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Rubrica di Emanuela Medi

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Si sono incontrate per un serrato confronto tra due culture: l’Università e la cultura del vino e dell’olio. E’ accaduto a Roma, il 3 Luglio al “10 Forum Internazionale della cultura del vino e dell’olio” organizzato dalla Fondazione Italiana Sommelier. ”Abbiamo bisogno - ha detto il Rettore dell’Università Luiss, Prof.ssa Paola Severino- di formare figure nuove di professionisti adatte a un mondo che cambia e il mondo dell’agricoltura è molto cambiato. Io credo che il dovere delle Università sia quello di fare dei master e la Luiss ne aprirà uno sull’agroalimentare, per la prima volta anche in Inglese, a partire dal prossimo anno”. Cultura del vino ”60 milioni di italiani lo bevono ma pochissimi conoscono quello di qualità. -dice Franco Maria Ricci Presidente della Fondazione Italiana Sommelier- Il nostro paese rimane ancora troppo lontano dal comunicare questa cultura”. Una cultura di cui tutti parlano, sbandierata, reclamata da un parterre di eccezione presente all’evento, ma che di fatto non esiste, come materia d’insegnamento, nemmeno negli Istituti professionali . Ci vuole una proposta di legge che affannosamente si cerca di far approvare! “L’Italia sta voltando pagina -dice Oscar Farinetti- non è vero che siamo in una fase di stallo , il nostro vino va bene, la

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Non poteva esserci titolo più emblematico e rappresentativo per il 10° Forum Internazionale della cultura del vino e dell’olio. Il tutto si racchiude un una parola, meglio in un concetto: Cultura, ma quale , dove? Dice bene Franco Maria Ricci, presidente della Fondazione Italiana Sommelier, che il Forum rappresenta una giornata contro l’impotenza e l’immobilismo di un Paese. Un Paese che non si occupa e che ha paura di far conoscere il Vino italiano, al primo posto al mondo. Ma non si tratta solo di cultura del vino, sconosciuto –tranne una sparuta minoranza- a oltre 60 milioni di persone. Si tratta anche e molto di olio, altra grande eccellenza italiana, ma anche di pomodoro, basilico prodotti che nessun altro paese al mondo  nemmeno sogna di produrre

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 Il vino come” variante dello stile di vita degli italiani”: lo definisce così uno studio presentato dal Censis in occasione della assemblea annuale di  Federvini tenutasi a Roma il 17 Maggio, in cui è stato riconfermato presidente Sandro Boscaini, patron di Masi. Da sempre parte integrante della buona dieta  italiana, il vino dal 1983 non ha visto ridursi la quota dei consumatori che è rimasta sempre al disopra del 50%( il 51,7% nel 2016) Si è invece ridotta la quota dei grandi consumatori cioè di coloro che ne bevono oltre mezzo litro al giorno) passando dal 7,4 del 1983 a ad appena il 2,3% del 2016. I due andamenti indicano in sostanza che i consumatori di vino nel nostro paese sono tanti, ben 28 milioni, e che il vino è un bene di tutti e per tutti, da consumare con maturità e attenzione alla qualità. Per quanto riguarda l’età: il 54,6% degli italiani hanno 65 anni e oltre, il 58,4%  età compresa tra i 35 e 64 anni, il 48,6%, i giovani  tra i 18-34 anni. Nell’acquisto del vino- rileva l’indagine- conta la provenienza italiana con il marchio certiificato, il fattore che maggiormente influenza la scelta tanto da determinare anche

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Dal greco AUTOS/ stesso- e CHTHON/ terra deriva il termine autoctono: un nome che indica che quel vitigno è nato e si è sviluppato in un preciso luogo geografico adattandosi a quel terreno quasi a confondersi  con esso. Sull’autoctono il nostro paese gioca una partita importante puntando sulla biodiversità del territorio- caratteristica geologica dell’Italia- in grado di produrre vini di eccellenza dalle infinite sfumature di odori e sensazioni gustative. 350 tipi classificati non sono pochi, ma saranno certamente negli anni, moti di più a siglare climi diversi, lo studio di particelle territoriali, a intensificare la zonazione. Autoctono un volano economico per aziende grandi e piccole capaci di valorizzare prodotti,  creare posti di lavoro soprattutto per i giovani e a promuovere quell’enoturismo su cui potrebbe vivere comodamente l’Italia senza la spremitura delle tasse! Autoctono un sorvegliato speciale da Enti e Associazioni perché non sia mai che perda la sua identità.Autoctoni. Tanto da raccontare: Lo faremo puntando ogni volta su  alcune regioni .E allora parliamo della Tintilla, vino molisano autoctono per eccellenza. La sua storia risale agli anni del Regno Borbonico circa alla metà del 700. Lo certifica il suo DNA e le ricerche condotte dall’Università degli Studi del Molise. Tintilia dallo

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 Colloquio e considerazioni con lo chef du cave, Luigi Bersini Grande longevità, incredibile freschezza, potente mineralità, corpo e struttura tali da regalare sensazioni uniche, lunghi, lunghissimi affinamenti sui lieviti prima della sboccatura (addirittura 100 mesi per il premiato Cru Perdu  millesimato 2004-) tali da garantire il loro consumo per molto tempo. Tutti i vini  prodotti da Castello Bonomi sono espressione del territorio, meglio- del Monte Orfano. Ne vanno fieri i Paladin proprietari -tra l’altro- di Castello Bonomi, ne va fiero lo chef de cave Luigi Bersini che ci ha guidato lungo il percorso della cantina e ha fatto l’expertise tecnico della degustazione, supportata per la parte gustativa  da Luciano Mallozzi l’Esperto bollicine di Bibenda.MONTE ORFANO: ma cosa ha di così  speciale  questa leggera altura tanto da essere considerata un unicum  nel panorama   geologico della Franciacorta.  Cinque milioni di anni fa  prende forma la Franciacorta- con i caratteristici suoli  morenici, ma Monte Orfano decide di prendere un'altra strada. Si disgrega  dando luogo a un conglomerato calcareo e non morenico. In questa zona quindi, i terreni hanno una diversa colorazione: tendente al rosso in superficie perché ossidati per effetto, nel tempo, dell’azione dell’acqua e del vento, per acquisire una colorazione biancastra man

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