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Rubrica di Emanuela Medi
 

Vino e pittura, una rappresentazione non sempre “sacra”

E’ indubbio che il vino ha avuto un carattere sacro per lunghissimo tempo, non solo nel mondo ebraico cristiano, ma anche in tutti i contesti mediterranei. Una natura sacra, simbologia del cristianesimo, soprattutto in virtù delle parole pronunciate da Cristo nell’Ultima Cena, dove il vino raggiunge la più alta sacralità nel rapporto con il sangue del Cristo.

Grazie a questa sacralità basata sul simbolismo vino/sangue che il regno di Dio viene ampiamente ricordato e rappresentato in migliaia di immagini, ricami, incisioni, pitture, miniature, codici e poi ancora tessuti tovaglie, tralci, calici in tutte le forme e espressioni d’arte. Simbolo del sangue di Cristo “ L’ultima cena” di Leonardo da Vinci, nell’ex refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano. Oltre ai significati allegorici e spirituali, il vino assume talora valore decisamente più prosaico come nei ritratti immaginari del milanese Giuseppe Arcimboldo che li ricostruisce dipingendo e aggregando elementi come frutta e ortaggi e tra questi l’uva . Dal vino immaginario passiamo a quello più realistico nelle tante nature morte come nel chiassoso e vivace” Banchetto nuziale contadino” di Pieter Bruegel il Vecchio (Vienna) e nel “ il mangiatore di fagioli” di Annibale Carracci che ispirò i “Mangiatori di patate” di Van Gogh. Anche il tedesco Georg Flegel nel pieno 600’ coniuga golosità e sacralità con la rappresentazione di formaggi e uova e colloca il vino in una coppa a ricordare il calice eucaristico. Vino rappresentato come seduzione? Perché no. Lo raffigura come tale Jan Vermeer nella Mezzaluna dipinto nel 1656, dove- in una taverna- è rappresentata una scena in cui si sta compiendo un atto d’amore e in cui la bevanda sfoggia il suo potere di sciogliere ogni inibizione. E ancora vino come lussuria nel dipinto del francese Georges de la Tour con il “ Baro con l’asso di quadri in mano”.Attorno al giovane ingenuo con cappello piumato sulla destra sono rappresentate tutte le tentazioni del gioco, il gioco (le carte) e la lussuria (il vino).

Fin qui una breve carrellata della rappresentazione pittorica della bevanda degli Dei. Ma in tante e in molte altre espressioni artistiche il vino è simbolo e arte come nello splendido portale del Duomo di Santa Maria Assunta a Bolzano dove nell’ampio intradosso dell’arco è rappresentato un viticoltore con vanga e roncolo (a sinistra) e una viticoltrice con botticella (a destra). Della collezione collocata nella Galleria Borghese a Roma troviamo la splendida statua colossale di Bacco , il Dio del vino, di marmo di Paro alta circa tre metri, recante un grande grappolo d’uva.

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VINOSANO nasce nel 2014 come naturale proseguimento di VIVERE FRIZZANTE, edito Diabasis, un saggio di Emanuela Medi giornalista scientifica che ha voluto indagare sul rapporto ”vino e salute”. Dati, ricerche , interviste hanno messo in luce i tanti aspetti positivi per la salute, ma anche negativi della più antica bevanda della storia. Ma allora, come oggi, il bere positivo ha un significato più profondo: parla di noi. VIVERE FRIZZANTE come VINOSANO: un percorso nella trasversalità del vino