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Rubrica di Emanuela Medi
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Che l’Italia sia tra i primi paesi nell’export di vini all’estero, non è certo un mistero; in che zone del mondo sono più apprezzati i nostri vini ed in quale volume, è invece una bella domanda. La risposta è fornita dai dati elaborati da Nomisma per il Sole 24 Ore su dati delle Dogane, basati sui primi 10 mesi del 2019. Al primo posto della classifica dei vini bevuti all’estero (in valore) troviamo l’universo del Prosecco, nelle due Docg di Conegliano Valdobbiadene e Colli Asolani e le macro Doc che arrivano fino al Friuli, che hanno esportato complessivamente 870 milioni di euro (+17,6%). Successivamente, in seconda posizione, figurano i vini rossi Dop Toscani, vale a dire (in primis ma non solo) Brunello di Montalcino, Nobile di Montepulciano e Chianti classico, che hanno fatto registrare un fatturato di 442 milioni di euro (+0,9%) [caption id="attachment_14411" align="alignnone" width="600"] Fonte Immagine: Il Sole 24 Ore[/caption] Terzo posto per i vini rossi Dop del Veneto con 232 milioni di euro (+7,8%), seguiti dai rossi Dop Piemontesi, Barolo e Barbaresco in prevalenza, che fatturano 225 milioni (+10,6%). Alla fine di questa speciale top 5 troviamo l’Asti Dop, con un valore complessivo di 103 milioni di euro (-5,7%) Esiste poi una

Non ci piangiamo troppo addosso, il vino italiano piace e regge botta alle più nefaste previsioni a iniziare dai consumatori americani che hanno acquistato scorte in surplus di vino facendo registrare, tra gennaio e ottobre, la quota record di 1,3 miliardi e una crescita su base annua del 4,2%. Dati Istat indicano che nei primi 10 mesi del 2019 vi è stata una crescita del fatturato pari a 5,3 miliardi: la fortuna  ha voluto che i tanto gridati dazi americani, negli ultimi due mesi dell’anno passato, hanno risparmiato le etichette italiane a danno dei francesi e spagnoli con insospettato acquisto delle bottiglie Made in Italy e non solo dall’acquirente medio  ma in particolare da importatori e distributori USA che hanno fatto notevoli scorte in previsione dei dazi che con molta probabilità arriveranno nel 2020. E se gli USA si confermano il primo mercato con un fatturato tra gennaio-ottobre 2019 che ha sfiorato 1,3 miliardi e una crescita su base annua del 4,3%, anche altri mercati rispondono positivamente al nostro vino. E’il caso della Francia: Parigi ha acquistato etichette Made in Italy tra gennaio e ottobre per 174 milioni di euro con una crescita del 6,7%. Buone notizie dal Canada con un

E’ il Lunadoro Pagliareto, Vino Nobile di Montepulciano una delle tre etichette scelte per la cena di gala dei premi Nobel a Stoccolma. Prova certamente non facile per la triplice selezione effettuata su 45 bottiglie da una giuria di esperti svedesi che hanno scelto : lo Champagne Brut” les Folies de la Marguetterie”, il vino di ghiaccio” Weingust Jurtschitschr 2017 Eisiingruner Veltiner” e il nostro Luunadoro Paglareto Docg 2015. Annata che ha ricevuto i Tre Bicchieri del Gambero Rosso e la medaglia d’oro di Gilbert & Gaillard.   L’etichetta fiore all’occhiello del gruppo Schenk Italian Wineries, ha avuto un finanziamento di 1 milione di euro per migliorare la qualità del prodotto e per rendere sempre più apprezzato il marchio

L’effetto dei cambiamenti climatici è sempre più evidente e l’Italia purtroppo non ne è esente. Si stima infatti che entro il 2050 il Belpaese perderà lo 0,31% del PIL a causa del riscaldamento globale, che solo nell’ultimo anno ha causato 14 miliardi di danni all’agricoltura italiana. E proprio il settore del vino è uno di quelli più a rischio: l’aumento delle temperature ha, di fatto, già determinato un primo effetto, ovvero l’aumento di circa 1 grado nella gradazione alcolica. I dati della vendemmia 2019 parlano di un calo produttivo di vino generalizzato, causato dal riscaldamento globale in aree chiave del paese come il Friuli, la Franciacorta, le Langhe e il Monferrato. Recentemente il climatologo Georg, ha affermato che le aree vinicole del nostro paese andranno incontro ad una riduzione dell’area coltivabile dal 25 al 73% entro il 2050, suggerendo i produttori alla ricerca di nuovi terreni coltivabili posizionati ad altitudini maggiori , a una  sempre più attenta cura delle vigne ma soprattutto a trovare soluzioni più sostenibili, come il cosidetto “genome editing”, la biotecnologia che permette di selezionare le caratteristiche migliori dell’uva, in questo caso la resistenza alle alte temperature, senza ricorrere agli OGM.

Momenti difficili anche se non drammatici per il vino italiano anche se i numeri ,come ricorda l’osservatorio Nomisma, nei primi 8 mesi del 2019 registrano una crescita delle spedizioni aumentata del +3% in valore ma comunque inferiore al +14% della Francia, che se la devono vedere con i dazi del +25% voluti dall’amministrazione Trump che ha però risparmiato lo Champagne ed i vini superiori ai 14 gradi,  costituiti per lo più dai vini bordolesi. Per nostra fortuna siamo esclusi almeno per il momento dalla lista dei “cattivi”. Gli esperti comunque invitano ad allargare il mercato americano per il momento confinato a New York per guardare ad altre importanti città come Los Angeles, Chicago. Il mercato estero sembra aver iniziato il 2019 positivamente e nei primi 5 mesi dell’anno (dati elaborati da ISMEA su base ISTAT) le esportazioni italiane si attestano sugli 8,6 milioni di ettolitri a volume (+11% rispetto agli stessi mesi del 2018), a fronte di una progressione del valore che ha raggiunto i 2,5 miliardi di euro (+5,5%). Se i dati dei mesi successivi dovessero confermare questa tendenza, a fine anno potrebbero essere sfiorati i 22 milioni di ettolitri per un indotto che potrebbe raggiungere i 6,5 miliardi di

L’Italia del vino con un saldo di 6 miliardi di euro può sentirsi soddisfatta in fatto  di export: secondo i dati dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor nel primo semestre la crescita è stata  del +3,3% a valore, anche se sotto la media degli scorsi anni”  il saldo commerciale - dice Giovanni Mantovani direttore generale di Veronafiere- dimostra che questo comparto va salvaguardato perché ha la maggiore incidenza su tutti  gli altri. Per questo dice ancora Mantovani- bisogna puntare ancora di più sui paesi esteri e sulla crescita della fascia premium”  Il primo semestre in calo- osservano gli esperti- risente del calo del prezzo medio, della caduta dello sfuso e la minore contrazione dell’imbottigliato Nel complesso nel mondo il vino italiano ( sfuso compreso) è venduto a 2,9 euro il litro e nell’Unione Europea a 2/3  euro il litro Per quanto riguarda l’export le piazze migliori sono Giappone, Canada e Corea del Sud per effetto dei trattati di libero scambio, inferiore in America rispetto alla media del mercato e in Cina dove trionfa lo sparkling

Lo scorso 9 e 10 Novembre sono andati in scena ad Hong Kong il vino e l’olio Italiano, in occasione dell’International Wine & Spirits Fair, la principale rassegna del settore nel Sud Est asiatico, che conta oltre 20mila buyer registrati ed una superfice di circa 18mila metri quadri. Vi hanno parteicpato oltre 100 imprese del vino italiane, disposte su oltre 800mq riservati al Padiglione Italia, gestito da Veronafiere, Vinitaly e Sol&Agrifood.

I consumi di vino in Cina sono cresciuti del 3% nel 2017, rispetto all’anno precedente, secondo le ultime stime dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, mentre il tetto raggiunto dalle importazioni è di 2 miliardi e mezzo di euro (valore, quest’ultimo, più che raddoppiato negli ultimi 10 anni). In questa primo segmento di 2018 dunque, le etichette di vino Italiane in Cina rappresentano il 7% del totale.