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Rubrica di Emanuela Medi
 

Vinosano parla di voi: vi presentiamo l’azienda Barone Cornacchia

Piero Caterina dell’azienda Barone Cornacchia: due generazioni a confronto

Piero Cornacchia, titolo baronale ricevuto dall’allora Vicerè di Napoli, con l’Unità d’Italia si sposta dalle terre che si estendevano attorno alla Fortezza di Civitella a quella che era la riserva di caccia, in una frazione del Comune di Torano Nuovo, ove oggi ha sede l’azienda. Cambio generazionale: una questione di età?

Non è stata un questione di età… Il passaggio c’è stato: i tempi cambiano enormemente, molti inequivocabili segnali mi indicavano l’esigenza di innovare e questo poteva avvenire solo attraverso un cambio di mano, quindi con idee, forze, imprenditorialità diverse, più fresche, al passo con i tempi. La scelta era direi doverosa. Da una concezione molto tradizionalista, a una certamente più moderna; e poi non dimentichiamo che tutti viviamo su queste terre e di queste terre. Caterina e Filippo lavorano in azienda, hanno entrambi figli ed era giusto dare loro un lavoro.. perché andarlo a trovare altrove!

Caterina, da poco avete preso in mano l’azienda introducendo con tuo fratello Filippo molte novità.

Intanto abbiamo ottenuto la certificazione biologica e questo secondo noi, conferisce all’azienda un salto di qualità e di credibilità. La gente vuole bere “sano” quindi senza fertilizzanti, Ogm, diserbanti chimici, anticrittogamici ecc. L’uva ha ormai una priorità imprescindibile, deve essere sana, pulita, in vigna e così deve arrivare in cantina con una lavorazione il più possibile manuale e poi sicuramente è cambiato il gusto della gente che predilige qualcosa di meno meno tradizionale rispetto il passato. Abbiamo esteso la proprietà con l’acquisto di nuove terre per un totale di 100 ettari di cui 60 coltivati a vigna e il resto a seminativi. sono in corso nuovi impianti non solo di Montepulciano d’Abruzzo, ma principalmente di bianchi: Pecorino, Trebbiano d’Abruzzo e Passerina“.

E il territorio, elemento importantissimo per ogni azienda che si rispetti.

Grazie alla antica storia della nostra proprietà di famiglia, i vigneti sono stati collocati nelle zone più vocate. Godiamo di un terreno calcareo pietroso, che conferisce complessità e longevità ai rossi e mineralità ai bianchi. L’esposizione è ottimale e con una altezza è di 350 metri sul livello del mare. Le colline assicurano un ‘ottima ventilazione e escursione termica giorno/notte . La vicinanza con il mare (12 kilometri) e con le montagne (Montagne Gemelle, Monti Sibillini e Gran Sasso), garantiscono un microclima eccezionale particolarmente favorevole per la coltivazione della vite“.

Per le novità , io e mio fratello ci siamo concentrati sul proseguire l’aggiornamento tecnologico in cantina , cosa che ha fatto sempre anche nostro padre. Questo per non perdere nulla della ricchezza organolettica che abbiamo dalle nostre uve“.

Gusto: Piero Cornacchia, parliamone

I rossi – il nostro cavallo di battaglia – erano concepiti per uno stile di vita più lento, meno asserragliato da eventi che segnano una quotidianità difficile, vini quasi da metilazione quindi di grande corpo e struttura. Contemporaneamente si è verificato un nuovo fenomeno sociale: è cresciuta l’attenzione per questo settore tanto da attirare interessi vari forse meno economici e più direi da salotto (siamo sempre in provincia anche se ricca), per cui molti industriali e non solo, hanno comprato terreni e vigne. Era importante esibirsi e esibire una competenza non sempre valida. Il pubblico è stato affascinato da questo fenomeno che è esploso facendo perdere quella fama di vino italiano da fregatura. Diciamo la verità quando tanti anni fa assieme a Camillo Montori andavamo all’estero, lo “sputtanamento” del vino italiano era totale, insomma una pessima immagine. Non solo, quel mondo era rurale per cui con 118 litri a testa, si poteva vivere: questa era l’idea del vino di 30 anni fa. Oggi abbiamo delle eccellenze non da meno della Francia e questo settore ha dimostrato di avere delle potenzialità enormi. Per quanto riguardo il gusto faccio parlare Caterina“.

Caterina sei d’accordo?

Sul pubblico che è cambiato assolutamente si: soprattutto i giovani vogliono bere vino di qualità e pertanto si informano, provano e non solo sui vini della zona. Abbiamo fatto piazza pulita dei tanti truffatori , creato tante eccellenze che ci sono riconosciute. Io viaggio molto soprattutto negli Stati Uniti, in Giappone ed in Europa, dove i nostri prodotti sono molto qualificati. Stiamo imparando a fare sistema tra di noi e con le istituzioni facendo della qualità il nostro punto di forza, come è giusto. E se posso aggiungere vorrei che oltre i nomi e le aziende affermate, si facesse uno sforzo per valorizzare i tanti bellissimi terroir i cui vigneti non sono da meno dei parenti più blasonati. Insomma ci vuole più uniformità . Sul gusto è vero, abbiamo scelto con Filippo di produrre vini meno austeri, più morbidi, seducenti.. direi più facili da bere“.

Abbiamo ricevuto tra i riconoscimenti più recenti, la medaglia d’oro con il nostro Vizzarro del 2012 al concorso internazionale del Vinitaly. I 5 grappoli con il Vigna Le Coste 2012. Inoltre diversi riconoscimenti sia dal gambero rosso con l’Oscar del Berebene che dalla Guida dell’Espresso sui vini con il migliore rapporto qualità prezzo, per la nostra linea classica: Montepulciano D’Abruzzo DOC, Trebbiano D’Abruzzo DOC, Cerasuolo D’Abruzzo DOC“.

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VINOSANO nasce nel 2014 come naturale proseguimento di VIVERE FRIZZANTE, edito Diabasis, un saggio di Emanuela Medi giornalista scientifica che ha voluto indagare sul rapporto ”vino e salute”. Dati, ricerche , interviste hanno messo in luce i tanti aspetti positivi per la salute, ma anche negativi della più antica bevanda della storia. Ma allora, come oggi, il bere positivo ha un significato più profondo: parla di noi. VIVERE FRIZZANTE come VINOSANO: un percorso nella trasversalità del vino