterer – proprietario assieme alla moglie Marianna della cantina ARUNDA è di quelli che non si dimenticano: occhi azzurri, grembiule blu intenso, gentilissimo e disponibile (un altoatesino atipico, se la riservatezza è un loro carattere). Avrebbe potuto essere il farmacista, il ciabattino, il postino di questo paese, e invece è il cantiniere più famoso della zona.

Langhe, nome che indica “lingue di terra”, rappresenta la sequenza di colline tra le province di Asti e Cuneo, nella parte meridionale del Piemonte. È una zona ricca di boschi, tartufi (si ricorda il rinomato di “Alba), uliveti e vigneti, che in autunno si accende di colori: dal verde tipico del Nebbiolo, al giallo del Dolcetto, fino al porpora della Barbera. Fulcro di turismo enogastronomico e artistico-culturale, attrae ogni anno numerosi visitatori e dal 2014, assieme alle confinanti Roero e Monferrato, è stata consacrata nei beni naturali protetti dell’Unesco. Neive è un affascinante borgo delle Langhe  dove, tra scorci mozzafiato, ha sede l’Azienda vinicola Castello di Neive. Gestita dai fratelli Stupino, la proprietà si estende per 60 ettari, di cui 27 coltivati a vigneto, 2 destinati alla raccolta della tipica nocciola gentile di Langa ed i restanti suddivisi tra cascina e castello per una produzione di 80 mila bottiglie l’anno. La Cantina risale a metà dell’800 e conserva ancoraun’enorme bilancia intatta perla taradell’uva insieme aun vecchio torchio. Il vino, un tempo lavorato esclusivamente per uso domestico e venduto sfuso, dal 1970, è vinificato su larga scala grazie all’aiuto di tecnici competenti ed interventi di ristrutturazione. Nei locali di fermentazione la temperatura è mantenuta

Quattro millesimi per approfondire l’etichetta meno nota, più limitata e intrigante della maison spumantistica più nota d’ Italia In principio era  la “Cuveè Prestige”, classico “brut sans anneè” a rappresentare la più pura espressione  dello “stile Ca’ del Bosco”. Poi arrivò il Satèn, il cui nome, coniato dal patron Maurizio Zanella, intende proprio evocare la morbidezza setosa che la minore pressione atmosferica (circa 4,5 atmosfere invece delle canoniche 6) conferisce a questo particolare spumante. Quest’ oggi, a fronte di una sempre crescente richiesta di prodotti meno morbidi e più verticali, sono i Dosage Zero, ed in particolare il Dosage Zero “Noir”, a rappresentare il nuovo volto della maison più celebre della Franciacorta. Dosage Zero “Noir” è sinonimo di Pinot Nero in Purezza, proveniente da tre vigne poste ad oltre 400 metri d’altitudine. Affinato sui lieviti per almeno 8 anni e dosato con solo vino a seguito del degorgement, effettuato in assenza di ossigeno onde “evitare shock ossidativi e aggiunte di solfiti”). Si ottiene così una purezza d’espressione più unica che rara nel contesto Franciacortino. Degustazioni 2008 Ultima annata in commercio, sboccata ad inizio 2017. Veste oro grigio attraversata da un perlage fine ma evanescente, tipico degli spumanti lungamente affinati. L’olfatto evoca subito la nobile

“Sarà il mercato a decidere del futuro del Pinot Nero: se comprarlo, se berlo, l’ultima parola spetta ovviamente al consumatore”. Non poteva essere meno incisivo Hans Terzer, il ” mago del vino bianco” , uno dei dieci winmakers più famosi d’ Italia, con una passione… il Pinot Nero. “Certamente -dice Terzer- l’Alto Adige è il terroir ideale per questo vino di grande qualità. Abbiamo l’8% nella nostra superficie vitata ma vogliamo far di più. Per me diventerà presto il primo vino rosso dopo La Schiava che è il vitigno a bacca nera più diffuso dell’Alto Adige. Pochissime le zone in Italia che possono vantare un territorio e un clima ideale come il nostro: piccole particelle in Piemonte e in Lombardia, in particolar in Franciacorta. Il segreto del nostro Pinot Nero? -continua Terzer- sono due: il terreno calcareo e l’altezza. Tutti i vigneti sono collocati in collina ad un altitudine tra i 350-500m. Fattore che garantisce alle uve freschezza, quindi buona acidità e ventilazione proveniente per lo più dal Lago di Garda. Una giusta ventilazione è molto importante perché impedisce alle uve di produrre muffe, di lasciarle sempre pulite a contatto con il lungo irraggiamento solare, specie estivo. Ma c’è un terzo