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Rubrica di Emanuela Medi
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marzo 2018

I polifenoli, composti naturali presenti in abbondanza in frutta e verdura e spesso presentati come salutari, fanno davvero bene? Hanno cercato di rispondere a questo quesito i ricercatori dell’Istituto di scienze dell’alimentazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Isa-Cnr) di Avellino con due differenti studi  pubblicati su Seminars in Cancer Biology e su Oncotarget.

Acquistata nel 1920 dal nonno Abele, al Conte Balbi Valier, Franco Adami lascia un ricordo senza tempo. La posizione ad anfiteatro di quel vigneto a Colbeltardo, fascia collinare rivolta a mezzogiorno, che collega Conegliano a Valdobbiadene, nell'Alta Marca Trevigiana, fu un’intuizione. Il*Riva Giardino Asciutto fu il vino del primo vero Cru a Valdobbiadene, presentato nel 1933 alla Prima Mostra Mercato dei Vini Tipici d’Italia a Siena. Innumerevoli i tentativi di plagio: in Croazia il “Prošek", in Brasile il “Prosecco Garibaldi"e l’austriaco “Rich Prosecco” promosso da Paris Hilton in versione lattina.Nel 1969, a tutela del Made in Italy, venne assegnata la Denominazione di Origine Controllata a Conegliano e Valdobbiadene che, assieme ai Colli Asolani, rientra oggi a pieno titolo nella Denominazione di Origine Controllata e Garantita. Valdobbiadene Prosecco Docg Sul Lievito Frizzante “SurLie, Glera 100%. Alc. 11%. Testimone della tradizione trevigiana, non filtrato e fermentato in bottiglia. I Lieviti sono naturali e la presa di spuma avviene spontanea a primavera. Garantisce un’ottima conservazione e massima digeribilità con residuo zuccherino nullo (0 g/l).Appena dorato con perlage fine, fragrante  con sensazione di pane e pasticceria che si affineranno nel tempo. Seguono pesca noce, susina e lycis. Sfumature di erbe aromatiche e nocciola fresca in chiusura.Coerente il

Nel Golfo di Trieste sorge l’antica Torre di Prosecco, zona d’origine del vino e della dorata uva Glera. Il Prosecco è citato per la prima volta a metà del ‘700,nel poemetto “Roccolo Ditirambo” di A. Acanti a Venezia. Diffuso in caraffa per tutto il Novecento, riscosse successo nelle campagne trevigiane, un tempo ricche di filandere destinate alla bachicoltura.