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Rubrica di Emanuela Medi
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Nel 1840 Edgar Allan Poe scrisse uno dei suoi racconti più interessanti e suggestivi, che non apparteneva, come quelli più noti, al genere del soprannaturale o del terrore, ma aveva per oggetto e scenario la realtà quotidiana di Londra. Un uomo seduto all’interno di un caffè nel centro di Londra aveva l’abitudine di osservare attentamente tutti quelli che passavano per strada, cercando di indovinarne dall’aspetto e dal comportamento non solo il mestiere ma anche i tratti del carattere. Era un procedimento che sarebbe stato ripreso poi da Conan Doyle: il suo eroe, Sherlock Holmes, si divertiva spesso a indovinare, o piuttosto a dedurre, la qualifica, la professione e la personalità di qualcuno servendosi esclusivamente di un'attenta e accurata osservazione.  Edgar Allan Poe In realtà Conan Doyle, il quale si era chiaramente ispirato, tra l’altro, per foggiare il suo detective, proprio a un personaggio di Poe, l’August Dupin della Lettera rubata e del Delitto della Rue Morgue, dichiarò che nel delineare la sua creatura aveva preso a modello Joseph Bell, un medico e docente universitario di Edimburgo del quale era stato anche per qualche tempo assistente. Il dottor Bell stupiva i suoi allievi quando riusciva a capire provenienza e professione di un paziente

Lunedì 8 ottobre, durante la seconda tappa di “Elementi, i volti dell’impasto”, il contest ideato da Molino Vigevano per eleggere il miglior pizzaiolo professionista d’Italia, Francesco Vitiello, maestro pizzaiolo tra i più giovani del panorama italiano della pizza d’eccellenza, sarà alla Città dell’Altra Economia di Roma per condividere con il pubblico i segreti per preparar una “pizza d’alta cucina”.

Direttamente dall’UNESCO, riunito in Corea del Sud arriva la notizia: l’arte dei “pizzaiuoli” napoletani, e con essa la PIZZA, è Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Gioisce il popolo Napoletano e quello Italiano L’ambito riconoscimento giunge a riconoscere valore alla creatività dei pizzaioli che sono stati capaci di trasformare elementi primari come acqua e farina in un capolavoro artistico e culturale, che rappresenta l’Italia nel mondo intero. Fu Alfonso Pecoraro Scanio, che in passato è stato Ministro dell’Agricoltura, ad avviare la petizione a sostegno della causa tra i tavoli del Napoli Pizza Village nel 2014, non poteva certamente immaginare di quante gioie sarebbe stato ricco questo percorso durato ben 3 anni. Da allora sono state raccolte oltre 2 milioni di firme in oltre 100 stati del mondo. Claudio Chiricolo

Tutto campano il podio per le 50 migliori pizzerie d’Itala: al primo posto Franco Pepe di “Pepe in Grani”, a Caiazzo, provincia di Benevento, seguito dal napoletanissimo Gino Sorbillo e dai fratelli Francesco e Salvatore Salvo di San Giorgio a Cremano. Le loro sono storie di famiglie che per generazioni hanno tramandato e creato una vera e propria cultura della pizza che si snoda nel tempo con professionalità e originalità. La manifestazione è sta curata da Luciano Pignataro, Albert Sapere e Barbara Guerra, sponsor S. Pellegrino e Acqua Panna. Non è un caso che proprio alla pizza è dedicato il nostro servizio di enogastronomia.